10 canzoni per la scrittura

Tumblr_mfhvrjroCB1r2n2w2o5_500Ebbene sì, parecchie volte sono stato ispirato da canzoni di musica leggera, di vario genere. Solitamente hanno fatto da leit motiv per interi romanzi o anche per singole scene.

Ecco una serie di dieci canzoni e i brani che esse mi hanno condotto a scrivere.

  1. A Heart Full of Love (da Les Miserables, di Claude-Michel Schönberg). Lo vidi a Londra nel 2008 cantato da Jon Robyns nella parte di Marius e Leanne Dobinson in quella di Cosette. Mi colpì così tanto, che divenne il cuore pulsante del mio romance La ragazza della tempesta. (Qui un video… anche se si vede maluccio)
  2. Wichita Lineman (di Glen Campbell). Bellissima canzone country degli anni Sessanta, ha ispirato il capitolo 9 del mio horror Commento d’autore, originariamente pubblicato da Linee Infinite. Descrive perfettamente una certa solitudine “da deserto” del protagonista.
  3. PS I love you (dei Beatles). Titolo e leit motiv del romanzo horror omonimo (secondo volume della serie Le sette case, originariamente pubblicata da GDS Edizioni): you you you. Una fissazione, sia per gli scarafaggi di Liverpool che per il protagonista del romanzo.
  4. To Afraid to Love You (dei Black Keys). Accompagna un piano sequenza del romanzo Il diavolo di Tourette, quinto volume delle Sette case. Vi segnalo la bellissima versione live.
  5. Goodnight Moon (di Shivaree). Segna un passaggio importante del romanzo Intervista, sesto volume della serie Le sette case. Nel romanzo sbagliai, attribuendola a Shania Twain.
  6. A Saucerful of Secrets (dei Pink Floyd). Punto di riferimento e chiave musicale del racconto Il gioco del diavolo (contenuto in Un assaggio di Dunwich 3), preambolo del romanzo Codice infranto (pubblicato da Dunwich Edizioni).
  7. Ring of Fire (di Johnny Cash), una delle canzoni che mi hanno accompagnato nella stesura del romanzo apocalittico (mai pubblicato) Tu sarai l’inizio.
  8. The Happy Wanderer (di Luis Prima), il vero leit motiv di Tu sarai l’inizio e del suo protagonista. Ah ah ah.
  9. At Last (cantata da Etta James), direttamente dalla colonna sonora di Sogno, romanzo drammatico mai pubblicato (ma la speranza è l’ultima a morire). La sua spensierata primavera contrasta con la depressione del protagonista.
  10. Hieroglyphics (di Franco Piersanti), dalla colonna sonora del Commissario Montalbano, accompagna con la sua malinconia la pensierosa giornata di Lidia Panfili, direttamente dal romanzo Veniva dal mare, romance che costituisce il seguito della Ragazza della tempesta.

Anche voi avete canzoni che vi suggeriscono parole?

Sul facile e il difficile nella letteratura

Vorrei approfondire un aspetto che riguarda non solo la letteratura, ma che ultimamente sta facendo ben discutere, grazie alle osservazioni mosse da vari critici all’ultimo romanzo di Walter Siti, Bruciare tutto. Lo sto leggendo, sono a tre quarti, è una lettura “felice”, non nel senso che il romanzo sia felice o parli di un bell’argomento. Tutt’altro. Nel senso, piuttosto, che si tratta di uno di quei romanzi che davvero leggi tutto d’un fiato. L’argomento è scabroso, ma come quello di molti altri romanzi. Molte critiche moralistiche hanno fatto confusione tra l’autore e il protagonista. Inoltre, abbiamo a che fare con letteratura. Sarà ricordato nella storia della letteratura? Non lo so, solo il tempo potrà dirlo, ma si tratta comunque di letteratura. Vorrei, dunque, approfondire due concetti che mi sono sempre stati molto cari, ma che di recente hanno provocato una grande discussione grazie a scrittori e/o critici quali Giulio Mozzi e Gilda Policastro.

Prendiamola alla larga. Ieri sera, in una trasmissione su Rai Tre sono stati presentati due cantanti. A detta del presentatore, che sfodera sempre superlativi assoluti, distribuendoli più che altro come noccioline agli elefanti di uno zoo, il primo era un artista, il secondo era una “grande” artista. A voler essere generosi, il primo era – a giudicare dal risultato – l’autore di una nenia clamorosa vestito con una giacca stravagante; la seconda, invece, certo più brava, sarebbe stata giudicata in maniera adeguata definendola semplicemente: una cantante. E nemmeno delle più dotate, dico io. Ma, sapete, facendo un omaggio alla grande (per ben altri meriti) Makeba, lei è apparsa al bravo presentatore più “grande” del primo forse per proprietà transitiva della povera omaggiata.

Ciò che qui è in discussione non è la bravura (per me del tutto assente) dei due cantanti, ma la qualifica di artista. Subito dopo i due cantanti, è stato intervistato il grande fotografo (stavolta l’aggettivo è mio) David LaChapelle: con lui tutto ha assunto la sua giusta connotazione. I due cantanti sono stati presto dimenticati, ora c’era davvero un artista. Di quelli veri, uno per cui la parola artista non soffre di un’esagerazione funzionale che ne svuota totalmente il contenuto. Le fotografie di LaChapelle non sono facili. Inoltre, spesso sono complesse. Se un’immagine è difficile ed è anche complessa, non è detto sia pure bella. D’altronde, se un’immagine è bella non vuol dire che sia anche artistica. Ma quelle di LaChapelle sono artistiche, anche se – talvolta – brutte.

L’artisticità sta, in questo caso, nell’offrire una lettura differente (possibile) di ciò che l’immagine mostra: e perché questo accada, è necessaria una certa complessità di riferimenti che potrebbe, tra le altre cose, determinare una certa difficoltà di lettura e interpretazione.

1263225629780_leonardo_da_vinci_010_san_gQuesto vuol dire, secondo me, che un’opera artistica deve contemplare una difficoltà di interpretazione (non per forza di lettura), dovuta alla complessità dei suoi rimandi, espliciti o impliciti. Prendete il San Giovanni Battista di Leonardo: la sua artisticità non risiede solo nel concetto necessario alla sua esecuzione tecnica e figurativa (che già è un aspetto di difficoltà non indifferente), ma nelle possibilità di interpretazione dell’immagine. Eppure, il risultato visivo è di una semplicità strabiliante. Allora, la semplicità di quest’immagine è il risultato di una complessità di concetto e di riflessione del progetto che permette di cogliere uno dei motivi per i quali Leonardo è da considerare un artista.

Artista è parola ormai abusata, è talmente svuotata del suo contenuto, che equivale a dire artigiano. I due cantanti di ieri sera possono piacere, ma non erano niente più che artigiani, e anche dei più scarsi. Quante volte abbiamo sentito un impiegato di banca (non ho nulla contro gli impiegati di banca, io ero impiegato di banca, prima di liberarmi; è solo per fare un esempio) definirsi – o essere definito da altri – artista per il solo fatto di aver preso in mano un pennello e composto un’opera che lui dice “astratta”?

Quante volte abbiamo sentito parlare sedicenti scrittori (scrittori, per inteso, solo perché hanno preso una penna in mano, scritto un centinaio di pagine e, stampatele con un sedicente editore, se non un self, le hanno presentate al pubblico)? E, secondo voi, lo erano?

Non voglio ergermi a giudice di nessuno, ma è pur necessario stabilire cosa distingue uno scrittore da uno scribacchino, un pittore da un impiastratore.

La difficoltà di esecuzione, signori, e la complessità di riferimenti. Che, talvolta, possono determinare una difficoltà di lettura e interpretazione in chi è sprovvisto dei codici per accedere alla sua comprensione.

10 libri per la scrittura

auster_main_1517243f10 Books Must Read for Writing. Oggi faccio l’Amerricano.

Una volta tanto mi concedo un elenco e, come ogni elenco che si rispetti, ne esclude molti altri che andrebbero ugualmente letti nella loro completezza.

Non è una classifica, ma una lista dei libri che, secondo me, ogni scrittore dovrebbe leggere almeno tre volte nella vita, del tutto indispensabili per migliorare la propria scrittura.

Non sono manuali di scrittura, ma esempi concreti di come si possa scrivere. Comprendono sia narrativa che non-fiction. Cominciamo.

  1. Invisibile, di Paul Auster, 2009.
  2. Sabato, di Ian McEwan, 2005.
  3. Trilogia della Fondazione, di Isaac Asimov, 1952.
  4. Le notti di Salem, di Stephen King, 1975.
  5. Lo Hobbit, di J. R. R. Tolkien, 1937.
  6. La Gerusalemme Liberata, di Torquato Tasso, 1581.
  7. Colazione da Tiffany, di Truman Capote, 1958.
  8. Il Vangelo secondo Matteo (sceneggiatura), di Pier Paolo Pasolini, 1964.
  9. I Miserabili, di Victor Hugo, 1862.
  10. Gente di Dublino, di James Joyce, 1914.

E voi, avete la vostra lista dei libri che ogni scrittore dovrebbe leggere per poter scrivere meglio?

Sembro scomparso – aggiornamenti

BANNER versione BpiccoloSembro scomparso, ma non lo sono. La strada per completare il VII volume di Storia di Geshwa Olers (i cui primi sei volumi sono acquistabili su Amazon) è ancora lunga, ma nell’arco di due o tre mesi dovrei riuscire a vedere il traguardo. Vi annuncio già che sarà il volume più rivoluzionario, come ho già scritto altre volte in altri luoghi.

Il sole sulle bianche torri sarà composto da tre parti. La prima di queste è uscita su Feedbooks alcuni mesi fa e non ha avuto il successo in termini di download che avrei sperato, forse perché prima parte di un’unità (al momento) monca. Il che è comprensibile. La seconda parte sarà il punto di snodo di tutta la saga, perché metterà nella giusta luce qualunque cosa sia stata scritta nelle tremila pagine precedenti. La terza parte costituirà la degna conclusione. Il volume comprenderà, ovviamente, tutte e tre le parti.

Nell’attesa di questo VII volume, potete continuare ad acquistare i miei due romanzi horror pubblicati con Dunwich Edizioni (qui trovate Trasmissione inversa), che mi stanno dando piccole soddisfazioni, oppure un altro di quelli autonomamente messi in vendita su Amazon. In ogni caso, ancora un grazie a tutti, in modo particolare a coloro che hanno iniziato a seguire questo blog in un periodo di magra.

Fabrizio

Sui luoghi dei romanzi – Zoagli, ovvero La ragazza della tempesta e Veniva dal mare

I luoghi dei miei romanzi sono (quasi sempre) esistenti, anche quando si tratta di paesi totalmente inventati (come nel caso di Verulengo).

Esprimono caratteristiche proprie della mia gente, dei Veneti o dei Veronesi. La maggior parte delle volte, degli Italiani. In due casi particolari, però, ovvero La ragazza della tempestaVeniva dal mare, il paese è realmente esistente e l’ho descritto prima di esservi stato concretamente, per poi scoprire di averlo descritto piuttosto bene. Si tratta di Zoagli, bellissima località tra Rapallo e Santa Margherita Ligure, dove mi sono recato in vacanza in quest’ultima settimana. Località meravigliosa!

In questa cittadina avvengono gli accadimenti che portano Lidia Panfili a bussare alla porta di Riccardo Gaglioffi, a innamorarsene fino al punto di non poterlo più lasciare, nonché alle disavventure che la riguardano, soprattutto nel secondo volume e, poi, nel terzo (che deve ancora essere pubblicato).

Perciò, perché non dare un’occhiata non solo alle fotografie che pubblico in questo post, ma anche ai due romanzi pubblicati tramite Amazon? La ragazza della tempesta e Veniva dal mare vi aspettano!

Tu sarai l’inizio – stesura /2

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Tra i protagonisti di Tu sarai l’inizio c’è anche un bambino. Si chiama Giulio, ha quattro anni e una sorella, Lorena. È il figlio di Roberto, rugbista, fratello di uno dei personaggi principali, Giovanni.

Giulio riceve un dono e grazie a questo diviene capace di leggere nel presente altrui e nel prossimo futuro di chi gli è vicino. Una straordinaria dote che, presto, si trasforma in una fonte di preoccupazione per chi ha a che fare con lui e una maledizione per se stesso.

Come ogni bambino, però, troverà il modo di cavarsela e di far quadrare il cerchio. Perché ogni bambino è capace di far quadrare il cerchio, volente o nolente.

Già in altri romanzi horror mi è capitato di raccontare le vicende, spesso tristi o violente, di bambini e ragazzini. Mi è capitato in Commento d’autore, dove la figlia dello scrittore Cesare Ombroso si riscopriva medium, e mi è capitato soprattutto in Codice infranto, dove alcuni bambini morti attuano una vendetta sottile nei confronti dei loro carnefici. Se volete leggere quel romanzo, edito da Dunwich Edizioni, potete farlo acquistandolo per esempio sul sito Amazon.

I bambini sono spesso vittime, è un dato di fatto di cui mi rendo sempre più conto tramite il mio lavoro. Se non lo sapete, insegno alla Scuola dell’Infanzia. Mi trovo dunque in un osservatorio speciale per i piccoli che vanno dai 3 ai 6 anni. I primi artefici dei loro problemi sono solitamente i genitori, che troppo spesso fanno finta di non rendersi conto di quanto stiano soffrendo in certe situazioni o che, addirittura, provocano la loro sofferenza per vie spesso inconsapevoli: volendo che siano in un modo piuttosto che in un altro, idealizzandoli, riempiendoli di attenzioni eccessive, parcheggiandoli da nonni o vicini. E così, l’infanzia, che spesso viene considerata la fase di vita più serena, si trasforma talvolta in un periodo colmo di frustrazioni e di difficoltà.

Ma le risorse dei piccoli sono, per l’appunto, grandi. Scopritele con Codice infranto. Ne vale la pena. Finora è il mio romanzo che ha ottenuto commenti e voti maggiormente positivi. Ovvio, c’è sempre posto e tempo per Trasmissione inversa, che si sta battendo bene. In ogni caso, buona lettura!

Tu sarai l’inizio – stesura /1

genereDa venti giorni a questa parte ho ripreso in mano il mio romanzo horror apocalittico, Tu sarai l’inizio, per la stesura definitiva.

Scritto cinque anni fa e già vittima di vari rimaneggiamenti, il romanzo – cui sono molto affezionato – ha avuto bisogno del riposo di un lustro per trovare il suo senso definitivo dentro me. E così, sono giunto alla versione finale.

Di cosa parla? Di amore. E di morte. Binomio classico, direte voi. In effetti sì, però è declinata da un punto di vista tutto maschile. Ovvero: in che modo l’uomo vive l’amore e cosa è disposto a fare per esso? Protagonisti quattro uomini molto diversi tra loro: l’archeologo Giovanni, il poliziotto Giuliano, il pompiere Leonardo e il rugbista Roberto. In che modo ciascuno reagirà alla fine del mondo e, soprattutto, in cosa consisterà la fine del mondo?

Questa è solo un’anticipazione, ragazzi, perciò non posso dirvi di più. Però avete sempre la possibilità di conoscere di più gli altri miei scritti horror, nell’attesa che io abbia completato, venduto e pubblicato questo nuovo romanzo.

Potete – per esempio – acquistare Trasmissione inversa (che sta andando piuttosto bene) o Codice infranto. Nell’attesa delle novità.

Montecastello – Garda Lake

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Il Monte Baldo, vulcano spento, chiamato Monte Shangil in “Storia di Geshwa Olers”.

Da Montecastello, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, si gode di una veduta spettacolare del lago e del Monte Baldo. Il Lago di Garda e il Monte Baldo hanno una particolare importanza nel mio romanzo fantasy Storia di Geshwa Olers: il primo è chiamato Karnaset, il secondo Monte Shängil. Del Karnaset si parla in modo particolare – collegato al Midilonge – in Il viaggio nel Masso Verde, e del secondo se ne parla in modo speciale in La battaglia di Passo Keleb.

Eccovi alcune foto.

Trasmissione inversa /5

Ovvero, giocare con il fuoco.

51GOJ4R0NKLI due protagonisti di Trasmissione inversa (acquistabile a questo indirizzo o leggibile gratuitamente con kindle unlimited) sono amici dai tempi dell’adolescenza. Età nella quale si sperimenta la vita per la prima volta, l’adolescenza ha da sempre portato, soprattutto i ragazzi, al limite di ciò che è lecito, mandando su tutte le furie i genitori. Nel caso di Bruno Videnti e di Paolo Tortuga, tuttavia, la loro passione è sempre rimasta segreta.

Cosa avrebbero potuto mai mostrare, infatti, ai propri genitori della loro passione per l’occulto? Sai, mamma, oggi sono andato a comprare quella copia del Necronomicon di cui ho letto nel romanzo di Lovecraft. Come? Ma no, non è pericolosa, è solo un gioco per evocare e controllare le anime dei morti… Oppure: papà, oggi non vado a messa, ma a una messa nera.

Sciocchezze, tipiche degli adolescenti. Più o meno. Quando però si spinsero troppo in là, sia Bruno che Paolo decisero di tirarsene fuori, non abbastanza presto, però, da non rimanerne segnati. E quando più nessuno avrebbe potuto immaginare che quegli interessi sinistri della loro adolescenza potessero ancora gettare una qualche ombra sulla vita, ecco che a Verona scoppia l’ondata rossa di follia.

Trasmissione inversa, che si sta ritagliando la sua piccola scia di lettori, parla proprio di questo. Di come, a volte, il passato (che preceda i singoli o che preceda l’umanità intera non fa differenza…) coincida con il futuro, e getti nella disperazione chi si rende conto di questo eterno ritorno del… blasfemo.