Scarafaggi – Delos Edizioni

Scarafaggi_coverOggi ero nel giardino della scuola in cui lavoro il giovedì. Tutti i bambini scorrazzavano di qua e di là tra nuvole di caldo, polvere e zanzare. Le mie colleghe, come me, erano affrante dalla decisione del clima estivo di soffocarci prima che la scuola sia finita, e ci facevamo forza l’un l’altra. Mi sento battere sul braccio: “Maestro, che cos’è questa?” Io giro la testa e uno dei miei bambini ha una bella scatoletta di plastica tra le mani, grande come la confezione di un paio di scarpe: nera, impolverata, con dentro un breve corridoio e un paio di stanze, porticine e fessure. La prendo in mano e la osservo. “Non lo so”, rispondo io. Arriva una delle maestre e mi dice: “Quella è la trappola per topi. Vi rendete conto che l’hanno messa in mezzo al giardino dove ci stanno i bambini?” A quel punto la poso con grande nonchalance sul tavolo e mi allontano per lavarmi le mani, unte e insudiciate dalla summenzionata trappola.

Tutto questo per introdurre, con un po’ di atmosfera, la nuova uscita del mio racconto Scarafaggi, stavolta per i tipi di Delos Edizioni, collana Imperium Horror, curata da Diego Bortolozzo. Come capirete già dal titolo, non si parla di topi.

Due parole su Scarafaggi:

NESSUNO HA PAURA DEGLI SCARAFAGGI? ORA, PROVATE A IMMAGINARE UNA MAREA DI BLATTE CHE VI INVESTE. VI SOMMERGE. IMMAGINATE QUESTI MOSTRI NERI CHE ENTRANO DALLE ORECCHIE, DEVASTANO IL VOSTRO CORPO. ESCONO, LACERANDO LE CARNI, DALLE GUANCE. ECCO. RIPETETEMI CHE NON AVETE PAURA DEGLI SCARAFAGGI.

Tenete d’occhio questo link perché l’uscita è ormai prossima: il 7 luglio!

Ecco tutti i titoli della serie:

  • 7 note nere, antologia di Maico Morellini (Premio Urania/Mondadori)
  • Cenere, racconto di Alessandro Forlani (Premio Urania/Mondadori)
  • Cambiamenti, racconto di Barbara de Carolis,
  • i tre racconti del pazzo omicida Marcus  Carriera di un criminale,  Cronistoria di un omicidio e Nebbie e ricordi astrali, di Maria Teresa de Carolis
  • La vendetta dello stregone, racconto di Lorenzo Davia
  • Scarafaggi, racconto di Fabrizio Valenza.

 

L’elfo e il delitto di Fabio Larcher

Oggi ospito uno scrittore (e ottimo ex-editore), Fabio Larcher, con una breve introduzione al suo ultimo romanzo, Un delitto al rosmarino, pubblicato per i tipi di A.Car Edizioni.

Inoltre, gli ho chiesto di presentarmi una sua lista di letture imprescindibili per la scrittura. A lui la parola.

17619218_1502011919833762_551862594_nNessuno sa davvero come (o da dove, o perché) nascano le storie, in special modo quelle che scrive. Per questo un autore non dovrebbe mai parlare delle proprie opere. Un autore è come un naufrago nel cuore di quell’oceano che è la mente: dal punto di vista in cui si trova non può avere parametri di riferimento per calcolare la propria latitudine e longitudine; non riesce a vedere se si trova più vicino a un atollo, a un’isola, a un continente, oppure al nulla equoreo. Nel presentarvi il personaggio che ho creato (Wylo Helig) e la sua prima avventura (“Un delitto al rosmarino”), dunque, vi prego di tener presente tale limitazione.
Wylo Helig è un elfo. Un elfo altolocato. Vive nella Londra vittoriana, perché è stato esiliato nel nostro mondo da un rivale (Gwyn Gwisgo). E’ un personaggio sopra le righe, incastrato a forza in un contesto ingessato, iper moralista e, allo stesso tempo, pieno di luoghi comuni positivisti. Questa circostanza fa risaltare ancor più la sua villania, il suo cinismo, la sua libidine, la sua crudeltà, la sua “alterità” rispetto all’“umano”.
Per passare il tempo, questo elfo, oltre a procurare scherzi infausti a tutto il suo prossimo, a sedurre tutte le donne, ad angustiare con la propria esistenza ogni persona che abbia la sventura di incrociare i suoi passi fatati, si dedica alla risoluzione di casi d’omicidio.
Non è un caso, in realtà (se mi consentite il bisticcio).
Ma, per spiegarvi il “perché” non sia un caso, devo tornare al punto di partenza: come nascono le storie, dove e perché, nella mente di uno scrittore?
La risposta potrebbe essere facile: nascono da altre letture.
Certo. Questo è verissimo. Le storie nascono sempre da altre storie (non dalla “vita”, se per vita intendiamo la quotidianità fisica nella quale siamo immersi ed entro cui facciamo esperienza). Esse gemmano da un ramo precedente, come succede nel mondo vegetale…
Ma anche tale affermazione e tale accostamento “ecologista” non sono esaustivi, come potrebbe sembrare. Il paragone con l’albero ci rimanda, infatti, immancabilmente, al mondo ctonio, primordiale e impersonale che, come la struttura di un condominio, ci accomuna tutti, in quanto appartamenti di quello stesso ideale edificio.

Le menti sono come cattedrali,
strutturalmente uguali,
ma ognuna decorata a modo proprio…

Perciò è vero: Wylo Helig nasce dalle mie passioni letterarie:
1) Arthur Conan Doyle e le sue storie di Sherlock Holmes o sul dottor Challenger;
2) Susanna Clarke e il suo “Jonathan Strange & il signor Norrell”;
3) Robert Louis Stevenson e i suoi “Dottor Jekyll & Mr. Hyde”, “L’isola del tesoro”, “Il ragazzo rapito” e “Il master di Ballantrae”;
4) Le fiabe del folklore inglese e irlandese; Robert Kirk e il suo “Il cappellano delle fate”;
5) I miti celtici (ovvero quel che ne è rimasto);
6) L’antropologia di James Frazer;
7) Il formalismo di Propp;
8) JRR Tolkien e il suo “Lo hobbit”;
9) Vari volumi di esoterismo;
10) Oscar Wilde, William Morris, Wilkie Collins, Rudyard Kipling, Lewis Carroll, e tanti tanti altri, che ora non mi vengono in mente.

Sono colpevole, lo ammetto!
Ma, riguardando meglio l’elenco che ho scritto, sono costretto a rilevare (e a farlo notare anche a voi), che si tratta, per lo più di testi che hanno a che fare, in qualche modo, con la sfera “religiosa”. In misura diversa, con finalità diverse, ovvio, e con mascheramenti più o meno evidenti.

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Il punto, però, è proprio questo: Wylo Helig è un elfo.
Oggi si è persa la nozione di cosa sia un elfo (o, meglio, un “essere fatato”, giacché “elfo” è un prestito della mitologia germanica e io lo uso per definire una fata di genere maschile, in mancanza di termini più pertinenti). Fino almeno al XVIII secolo (e al citato Robert Kirk, autore de “Il cappellano delle fate”), anche se io credo, ben oltre quel periodo e a dispetto delle stratificazioni culturali e letterarie, le fate erano avvertite come creature pericolose, verso le quali si operavano scongiuri e gesti apotropaici (gli irlandesi e gli scozzesi le definivano “il buon popolo”, a mo’ di captatio benevolentiae, proprio per non incorrere nel loro rancore mortale). Alcune teorie le mettevano in connessione diretta con gli spiriti dei defunti; oppure riconoscevano loro una natura “intermedia”, tra l’uomo e l’angelo, una natura “demonica”.
Giratela come vi pare, ma la tradizione pone le fate in relazione diretta con la morte. Il loro regno è un mondo simile all’aldilà.
Io non sono un antropologo, ma un semplice scrittore di storie fantastiche. Mi sento perciò scusato, se ho osato trarre deduzioni e conclusioni arbitrarie. Wylo Helig si occupa di casi di omicidio perché questa è la ripetizione, in terra, del suo ufficio nel Regno Fatato: occuparsi dei morti; trarre dalla morte la propria vitalità.
Wylo Helig è, dunque, una sorta di divinità minore dai tratti pagani. Ciò spiega anche la sua “alterità”, la sua disumanità. Egli appare malvagio, crudele, folle, triviale… ma solo all’interno di un sistema di valori e di giudizio “umani”. In realtà egli è un essere sacro. E, si sa, uno degli aspetti più evidenti del sacro è proprio la “violenza”. E “violento”, all’uomo, appare tutto quello che eccede i propri vincoli, divieti e tabù tribali (la morale).
Vi ho spiegato (dal mio punto di vista autoriale che, ripeto, potrebbe essere del tutto sbagliato: l’autore non sa davvero quello che sta facendo; è solo un veicolo delle Muse) come è nato il mio personaggio.
Non vi dirò nulla sulla sua prima avventura, “Un delitto al rosmarino” (a cui faranno seguito almeno altre tre storie, forse quattro). E’ una narrazione d’indagine, mescolata al fantasy, al weird e all’umorismo. I palati più fini non hanno apprezzato certe “grossolanità” da barzelletta triviale. Non posso farne loro una colpa; ma nemmeno potevo evitarle: il mondo di Wylo è così: eccedente la norma e la buona creanza che tutti ci rende civili. Ma starà a voi scoprire, se vorrete, la trama del breve romanzo.

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Mi preme concludere, invece, con una considerazione più generale. E’ mia convinzione che non solo “Un delitto al rosmarino”, ma tutta la letteratura, fantastica o verista sia una diretta discendente della religione. Le prime forme di letteratura sono sempre “religiose” e hanno un unico tema: la morte, l’aldilà.
Ebbene, vorrei che rifletteste: secondo voi la letteratura si è mai mossa da questo punto iniziale?
Penso di no. Penso che essa abbia continuato a rimanere proprio lì, mascherandosi per poter parlare a generazioni diverse, a culture diverse, continuando a dire ciò che aveva da dire: la morte è ciò che più ci spaventa, che più condiziona la nostra vita, che più ci costringe a porci domande su eventuali “continuazioni”, sul “dopo”. Ogni libro è un viaggio sciamanico a cavallo del lupo grigio, e descrive l’odissea cognitiva di tutti gli esseri umani. La letteratura ci dice che, togliendo il fatto religioso dalla nostra vita, eviriamo la nostra mente, rendiamo noi stessi esseri dimidiati, in balia di forze che non siamo più capaci di comprendere.
Se un libro (per quanto breve) non contiene l’universo e anche l’anti-universo (l’aldilà) e se non parla di Dio (la vita) e della morte, non ha alcuna ragion d’essere.

Il punto della situazione

mago-arkam-stregoneria-storia-della-stregoneriaÈ da molto che non scrivo sul blog, e un motivo c’è. La tesi, che ho completato e depositato, iscrivendomi finalmente a quell’esame di Laurea Magistrale che dovrebbe chiudere la mia fase universitaria, per lo meno da studente.

In effetti i progetti in cantiere sono molti e almeno i prossimi anni saranno dedicati non solo alla scrittura di narrativa (seppur in minor parte), bensì alla saggistica. Innanzitutto c’è la tesi. Il titolo è La magia quale rapporto con il divino nella narrativa. Sosterrò l’esame il 27 ottobre, orario da definire, presso l’Istituto di Scienze Religiose San Pietro Martire, in via Seminario n. 8, vicino a Piazza Cittadella, a Verona. Chi volesse venire, è libero di farlo. Tale tesi sarà poi completata e un poco trasformata, in modo da renderla pronta per una pubblicazione. Sto già cercando una casa editrice che possa dedicarle la giusta attenzione e il giusto spazio.

Non solo tesi, comunque, perché sto lavorando a un articolo filosofico sulla fenomenologia dell’atto magico. E non mi fermo qui, perché come mi ha detto il professore che ha seguito lo sviluppo della tesi, sono piuttosto interessato a questi argomenti che spesso vengono considerati marginali o ai limiti del rischio dalla teologia ufficiale. Infatti, sto elaborando un bestiario cristiano e ho intenzione di approfondire i rapporti tra Cristianesimo e alchimia e tra Cristianesimo e neopaganesimo, nella convinzione che vi sia la possibilità di far risaltare qualcosa di molto interessante e utile per tutti.

Un simile progetto, che concretizza il progetto che avevo presentato in origine per la tesi, giustamente giudicato troppo ampio e complesso e perciò ridotto al metodo di indagine sulla magia come codice di lettura della realtà nella narrativa, avrà bisogno di almeno tre anni, motivo per cui i romanzi – almeno per una volta – verranno dopo. Tuttavia, è ovvio che quanto vado approfondendo sarà nutrimento per le nuove storie, che in parte ho già programmato. A partire da quel Mondo svelato di cui di tanto in tanto vi racconto.

Per il momento è quanto. A presto!

Mondo svelato

Qui e qui parlavo dell’idea generale di questa nuova saga fantastica. L’idea si delinea sempre di più ed è iniziata la stesura del primo racconto di Mondo svelato.

Mondo svelato sarà, infatti, una serie di racconti o, per meglio dire, più serie di racconti. Città: Venezia. Epoca: oggi. Protagonista: uno scettico patentato.

Titolo del racconto: Il cellulare infinito.

A presto, con altre news.

Secondo la Parola

Natale-GiorgioneÈ un hashtag e riguarda il Vangelo del giorno. #SecondolaParola

Mi è venuta l’idea di proporvi un tweet ispirato al Vangelo del giorno. Finora ne ho pubblicati quattro, che potete leggere al mio indirizzo @FabrizioVal1972. A proposito, perché non iscriversi?

La logica di questi tweet è il fantasy. Ovvero: è possibile coniugare il fantasy con il Vangelo? Certo che sì, anzi! Il fantasy è forse una delle espressioni letterarie più adatte per comunicare il contenuto del Vangelo. Ora, non voglio certo fare il predicatore, ma mi piace l’idea di poter contribuire nel mio piccolo alla diffusione del Regno, che – come dice Gesù – è già tra di noi.

E allora, avanti con Twitter, il fantasy e il Vangelo. Nella colonna di destra ho inserito un gadget con gli ultimi tweet segnati da questo hashtag.

 

Tu sarai l’inizio – stesura /3, ovvero To much love will kill you

TOO-MUCH-LOVE.jpegFino a che punto è giusto amare? Senza limite, direte voi. Ma… sempre? E in ogni modo?

Questa è la tematica fondamentale di Tu sarai l’inizio. Trattandosi di un romanzo sull’amore – come dicevo, in modo specifico sul modo in cui gli uomini amano (ma forse anche le donne) – la questione è importantissima. Ogni stesura di romanzo ha, però, un momento in cui le cose devono apparire del tutto chiare al suo autore. Ammetto che per me molto a lungo non sono state tali.

Fino al momento della svolta. Che è arrivata, come già altre volte, sotto forma di sogno, in cui ero io che amavo e preferivo morire di amore, assieme a tutta l’umanità. Una situazione limite, ovviamente, che mi ha permesso però di comprendere come questa fosse la tematica fondamentale di tutta la storia e di come, inoltre, non potesse avere altra impronta che quella horror.

Perché chi mette a morte l’intero genere umano per vivere il proprio amore, in fin dei conti, non è il più grande carnefice della storia? O forse è solo un inguaribile romantico? Si sa, l’amore romantico (quello pieno e travolgente) è possibile solo nelle narrazioni, non nella vita reale. E, aggiungo io, grazie a Dio! Già Freddie Mercury cantava, d’altronde, che To much love will kill you (qui nella versione di Brian May del 1991).

Quando un uomo ama eccessivamente, senza limiti, perciò, la sua storia rischia di divenire un horror con i fiocchi. Tale, spero, sarà anche Tu sarai l’inizio.

Nel frattempo, se vi va, date un’occhiata a un altro paio di romanzi: uno si intitola Codice infranto (altri uomini che “amano”, ma in modo totalmente sbagliato) e l’altro Trasmissione inversa (l’amore come percorso privilegiato dell’insensatezza). Sono entrambi pubblicati dall’ottima Dunwich Edizioni.

Tu sarai l’inizio – stesura /1

genereDa venti giorni a questa parte ho ripreso in mano il mio romanzo horror apocalittico, Tu sarai l’inizio, per la stesura definitiva.

Scritto cinque anni fa e già vittima di vari rimaneggiamenti, il romanzo – cui sono molto affezionato – ha avuto bisogno del riposo di un lustro per trovare il suo senso definitivo dentro me. E così, sono giunto alla versione finale.

Di cosa parla? Di amore. E di morte. Binomio classico, direte voi. In effetti sì, però è declinata da un punto di vista tutto maschile. Ovvero: in che modo l’uomo vive l’amore e cosa è disposto a fare per esso? Protagonisti quattro uomini molto diversi tra loro: l’archeologo Giovanni, il poliziotto Giuliano, il pompiere Leonardo e il rugbista Roberto. In che modo ciascuno reagirà alla fine del mondo e, soprattutto, in cosa consisterà la fine del mondo?

Questa è solo un’anticipazione, ragazzi, perciò non posso dirvi di più. Però avete sempre la possibilità di conoscere di più gli altri miei scritti horror, nell’attesa che io abbia completato, venduto e pubblicato questo nuovo romanzo.

Potete – per esempio – acquistare Trasmissione inversa (che sta andando piuttosto bene) o Codice infranto. Nell’attesa delle novità.

Trasmissione inversa /2

51GOJ4R0NKLTrasmissione inversa è in vendita, e sta già salendo nella classifica. Ha perfino già ricevuto il primo voto, su Goodreads ed è – fortuna mia – positivo.

Qui potete acquistarlo e leggere di cosa si tratta.

Nel frattempo, un breve estratto, tutto per voi, tratto dal terzo capitolo. Il protagonista della scena è Giovanni, un buon padre di famiglia. Ha cenato e si è addormentato davanti alla TV, come succede a tanti.

Quando si risveglia, c’è una trasmissione. Un uomo e una donna sono seduti dietro un bancone. L’uomo ha capelli corti e così spettinati che danno l’effetto di un brutto parrucchino mal posizionato. La donna esprime volgarità al solo vederla, le na­ rici aperte come se faticasse a respirare, i pugni chiusi e il capo proteso in avanti.

L’uomo sta urlando qualcosa. «A soli diciotto centesimi, non uno di più, sarà vostro! Diana ha mandato un messaggio a tutti voi.»

L’immagine di un ovale con la fotografia di una donna in posizione di tre quarti, che osserva con sguardo profondo e an­ che un po’ funereo lo spettatore, appare al posto dei due bandi­ tori.

La voce in sottofondo continua. «Oggi la sfera di Diana dice che il novanta esce su Napoli e Palermo, è il miracolo di oggi!» Quel ritratto femminile che sa di cimiteriale svanisce per tor­ nare a far brillare la rozzezza dei due tizi. Adesso è la donna a

parlare. Una voce che esprime appieno l’aggressività della posa. «La sfera di Diana in questa diretta è il miracolo di no­ vembre: il numero novanta dalla sfera di Diana. Non potete dire che non vi abbiamo avvertito.» La voce diventa perfino roca e la donna alza la mano destra a puntare con l’indice lo spettatore. «Non puoi dire che non ti abbiamo avvertito. Con diciotto centesimi ti porti via tutto.»

Torna l’uomo. «Uno, due, tre! Chi chiamerà troverà tutte le giocate vincenti!»

Adesso scompare l’immagine di quei due trogloditi e al suo posto si sostituisce la dolce armonia di una musica che sembra Vangelis suonato da Richard Clayderman. Sullo schermo un cartiglio con due numeri vincenti e la scritta: Centenario ber­ saglio preso!!! La sfera di Diana.

Giovanni non è così rincoglionito da non rendersi conto del­ la bruttura commerciale cui sta assistendo e prende il teleco­ mando. In effetti non sa nemmeno spiegarsi come sia finito su quel canale, a meno che non soffra di sonnambulismo, dato che dormiva.

Vaffanculo, pensa. Manda indietro con il pulsante per risalire i canali fino a quelli più conosciuti. Dovrebbe andarsene a let­ to, in effetti: sono le due e un quarto e Paola e Ruggero saranno sprofondati nel sonno da tempo. Lui invece ha ancora gli abiti del lavoro. Ha perfino cenato con quei vestiti e adesso gli dan­ no la sensazione di non aver mai staccato dall’ufficio.

Vorrebbe tanto prendersi una pausa vacanziera. Subito dopo averlo pensato, però, gli torna in mente che ha già prenotato il tutto. Parigi. Un sollievo si espande dentro di lui.

«Diana ha mandato un messaggio a tutti voi!»

In TV ci sono ancora quei due tizi, con il loro carico di ag­ gressività e volgarità. La donna batte le mani sul bancone e strilla: «È il miracolo di oggi, il miracolo di novembre. A soli diciotto centesimi!»

Ma non aveva cambiato canale? Torna indietro con il pul­ sante, ma si rende conto che su ogni frequenza c’è la stessa tra­ smissione. Giovanni aggrotta la fronte: si vendono i programmi tra di loro? Forse di notte tutti i canali commerciali condivido­ no le trasmissioni. Poi si rende conto di aver pensato a una cosa assurda.

L’uomo sta per riprendere a gridare che «a soli diciotto cen­ tesimi, non uno di più, sarà vostro!», quando la trasmissione si interrompe. Solo rumore bianco, adesso, poi nemmeno più quello.

Effetto neve.

Un continuo sfarfallio su un televisore al plasma. Giovanni non ha mai sentito dire che su una TV di ultima generazione possa accadere e il solo pensiero lo irrita. Si alza e assesta una botta sul bordo dell’apparecchio, come se si trattasse di un pro­ blema di cavo o qualcosa del genere. Poi rimane colpito da qualcosa.

«Ma che…» dice appena.

Quindi si allontana piano piano dalla TV, lo sguardo attratto da qualcosa che solo lui vede, nonostante il continuo effetto neve che non accenna ad andarsene. Giovanni retrocede fino a sedersi sul divano, proteso in avanti per osservare al meglio.

Ruota perfino la testa come se tentasse di capire ciò che i suoi occhi vedono e non vedono. Il telecomando gli cade, la sua mano non riesce più a trattenere nulla. Si alza, stacca gli

occhi dalla TV e si dirige verso il corridoio. Arrivare da lì alla cucina è poca cosa. I passi non sono quelli sicuri di un uomo sveglio, assomigliano piuttosto a quelli di un sonnambulo. Rie­ sce a evitare i mobili – lo spigolo della credenza, il tavolo e le sedie – e fa il giro della cucina per avviarsi ai cassetti. Apre il primo e afferra un coltello a lama larga, di quelli molto affilati che servono a tagliare le costate di manzo o a incidere in pro­ fondità un tacchino bello gonfio. Si specchia sulla lama, ma non vede nulla nel buio della cucina. Perciò si dirige fuori, ver­ so il soggiorno e alla luce del lume osserva il suo riflesso nel coltello. Poi lo lascia cadere a terra. Quello rimbalza sul tappe­ to e non fa rumore, motivo per cui né Paola né Ruggero si sve­ gliano.

Forse in quel momento Giovanni sta pensando, e magari sta pensando di essere sul punto di commettere un atroce sbaglio. Cosa gli è preso? Però continua a camminare e si orienta senza vedere nulla. Esce dal soggiorno, apre la porta di casa e si diri­ ge verso il capanno degli attrezzi, quello sempre aperto dove, di tanto in tanto, ripara qualcosa in compagnia di Ruggero. Si siede sul ceppo dove taglia la legna per l’inverno e lì si prende la faccia tra le mani.

Infine lascia cadere le mani sulle gambe e vede che alla sua sinistra c’è – ancora poggiata al bancone da lavoro dall’ultima volta che l’ha usata, cioè più di otto mesi prima – l’accetta, quella più piccola.

Sarà sufficiente.

La afferra e si dirige in casa. Va innanzitutto dalla moglie.

Spero sia sufficiente a farvi venire… l’acquolina in bocca, scusate la frase fatta. A domani, con un’ultima anticipazione e un ulteriore approfondimento.

Scrivere un libro: il talento non può bastare

Il primo degli articoli pensati appositamente per Altrisogni.it. Una nuova collaborazione, all’insegna dell’approfondimento per chi voglia curare e migliorare la qualità della propria scrittura. Per leggerlo, basta cliccare il link più in basso.

Buona lettura!

Scrivere un libro: visione del mondo, talento e stile, tre aspetti che distinguono lo scrittore dallo scribacchino. Articolo di Fabrizio Valenza.

Sorgente: Scrivere un libro: il talento non può bastare

Superpromozione fantasy, horror e romance su Amazon

genereSolo per domani venerdì 29 aprile su Amazon, una superpromozione di alcuni titoli fantasy, horror e romance di Fabrizio Valenza.

Ecco la lista completa:

Il viaggio nel Masso Verde – fantasy
La faida dei Logontras – fantasy
Il cammino di un mago – fantasy
La battaglia di Passo Keleb – fantasy
I ghiacci di Passo Ceti – fantasy
La guerra dei gelehor – fantasy
La ragazza della tempesta – romance
Veniva dal mare – romance
Notte senza uscita – thriller
Strega – horror
L’alieno nella mente – racconti soprannaturali
Il cantastorie orbo – horror
La filosofia del baule – poliziesco
Amore, poi risorto – raccolta di poesie
Una prosa efficace: pochi consigli ma buoni – saggistica

15 titoli. E voi, siete pronti a scaricare il vostro? Potete anche fare il download di ciascuno. Passate parola!