I gioielli del museo

Ieri ho fatto visita al museo del monastero benedettino di Santa Giulia, ed è stata ancora una volta una grande sorpresa.

Avevo già visitato Brescia una volta, di sera, per assistere a un balletto di danza contemporanea (che non mi era per nulla piaciuto: utilizzavano musica di Mahler per cose spaventose). Il centro città illuminato nella maniera giusta e quell’architettura sempre in salita per via dei colli sui quali è edificata avevano già colpito la mia immaginazione. Il museo di Santa Giulia ancora di più.

Due aspetti in modo particolare hanno acceso la mia fantasia:

1)  il percorso museale, che si snoda tra alti e bassi, tra antichità e modernità, tra arte medievale e domus romane, capace di richiamare il percorso di una vera e propria quest;

2)  I gioielli straordinari conservati nel museo.

Eccovene alcune fotografie.

Il punto della situazione

mago-arkam-stregoneria-storia-della-stregoneriaÈ da molto che non scrivo sul blog, e un motivo c’è. La tesi, che ho completato e depositato, iscrivendomi finalmente a quell’esame di Laurea Magistrale che dovrebbe chiudere la mia fase universitaria, per lo meno da studente.

In effetti i progetti in cantiere sono molti e almeno i prossimi anni saranno dedicati non solo alla scrittura di narrativa (seppur in minor parte), bensì alla saggistica. Innanzitutto c’è la tesi. Il titolo è La magia quale rapporto con il divino nella narrativa. Sosterrò l’esame il 27 ottobre, orario da definire, presso l’Istituto di Scienze Religiose San Pietro Martire, in via Seminario n. 8, vicino a Piazza Cittadella, a Verona. Chi volesse venire, è libero di farlo. Tale tesi sarà poi completata e un poco trasformata, in modo da renderla pronta per una pubblicazione. Sto già cercando una casa editrice che possa dedicarle la giusta attenzione e il giusto spazio.

Non solo tesi, comunque, perché sto lavorando a un articolo filosofico sulla fenomenologia dell’atto magico. E non mi fermo qui, perché come mi ha detto il professore che ha seguito lo sviluppo della tesi, sono piuttosto interessato a questi argomenti che spesso vengono considerati marginali o ai limiti del rischio dalla teologia ufficiale. Infatti, sto elaborando un bestiario cristiano e ho intenzione di approfondire i rapporti tra Cristianesimo e alchimia e tra Cristianesimo e neopaganesimo, nella convinzione che vi sia la possibilità di far risaltare qualcosa di molto interessante e utile per tutti.

Un simile progetto, che concretizza il progetto che avevo presentato in origine per la tesi, giustamente giudicato troppo ampio e complesso e perciò ridotto al metodo di indagine sulla magia come codice di lettura della realtà nella narrativa, avrà bisogno di almeno tre anni, motivo per cui i romanzi – almeno per una volta – verranno dopo. Tuttavia, è ovvio che quanto vado approfondendo sarà nutrimento per le nuove storie, che in parte ho già programmato. A partire da quel Mondo svelato di cui di tanto in tanto vi racconto.

Per il momento è quanto. A presto!

Ciliegina sulla torta di febbraio

D’accordo, non ve ne frega nulla, ma son troppo contento: la terza novità del mese di febbraio è che ho trovato appartamento. È grande e ha pure un giardino che ne raddoppia la superficie. Sto già studiando come disporre ulivi, aranci e limoni, dove sistemare l’ombrellone e il colore della cucina da scegliere.

Tra le altre cose, questo era uno dei miei buoni propositi del 2014. Al momento ne ho già soddisfatti il 50%. Direi un’ottima ondata di “fortuna” (ma alla fortuna non credo…).

It’s english time!

englishteacherE arriviamo alla seconda novità di quest’anno. È ora di imparare l’inglese, bene, fino in fondo. Non l’ho mai studiato a scuola (prima lingua francese – perché non c’erano più posti per inglese alle Medie – e seconda lingua – alle Superiori – Tedesco), cosa che ho sempre vissuto come una specie di tara, che mi son portato dietro per anni. Ho sempre avuto il desiderio di impararlo e mi ci son messo più volte.

Mi hanno aiutato molto i libri letti direttamente in inglese, i telefilm visti in inglese con sottotitoli, e tentativi di studio su testi scolastici, con il risultato di aver conseguito una conoscenza che ho sempre considerato minima. Infine, a cavallo tra l’anno scorso e quest’anno, giunge il tempo delle decisioni e di consapevolezze maggiori, molte delle quali legate alla mia posizione lavorativa. Se voglio riuscire a costruirmi un futuro, non posso prescindere dal conoscere l’inglese molto meglio di quanto lo conosca adesso. Non si sa mai e poi ne ho il presentimento, ma l’inglese giocherà un ruolo molto più significativo di quanto non sia stato finora.

Perciò ieri sono andato alla Cambridge School per iscrivermi a un corso elementary. Il mio super-io (che tira molto indietro, che sobilla alle mie spalle, che tenta di convincermi di cose false e che ho infatti chiamato Jago) mi aveva già convinto che fossi perfino inadatto a fare quel corso. Mi presento alla segreteria e la ragazza (molto carina) mi dice: “ti va di fare un test preliminare per capire se è davvero adatto a te?” Ecco che mi hanno fregato, mi dico io, ora confermeranno che in realtà sono un livello ZERO. “Ha 30 minuti per arrivare alla domanda 40” mi dice. E parte il test. Dopo 20 minuti lo consegno e viene vagliato. “Niente da fare”, mi dice, “mi sa che lei non è adatto a questo corso”.

E che ti dicevo!, penso io e la guardo con espressione che tenta di essere dignitosa.

“In effetti lei è molto superiore a questo”, continua.

“Come, scusi?” continuo io.

“Sì, aspetti che vado a controllare con un professore, ma credo che lei abbia bisogno di un altro tipo di corso…” Di ritorno dal consulto con il professore, mi dice tutta contenta: “Sì, in effetti lei corrisponde a un livello 3”.

Jago, prendi e porta a casa! In buona sostanza, a febbraio dovrei cominciare un corso di inglese che dura fino a giugno e poi mi proverò con l’esame per ottenere il PET, una certificazione internazionale di secondo livello. E poi avanti, sempre più su, perché la mia intenzione è quella di arrivare a parlare e capire l’inglese tanto da poter sostenere esami in inglese all’estero. Ma questa è un’altra storia!

71

copertinaalienoNon è la cifra dei miei anni, sebbene oggi me ne senta così tanti dopo non aver dormito una cippa… ma questo è un altro discorso.

71 è il numero di ebook autoprodotti e venduti da me (non dai miei editori) tramite Amazon, con un guadagno netto di circa 30€. In un anno e mezzo (da gennaio 2012). La classifica è così composta:

Strega, 20 copie
La ragazza della tempesta, 18 copie
L’alieno nella mente, 17 copie
Storia di Geshwa Olers – prima parte, 10 copie
Amore, poi risorto, 3 copie
The Call – a horror tale, 3 copie

Questi strabilianti numeri sono legati al formato mobi. È ormai un dato di fatto che Amazon abbia perduto la (supposta) battaglia degli ebook e che non sia riuscito a conquistare il mercato con il suo Kindle o il suo formato. Il formato più diffuso continua a essere ePub. Ricordo i dati relativi alla diffusione di Storia di Geshwa Olers gratuita, tramite Feedbooks. Il 5% scarso degli oltre 18.000 download è in formato mobi. Circa il 90% è in formato ePub, il resto Pdf.

Continua a leggere “71”

Il passaggio dell’orso

Giuseppe FestaC’è un cantante che da tempo si lascia ispirare dalla natura e da tutto ciò che di divino e umano vi è in essa. Si chiama Giuseppe Festa, di certo lo conoscerete come voce dei Lingalad, secondo me il gruppo che in passato ha meglio saputo interpretare lo spirito di Tolkien e quello dei boschi in alcuni indimenticabili dischi.

Giuseppe è un tipo modesto, semplice, e ho avuto la fortuna di conoscerlo qualche anno fa. È stato lui a prestarsi come intervistatore in una delle mie prime presentazioni pubbliche di Storia di Geshwa Olers, nel lontano 2007. Eravamo in una locanda saltata fuori dalla narrativa fantasy più bella, in un luogo a metà strada tra Cremona e Piacenza (locanda nella quale, qualche tempo prima, avevo stretto amicizia con buona parte degli autori fantasy che ancora oggi apprezzo di più).

Sono cose indimenticabili, belle atmosfere che ti rimangono dentro e che ti dicono lo spessore di incontri talvolta quasi casuali. Quello con Giuseppe Festa si è prolungato nel tempo, per mia fortuna, e mi ha portato a scoprirlo anche come scrittore. Dopo il suo primo romanzo pubblicato da Fabio Larcher (guarda un po’, nomi che ritornano…), I boschi della Luna, Giuseppe è riuscito ad approdare a Salani Editore, con quello che si preannuncia come un emozionante viaggio nel rapporto tra uomo e natura.

Il passaggio dell'orsoSi intitola Il passaggio dell’orso. Ecco la trama

Un pericoloso bracconiere a caccia di orsi, un guardaparco coraggioso e determinato e due ragazzi che vivranno un’avventura indimenticabile. Kevin, studente metropolitano svogliato e tecnologico e Viola, aspirante naturalista, si ritrovano al Parco Nazionale d’Abruzzo per lavorare come volontari. La loro storia si intreccia con quella di un giovane orso rimasto orfano che, senza la guida della madre, non riesce a cavarsela da solo nella foresta. Attratto dal mondo degli uomini, l’orso si trova a giocare con il fuoco: il fuoco caldo di chi vuole proteggerlo e quello fatale del nemico. Perché il Parco è terreno d’affari per molti. E qualcuno trama nell’ombra per sterminare gli ultimi, preziosissimi esemplari di orso marsicano.
Il più antico Parco italiano diventa teatro di un legame indelebile tra un ragazzo e un cucciolo d’orso. Un racconto emozionante alla scoperta della natura e delle sue meraviglie.

ed ecco quel che ne dice Dacia Maraini

Un racconto bellissimo di orsi e di uomini. I sentimenti, le paure, le fragilità ma anche il coraggio, la voglia di vivere e la generosità di esseri così diversi, eppure così simili. Un romanzo che celebra la natura e gli animali, senza venir meno al rispetto per gli uomini.

Non posso che consigliarvelo. Per farvi entrare nell’atmosfera del romanzo, ecco il booktrailer.

E già che ci siamo, ecco il video di Il vecchio Lupo, dei Lingalad.

10.000 copie di Storia di Geshwa Olers

Oggi ci siamo arrivati: per me è un traguardo importante, che ritengo comunque trampolino di lancio verso ulteriori sfide.

Storia di Geshwa Olers ha raggiunto le 10.000 copie totali scaricate, distribuite tra i vari volumi, in modo particolare i primi tre. Arrivano i primi commenti per i volumi successivi al secondo, che era la soglia dei già pubblicati in cartaceo, e sono positivi.

Ci sono anche delle novità, ma attendo ancora qualche settimana prima di mettervene al corrente. Il tutto accadrà entro fine mese, così come l’uscita del V volume della serie, I ghiacci di Passo Ceti. Allora siete pronti alla nuova avventura? Nel frattempo, qualche nuovo numero.

Il viaggio nel Masso Verde, 3120 copie, http://it.feedbooks.com/userbook/22293/il-viaggio-nel-masso-verde

La faida dei Logontras, 1448 copie, http://it.feedbooks.com/userbook/23070/la-faida-dei-logontras

Il cammino di un mago, 3213 copie, http://it.feedbooks.com/userbook/24396/il-cammino-di-un-mago

La battaglia di Passo Keleb, 1171 copie, http://it.feedbooks.com/userbook/27445/la-battaglia-di-passo-keleb

Appendici tomo I, 1049 copie, http://it.feedbooks.com/userbook/27328/storia-di-geshwa-olers-appendici-tomo-i

Totale: 10.001 download.

Considerazioni di fine 2012

Ultimo mese dell’anno, oggi Immacolata Concezione, tempo di consuntivi e considerazioni finali da mettere sotto l’albero, che tradizionalmente si fa in questa giornata e che ci accompagna nell’anno nuovo, in quel gelido primo mese del 2013 che tutti speriamo essere migliore di questo. Vi avverto fin da ora:

post molto lungo

Ci sono molte cose da dire e spero che la mia riflessione possa essere di sprone a qualche aspirante scrittore o a qualche esordiente che ha già capito che per emergere bisogna faticare. Non mollate. Se credete che la scrittura sia la vostra forma d’espressione, tenete duro, perché è sul lungo periodo che si vede lo scrittore. Detto questo, iniziamo.

Il 2012, in generale. Si è trattato di un anno tremendo sotto molti punti di vista. Per tutta l’Italia perché la crisi ha morso come mai in precedenza. Credo che le tasche della gran parte degli Italiani si siano ritrovate vuote in molte occasioni e che spesso ci si sia lasciati andare a uno scoraggiamento molto rischioso. Unico sollievo al dramma è che, con ogni probabilità, buona parte di costoro non avranno nemmeno avuto il tempo di lasciarsi scoraggiare, dal momento che c’era da portare la pagnotta in tavola. C’è chi dice che la crisi sia anche l’occasione per riscoprire l’essenzialità del vivere parcamente; può essere vero, ma ci vuole molta buona volontà, il che non è per nulla scontato. C’è chi dice anche che la crisi sia tempo di nuove energie da mettere in campo, investendole spesso con uno slancio di fiducia nel frutto futuro che deve necessariamente passare attraverso la pazienza della semina e dell’attesa: qui mi ci ritrovo molto di più. Anche per me è stato tempo di semina. A iniziare da una generale riformulazione del mio approccio alla scrittura e delle mie motivazioni, ma di questo parlerò più avanti. Piuttosto, qui vorrei parlare del nuovo progetto che ho messo in piedi con Barbara Bernardi e Micaela Morini, amiche oltre che nuove colleghe. Chiamato Il libro ritrovato, il progetto non poteva che essere basato sui libri, sulla convinzione che essi possano aiutare le persone ad affrontare problemi, ritrovare il piacere delle giornate, riscoprire la bellezza che le circonda. Non dico di più, se volete andare a visitare la pagina Facebook, cliccate su “mi piace” e prendete nota delle nostre iniziative. Ormai siamo partiti e nessuno ci fermerà. Vediamo che piace, che le persone ne rimangono davvero coinvolte e che la strada sembra in salita, sì, ma spianata di fronte a noi. È l’occasione per rileggere i libri, per riscoprirli sotto un’ottica ancora diversa, per rendersi conto che un romanzo è una fonte pressoché inesauribile di nuovi piani di lettura. Partiremo in maniera del tutto ufficiale da gennaio 2013, ma questi sei mesi di organizzazione ci hanno parlato, dicendoci che le risorse personali e culturali ci sono, così come il desiderio delle persone di scoprire la lettura.

Da un punto di vista più personale, il 2012 è da dividere in due parti. Una prima, che arriva fino all’inizio dell’estate, piuttosto devastante. Quando c’è una malattia in famiglia – una di quelle malattie che come il nome di Voldemort non possono mai essere pronunciate – c’è anche l’occasione (spesso obbligata) di confrontarsi con i propri mostri, le proprie paure, e – chissà – di risolvere questioni sospese da molto tempo. Per me è stato così: ora è tutto passato, tutto risolto, ma ho avuto modo di rileggere i miei ultimi venticinque anni di vita come non avevo mai fatto in precedenza, risolvendo e sciogliendo molti nodi fondamentali, rilasciando nuove energie, scoprendo nuove forze, rileggendo molte dinamiche, reinventandomi in continuazione. Più o meno tutto di me ne ha subito l’influsso, ovviamente in bene (anche se in certe occasioni nulla è mai veramente ovvio, lo sa bene uno scrittore di horror), ma ci sono state anche delle conseguenze meno positive. Una su tutte, l’abbandono di cose che avevano sempre garantito un riparo ma che ho scoperto essere solo delle “scuse”. E allora, via le scuse, avanti a camminare sotto la pioggia, che è comunque meglio di starsene al sicuro incapaci di vedere la realtà per quella che è. Lo so, un discorso piuttosto criptico; credo, tuttavia, che non sia necessario dire molto di più, perché a volte anche un discorso fatto a livello generale è più che sufficiente per dare un’indicazione. Insomma, ragazzi, vivete la vita, fino in fondo. Non abbiate paura di uscire allo scoperto e di vivere sotto la pioggia, perché se non altro potrete farne fonte d’ispirazione per la vostra scrittura. Come? Non siete scrittori? Beh, in ogni caso diventerà fonte d’ispirazione del vostro futuro!

La scrittura in generale. Chiusa la fin troppo ampia parentesi personale, qualcuno di voi sarà magari più interessato a ciò che ho da dire riguardo la scrittura. Dicevo prima che il cambiamento vissuto nel corso dell’anno ha portato dei frutti anche in ambito narrativo. Ed è proprio così. La prima cosa di cui voglio rendervi partecipi è che, talvolta (ma forse più spesso di quanto ci si renda conto normalmente), la scrittura diventa un paravento. Se c’è un dato di fondo imprescindibile, questo è che per scrivere non bisogna aver paura di mettersi a nudo. Tutti interi si entra nella narrazione, tutta intera la narrazione di riguarda. Il che non vuol dire che sia autobiografia; solo che la narrazione è sincera se noi siamo sinceri con noi stessi. Ciò di cui mi sono reso conto nel corso di questa mia estate 2012 (nell’arco della quale la mia auto ha dato forfait, costringendomi a rimanere a casa, due mesi forzati di prigionia che, però, ha fruttato qualcosa sotto l’aspetto riflessivo), è che si corre il rischio di non vivere la scrittura come sincerità totale. Come rendersene conto? Molto semplice, in realtà: c’è uno scrittore – o più scrittori – che considerate un mito irraggiungibile ma al quale volete attingere in continuazione, al quale vi ispirate sempre e che rileggete in continuazione? Eccolo il primo grosso rischio, non troppo visibile ma grande a sufficienza per inciamparci. Quello scrittore diventerà il vostro paravento; vi immaginerete nel futuro con il suo stesso successo; vi organizzerete per raggiungere le sue mete; vi ci paragonerete, anche se con una modestia tutta esteriore. Vi metterete così tanto a confronto con lui, che troverete il modo di nascondervi nella sua ombra. Il che non vuol dire che non scriverete cose belle o che piacciono, ma solo che arrivati a un certo punto, il meccanismo si incepperà. Farete fatica a capirne il motivo, suderete le sette camicie per riuscire a farvi accettare da una casa editrice o da un agente letterario, e i professionisti dei piani alti vi diranno che il vostro scritto non li ha convinti fino in fondo. Il motivo sarà che… avrete tentato inconsciamente di trasformarvi in quello scrittore che tanto ammirate. Guardate, il problema è molto diffuso e molto poco ammesso: ci sono frotte di scrittori fantasy che non fanno altro che ripetere, senza accorgersene a sufficienza, le ormai abusate modalità narrative tolkieniane (o bradleyane, o kinghiane – anzi no, kinghiane di meno – o rowlinghiane), senza dire proprio nulla di nuovo e senza riuscire a convincere qualche editore che sia arrivato il momento di pubblicare qualcosa dei suoi numerosi manoscritti nel cassetto. Liberatevi, fate autocritica, cercate di capire se state imitando qualcuno. La cosa più difficile è capire chi si è veramente. Se farete questo sforzo fino in fondo (siate crudi – non crudeli – con voi stessi, siate sinceri, non nascondetevi nella riflessione inutile), scoprirete quali sono i vostri temi. Vedrete che alcuni di quelli che avete già usato vanno bene, sono proprio quelli che vi appartengono, ma che altri sono fittizi, non vi corrispondono. Anche il vostro stile diventerà più deciso, più asciutto, saprete dove puntare con decisione senza perdervi in esperimenti stravaganti. Credetemi: vi dico tutto questo perché l’ho sperimentato sulla mia pelle.

La scrittura nel particolare. Non posso che cominciare dal fantasy. Mai come quest’anno ho capito che il mio approccio al fantasy è del tutto particolare, molto più di quanto pensassi. Affonda nella vita, vuole essere rilettura della vita, nella rappresentazione della sua frammentarietà, della sua ricchezza, dei suoi inganni e delle sue vicissitudini spesso prive di logica. Ne è nato un Manifesto fantasy che qui accanto potete leggere nella sua forma blog (basta cliccare sul pulsante Manifesto Fantasy), ma che nei prossimi giorni sarà disponibile su Feedbooks in forma di pamphlet. Ciò che è più importante per me è che Storia di Geshwa Olers rappresenta ciò che io penso del fantasy, di come debba essere, di come debba funzionare. Storia di Geshwa Olers è il mio orizzonte fantastico, contiene in misura diversa (e, certo, con possibili variazioni) tutto ciò che la narrativa fantastica può contemplare: fiaba, favola, leggenda, mito, fantasy, horror, fantascienza, gotico, avventura, ricerca, riflessione, post-modernità, tutto confluisce in questo mio grande romanzo che considero il primo romanzo della mia carriera di scrittore (che spero ancora lunga…). La cosa più incredibile di tutte è che quando iniziai a scriverlo, nell’ormai lontano novembre del 1998, dentro me c’era già l’inconscia percezione che la sua struttura sarebbe stata particolarmente adatta alla rete. La prima volta che lo proposi al pubblico, lo feci tramite internet – forse primo caso del genere fantasy in Italia – e contribuendo alla diffusione dello sguardo mediterraneo sulla narrativa fantastica (il che, non lo si può negare, non è poco!). Questo romanzo riesce molto bene quando è online. La prima volta che pubblicai il primo volume trovai oltre seimila lettori. La seconda volta ne sto trovando altri tremila medi, con un ottimo successo e un crescente ritorno sia a livello di letture che di gratificazione. La nuova (e forse non definitiva) versione di Feedbooks arriverà entro fine anno a circa 10.000 download, con una prospettiva a fine saga di poter registrare ben 30.000 download. A quel punto, sarà il momento di un nuovo scalino da salire, e forse comprenderà di nuovo il cartaceo. Per questo, però, c’è tempo. Spero saprete pazientare. La prima parte di Storia di Geshwa Olers è conclusa ed è acquistabile anche su Amazon come unico ebook. La seconda parte è molto diversa, e contiene il vero cuore della vicenda, sotto tutti gli aspetti. In modo particolare sarà il terzo volume a dare un senso al tutto, ma anche una nuova chiave di lettura che in realtà lascerà ogni gioco aperto. Scoprirete in che modo. Contavo di riuscire a rendere disponibile il quinto volume, I ghiacci di Passo Ceti, tra una settimana; purtroppo non sarà così, ma dovrò aspettare la seconda metà di gennaio 2013 a causa della mia nuova consapevolezza verso la scrittura e dei molti impegni che mi sono assunto in questi ultimi tempi (uno è Il libro ritrovato, gli altri li scoprirete dopo). Il sesto volume, La guerra dei Gelehor, uscirà verso metà anno, immagino in estate, e l’ultimo, Il sole sulle bianche torri, chissà… È l’unico ancora da completare, ma conto di presentarlo per dicembre 2013. Al massimo arriveremo a inizio 2014.

L’horror è stato l’altro grande genere che ho praticato quest’anno. Nell’arco di questi dodici mesi ho riempito due faldoni di manoscritti di racconti e romanzi. Quest’anno di crisi mi ha portato (paradossalmente) a scrivere molto più che in altri periodi. La serie Le sette case ha iniziato il suo cammino con la Editrice GDS, che dopo i primi due volumi ha deciso di modificare l’uscita del tutto. Questa è una notizia di qualche giorno fa, ma la do come se fosse un’anteprima: i sette volumi usciranno singolarmente in formato digitale presso tutti gli ebook store d’Italia, mentre nel corso del 2013 arriverà il volume cartaceo che li raccoglierà tutti. La copertina è affidata a un illustratore che stimo molto. I racconti (gli ultimi tre dei quali in fase di stesura) non sono etichettabili del tutto come horror, ma si passa dal thriller psicologico alla fantascienza, dal dark-fantasy (a modo mio) all’horror più cruento. Insomma, sarà un’esperienza variegata e, spero, pienamente godibile. Questi i titoli dei sette volumi: La porta sbagliata, Ps: I love you, Verso la soglia, Il lupo nel cielo, Canta che ti passa, Il diavolo di Tourette e Intervista. Il primo volume ha già ricevuto recensioni favorevoli, ma anche porte in faccia da parte di siti horror piuttosto snob (d’altronde, siamo in Italia). In entrambi i casi sentitamente ringrazio. Una recensione in particolare mi rende orgoglioso, perché è stata capace di cogliere tutte le sfumature che ho voluto inserire nel romanzo: questa del sito Horror.it.

Un’altra cosa horror che sto scrivendo adesso è, invece, per un concorso Fazi. È la prima volta che mi ci provo dopo molti anni. Mi ha colpito in modo particolare la tematica da seguire, che è proprio quella che sto sviluppando ultimamente in ambito horror. Il mio scritto è piuttosto duro, crudo e fastidioso. Non posso tuttavia esimermi dal metterlo nero su bianco. Non posso rivelare molto, se non che si muove nell’ambiente scolastico.

C’è anche un altro romanzo, al momento intitolato Tu sarai l’inizio, la cui stesura prosegue ormai da tre anni. È per me molto importante, lo si potrebbe incasellare nel filone apocalittico, non fosse che gli incasellamenti mi stanno molto stretti. Contavo di finirlo quest’anno, ma le mie giornate durano purtroppo solo ventiquattro ore.

In giro per il web, infine, ci sono altri racconti: Notte senza uscita, un racconto drammatico ambientato a Verulengo e pubblicato per i tipi di MilanoNera a inizio anno. Fatica a ritagliarsi un suo percorso tra i lettori, ma lo ritengo uno dei racconti più belli che abbia mai scritto, quindi forse vale la pena leggerlo. Ora lo trovate anche in un pacchetto promozionale della casa editrice, che comprende anche altri nove racconti di scrittori quali Stefano Di Marino, Barbara Baraldi e Paolo Roversi. Dire che la cosa mi rende orgoglioso è dir poco!

Poi c’è Famiglia fuori norma, pubblicato per gioco nello Speciale Halloween 2012 della rivista Horror drEaMagazine, edita da Il foglio letterario. È un omaggio divertito (ma non troppo) a un classico cinematografico del passato. Scopritelo da soli a questo indirizzo.

L’esperimento Amazon. Iniziato quest’anno con L’alieno nella mente, raccolta di racconti variamente fantastici, mediamente apprezzati, l’esperimento di autoproduzione tramite la piattaforma Kindle Direct Publishing è continuato con la pubblicazione di Strega, un racconto sullo strano rapporto tra madre e figlia, con la riproposizione di La ragazza della tempesta, il mio romance pubblicato inizialmente con Edizioni Domino, e con l’ebook consuntivo della prima parte di Storia di Geshwa Olers. Le vendite maggiori sono andate al romance, confermando la tendenza che a leggere di più sono le donne, seguito da L’alieno nella mente. A molta distanza gli altri. In ogni caso si tratta di una quantità davvero bassa, di poco supera le quaranta copie. Confrontando il dato con la percentuale del formato kindle di Storia di Geshwa Olers scaricato da Feedbooks, posso dire che il Kindle è molto poco usato. Siamo attorno al 5%-10% del totale. Insomma, mi viene da pensare che se ci fosse un’altra piattaforma, magari italiana, che permettesse di pubblicare gli ebook gratuitamente come Amazon e di metterli in vendita a prezzi bassi, forse avrei venduto dieci volte tanto. L’altra piattaforma che conosco per pubblicare gli ebook e metterli in vendita è Simplicissimus, ma mi pare di aver capito che si debba pagare, il che mi porta a escluderla fin dall’inizio.

La politica. Che c’entra la politica, direte voi. In effetti non molto, o forse tutto c’entra. La crisi deve spingere a prendere delle posizioni, non si può continuare a lamentarsi senza sporcarsi le mani. Nel mio caso, sporcarmi le mani ha significato smarcarmi da un centrodestra che ho sempre votato e che si è dimostrato quasi del tutto incapace di avere un pensiero costruttivo per l’Italia, spingendomi alla ricerca della novità e di quel passo avanti che sembra tanto ovvio guardando agli altri Paesi, ma che lo appare un po’ di meno guardando alla nostra difficile situazione. Sporcarmi le mani per me è diventato votare il Movimento 5 Stelle nel mio Comune, sebbene nel corso dell’anno sia rimasto non poco sconvolto da certe dichiarazioni razziste e xenofobe di Grillo. È diventato iscrivermi per la prima volta alle Primarie del Centrosinistra e votare Renzi, nella speranza che si affacciasse una sinistra alternativa a quella del passato (che purtroppo, però, è tornata a vincere, confermando la mia idea che l’Italia sia anziana nella mente e spesso fascista nei fatti). In entrambi i casi, ne esco meno convinto di prima, ma staremo a vedere che succederà, soprattutto ora che il joker (come l’ha chiamato il Daily Beast – The joker is back) sembra essere tornato in campo.

Propositi per il nuovo anno. Infine, dichiaro già ora i miei propositi per il nuovo anno. Alla fine scoprirò quanti sarò riuscito a portarne davvero a casa.

– Completare la pubblicazione online di Storia di Geshwa Olers

– Completare la pubblicazione con Editrice GDS di Le sette case

– Completare la stesura di Tu sarai l’inizio

– Trovare un agente letterario o una casa editrice di prima grandezza

– Far girare a mille il motore di Il libro ritrovato

– Andare a vivere finalmente per i fattacci miei

– Trovare l’amore. Ma questa è un’altra storia.

Di ritorno da Castellanza

Quando si passa una bella giornata, non c’è bisogno di molte parole. Purtroppo la mia permanenza in quel di Castellanza, per il Festival Tolkieniana Net è stata molto breve, solo dall’una alle sette, complice la mia stanchezza, ma seppur breve, molto piacevole. Ho rivisto con gioia Gianluca Comastri (d’ora in poi lo chiamerò “memoria di ferro”), Fabio Porfidia e Paolo Gulisano. Ho conosciuto davvero con molto piacere Edoardo Volpi Kellermann, organizzatore assieme a Gianluca dell’evento. Insieme sono riusciti a creare una prima edizione di questo festival con la magica atmosfera della Terra di Mezzo. Ed è sempre rinfrancante partecipare di quell’atmosfera. Il festival si è riempito in entrambi i giorni. Quando sono andato via, c’era la musica celtica a farla da padrona e il giardino della Villa davvero pieno di gente. Ok, promesso, la prossima volta andrò lì per lo meno fin dall’alba.

Infine, una piccola nota, che per me è significativa. L’editore Fabio Larcher, non so nemmeno io esattamente per quale motivo, mi aveva sempre ispirato rispetto quando non lo conoscevo. Mi dispiacque molto quando venni a sapere che aveva dovuto chiudere la casa editrice. Ieri l’ho conosciuto di persona, e con una nuova casa editrice, Edizioni Per Sempre, che – per esempio – ha ripubblicato il mitico Zuddas. Perciò non perdetelo d’occhio! Personalmente non lo farò. Il personaggio (perché di personaggio si tratta) mi è sembrato un incrocio tra un elfo e un folletto, una persona simpatica e affine a pelle. Abbiamo scherzato sulla mia fama di rompiballe della rete e conto di poterlo fare nuovamente in un vicino futuro.

La tavola rotonda, poi, è stata molto interessante, anche se breve a confronto delle moltissime cose che ci sarebbero state da dire. Inutile sottolineare come a ogni intervento dei partecipanti (oltre al sottoscritto, c’erano Gulisano, Morganti, Testi, Nejrotti, Marta Leandra Mandelli e Ladavas), gli spunti si moltiplicassero, fornendo materiale per altre sei tavole rotonde. Centrata sull’interrogativo “Tolkien uomo anti-moderno o moderno in senso differente”, è stata occasione per scoprire quanto lo scrittore fosse comunque persona anticonvenzionale, del tutto slegata dalle logiche contingenti, in una libertà che gli permetteva di prendere posizioni non banali di fronte alla difficile realtà che si trovò a vivere a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. La sua complessa figura emerge nella ricchezza di argomenti, di piani di lettura e di varietà narrativa della sua grande e immortale opera. Per quanto mi riguarda, ho tentato di mettere in luce come i suoi libri siano in grado di offrire un nuovo e mai esaurito orizzonte di senso all’uomo disgregato della post-modernità, in continua ricerca di un nuovo modo di ricomporsi. Argomento da approfondire ulteriormente, senza dubbio. Confido nel fatto che ci sarà l’occasione.

Questo è quanto. Una bella mezza giornata ritemprante, prima di tornare al lavoro.

Il 9 settembre, Castellanza Tolkieniana

Il 9 settembre avrò il piacere di partecipare, dopo anni di interruzione, a un evento di matrice tolkieniana. Si tratta di Castellanza Tolkieniana Net, organizzato dall’associazione Tolkieniana.net, nelle persone di Gianluca Comastri, Giulia Hensemberger, Alberto Ladavas ed Edoardo Volpi Kellermann. Il luogo della manifestazione è già di per sé una fonte di ispirazione per tutti coloro che vorranno vivere nell’atmosfera di un’epoca che non c’è più, con uno sguardo all’oggi e a chi ha bisogno: Villa Pomini, infatti, farà da quadro per mostre, presentazioni e conferenze, con ospiti di grande importanza quali Barbara Baraldi, Paolo Gulisano e Adolfo Morganti, senza dimenticarsi di chi ha subito di recente il devastante terremoto.

Per la prima volta dopo parecchio tempo, torno a partecipare attivamente a una conferenza. Si tratterà di una tavola rotonda sui valori dell’immaginario tolkieniano, con l’interrogativo: anti-modernità o nuova modernità? Un argomento importante, cui potrò portare il mio piccolo contributo grazie all’invito di Gianluca. Nella medesima giornata di domenica, avrò il piacere di presentare l’esperienza online di Storia di Geshwa Olers gratuito, l’occasione per parlare anche di come nasce una saga fantasy e di come può editorialmente sopravvivere grazie al web.

Perciò ecco gli orari:

– Tavola rotonda: “I valori dell’immaginario tolkieniano: anti-modernità o nuova modernità?” presso l’auditorium della Villa, ore 16.15;

– Incontro con gli autori: Fabrizio Valenza, presso le sale interne della Villa, ore 17.45.

Spero sarete numerosi. Vi aspetto. Per me sarà certamente l’occasione per conoscere di persona scrittori incontrati da tempo sul web e per ritrovare vecchi amici (come il disegnatore Fabio Porfidia, che terrà una propria mostra all’interno della manifestazione), e mangiare, bere e fumare in loro compagnia, come da migliore tradizione.

A domenica 9 settembre, dunque!