Considerazioni di fine 2012

Ultimo mese dell’anno, oggi Immacolata Concezione, tempo di consuntivi e considerazioni finali da mettere sotto l’albero, che tradizionalmente si fa in questa giornata e che ci accompagna nell’anno nuovo, in quel gelido primo mese del 2013 che tutti speriamo essere migliore di questo. Vi avverto fin da ora:

post molto lungo

Ci sono molte cose da dire e spero che la mia riflessione possa essere di sprone a qualche aspirante scrittore o a qualche esordiente che ha già capito che per emergere bisogna faticare. Non mollate. Se credete che la scrittura sia la vostra forma d’espressione, tenete duro, perché è sul lungo periodo che si vede lo scrittore. Detto questo, iniziamo.

Il 2012, in generale. Si è trattato di un anno tremendo sotto molti punti di vista. Per tutta l’Italia perché la crisi ha morso come mai in precedenza. Credo che le tasche della gran parte degli Italiani si siano ritrovate vuote in molte occasioni e che spesso ci si sia lasciati andare a uno scoraggiamento molto rischioso. Unico sollievo al dramma è che, con ogni probabilità, buona parte di costoro non avranno nemmeno avuto il tempo di lasciarsi scoraggiare, dal momento che c’era da portare la pagnotta in tavola. C’è chi dice che la crisi sia anche l’occasione per riscoprire l’essenzialità del vivere parcamente; può essere vero, ma ci vuole molta buona volontà, il che non è per nulla scontato. C’è chi dice anche che la crisi sia tempo di nuove energie da mettere in campo, investendole spesso con uno slancio di fiducia nel frutto futuro che deve necessariamente passare attraverso la pazienza della semina e dell’attesa: qui mi ci ritrovo molto di più. Anche per me è stato tempo di semina. A iniziare da una generale riformulazione del mio approccio alla scrittura e delle mie motivazioni, ma di questo parlerò più avanti. Piuttosto, qui vorrei parlare del nuovo progetto che ho messo in piedi con Barbara Bernardi e Micaela Morini, amiche oltre che nuove colleghe. Chiamato Il libro ritrovato, il progetto non poteva che essere basato sui libri, sulla convinzione che essi possano aiutare le persone ad affrontare problemi, ritrovare il piacere delle giornate, riscoprire la bellezza che le circonda. Non dico di più, se volete andare a visitare la pagina Facebook, cliccate su “mi piace” e prendete nota delle nostre iniziative. Ormai siamo partiti e nessuno ci fermerà. Vediamo che piace, che le persone ne rimangono davvero coinvolte e che la strada sembra in salita, sì, ma spianata di fronte a noi. È l’occasione per rileggere i libri, per riscoprirli sotto un’ottica ancora diversa, per rendersi conto che un romanzo è una fonte pressoché inesauribile di nuovi piani di lettura. Partiremo in maniera del tutto ufficiale da gennaio 2013, ma questi sei mesi di organizzazione ci hanno parlato, dicendoci che le risorse personali e culturali ci sono, così come il desiderio delle persone di scoprire la lettura.

Da un punto di vista più personale, il 2012 è da dividere in due parti. Una prima, che arriva fino all’inizio dell’estate, piuttosto devastante. Quando c’è una malattia in famiglia – una di quelle malattie che come il nome di Voldemort non possono mai essere pronunciate – c’è anche l’occasione (spesso obbligata) di confrontarsi con i propri mostri, le proprie paure, e – chissà – di risolvere questioni sospese da molto tempo. Per me è stato così: ora è tutto passato, tutto risolto, ma ho avuto modo di rileggere i miei ultimi venticinque anni di vita come non avevo mai fatto in precedenza, risolvendo e sciogliendo molti nodi fondamentali, rilasciando nuove energie, scoprendo nuove forze, rileggendo molte dinamiche, reinventandomi in continuazione. Più o meno tutto di me ne ha subito l’influsso, ovviamente in bene (anche se in certe occasioni nulla è mai veramente ovvio, lo sa bene uno scrittore di horror), ma ci sono state anche delle conseguenze meno positive. Una su tutte, l’abbandono di cose che avevano sempre garantito un riparo ma che ho scoperto essere solo delle “scuse”. E allora, via le scuse, avanti a camminare sotto la pioggia, che è comunque meglio di starsene al sicuro incapaci di vedere la realtà per quella che è. Lo so, un discorso piuttosto criptico; credo, tuttavia, che non sia necessario dire molto di più, perché a volte anche un discorso fatto a livello generale è più che sufficiente per dare un’indicazione. Insomma, ragazzi, vivete la vita, fino in fondo. Non abbiate paura di uscire allo scoperto e di vivere sotto la pioggia, perché se non altro potrete farne fonte d’ispirazione per la vostra scrittura. Come? Non siete scrittori? Beh, in ogni caso diventerà fonte d’ispirazione del vostro futuro!

La scrittura in generale. Chiusa la fin troppo ampia parentesi personale, qualcuno di voi sarà magari più interessato a ciò che ho da dire riguardo la scrittura. Dicevo prima che il cambiamento vissuto nel corso dell’anno ha portato dei frutti anche in ambito narrativo. Ed è proprio così. La prima cosa di cui voglio rendervi partecipi è che, talvolta (ma forse più spesso di quanto ci si renda conto normalmente), la scrittura diventa un paravento. Se c’è un dato di fondo imprescindibile, questo è che per scrivere non bisogna aver paura di mettersi a nudo. Tutti interi si entra nella narrazione, tutta intera la narrazione di riguarda. Il che non vuol dire che sia autobiografia; solo che la narrazione è sincera se noi siamo sinceri con noi stessi. Ciò di cui mi sono reso conto nel corso di questa mia estate 2012 (nell’arco della quale la mia auto ha dato forfait, costringendomi a rimanere a casa, due mesi forzati di prigionia che, però, ha fruttato qualcosa sotto l’aspetto riflessivo), è che si corre il rischio di non vivere la scrittura come sincerità totale. Come rendersene conto? Molto semplice, in realtà: c’è uno scrittore – o più scrittori – che considerate un mito irraggiungibile ma al quale volete attingere in continuazione, al quale vi ispirate sempre e che rileggete in continuazione? Eccolo il primo grosso rischio, non troppo visibile ma grande a sufficienza per inciamparci. Quello scrittore diventerà il vostro paravento; vi immaginerete nel futuro con il suo stesso successo; vi organizzerete per raggiungere le sue mete; vi ci paragonerete, anche se con una modestia tutta esteriore. Vi metterete così tanto a confronto con lui, che troverete il modo di nascondervi nella sua ombra. Il che non vuol dire che non scriverete cose belle o che piacciono, ma solo che arrivati a un certo punto, il meccanismo si incepperà. Farete fatica a capirne il motivo, suderete le sette camicie per riuscire a farvi accettare da una casa editrice o da un agente letterario, e i professionisti dei piani alti vi diranno che il vostro scritto non li ha convinti fino in fondo. Il motivo sarà che… avrete tentato inconsciamente di trasformarvi in quello scrittore che tanto ammirate. Guardate, il problema è molto diffuso e molto poco ammesso: ci sono frotte di scrittori fantasy che non fanno altro che ripetere, senza accorgersene a sufficienza, le ormai abusate modalità narrative tolkieniane (o bradleyane, o kinghiane – anzi no, kinghiane di meno – o rowlinghiane), senza dire proprio nulla di nuovo e senza riuscire a convincere qualche editore che sia arrivato il momento di pubblicare qualcosa dei suoi numerosi manoscritti nel cassetto. Liberatevi, fate autocritica, cercate di capire se state imitando qualcuno. La cosa più difficile è capire chi si è veramente. Se farete questo sforzo fino in fondo (siate crudi – non crudeli – con voi stessi, siate sinceri, non nascondetevi nella riflessione inutile), scoprirete quali sono i vostri temi. Vedrete che alcuni di quelli che avete già usato vanno bene, sono proprio quelli che vi appartengono, ma che altri sono fittizi, non vi corrispondono. Anche il vostro stile diventerà più deciso, più asciutto, saprete dove puntare con decisione senza perdervi in esperimenti stravaganti. Credetemi: vi dico tutto questo perché l’ho sperimentato sulla mia pelle.

La scrittura nel particolare. Non posso che cominciare dal fantasy. Mai come quest’anno ho capito che il mio approccio al fantasy è del tutto particolare, molto più di quanto pensassi. Affonda nella vita, vuole essere rilettura della vita, nella rappresentazione della sua frammentarietà, della sua ricchezza, dei suoi inganni e delle sue vicissitudini spesso prive di logica. Ne è nato un Manifesto fantasy che qui accanto potete leggere nella sua forma blog (basta cliccare sul pulsante Manifesto Fantasy), ma che nei prossimi giorni sarà disponibile su Feedbooks in forma di pamphlet. Ciò che è più importante per me è che Storia di Geshwa Olers rappresenta ciò che io penso del fantasy, di come debba essere, di come debba funzionare. Storia di Geshwa Olers è il mio orizzonte fantastico, contiene in misura diversa (e, certo, con possibili variazioni) tutto ciò che la narrativa fantastica può contemplare: fiaba, favola, leggenda, mito, fantasy, horror, fantascienza, gotico, avventura, ricerca, riflessione, post-modernità, tutto confluisce in questo mio grande romanzo che considero il primo romanzo della mia carriera di scrittore (che spero ancora lunga…). La cosa più incredibile di tutte è che quando iniziai a scriverlo, nell’ormai lontano novembre del 1998, dentro me c’era già l’inconscia percezione che la sua struttura sarebbe stata particolarmente adatta alla rete. La prima volta che lo proposi al pubblico, lo feci tramite internet – forse primo caso del genere fantasy in Italia – e contribuendo alla diffusione dello sguardo mediterraneo sulla narrativa fantastica (il che, non lo si può negare, non è poco!). Questo romanzo riesce molto bene quando è online. La prima volta che pubblicai il primo volume trovai oltre seimila lettori. La seconda volta ne sto trovando altri tremila medi, con un ottimo successo e un crescente ritorno sia a livello di letture che di gratificazione. La nuova (e forse non definitiva) versione di Feedbooks arriverà entro fine anno a circa 10.000 download, con una prospettiva a fine saga di poter registrare ben 30.000 download. A quel punto, sarà il momento di un nuovo scalino da salire, e forse comprenderà di nuovo il cartaceo. Per questo, però, c’è tempo. Spero saprete pazientare. La prima parte di Storia di Geshwa Olers è conclusa ed è acquistabile anche su Amazon come unico ebook. La seconda parte è molto diversa, e contiene il vero cuore della vicenda, sotto tutti gli aspetti. In modo particolare sarà il terzo volume a dare un senso al tutto, ma anche una nuova chiave di lettura che in realtà lascerà ogni gioco aperto. Scoprirete in che modo. Contavo di riuscire a rendere disponibile il quinto volume, I ghiacci di Passo Ceti, tra una settimana; purtroppo non sarà così, ma dovrò aspettare la seconda metà di gennaio 2013 a causa della mia nuova consapevolezza verso la scrittura e dei molti impegni che mi sono assunto in questi ultimi tempi (uno è Il libro ritrovato, gli altri li scoprirete dopo). Il sesto volume, La guerra dei Gelehor, uscirà verso metà anno, immagino in estate, e l’ultimo, Il sole sulle bianche torri, chissà… È l’unico ancora da completare, ma conto di presentarlo per dicembre 2013. Al massimo arriveremo a inizio 2014.

L’horror è stato l’altro grande genere che ho praticato quest’anno. Nell’arco di questi dodici mesi ho riempito due faldoni di manoscritti di racconti e romanzi. Quest’anno di crisi mi ha portato (paradossalmente) a scrivere molto più che in altri periodi. La serie Le sette case ha iniziato il suo cammino con la Editrice GDS, che dopo i primi due volumi ha deciso di modificare l’uscita del tutto. Questa è una notizia di qualche giorno fa, ma la do come se fosse un’anteprima: i sette volumi usciranno singolarmente in formato digitale presso tutti gli ebook store d’Italia, mentre nel corso del 2013 arriverà il volume cartaceo che li raccoglierà tutti. La copertina è affidata a un illustratore che stimo molto. I racconti (gli ultimi tre dei quali in fase di stesura) non sono etichettabili del tutto come horror, ma si passa dal thriller psicologico alla fantascienza, dal dark-fantasy (a modo mio) all’horror più cruento. Insomma, sarà un’esperienza variegata e, spero, pienamente godibile. Questi i titoli dei sette volumi: La porta sbagliata, Ps: I love you, Verso la soglia, Il lupo nel cielo, Canta che ti passa, Il diavolo di Tourette e Intervista. Il primo volume ha già ricevuto recensioni favorevoli, ma anche porte in faccia da parte di siti horror piuttosto snob (d’altronde, siamo in Italia). In entrambi i casi sentitamente ringrazio. Una recensione in particolare mi rende orgoglioso, perché è stata capace di cogliere tutte le sfumature che ho voluto inserire nel romanzo: questa del sito Horror.it.

Un’altra cosa horror che sto scrivendo adesso è, invece, per un concorso Fazi. È la prima volta che mi ci provo dopo molti anni. Mi ha colpito in modo particolare la tematica da seguire, che è proprio quella che sto sviluppando ultimamente in ambito horror. Il mio scritto è piuttosto duro, crudo e fastidioso. Non posso tuttavia esimermi dal metterlo nero su bianco. Non posso rivelare molto, se non che si muove nell’ambiente scolastico.

C’è anche un altro romanzo, al momento intitolato Tu sarai l’inizio, la cui stesura prosegue ormai da tre anni. È per me molto importante, lo si potrebbe incasellare nel filone apocalittico, non fosse che gli incasellamenti mi stanno molto stretti. Contavo di finirlo quest’anno, ma le mie giornate durano purtroppo solo ventiquattro ore.

In giro per il web, infine, ci sono altri racconti: Notte senza uscita, un racconto drammatico ambientato a Verulengo e pubblicato per i tipi di MilanoNera a inizio anno. Fatica a ritagliarsi un suo percorso tra i lettori, ma lo ritengo uno dei racconti più belli che abbia mai scritto, quindi forse vale la pena leggerlo. Ora lo trovate anche in un pacchetto promozionale della casa editrice, che comprende anche altri nove racconti di scrittori quali Stefano Di Marino, Barbara Baraldi e Paolo Roversi. Dire che la cosa mi rende orgoglioso è dir poco!

Poi c’è Famiglia fuori norma, pubblicato per gioco nello Speciale Halloween 2012 della rivista Horror drEaMagazine, edita da Il foglio letterario. È un omaggio divertito (ma non troppo) a un classico cinematografico del passato. Scopritelo da soli a questo indirizzo.

L’esperimento Amazon. Iniziato quest’anno con L’alieno nella mente, raccolta di racconti variamente fantastici, mediamente apprezzati, l’esperimento di autoproduzione tramite la piattaforma Kindle Direct Publishing è continuato con la pubblicazione di Strega, un racconto sullo strano rapporto tra madre e figlia, con la riproposizione di La ragazza della tempesta, il mio romance pubblicato inizialmente con Edizioni Domino, e con l’ebook consuntivo della prima parte di Storia di Geshwa Olers. Le vendite maggiori sono andate al romance, confermando la tendenza che a leggere di più sono le donne, seguito da L’alieno nella mente. A molta distanza gli altri. In ogni caso si tratta di una quantità davvero bassa, di poco supera le quaranta copie. Confrontando il dato con la percentuale del formato kindle di Storia di Geshwa Olers scaricato da Feedbooks, posso dire che il Kindle è molto poco usato. Siamo attorno al 5%-10% del totale. Insomma, mi viene da pensare che se ci fosse un’altra piattaforma, magari italiana, che permettesse di pubblicare gli ebook gratuitamente come Amazon e di metterli in vendita a prezzi bassi, forse avrei venduto dieci volte tanto. L’altra piattaforma che conosco per pubblicare gli ebook e metterli in vendita è Simplicissimus, ma mi pare di aver capito che si debba pagare, il che mi porta a escluderla fin dall’inizio.

La politica. Che c’entra la politica, direte voi. In effetti non molto, o forse tutto c’entra. La crisi deve spingere a prendere delle posizioni, non si può continuare a lamentarsi senza sporcarsi le mani. Nel mio caso, sporcarmi le mani ha significato smarcarmi da un centrodestra che ho sempre votato e che si è dimostrato quasi del tutto incapace di avere un pensiero costruttivo per l’Italia, spingendomi alla ricerca della novità e di quel passo avanti che sembra tanto ovvio guardando agli altri Paesi, ma che lo appare un po’ di meno guardando alla nostra difficile situazione. Sporcarmi le mani per me è diventato votare il Movimento 5 Stelle nel mio Comune, sebbene nel corso dell’anno sia rimasto non poco sconvolto da certe dichiarazioni razziste e xenofobe di Grillo. È diventato iscrivermi per la prima volta alle Primarie del Centrosinistra e votare Renzi, nella speranza che si affacciasse una sinistra alternativa a quella del passato (che purtroppo, però, è tornata a vincere, confermando la mia idea che l’Italia sia anziana nella mente e spesso fascista nei fatti). In entrambi i casi, ne esco meno convinto di prima, ma staremo a vedere che succederà, soprattutto ora che il joker (come l’ha chiamato il Daily Beast – The joker is back) sembra essere tornato in campo.

Propositi per il nuovo anno. Infine, dichiaro già ora i miei propositi per il nuovo anno. Alla fine scoprirò quanti sarò riuscito a portarne davvero a casa.

– Completare la pubblicazione online di Storia di Geshwa Olers

– Completare la pubblicazione con Editrice GDS di Le sette case

– Completare la stesura di Tu sarai l’inizio

– Trovare un agente letterario o una casa editrice di prima grandezza

– Far girare a mille il motore di Il libro ritrovato

– Andare a vivere finalmente per i fattacci miei

– Trovare l’amore. Ma questa è un’altra storia.


5 risposte a "Considerazioni di fine 2012"

  1. Ho impiegato un sacco a leggere tutto, caspita… hai rivelato molto di te.
    Non è facile. Sono d’accordo su quanto dici a proposito di Amazon, ovviamente. Pensa che io al momento ho venduto più copie cartacee che e-book, la dice lunga sulla diffusione del kindle… ti auguro di realizzare i tuoi sogni, qui da noi c’è una novità: la famiglia si allarga… :-))
    bacioni!

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