L’isola dei morti di Sergej Rachmaninov

Il grande compositore russo Sergej Rachmaninov scrisse il suo poema sinfonico L’isola dei morti nei primi mesi del 1909. All’epoca era all’apice del successo, ma la modalità con la quale giunse alla sua composizione è piuttosto curiosa.

Il compositore dedicò l’opera all’amico Nikolaj Struve (qui a sinistra). Il poema sinfonico costituisce uno dei capolavori dell’autore russo, e descrive in modo immaginifico ed efficace l’approdo in barca su quell’isola che tanto colpì la sua immaginazione. I dipinti, però, quelli di Böcklin, Rachmaninov non li vide mai di persona. Rimase profondamente colpito da una sua riproduzione. Una copia del dipinto che, però, era in bianco e nero.

Forse fu proprio questo l’elemento determinante per la sua ispirazione, se è vero fino in fondo quanto ebbe a dire alla sua amica scrittrice Marietta Šaginjan, e cioè che non gli riuscivano con facilità i colori gioiosi e luminosi. Il bianco e nero lo spinse, probabilmente, a colmare della sua sensibilità personale gli eventi relativi alla raffigurazione massiccia, della quale disse

La prima volta vidi a Dresda solo una copia del notevole quadro di Böcklin. La composizione massiccia ed il soggetto mistico di questo quadro provocarono in me una grande impressione, ed essa determinò l’atmosfera del poema. In seguito vidi a Berlino il quadro originale. A colori non mi emozionò particolarmente. Se avessi visto per primo l’originale, forse non avrei composto la mia Isola dei morti. Il quadro mi piace di più in bianco e nero.

Riferito da Eero Tarasti in Semiotics of Classical Music: How Mozart, Brahms and Wagner Talk to Us, Walter de Gruyter, 2012, p. 385.

Sebbene Rachmaninov si rifiutasse di pubblicare un programma di ascolto del poema sinfonico, una qualche sorta di guida per l’ascoltatore, l’elemento magico ispiratogli dal dipinto di Böcklin (e che ispirò, tra gli altri, anche il compositore Max Reger nel 1913 con Quattro poemi musicali) traspare splendidamente, tanto da evidenziare alla mente e al cuore dell’ascoltatore una storia che, colma di magia e forza narrativa, si alterna tra vicende di morte e d’amore.

Così Enrico Girardi, musicologo milanese, descrive brevemente l’andamento musicale del poema:

La dinamica immobile dell’acqua, ad esempio, si coglie fin dall’apertura del sipario negli ostinati di arpa, archi gravi, clarinetto basso, corni e timpani; lo sciabordio della barca mossa dai remi dello psicopompo Caronte è reso da un ritmo in 5/4; i pedali suggeriscono la calma della scena. E soprattutto il contrasto tra la vita e la morte è reso da un lato dalla presenza del motivo del Dies Irae gregoriano, così caro al musicista russo (lo aveva abbondantemente usato in tutti i quattro tempi della Prima Sinfonia e lo userà ancora nelle Danze sinfoniche) e, dall’altro lato, dall’irrompere di un magnifico, rapinoso tema di marcata intensità espressiva, che sembra voler rappresentare un ricordo gioioso della vita prima di soccombere al potente dominio della morte.

Tratto da flaminioonline.it

Non vi rimane, perciò, che abbandonarvi alla musica e lasciarvi trasportare dall’immaginazione. Subito dopo, però, non potete mancare alla lettura de L’isola dei morti, il mio nuovo romanzo.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...