Il fantasy come narrazione simbolica dell’anima

Riddaren_rider_by_John_Bauer_1914Da quando ho iniziato a scrivere fantasy, ovvero all’età di trent’anni, non ho più smesso. La mia prima produzione è stata Storia di Geshwa Olers, ed è al momento il romanzo nel quale mi sento maggiormente coinvolto, perfino a dispetto degli horror, piccoli successi del mio ancora breve cammino di scrittore. Il motivo è presto spiegato: in quanto fantasy, esso fa riferimento diretto alla narrazione simbolica che la nostra anima inscena nella parte più profonda della nostra personalità.

Parlo di anima nel senso che le dava C. G. Jung, ovvero come dell’archetipo femminile insito in ciascuno di noi, capace di farci crescere nel miglioramento. Soprattutto per gli uomini, l’anima è un’attività di continua ricerca e di superamento del limite della situazione di necessità, che ci spingerebbe a rimanere ancorati a ciò che conosciamo dalla nascita. Per evolversi, l’essere umano ha bisogno di cogliere il fascino di tutto ciò che sta ben al di là del piccolo giardinetto privato, ha bisogno di alzare lo sguardo verso il cielo e, se possibile, verso l’orizzonte ancora nascosto. L’anima ci aiuta in questo lavoro continuo.

Per affascinarci e attrarci, l’anima utilizza l’immaginario simbolico. La narrazione simbolica è la più adatta a trascinarci fuori dal nostro giardino, permettendoci di vivere e confrontarci con ciò che risiede nelle nostre profondità, ma che ancora non è stato attivato. L’immaginazione simbolica, così tipica della narrazione fantastica in generale, ma ancor di più della narrativa fantasy – se ben fatta – è l’ancora di salvezza per un essere umano in continua ricerca di un orizzonte più ampio nella vita, spesso così soffocata dalla società in cui viviamo.

Sembro scomparso – aggiornamenti

BANNER versione BpiccoloSembro scomparso, ma non lo sono. La strada per completare il VII volume di Storia di Geshwa Olers (i cui primi sei volumi sono acquistabili su Amazon) è ancora lunga, ma nell’arco di due o tre mesi dovrei riuscire a vedere il traguardo. Vi annuncio già che sarà il volume più rivoluzionario, come ho già scritto altre volte in altri luoghi.

Il sole sulle bianche torri sarà composto da tre parti. La prima di queste è uscita su Feedbooks alcuni mesi fa e non ha avuto il successo in termini di download che avrei sperato, forse perché prima parte di un’unità (al momento) monca. Il che è comprensibile. La seconda parte sarà il punto di snodo di tutta la saga, perché metterà nella giusta luce qualunque cosa sia stata scritta nelle tremila pagine precedenti. La terza parte costituirà la degna conclusione. Il volume comprenderà, ovviamente, tutte e tre le parti.

Nell’attesa di questo VII volume, potete continuare ad acquistare i miei due romanzi horror pubblicati con Dunwich Edizioni (qui trovate Trasmissione inversa), che mi stanno dando piccole soddisfazioni, oppure un altro di quelli autonomamente messi in vendita su Amazon. In ogni caso, ancora un grazie a tutti, in modo particolare a coloro che hanno iniziato a seguire questo blog in un periodo di magra.

Fabrizio

Su Codice infranto – da Letteratura Horror.it

Codice-Infranto-ver2-by-sabercore23Giusto per ricordare, quel che diceva il sito Letteratura Horror circa il mio primo romanzo targato Dunwich Edizioni, Codice infranto:

“Se si legge il romanzo di Fabrizio Valenza non si rimane a bocca asciutta, né ci si perde nei suoi meandri, anzi quasi se ne vorrebbe sempre di più.
Codice infranto è una storia horror in pieno stile, con grandi riferimenti al sopranaturalee, anche, leggermente splatter – cosa che non guasta mai – e riesce a provocare un’empatia-antipatia con i protagonisti che lega il lettore ancora di più al testo.
La tematica trattata, la pedofilia, è molto delicata e spesso il libro è “disturbante” poiché vengono presentate immagini forti, a volte eccessive, mai morbose e inutili, però, sempre intonate con il racconto, il tutto ha un fine ed è un fine importante. Fino a ora non avevamo mai trovato libri di genere che trattassero questo argomento in modo così crudo e deciso, mai nessuno che lo condannasse nel modo così deciso e autorevole.”

Potete leggere l’intera recensione a questa pagina e acquistare il romanzo qui. Inoltre, ricordatevi che non solo il passaparola è importante, ma anche l’inserimento dei commenti e dei voti nei siti di acquisto. Per esempio, ricordatevi di inserire il vostro voto e il vostro commento su Amazon circa Trasmissione inversa. Che continua ad andare bene, grazie a tutti voi!

Sui luoghi dei romanzi – Zoagli, ovvero La ragazza della tempesta e Veniva dal mare

I luoghi dei miei romanzi sono (quasi sempre) esistenti, anche quando si tratta di paesi totalmente inventati (come nel caso di Verulengo).

Esprimono caratteristiche proprie della mia gente, dei Veneti o dei Veronesi. La maggior parte delle volte, degli Italiani. In due casi particolari, però, ovvero La ragazza della tempestaVeniva dal mare, il paese è realmente esistente e l’ho descritto prima di esservi stato concretamente, per poi scoprire di averlo descritto piuttosto bene. Si tratta di Zoagli, bellissima località tra Rapallo e Santa Margherita Ligure, dove mi sono recato in vacanza in quest’ultima settimana. Località meravigliosa!

In questa cittadina avvengono gli accadimenti che portano Lidia Panfili a bussare alla porta di Riccardo Gaglioffi, a innamorarsene fino al punto di non poterlo più lasciare, nonché alle disavventure che la riguardano, soprattutto nel secondo volume e, poi, nel terzo (che deve ancora essere pubblicato).

Perciò, perché non dare un’occhiata non solo alle fotografie che pubblico in questo post, ma anche ai due romanzi pubblicati tramite Amazon? La ragazza della tempesta e Veniva dal mare vi aspettano!

Montecastello – Garda Lake

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Il Monte Baldo, vulcano spento, chiamato Monte Shangil in “Storia di Geshwa Olers”.

Da Montecastello, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, si gode di una veduta spettacolare del lago e del Monte Baldo. Il Lago di Garda e il Monte Baldo hanno una particolare importanza nel mio romanzo fantasy Storia di Geshwa Olers: il primo è chiamato Karnaset, il secondo Monte Shängil. Del Karnaset si parla in modo particolare – collegato al Midilonge – in Il viaggio nel Masso Verde, e del secondo se ne parla in modo speciale in La battaglia di Passo Keleb.

Eccovi alcune foto.

Prime day e Dunwich Edizioni

Codice-Infranto-ver2-by-sabercore23Buongiorno a tutti. Oggi parliam di altre uscite per Dunwich Edizioni. Perché se non lo sapete, oggi è il Prime Day di Amazon e quel che significa potete andarlo a leggere qui. In breve, il Grande Giorno delle Promozioni Amazon.

Su Amazon trovate molti miei libri, per non dire quasi tutti, ma vorrei segnalarvene solo alcuni. Quelli pubblicati da Dunwich Edizioni. Perché se ultimamente è uscito Trasmissione inversa, il quinto capitolo della Cthulhu Apocalypse che sta avendo un buon successo (ivi compreso, pare, il mio volume, che si può leggere indipendentemente dagli altri), prima era stato pubblicato Codice infranto, da molti giudicato il mio miglior romanzo, sebbene a tematiche forti.

Ecco, dunque, di cosa parla. Qui il link per l’acquisto.

Rocco Costanzo, Angelo Tiraboschi e Gustavo Nicolis sono insegnanti e colleghi presso una scuola di Verona. Nascondono un segreto tremendo: tutti e tre pedofili, nel giro di dodici anni hanno violentato e ucciso otto bambini, proteggendosi con un codice di comportamento creato appositamente. Ma quando una domenica pomeriggio Angelo Tiraboschi infrange le regole per soddisfare i propri istinti, uccidendo un ragazzo che si prostituiva, il trio piomba nell’orrore. 
Angelo Tiraboschi è il primo a morire in modo violento e impressionante. La maledizione che l’ultimo giovane assassinato gli ha lanciato prima di spegnersi inizia a mostrare il suo alone di minaccia. E Rocco Costanzo, il leader del gruppo, comincia ad avere degli incubi, nei quali i bambini che i tre hanno seviziato e ucciso tornano a visitarlo…

Ed ecco cosa ne pensano alcuni (tra i quali Danilo Arona, scusate se è poco!):

“La tematica trattata è molto delicata e spesso il libro è “disturbante” poiché vengono presentate immagini forti, a volte eccessive, mai morbose e inutili, però, sempre intonate con il racconto, il tutto ha un fine ed è un fine importante.” ( LETTERATURA HORROR)

“Un romanzo breve ma concentrato, che non lascia niente al caso” ( La Bancarella del Libro)

“Quando le più inconcepibili perversioni dell’uomo riusciranno a materializzare l’oscurità attorno a te, non nutrire più alcun dubbio. Ogni codice è stato infranto. Milioni di stelle si sono già spente. E un abominio di carne e di sangue si fa largo nella nostra realtà ed esige vendetta. Codice infranto di Fabrizio Valenza, perfetto mix di mystery e supernatural, è un libro che ti s’inchioda alle mani.” ( DANILO ARONA)

 

Trasmissione inversa /5

Ovvero, giocare con il fuoco.

51GOJ4R0NKLI due protagonisti di Trasmissione inversa (acquistabile a questo indirizzo o leggibile gratuitamente con kindle unlimited) sono amici dai tempi dell’adolescenza. Età nella quale si sperimenta la vita per la prima volta, l’adolescenza ha da sempre portato, soprattutto i ragazzi, al limite di ciò che è lecito, mandando su tutte le furie i genitori. Nel caso di Bruno Videnti e di Paolo Tortuga, tuttavia, la loro passione è sempre rimasta segreta.

Cosa avrebbero potuto mai mostrare, infatti, ai propri genitori della loro passione per l’occulto? Sai, mamma, oggi sono andato a comprare quella copia del Necronomicon di cui ho letto nel romanzo di Lovecraft. Come? Ma no, non è pericolosa, è solo un gioco per evocare e controllare le anime dei morti… Oppure: papà, oggi non vado a messa, ma a una messa nera.

Sciocchezze, tipiche degli adolescenti. Più o meno. Quando però si spinsero troppo in là, sia Bruno che Paolo decisero di tirarsene fuori, non abbastanza presto, però, da non rimanerne segnati. E quando più nessuno avrebbe potuto immaginare che quegli interessi sinistri della loro adolescenza potessero ancora gettare una qualche ombra sulla vita, ecco che a Verona scoppia l’ondata rossa di follia.

Trasmissione inversa, che si sta ritagliando la sua piccola scia di lettori, parla proprio di questo. Di come, a volte, il passato (che preceda i singoli o che preceda l’umanità intera non fa differenza…) coincida con il futuro, e getti nella disperazione chi si rende conto di questo eterno ritorno del… blasfemo.

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51GOJ4R0NKLA quanto pare, Trasmissione inversa piace. Vincere la scommessa “Lovecraft” non è facile, sempre che non sia troppo presto per dirlo.

Se c’è un autore imprescindibile per l’horror contemporaneo, questi è – oltre a King – H. P. Lovecraft. Le sue atmosfere cupe, la sua disperata paura, le sue creature quasi sempre nascoste dietro la linea d’ombra e di follia continuano a ispirare centinaia di romanzi ogni anno. Cthulhu Apocalypse, perciò, era tutto fuorché una scommessa scontata. Nugoli di critici o pseudotali, pronti a distruggerti non appena metti le mani sugli immondi dèi dello scrittore di Providence, non vedono l’ora di pasteggiare.

Ecco che, perciò, scrivere di Cthulhu, per di più ambientando i suoi movimenti in Italia e, direi, a Verona – come al mio solito, ma questo ormai lo sapete… – poteva sembrare un azzardo. A giudicare dai risultati, pare si sia trattato di una scelta oculata. Non mi rimane che ringraziare tutti coloro che lo stanno acquistando e leggendo, anche con kindle unlimited.

A proposito, conoscete kindle unlimited, vero? Se avete quell’abbonamento, oltre a tutti gli altri miei romanzi, potete leggere gratuitamente anche Trasmissione inversa. Questa è la pagina.

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51GOJ4R0NKLBuongiorno a tutti. Eccoci per il terzo piccolo appuntamento riguardante il nuovo horror Trasmissione inversa, pubblicato da Dunwich Edizioni. Qui potete acquistarlo.

Il V numero della cosiddetta Cthulhu Apocalypse prende il titolo da un segnale televisivo che porta chi lo coglie, anche inavvertitamente, a eliminare se stesso e i suoi cari nel modo peggiore possibile. Il tutto, con uno scopo ben preciso. Eccovi un altro brano… d’atmosfera. È tratto dal capitolo 17.

Attraversando il lungo corridoio, passammo davanti al sog­giorno, dove campeggiava un televisore ancora acceso su un canale privato. Qualcuno vendeva paccottiglia. Superammo l’accesso per proseguire verso la camera da letto. Sulla destra c’era quella matrimoniale. Due corpi, un uomo e una donna, erano ancora sotto le coperte. Le braccia erano fuori e, mentre quelle della donna erano lungo i fianchi, quelle del marito era­no sul petto.
Rimasi fermo sulla soglia della camera, mentre Paolo entra­va. La luce centrale era accesa, ma forse la sua abbagliante freddezza all’interno di un locale con le tapparelle abbassate mi smosse la paura ancestrale che quei due potessero rialzarsi all’improvviso. Erano morti, ovviamente, ma avevano ancora gli occhi spalancati.
«Dio!» esclamai. «Cosa gli è successo?»
Paolo era a metà strada tra me e loro. «Non lo capisci?»
«Ho capito che sono morti, ma per cosa?»
«Non lo sappiamo. Al momento l’unica ipotesi è infarto. En­tro la serata, avremo i primi ragguagli dal medico legale. Ab­biamo fatto fare innanzitutto degli esami tossicologici. Ma non è tutto qui.»
Provai a entrare nella stanza come aveva fatto Paolo, ma non ci riuscii. Qualcosa mi obbligava a stare fuori. Mi fidai di quanto mi diceva lui. «Infarto?»
«Potrebbe essere ma, come ti dicevo, non è l’unica opzione.»
«Ma il medico legale sarà già stato qui… cosa ha detto?»
«Conferma che, per essere più sicuri, deve avere i corpi per fare l’autopsia. Non appena te ne sarai andato, li farò portare via.»
Mi scostai dall’ingresso e feci un passo indietro. «Andiamo, allora.»
Paolo mi guardò perplesso.
«Così possono fare il loro lavoro», conclusi.
«Non è finita qui, ti dicevo. Seguimi.»
Paolo uscì e mi precedette verso un’altra stanza. Altri due letti. Due ragazzi, questa volta. Una bambina sui dieci anni aveva gli occhi spalancati, ma le pupille erano rovesciate, mo­strando il bianco della cornea. Tra le mani stringeva ancora un diario, proprio sopra il cuore. L’altro, era un ragazzo sui dodici anni. Mi fece tenerezza pensare che dormivano ancora assieme. A differenza della sorella, lui aveva gli occhi chiusi.
«Sono tutti morti d’infarto?» chiesi. Com’era possibile? «Forse è stato del gas… una caldaia…»
«Non c’era gas quando siamo entrati e la caldaia è sul balco­ne. Ho il sospetto che siamo i primi ad aver messo piede qui da ieri notte. Il sospetto è nato quando i loro insegnanti ci hanno chiamati per dirci che non erano andati a scuola. E adesso pro­va a leggere cosa ha scritto la bambina. Proprio sulla pagina in vista del diario…» Paolo mi fece segno di prenderlo pure in mano. «Sono già state fatte tutte le foto del caso.»
Ma non lo presi, forse per una sorta di rispetto o forse perché non desideravo toccare quella cosa a contatto con la morte. Semplicemente, lo aprii con le dita lasciandolo sul grembo del­la bambina e lessi quella frase.
Era scritta con una grafia che mi parve indecisa, non troppo chiara ma nemmeno brutta.
Mamma dice che ha paura e io ho più paura di lei.

Trasmissione inversa /2

51GOJ4R0NKLTrasmissione inversa è in vendita, e sta già salendo nella classifica. Ha perfino già ricevuto il primo voto, su Goodreads ed è – fortuna mia – positivo.

Qui potete acquistarlo e leggere di cosa si tratta.

Nel frattempo, un breve estratto, tutto per voi, tratto dal terzo capitolo. Il protagonista della scena è Giovanni, un buon padre di famiglia. Ha cenato e si è addormentato davanti alla TV, come succede a tanti.

Quando si risveglia, c’è una trasmissione. Un uomo e una donna sono seduti dietro un bancone. L’uomo ha capelli corti e così spettinati che danno l’effetto di un brutto parrucchino mal posizionato. La donna esprime volgarità al solo vederla, le na­ rici aperte come se faticasse a respirare, i pugni chiusi e il capo proteso in avanti.

L’uomo sta urlando qualcosa. «A soli diciotto centesimi, non uno di più, sarà vostro! Diana ha mandato un messaggio a tutti voi.»

L’immagine di un ovale con la fotografia di una donna in posizione di tre quarti, che osserva con sguardo profondo e an­ che un po’ funereo lo spettatore, appare al posto dei due bandi­ tori.

La voce in sottofondo continua. «Oggi la sfera di Diana dice che il novanta esce su Napoli e Palermo, è il miracolo di oggi!» Quel ritratto femminile che sa di cimiteriale svanisce per tor­ nare a far brillare la rozzezza dei due tizi. Adesso è la donna a

parlare. Una voce che esprime appieno l’aggressività della posa. «La sfera di Diana in questa diretta è il miracolo di no­ vembre: il numero novanta dalla sfera di Diana. Non potete dire che non vi abbiamo avvertito.» La voce diventa perfino roca e la donna alza la mano destra a puntare con l’indice lo spettatore. «Non puoi dire che non ti abbiamo avvertito. Con diciotto centesimi ti porti via tutto.»

Torna l’uomo. «Uno, due, tre! Chi chiamerà troverà tutte le giocate vincenti!»

Adesso scompare l’immagine di quei due trogloditi e al suo posto si sostituisce la dolce armonia di una musica che sembra Vangelis suonato da Richard Clayderman. Sullo schermo un cartiglio con due numeri vincenti e la scritta: Centenario ber­ saglio preso!!! La sfera di Diana.

Giovanni non è così rincoglionito da non rendersi conto del­ la bruttura commerciale cui sta assistendo e prende il teleco­ mando. In effetti non sa nemmeno spiegarsi come sia finito su quel canale, a meno che non soffra di sonnambulismo, dato che dormiva.

Vaffanculo, pensa. Manda indietro con il pulsante per risalire i canali fino a quelli più conosciuti. Dovrebbe andarsene a let­ to, in effetti: sono le due e un quarto e Paola e Ruggero saranno sprofondati nel sonno da tempo. Lui invece ha ancora gli abiti del lavoro. Ha perfino cenato con quei vestiti e adesso gli dan­ no la sensazione di non aver mai staccato dall’ufficio.

Vorrebbe tanto prendersi una pausa vacanziera. Subito dopo averlo pensato, però, gli torna in mente che ha già prenotato il tutto. Parigi. Un sollievo si espande dentro di lui.

«Diana ha mandato un messaggio a tutti voi!»

In TV ci sono ancora quei due tizi, con il loro carico di ag­ gressività e volgarità. La donna batte le mani sul bancone e strilla: «È il miracolo di oggi, il miracolo di novembre. A soli diciotto centesimi!»

Ma non aveva cambiato canale? Torna indietro con il pul­ sante, ma si rende conto che su ogni frequenza c’è la stessa tra­ smissione. Giovanni aggrotta la fronte: si vendono i programmi tra di loro? Forse di notte tutti i canali commerciali condivido­ no le trasmissioni. Poi si rende conto di aver pensato a una cosa assurda.

L’uomo sta per riprendere a gridare che «a soli diciotto cen­ tesimi, non uno di più, sarà vostro!», quando la trasmissione si interrompe. Solo rumore bianco, adesso, poi nemmeno più quello.

Effetto neve.

Un continuo sfarfallio su un televisore al plasma. Giovanni non ha mai sentito dire che su una TV di ultima generazione possa accadere e il solo pensiero lo irrita. Si alza e assesta una botta sul bordo dell’apparecchio, come se si trattasse di un pro­ blema di cavo o qualcosa del genere. Poi rimane colpito da qualcosa.

«Ma che…» dice appena.

Quindi si allontana piano piano dalla TV, lo sguardo attratto da qualcosa che solo lui vede, nonostante il continuo effetto neve che non accenna ad andarsene. Giovanni retrocede fino a sedersi sul divano, proteso in avanti per osservare al meglio.

Ruota perfino la testa come se tentasse di capire ciò che i suoi occhi vedono e non vedono. Il telecomando gli cade, la sua mano non riesce più a trattenere nulla. Si alza, stacca gli

occhi dalla TV e si dirige verso il corridoio. Arrivare da lì alla cucina è poca cosa. I passi non sono quelli sicuri di un uomo sveglio, assomigliano piuttosto a quelli di un sonnambulo. Rie­ sce a evitare i mobili – lo spigolo della credenza, il tavolo e le sedie – e fa il giro della cucina per avviarsi ai cassetti. Apre il primo e afferra un coltello a lama larga, di quelli molto affilati che servono a tagliare le costate di manzo o a incidere in pro­ fondità un tacchino bello gonfio. Si specchia sulla lama, ma non vede nulla nel buio della cucina. Perciò si dirige fuori, ver­ so il soggiorno e alla luce del lume osserva il suo riflesso nel coltello. Poi lo lascia cadere a terra. Quello rimbalza sul tappe­ to e non fa rumore, motivo per cui né Paola né Ruggero si sve­ gliano.

Forse in quel momento Giovanni sta pensando, e magari sta pensando di essere sul punto di commettere un atroce sbaglio. Cosa gli è preso? Però continua a camminare e si orienta senza vedere nulla. Esce dal soggiorno, apre la porta di casa e si diri­ ge verso il capanno degli attrezzi, quello sempre aperto dove, di tanto in tanto, ripara qualcosa in compagnia di Ruggero. Si siede sul ceppo dove taglia la legna per l’inverno e lì si prende la faccia tra le mani.

Infine lascia cadere le mani sulle gambe e vede che alla sua sinistra c’è – ancora poggiata al bancone da lavoro dall’ultima volta che l’ha usata, cioè più di otto mesi prima – l’accetta, quella più piccola.

Sarà sufficiente.

La afferra e si dirige in casa. Va innanzitutto dalla moglie.

Spero sia sufficiente a farvi venire… l’acquolina in bocca, scusate la frase fatta. A domani, con un’ultima anticipazione e un ulteriore approfondimento.