C’è una domanda che mi viene posta spesso durante le presentazioni che mi capita di fare in giro per l’Italia, ma ancor più spesso dai miei studenti durante i miei corsi di scrittura creativa: “Quanto c’è di te nei mostri che inventi?”
È una domanda legittima, alla quale è però sempre difficile rispondere. Come autori, infatti, passiamo ore, giorni e mesi interi a scandagliare le profondità della nostra psiche per dare forma e voce alle nostre paure più ataviche, senza le quali un horror non funzionerebbe presso il lettore. Perciò creiamo incubi, diamo loro un nome (sì, l’horror offre la grande opportunità al lettore – ma anche al suo creatore – di oggettivare l’orrore, altrimenti sempre sfuggente), li confiniamo tra le rassicuranti pagine di carta di un libro e poi… poi chiudiamo quel libro e torniamo alla nostra vita di tutti i giorni.
Il male che nei romanzi chiamiamo per nome appartiene a noi autori e autrici, comunque ci consideriamo o veniamo considerati da chi ci conosce. Tutto ciò che raccontiamo, a ben vedere, è dentro di noi. “Contengo moltitudini”, diceva Qualcuno.
Ma cosa succederebbe se un giorno, improvvisamente, scoprissimo che quelle pagine non sono più sufficienti a trattenere l’orrore?
È da questa premessa, tanto affascinante quanto spaventosa, che nasce il mio nuovo romanzo: Il respiro di Brithlow, finalmente disponibile su Amazon. Si tratta in realtà della seconda edizione di un romanzo che per la prima volta pubblicai quindici anni fa (e che si intitolava “Commento d’autore”, pubblicato da Linee Infinite), ormai fuori commercio da molto tempo.

Il male abita nella porta accanto. Ancora una volta vi porto a Verulengo, un paese sonnolento della provincia veronese, ma con la prima storia scritta pensando a questa mia cittadina immaginaria (non è la prima storia, invece, seguendo la cronologia interna alle vicende di Verulengo, perché quella è “Altro luogo, altra gente”, che si può trovare nella raccolta di racconti C’era una volta l’incubo 👉 Cercala su Amazon).
Verulengo è un luogo fatto di strade afose, di routine immobili, di spaccature quotidiane tra la parrocchia di don Lorenzo Remonato e la biblioteca locale, ricca di iniziative culturali particolari. Un posto dove tutti conoscono tutti. Eppure, è proprio in questo microcosmo di apparente e placida normalità che si insinua una scia di omicidi brutali.
Il mostro, in questa storia, non è una creatura aliena o un demone distante. Il sospettato principale è uno di noi: Cesare Ombroso, stimato e celebre autore locale di romanzi horror.

Il confine crolla. Come faccio solitamente con le mie storie, anche in Il respiro di Brithlow ho voluto spingere la mia indagine sul fantastico verso un orrore psicologico e paranormale molto intimo. Cesare ha perso la ragione, iniziando a replicare nella realtà i crimini dei suoi libri? Oppure c’è una verità molto peggiore, una verità che sua moglie Giulia e la sua bambina sono costrette a guardare negli occhi ogni notte, dentro le mura della loro stessa casa?
A quanto pare, però, c’è un dato incontrovertibile: Brithlow, un’entità che doveva esistere solo nell’immaginazione di uno scrittore, ha iniziato a respirare. E ora ha fame.
Questo romanzo è per me un viaggio nel cuore stesso della creatività e della responsabilità di chi scrive. Come filosofo e come narratore, ho sempre creduto che il fantastico sia lo strumento più potente per esplorare il mistero dell’esistenza umana, perché è capace di mostrare con immagini concetti che altrimenti rimarrebbero relegati solo al pensiero evanescente di poche persone.
Con questo libro vi porto faccia a faccia con l’abisso che si nasconde dentro ogni creatore.
Vi invito a percorrere con me le strade di Verulengo, ma vi avverto: una volta voltata la prima pagina, il confine tra finzione e realtà potrebbe assottigliarsi anche per voi.

E allora, arrivati alla fine di questa breve presentazione del romanzo, vi faccio una domanda: siete pronti a trattenere il respiro? Se respirate troppo forte, qualcuno potrebbe sentirvi.
Il respiro di Brithlow è già ora disponibile in formato cartaceo e digitale.
Aspetto, come sempre, i vostri commenti e le vostre sensazioni a caldo. Se avrete il coraggio di arrivare fino alla fine (ma sono sicuro che sarà così).


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