Scarafaggi – Delos Edizioni

Scarafaggi_coverOggi ero nel giardino della scuola in cui lavoro il giovedì. Tutti i bambini scorrazzavano di qua e di là tra nuvole di caldo, polvere e zanzare. Le mie colleghe, come me, erano affrante dalla decisione del clima estivo di soffocarci prima che la scuola sia finita, e ci facevamo forza l’un l’altra. Mi sento battere sul braccio: “Maestro, che cos’è questa?” Io giro la testa e uno dei miei bambini ha una bella scatoletta di plastica tra le mani, grande come la confezione di un paio di scarpe: nera, impolverata, con dentro un breve corridoio e un paio di stanze, porticine e fessure. La prendo in mano e la osservo. “Non lo so”, rispondo io. Arriva una delle maestre e mi dice: “Quella è la trappola per topi. Vi rendete conto che l’hanno messa in mezzo al giardino dove ci stanno i bambini?” A quel punto la poso con grande nonchalance sul tavolo e mi allontano per lavarmi le mani, unte e insudiciate dalla summenzionata trappola.

Tutto questo per introdurre, con un po’ di atmosfera, la nuova uscita del mio racconto Scarafaggi, stavolta per i tipi di Delos Edizioni, collana Imperium Horror, curata da Diego Bortolozzo. Come capirete già dal titolo, non si parla di topi.

Due parole su Scarafaggi:

NESSUNO HA PAURA DEGLI SCARAFAGGI? ORA, PROVATE A IMMAGINARE UNA MAREA DI BLATTE CHE VI INVESTE. VI SOMMERGE. IMMAGINATE QUESTI MOSTRI NERI CHE ENTRANO DALLE ORECCHIE, DEVASTANO IL VOSTRO CORPO. ESCONO, LACERANDO LE CARNI, DALLE GUANCE. ECCO. RIPETETEMI CHE NON AVETE PAURA DEGLI SCARAFAGGI.

Tenete d’occhio questo link perché l’uscita è ormai prossima: il 7 luglio!

Ecco tutti i titoli della serie:

  • 7 note nere, antologia di Maico Morellini (Premio Urania/Mondadori)
  • Cenere, racconto di Alessandro Forlani (Premio Urania/Mondadori)
  • Cambiamenti, racconto di Barbara de Carolis,
  • i tre racconti del pazzo omicida Marcus  Carriera di un criminale,  Cronistoria di un omicidio e Nebbie e ricordi astrali, di Maria Teresa de Carolis
  • La vendetta dello stregone, racconto di Lorenzo Davia
  • Scarafaggi, racconto di Fabrizio Valenza.

 

10 canzoni per la scrittura

Tumblr_mfhvrjroCB1r2n2w2o5_500Ebbene sì, parecchie volte sono stato ispirato da canzoni di musica leggera, di vario genere. Solitamente hanno fatto da leit motiv per interi romanzi o anche per singole scene.

Ecco una serie di dieci canzoni e i brani che esse mi hanno condotto a scrivere.

  1. A Heart Full of Love (da Les Miserables, di Claude-Michel Schönberg). Lo vidi a Londra nel 2008 cantato da Jon Robyns nella parte di Marius e Leanne Dobinson in quella di Cosette. Mi colpì così tanto, che divenne il cuore pulsante del mio romance La ragazza della tempesta. (Qui un video… anche se si vede maluccio)
  2. Wichita Lineman (di Glen Campbell). Bellissima canzone country degli anni Sessanta, ha ispirato il capitolo 9 del mio horror Commento d’autore, originariamente pubblicato da Linee Infinite. Descrive perfettamente una certa solitudine “da deserto” del protagonista.
  3. PS I love you (dei Beatles). Titolo e leit motiv del romanzo horror omonimo (secondo volume della serie Le sette case, originariamente pubblicata da GDS Edizioni): you you you. Una fissazione, sia per gli scarafaggi di Liverpool che per il protagonista del romanzo.
  4. To Afraid to Love You (dei Black Keys). Accompagna un piano sequenza del romanzo Il diavolo di Tourette, quinto volume delle Sette case. Vi segnalo la bellissima versione live.
  5. Goodnight Moon (di Shivaree). Segna un passaggio importante del romanzo Intervista, sesto volume della serie Le sette case. Nel romanzo sbagliai, attribuendola a Shania Twain.
  6. A Saucerful of Secrets (dei Pink Floyd). Punto di riferimento e chiave musicale del racconto Il gioco del diavolo (contenuto in Un assaggio di Dunwich 3), preambolo del romanzo Codice infranto (pubblicato da Dunwich Edizioni).
  7. Ring of Fire (di Johnny Cash), una delle canzoni che mi hanno accompagnato nella stesura del romanzo apocalittico (mai pubblicato) Tu sarai l’inizio.
  8. The Happy Wanderer (di Luis Prima), il vero leit motiv di Tu sarai l’inizio e del suo protagonista. Ah ah ah.
  9. At Last (cantata da Etta James), direttamente dalla colonna sonora di Sogno, romanzo drammatico mai pubblicato (ma la speranza è l’ultima a morire). La sua spensierata primavera contrasta con la depressione del protagonista.
  10. Hieroglyphics (di Franco Piersanti), dalla colonna sonora del Commissario Montalbano, accompagna con la sua malinconia la pensierosa giornata di Lidia Panfili, direttamente dal romanzo Veniva dal mare, romance che costituisce il seguito della Ragazza della tempesta.

Anche voi avete canzoni che vi suggeriscono parole?

L’anima e il suo simbolismo

img_4407L’anima si esprime tramite il simbolismo, dicevamo. Una prova di questo si trova nel modo in cui gli archetipi di cui parlava Jung si ripropongono nell’immaginario. Detto così, potrebbe sembrare che si tratti di un concetto del tutto teorico. Eppure, parliamo di qualcosa che più concreto sarebbe difficile pensare.

Per chiarirlo, faccio un esempio tratto direttamente da una delle scene di Il viaggio nel Masso Verde, il primo volume del mio fantasy, partendo però da ciò che il filosofo Erich Neumann illustra in “La grande madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio” (Astrolabio 1981, cfr. pagg. 156-162).

Parlando del carattere elementare negativo del Femminile, che si traduce normalmente in una figura femminile capace di divorare e distruggere, Neumann ne ripercorre alcune incarnazioni: parla della dea Kâli, che nella sua forma orrenda porta alle labbra il calice-teschio, ma la cui immagine più misteriosa è quella in cui le sue mani sono umane. Una è tesa  E l’altra accarezza teneramente le teste dei cobra. I suoi seni animali, così repellenti, ricordano i seni così simili della dea madre africana. Ma il cobra che le cinge i fianchi come una cintura e che con la testa cappuccio accenna all’utero femminile è lo stesso serpente che si acciambella in grembo alla sacerdotessa cretese dei serpenti, che forma la gonna di serpenti della dea messicana Coaticlue e che circonda i fianchi delle Gorgoni greche. Inoltre,  accanto alla caverna e al corpo-vaso, la porta costituisce, in quanto ingresso e utero, uno dei simboli primordiali della grande madre. La struttura del Dolmen, due pilastri sormontati da un orizzontale, è una delle rappresentazioni più antiche della natura del femminile.

Tutto questo torna in quella scena di Il viaggio nel Masso Verde in cui Geshwa si imbatte in Aissa Maissa. Dapprima si presenta come una sorta di sostituto materno che vuole soccorrerlo, ma poi si mostra per ciò che è: un mostro rinsecchito, dal corpo irto di peli e con un serpente a farle da cintura, che vive in una grotta all’interno della quale sono accatastati i teschi di bambini sacrificati alla sua voglia di morte (non dissimilmente da quanto avviene in certe rappresentazioni della dea Kâli).

Ovviamente, quando scrissi il brano non conoscevo le raffigurazioni della dea Kâli, ma solo quelle delle fade tipiche della zona della Lessinia, cui mi sono ispirato per la rappresentazione della scena. Il recupero di questo simbolismo del femminile, tuttavia, permette di parlare direttamente al cuore del lettore, che pescherà dal pozzo infinito dell’inconscio collettivo quanto è ancora valido per la propria esperienza vitale.

Simbolo e racconto: porta dell’anima

copertina 2Il simbolo è una finestra, aperta sull’inatteso. L’inatteso vive spesso (per non dire sempre) dentro di noi. Se l’inatteso emerge in superficie, ci parla come una novità, capace di modificare il nostro rapporto con il mondo, conseguenza del nostro cambiamento interiore.

Il racconto è una struttura sensata di simboli.

Non esiste, a dire il vero, narrazione che non lo sia, anche la più trita e banale. Certo, nel caso di un racconto scontato e banale, quella che viene utilizzata è una “simbolica” talmente conosciuta, da apparire ormai priva di ogni capacità di smuoverci. Come se ascoltassimo una canzone udita mille volte: la anticipiamo nella nostra mente e la priviamo di ogni possibilità di dirci qualcosa di nuovo.

Si possono, tuttavia, utilizzare simboli conosciuti in modo nuovo, creando collegamenti inattesi, pescando direttamente dalle profondità di se stessi. Ciò che è sorprendente, infatti, nasce sempre dalla sincerità di un cuore. Un’anima capace di raccontare la verità di sé, diverrà capace di narrare secondo una “simbolica” che apparirà sempre nuova, pure se utilizzata già mille volte. Addirittura, un autore può utilizzare sempre lo stesso simbolo, raccontandolo però in un modo sempre differente, creando storie del tutto diverse.

Io, per esempio, ho utilizzato lo “scarafaggio”, creatura per me del tutto repellente, con significati differenti, ma in qualche modo collegati tra loro (e come capaci di creare una struttura di senso leggibile in maniera inconscia), in vari racconti e romanzi: in La faida dei Logontras, in Commento d’autore, in La porta sbagliata e in Scarafaggi.

 

Il fantasy come narrazione simbolica dell’anima

Riddaren_rider_by_John_Bauer_1914Da quando ho iniziato a scrivere fantasy, ovvero all’età di trent’anni, non ho più smesso. La mia prima produzione è stata Storia di Geshwa Olers, ed è al momento il romanzo nel quale mi sento maggiormente coinvolto, perfino a dispetto degli horror, piccoli successi del mio ancora breve cammino di scrittore. Il motivo è presto spiegato: in quanto fantasy, esso fa riferimento diretto alla narrazione simbolica che la nostra anima inscena nella parte più profonda della nostra personalità.

Parlo di anima nel senso che le dava C. G. Jung, ovvero come dell’archetipo femminile insito in ciascuno di noi, capace di farci crescere nel miglioramento. Soprattutto per gli uomini, l’anima è un’attività di continua ricerca e di superamento del limite della situazione di necessità, che ci spingerebbe a rimanere ancorati a ciò che conosciamo dalla nascita. Per evolversi, l’essere umano ha bisogno di cogliere il fascino di tutto ciò che sta ben al di là del piccolo giardinetto privato, ha bisogno di alzare lo sguardo verso il cielo e, se possibile, verso l’orizzonte ancora nascosto. L’anima ci aiuta in questo lavoro continuo.

Per affascinarci e attrarci, l’anima utilizza l’immaginario simbolico. La narrazione simbolica è la più adatta a trascinarci fuori dal nostro giardino, permettendoci di vivere e confrontarci con ciò che risiede nelle nostre profondità, ma che ancora non è stato attivato. L’immaginazione simbolica, così tipica della narrazione fantastica in generale, ma ancor di più della narrativa fantasy – se ben fatta – è l’ancora di salvezza per un essere umano in continua ricerca di un orizzonte più ampio nella vita, spesso così soffocata dalla società in cui viviamo.

Sembro scomparso – aggiornamenti

BANNER versione BpiccoloSembro scomparso, ma non lo sono. La strada per completare il VII volume di Storia di Geshwa Olers (i cui primi sei volumi sono acquistabili su Amazon) è ancora lunga, ma nell’arco di due o tre mesi dovrei riuscire a vedere il traguardo. Vi annuncio già che sarà il volume più rivoluzionario, come ho già scritto altre volte in altri luoghi.

Il sole sulle bianche torri sarà composto da tre parti. La prima di queste è uscita su Feedbooks alcuni mesi fa e non ha avuto il successo in termini di download che avrei sperato, forse perché prima parte di un’unità (al momento) monca. Il che è comprensibile. La seconda parte sarà il punto di snodo di tutta la saga, perché metterà nella giusta luce qualunque cosa sia stata scritta nelle tremila pagine precedenti. La terza parte costituirà la degna conclusione. Il volume comprenderà, ovviamente, tutte e tre le parti.

Nell’attesa di questo VII volume, potete continuare ad acquistare i miei due romanzi horror pubblicati con Dunwich Edizioni (qui trovate Trasmissione inversa), che mi stanno dando piccole soddisfazioni, oppure un altro di quelli autonomamente messi in vendita su Amazon. In ogni caso, ancora un grazie a tutti, in modo particolare a coloro che hanno iniziato a seguire questo blog in un periodo di magra.

Fabrizio

Su Codice infranto – da Letteratura Horror.it

Codice-Infranto-ver2-by-sabercore23Giusto per ricordare, quel che diceva il sito Letteratura Horror circa il mio primo romanzo targato Dunwich Edizioni, Codice infranto:

“Se si legge il romanzo di Fabrizio Valenza non si rimane a bocca asciutta, né ci si perde nei suoi meandri, anzi quasi se ne vorrebbe sempre di più.
Codice infranto è una storia horror in pieno stile, con grandi riferimenti al sopranaturalee, anche, leggermente splatter – cosa che non guasta mai – e riesce a provocare un’empatia-antipatia con i protagonisti che lega il lettore ancora di più al testo.
La tematica trattata, la pedofilia, è molto delicata e spesso il libro è “disturbante” poiché vengono presentate immagini forti, a volte eccessive, mai morbose e inutili, però, sempre intonate con il racconto, il tutto ha un fine ed è un fine importante. Fino a ora non avevamo mai trovato libri di genere che trattassero questo argomento in modo così crudo e deciso, mai nessuno che lo condannasse nel modo così deciso e autorevole.”

Potete leggere l’intera recensione a questa pagina e acquistare il romanzo qui. Inoltre, ricordatevi che non solo il passaparola è importante, ma anche l’inserimento dei commenti e dei voti nei siti di acquisto. Per esempio, ricordatevi di inserire il vostro voto e il vostro commento su Amazon circa Trasmissione inversa. Che continua ad andare bene, grazie a tutti voi!

Sui luoghi dei romanzi – Zoagli, ovvero La ragazza della tempesta e Veniva dal mare

I luoghi dei miei romanzi sono (quasi sempre) esistenti, anche quando si tratta di paesi totalmente inventati (come nel caso di Verulengo).

Esprimono caratteristiche proprie della mia gente, dei Veneti o dei Veronesi. La maggior parte delle volte, degli Italiani. In due casi particolari, però, ovvero La ragazza della tempestaVeniva dal mare, il paese è realmente esistente e l’ho descritto prima di esservi stato concretamente, per poi scoprire di averlo descritto piuttosto bene. Si tratta di Zoagli, bellissima località tra Rapallo e Santa Margherita Ligure, dove mi sono recato in vacanza in quest’ultima settimana. Località meravigliosa!

In questa cittadina avvengono gli accadimenti che portano Lidia Panfili a bussare alla porta di Riccardo Gaglioffi, a innamorarsene fino al punto di non poterlo più lasciare, nonché alle disavventure che la riguardano, soprattutto nel secondo volume e, poi, nel terzo (che deve ancora essere pubblicato).

Perciò, perché non dare un’occhiata non solo alle fotografie che pubblico in questo post, ma anche ai due romanzi pubblicati tramite Amazon? La ragazza della tempesta e Veniva dal mare vi aspettano!

Tu sarai l’inizio – stesura /2

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Tra i protagonisti di Tu sarai l’inizio c’è anche un bambino. Si chiama Giulio, ha quattro anni e una sorella, Lorena. È il figlio di Roberto, rugbista, fratello di uno dei personaggi principali, Giovanni.

Giulio riceve un dono e grazie a questo diviene capace di leggere nel presente altrui e nel prossimo futuro di chi gli è vicino. Una straordinaria dote che, presto, si trasforma in una fonte di preoccupazione per chi ha a che fare con lui e una maledizione per se stesso.

Come ogni bambino, però, troverà il modo di cavarsela e di far quadrare il cerchio. Perché ogni bambino è capace di far quadrare il cerchio, volente o nolente.

Già in altri romanzi horror mi è capitato di raccontare le vicende, spesso tristi o violente, di bambini e ragazzini. Mi è capitato in Commento d’autore, dove la figlia dello scrittore Cesare Ombroso si riscopriva medium, e mi è capitato soprattutto in Codice infranto, dove alcuni bambini morti attuano una vendetta sottile nei confronti dei loro carnefici. Se volete leggere quel romanzo, edito da Dunwich Edizioni, potete farlo acquistandolo per esempio sul sito Amazon.

I bambini sono spesso vittime, è un dato di fatto di cui mi rendo sempre più conto tramite il mio lavoro. Se non lo sapete, insegno alla Scuola dell’Infanzia. Mi trovo dunque in un osservatorio speciale per i piccoli che vanno dai 3 ai 6 anni. I primi artefici dei loro problemi sono solitamente i genitori, che troppo spesso fanno finta di non rendersi conto di quanto stiano soffrendo in certe situazioni o che, addirittura, provocano la loro sofferenza per vie spesso inconsapevoli: volendo che siano in un modo piuttosto che in un altro, idealizzandoli, riempiendoli di attenzioni eccessive, parcheggiandoli da nonni o vicini. E così, l’infanzia, che spesso viene considerata la fase di vita più serena, si trasforma talvolta in un periodo colmo di frustrazioni e di difficoltà.

Ma le risorse dei piccoli sono, per l’appunto, grandi. Scopritele con Codice infranto. Ne vale la pena. Finora è il mio romanzo che ha ottenuto commenti e voti maggiormente positivi. Ovvio, c’è sempre posto e tempo per Trasmissione inversa, che si sta battendo bene. In ogni caso, buona lettura!

Montecastello – Garda Lake

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Il Monte Baldo, vulcano spento, chiamato Monte Shangil in “Storia di Geshwa Olers”.

Da Montecastello, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, si gode di una veduta spettacolare del lago e del Monte Baldo. Il Lago di Garda e il Monte Baldo hanno una particolare importanza nel mio romanzo fantasy Storia di Geshwa Olers: il primo è chiamato Karnaset, il secondo Monte Shängil. Del Karnaset si parla in modo particolare – collegato al Midilonge – in Il viaggio nel Masso Verde, e del secondo se ne parla in modo speciale in La battaglia di Passo Keleb.

Eccovi alcune foto.