Scarafaggi – Delos Edizioni

Scarafaggi_coverOggi ero nel giardino della scuola in cui lavoro il giovedì. Tutti i bambini scorrazzavano di qua e di là tra nuvole di caldo, polvere e zanzare. Le mie colleghe, come me, erano affrante dalla decisione del clima estivo di soffocarci prima che la scuola sia finita, e ci facevamo forza l’un l’altra. Mi sento battere sul braccio: “Maestro, che cos’è questa?” Io giro la testa e uno dei miei bambini ha una bella scatoletta di plastica tra le mani, grande come la confezione di un paio di scarpe: nera, impolverata, con dentro un breve corridoio e un paio di stanze, porticine e fessure. La prendo in mano e la osservo. “Non lo so”, rispondo io. Arriva una delle maestre e mi dice: “Quella è la trappola per topi. Vi rendete conto che l’hanno messa in mezzo al giardino dove ci stanno i bambini?” A quel punto la poso con grande nonchalance sul tavolo e mi allontano per lavarmi le mani, unte e insudiciate dalla summenzionata trappola.

Tutto questo per introdurre, con un po’ di atmosfera, la nuova uscita del mio racconto Scarafaggi, stavolta per i tipi di Delos Edizioni, collana Imperium Horror, curata da Diego Bortolozzo. Come capirete già dal titolo, non si parla di topi.

Due parole su Scarafaggi:

NESSUNO HA PAURA DEGLI SCARAFAGGI? ORA, PROVATE A IMMAGINARE UNA MAREA DI BLATTE CHE VI INVESTE. VI SOMMERGE. IMMAGINATE QUESTI MOSTRI NERI CHE ENTRANO DALLE ORECCHIE, DEVASTANO IL VOSTRO CORPO. ESCONO, LACERANDO LE CARNI, DALLE GUANCE. ECCO. RIPETETEMI CHE NON AVETE PAURA DEGLI SCARAFAGGI.

Tenete d’occhio questo link perché l’uscita è ormai prossima: il 7 luglio!

Ecco tutti i titoli della serie:

  • 7 note nere, antologia di Maico Morellini (Premio Urania/Mondadori)
  • Cenere, racconto di Alessandro Forlani (Premio Urania/Mondadori)
  • Cambiamenti, racconto di Barbara de Carolis,
  • i tre racconti del pazzo omicida Marcus  Carriera di un criminale,  Cronistoria di un omicidio e Nebbie e ricordi astrali, di Maria Teresa de Carolis
  • La vendetta dello stregone, racconto di Lorenzo Davia
  • Scarafaggi, racconto di Fabrizio Valenza.

 

Il simbolismo della Risurrezione: una rinascita? – Domenica di Pasqua

ulivi_10La risposta è no: la Resurrezione non è una rinascita, come invece dicono moltissimi che non sono sufficientemente disposti ad ammettere la differenza, e il collegamento con il concetto di tempo ciclico è solo tangenziale. Vediamo nello specifico, in questa ultima riflessione sul Triduo Pasquale 2017. Stavolta il mio approccio sarà ben più filosofico degli altri.

In Il mito dell’eterno ritorno, il grande antropologo Mircea Eliade si preoccupa di mettere in chiaro che, sebbene la risurrezione abbia avviato una modalità differente del tempo e della storia, il concetto di tempo ciclico e della rigenerazione periodica della storia è comunque passato anche nella cultura cristiana. Ricordiamo che per il cristianesimo il tempo è reale poiché ha un senso: la redenzione.

La croce sotto l’aspetto spaziale1 e la risurrezione sotto l’aspetto temporale costituiscono i punti necessari per ogni giudizio che si voglia emettere sulle concezioni spazio-temporali di dottrine, teorie e riflessioni di qualunque genere. Il che, come già sottolinea Eliade, non esclude che vi siano state infiltrazioni di altro genere (concezioni cicliche e di rinnovamento periodico2) derivanti dalla mitologia di popoli circostanti o da credenze del passato.

Che la Risurrezione concretizzi una nuova creazione è, a livello teologico, testimoniato dalla fede degli autori del Nuovo Testamento attraverso la narrazione della resurrezione di Cristo. Tuttavia, preferisco chiarire quanto riguarda la nuova creazione insita nella resurrezione partendo dal chiarimento espresso da un teologo tedesco, Hans Kessler, nel suo capolavoro teologico, La risurrezione di Gesù Cristo. Circa l’azione di Dio nel mondo, Kessler afferma come sia la risurrezione a costituirne la rivelazione definitiva, che è impossibile cogliere partendo dai dati umani o intramondani3. Compimento dei morti, che senza riconoscimento di un Dio diviene «eo ipso assurdo»4, la risurrezione rappresenta a un tempo un inizio radicale paragonabile solo alla creazione ma, al contempo, non un nuovo inizio assoluto, poiché simile azione divina non smentisce quanto accaduto precedentemente nella vita della persona, ma «si riallaccia ai morti (ai soggetti divenuti puri ‘oggetti’) e al mondo pervenuto alla sua fine, per creare qualcosa di radicalmente nuovo»5. Mi preme sottolineare come tale nuova creazione (per l’appunto radicale ma non assoluta) avvenga in modo definitivo solo nella risurrezione di Gesù Cristo e come accada sotto il segno della cessione di potere, «soprattutto nell’umiltà del Gesù terreno e nell’impotenza del Gesù crocifisso. […] Dio agisce quindi nell’umiltà e nell’impotenza di coloro che si aprono a lui e proprio così (nell’agape prodotta da Dio) cominciano ad esistere per gli altri. […] In questa impotenza dell’esistenza per gli altri Dio guadagna potere e spazio nel mondo»6.

Se la risurrezione ha senso solo a partire da un’azione totalmente libera di Dio ma iscrivendosi nella storia del morto, così l’azione di Dio come novità radicale per l’umanità è pienamente comprensibile solo cogliendo gli antecedenti e la preparazione nell’Antico Testamento: i riferimenti a una vita dopo la morte degna di tal nome si trovano solo verso un’epoca tarda. Eppure bisogna considerare che fin dall’inizio la fede di Israele in Dio fu legata a una salvezza e liberazione storiche7, al concetto di creatore in quanto Dio vivo, sorgente di vita per la polvere inanimata8, Signore della vita in quanto potente nel darla e nel riprenderla9. E se la morte è la fine irrevocabile della vita, non costituisce una fine totale: dapprima Israele condivise la fede medio-orientale in una vita nell’Ade, una vita «stentata, senza energia e senza gioia, che è solo l’ombra della loro passata esistenza»10, lontananza da Jahvé; poi alcuni testi (2 Re 4,31-37; 13,21 e 1 Re 17,1724) raccontarono di risurrezioni operate da Eliseo ed Elia, non certo un risveglio dalla morte definitivo, ma una riconduzione alla vita mortale. «Il superamento della morte ad opera della superiore potenza di Dio fa parte per Is 25,6-8 e per il Sal 22,28-30 della pienezza delle aspettative, che sono collegate con la sovranità universale definitiva di Dio»11.

Passando all’aspetto temporale coinvolto nella risurrezione, si può dire che con il Cristianesimo si ha un passaggio definitivo al tempo dell’eternità.

Per chi è deciso a vivere come Cristo, primo dei Risorti, il tempo profano viene definitivamente accantonato per partecipare al tempo del Regno, e la parousia si fa presente in ogni istante della vita dell’uomo, divenuto egli stesso celebrante-sacerdote con Cristo-sacerdote eterno. Abbiamo a che fare con un vero e proprio paradosso logico, dal momento che l’eternità fa irruzione in ogni singolo attimo di vita temporale del cristiano. È in questa dimensione “eterna” che l’essere umano diviene fino in fondo ciò che è, nella riconferma di ciò che è stato nella vita del corpo. L’elemento extra-umano costituito dalla libertà totale, che è elemento divino, è qui punto di partenza, modello e punto d’arrivo della realizzazione escatologica del significato più vero dell’uomo, nel rinnovamento radicale che non è però – come già detto – inizio assoluto. La risurrezione come novità radicale ma non inizio assoluto ci offre perciò l’occasione di approfondire proprio il côté temporale della questione, sempre in tensione tra novità e ripetizione.

Ora, un affondo letterario. Se la creazione avviene secondo lo schema stabilito da Dio e la risurrezione avverrà per confermare l’essere umano e la creazione tutta secondo lo schema pre-stabilito da Dio, la nuova creazione operata invece dall’uomo non può che avvenire secondo uno schema stabilito dall’uomo stesso. Il rischio di una simile operazione è di creare una immagine parodistica della creazione divina, che si estrinseca in una finzione tendente a un mito. Esempi letterari classici sono il giardino di Armida nella Gerusalemme Liberata, imitazione di una condizione paradisiaca indicata dal mito edenico, il golem ebraico, esemplificato dal racconto omonimo di Meyrink, in cui la creatura nata per opera della magia riappare per le strade di Praga ogni 33 anni, quasi parodia di Cristo (ancora più rappresentativo è sotto questo aspetto Frankenstein di Mary Shelley, la cui creatura diviene parodia dell’Adamo della Genesi), oppure i robot positronici immaginati da Asimov (e basati sulla leggenda del golem) e capaci di guidare le sorti dell’umanità come fossero arcangeli protettori, con l’ovvia conclusione che una guida tanto “artificiale” porta l’umanità a conclusioni nulle, che determinano la perdita dell’individualità umana a favore di una fusione mentale totale estesa a tutta la Galassia.

1 Per una più approfondita disamina dell’archetipo dell’Albero della Vita e del suo rapporto con la Croce si può consultare Mircea ELIADE, Trattato di storia delle religioni, Torino: Editore Boringhieri 1976, paragrafo 109, «L’Albero e la Croce».

2 Può essere interessante notare come, a tal riguardo, si trovi compresenza di eventi unici e di ciclicità temporale già all’interno della elaborazione talmudica, come per esempio nel Talmud Babilonese, Trattato Rosh haShanà, a cura di R. S. DI SEGNI, Firenze: Giuntina 2016, XXXVII-365 pp. La modalità ciclica è ravvisabile nel ritorno, anno dopo anno, delle medesime festività e ritualità, come a p. 5: Aveva detto il Maestro della bariate: a un re che si è insediato il 29 di adir, con l’avvento del primo di nisàn gli si attribuisce un anno di regno. La bariate ci insegna che nisàn è il capodanno per i re, e anche che un solo giorno dell’anno vale come un anno intero; o a p. 23: Ma paragoniamo invece Shavuot alla festa di Sukkòt: come lì (Sukkòt) dispone di otto giorni per compiere il sacrificio, anche qui (di Shavuot) si potrebbe compiere il sacrificio in tutti gli otto giorni! L’ottavo giorno di Sukkòt è una festa di pellegrinaggio a sé stante. Ammettiamo pure che l’ottavo giorno sia una festa di pellegrinaggio a sé stante in base a sei parametri indicati negli acronimi «PaZàR» «QaShàV», ma per quanto riguarda la possibilità di offrire un sacrificio che non è stato offerto il primo giorno, tutti concordano che è possibile offrirlo nell’ottavo giorno come compensazione per il primo. Da questi due testi sembrerebbe rinvenire una mentalità di tipo temporale ciclico, ma sono ravvisabili anche fatti spirituali che non sono a ciclo continuo, ma che si caratterizzano come riti effettuabili un’unica volta, come a p. 25: E il sacrificio di pèsach può essere sacrificato in una delle altre feste di pellegrinaggio? Il sacrificio di pèsach deve essere portato in un momento preciso, il pomeriggio del 14 di nisàn. Se è sacrificato nel momento giusto, è sacrificato in maniera appropriata, ma se non è sacrificato al momento giusto è invalidato per sempre! Ovviamente a noi non interessa la validità del sacrificio, bensì il concetto temporale e, per così dire, di evento unico che vi sottostà. Inoltre, si rinviene anche il pensiero per cui una parte del tutto equivale al tutto, come a pp. 73-74: E rabbì Elazàr per quale motivo sostiene che un solo mese dell’anno è considerato come un intero anno? Perché è scritto: Nel primo mese il primo del mese (Ges. 8:13). Pertanto nonostante il mese sia iniziato soltanto da un giorno, viene comunque chiamato «mese», se ne deduce che un solo giorno del mese è considerato come un intero mese. E se un giorno del mese vale come un mese, trenta giorni dell’anno valgono come un anno.

3 Cf Hans KESSLER, La risurrezione di Gesù Cristo. Uno studio biblico teologico-fondamentale e sistematico, Brescia: Queriniana 1999, p. 262.

4 Ibid., p. 274.

5 Ibid, p. 275.

6 Ibid, p. 273.

7 Cf Ibid., p. 33.

8 Cf Ibid., p. 34.

9 Cf Ibid., p. 35.

10 Ibid, p. 37.

11 Ibid, p. 47.

E tu, quale genere sei?

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Andersen, scrittore di fiabe… per bambini o per adulti?

Scrivere rientrando in un genere, o scrivere e poi accorgersi di essere rientrati in un genere?

Quando iniziai a scrivere, mi resi conto di produrre racconti e narrazioni di tipo fantastico e avventuroso. Mi ero formato su letture di Salgari, Tolkien, Crichton e Asimov, motivo per cui volevo emularli, riuscire a produrre qualcosa che fosse anche solo lontanamente simile a ciò che quelle menti geniali riuscivano a ricostruire. Volevo imitare il loro stile, volevo riprodurre le loro atmosfere, volevo che il lettore che avesse letto le mie storie, potesse meravigliarsi come io avevo fatto a mia volta.

Poco alla volta, poi, il mio stile si raffinò (ci vollero anni). Ancora attorno ai 25 anni avevo una scrittura fortemente debitrice dei grandi autori che amavo. Eppure, qualcosa iniziava a scattare dentro di me. Mi si delineavano le linee principali delle mie storie, simboli e archetipi emergevano su altri elementi che, invece, restavano più nell’ombra. Mi resi conto che, pur volendolo, non riuscivo a raccontare tutto ciò che destava il mio interesse. In modo particolare, mainstream. Storie di vita vissuta, normali, quotidiane, erano ben al di là della mia prospettiva, e non perché non mi ci tentassi; piuttosto, qualunque storia mettevo su carta, aveva determinate caratteristiche che rientravano nel grande ambito del fantastico. Talvolta, poi, si trattava di fantascienza, talaltra di avventura pseudo-scientifica e, infine, di fantasy.

Riconoscendo queste caratteristiche tra le altre, mi convinsi di essere un autore di genere. Anche quando iniziai a scrivere Storia di Geshwa Olers, il primo romanzo (di 3500 pagine) frutto unicamente della mia esperienza di vita e perciò del tutto originale rispetto a qualunque stilema di genere, lo etichettai come fantasy. Quindi passai all’horror, e per i primi due anni rimasi nella convinzione di scrivere horror.

Poco alla volta, però, iniziai a rendermi conto che ciò che accomunava le mie storie era qualcos’altro: la storia delle persone. Vicende straordinarie che accadevano a persone assolutamente normali (per dirla alla Spielberg) e che, inoltre, reagivano in modo – per dire così – apocalittico. Il mainstream continuava a non essere nelle mie corde, il grande ambito del fantastico proseguiva a lambire in maniera significativa le mie narrazioni, ma per la prima volta mi resi conto di non rientrare in alcun genere.

Storia di Geshwa Olers non è un fantasy, e anche l’etichetta di storia fantastica gli sta stretta: è un romanzo che racconta la vita di un ragazzo nel suo tentativo di vivere il rapporto con Dio nel modo in cui tutti si aspettano. La sorpresa, ovviamente, sta nel finale.  La ragazza della tempesta e Veniva dal mare non sono romance, ma storie dell’incontro tra un uomo e una donna che non hanno nulla a che fare con i cliché del rosa: ne condividono di più con il thriller. Commento d’autore, Le sette case, Codice infranto e Trasmissione inversa non sono horror, ma declinazioni del rapporto dei loro protagonisti con la realtà che essi vivono: la realtà di uno scrittore divenuto improvvisamente famoso, la realtà di sette cittadini di Verulengo nel loro legame con sette luoghi della cittadina in cui vivono, la realtà di un tessuto educativo ormai talmente disgregato da nascondere mostri e, infine, la realtà di due amanti delle narrazioni alternative che scoprono di trovarsi davvero in una delle peggiori narrazioni di un maestro dell’horror, Lovecraft.

Insomma, pensavo di essere un autore di genere. Invece, sono uno scrittore. Punto. E voi?

 

Sembro scomparso – aggiornamenti

BANNER versione BpiccoloSembro scomparso, ma non lo sono. La strada per completare il VII volume di Storia di Geshwa Olers (i cui primi sei volumi sono acquistabili su Amazon) è ancora lunga, ma nell’arco di due o tre mesi dovrei riuscire a vedere il traguardo. Vi annuncio già che sarà il volume più rivoluzionario, come ho già scritto altre volte in altri luoghi.

Il sole sulle bianche torri sarà composto da tre parti. La prima di queste è uscita su Feedbooks alcuni mesi fa e non ha avuto il successo in termini di download che avrei sperato, forse perché prima parte di un’unità (al momento) monca. Il che è comprensibile. La seconda parte sarà il punto di snodo di tutta la saga, perché metterà nella giusta luce qualunque cosa sia stata scritta nelle tremila pagine precedenti. La terza parte costituirà la degna conclusione. Il volume comprenderà, ovviamente, tutte e tre le parti.

Nell’attesa di questo VII volume, potete continuare ad acquistare i miei due romanzi horror pubblicati con Dunwich Edizioni (qui trovate Trasmissione inversa), che mi stanno dando piccole soddisfazioni, oppure un altro di quelli autonomamente messi in vendita su Amazon. In ogni caso, ancora un grazie a tutti, in modo particolare a coloro che hanno iniziato a seguire questo blog in un periodo di magra.

Fabrizio

Tu sarai l’inizio – stesura /3, ovvero To much love will kill you

TOO-MUCH-LOVE.jpegFino a che punto è giusto amare? Senza limite, direte voi. Ma… sempre? E in ogni modo?

Questa è la tematica fondamentale di Tu sarai l’inizio. Trattandosi di un romanzo sull’amore – come dicevo, in modo specifico sul modo in cui gli uomini amano (ma forse anche le donne) – la questione è importantissima. Ogni stesura di romanzo ha, però, un momento in cui le cose devono apparire del tutto chiare al suo autore. Ammetto che per me molto a lungo non sono state tali.

Fino al momento della svolta. Che è arrivata, come già altre volte, sotto forma di sogno, in cui ero io che amavo e preferivo morire di amore, assieme a tutta l’umanità. Una situazione limite, ovviamente, che mi ha permesso però di comprendere come questa fosse la tematica fondamentale di tutta la storia e di come, inoltre, non potesse avere altra impronta che quella horror.

Perché chi mette a morte l’intero genere umano per vivere il proprio amore, in fin dei conti, non è il più grande carnefice della storia? O forse è solo un inguaribile romantico? Si sa, l’amore romantico (quello pieno e travolgente) è possibile solo nelle narrazioni, non nella vita reale. E, aggiungo io, grazie a Dio! Già Freddie Mercury cantava, d’altronde, che To much love will kill you (qui nella versione di Brian May del 1991).

Quando un uomo ama eccessivamente, senza limiti, perciò, la sua storia rischia di divenire un horror con i fiocchi. Tale, spero, sarà anche Tu sarai l’inizio.

Nel frattempo, se vi va, date un’occhiata a un altro paio di romanzi: uno si intitola Codice infranto (altri uomini che “amano”, ma in modo totalmente sbagliato) e l’altro Trasmissione inversa (l’amore come percorso privilegiato dell’insensatezza). Sono entrambi pubblicati dall’ottima Dunwich Edizioni.

Tu sarai l’inizio – stesura /2

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Tra i protagonisti di Tu sarai l’inizio c’è anche un bambino. Si chiama Giulio, ha quattro anni e una sorella, Lorena. È il figlio di Roberto, rugbista, fratello di uno dei personaggi principali, Giovanni.

Giulio riceve un dono e grazie a questo diviene capace di leggere nel presente altrui e nel prossimo futuro di chi gli è vicino. Una straordinaria dote che, presto, si trasforma in una fonte di preoccupazione per chi ha a che fare con lui e una maledizione per se stesso.

Come ogni bambino, però, troverà il modo di cavarsela e di far quadrare il cerchio. Perché ogni bambino è capace di far quadrare il cerchio, volente o nolente.

Già in altri romanzi horror mi è capitato di raccontare le vicende, spesso tristi o violente, di bambini e ragazzini. Mi è capitato in Commento d’autore, dove la figlia dello scrittore Cesare Ombroso si riscopriva medium, e mi è capitato soprattutto in Codice infranto, dove alcuni bambini morti attuano una vendetta sottile nei confronti dei loro carnefici. Se volete leggere quel romanzo, edito da Dunwich Edizioni, potete farlo acquistandolo per esempio sul sito Amazon.

I bambini sono spesso vittime, è un dato di fatto di cui mi rendo sempre più conto tramite il mio lavoro. Se non lo sapete, insegno alla Scuola dell’Infanzia. Mi trovo dunque in un osservatorio speciale per i piccoli che vanno dai 3 ai 6 anni. I primi artefici dei loro problemi sono solitamente i genitori, che troppo spesso fanno finta di non rendersi conto di quanto stiano soffrendo in certe situazioni o che, addirittura, provocano la loro sofferenza per vie spesso inconsapevoli: volendo che siano in un modo piuttosto che in un altro, idealizzandoli, riempiendoli di attenzioni eccessive, parcheggiandoli da nonni o vicini. E così, l’infanzia, che spesso viene considerata la fase di vita più serena, si trasforma talvolta in un periodo colmo di frustrazioni e di difficoltà.

Ma le risorse dei piccoli sono, per l’appunto, grandi. Scopritele con Codice infranto. Ne vale la pena. Finora è il mio romanzo che ha ottenuto commenti e voti maggiormente positivi. Ovvio, c’è sempre posto e tempo per Trasmissione inversa, che si sta battendo bene. In ogni caso, buona lettura!

Tu sarai l’inizio – stesura /1

genereDa venti giorni a questa parte ho ripreso in mano il mio romanzo horror apocalittico, Tu sarai l’inizio, per la stesura definitiva.

Scritto cinque anni fa e già vittima di vari rimaneggiamenti, il romanzo – cui sono molto affezionato – ha avuto bisogno del riposo di un lustro per trovare il suo senso definitivo dentro me. E così, sono giunto alla versione finale.

Di cosa parla? Di amore. E di morte. Binomio classico, direte voi. In effetti sì, però è declinata da un punto di vista tutto maschile. Ovvero: in che modo l’uomo vive l’amore e cosa è disposto a fare per esso? Protagonisti quattro uomini molto diversi tra loro: l’archeologo Giovanni, il poliziotto Giuliano, il pompiere Leonardo e il rugbista Roberto. In che modo ciascuno reagirà alla fine del mondo e, soprattutto, in cosa consisterà la fine del mondo?

Questa è solo un’anticipazione, ragazzi, perciò non posso dirvi di più. Però avete sempre la possibilità di conoscere di più gli altri miei scritti horror, nell’attesa che io abbia completato, venduto e pubblicato questo nuovo romanzo.

Potete – per esempio – acquistare Trasmissione inversa (che sta andando piuttosto bene) o Codice infranto. Nell’attesa delle novità.

Prime day e Dunwich Edizioni

Codice-Infranto-ver2-by-sabercore23Buongiorno a tutti. Oggi parliam di altre uscite per Dunwich Edizioni. Perché se non lo sapete, oggi è il Prime Day di Amazon e quel che significa potete andarlo a leggere qui. In breve, il Grande Giorno delle Promozioni Amazon.

Su Amazon trovate molti miei libri, per non dire quasi tutti, ma vorrei segnalarvene solo alcuni. Quelli pubblicati da Dunwich Edizioni. Perché se ultimamente è uscito Trasmissione inversa, il quinto capitolo della Cthulhu Apocalypse che sta avendo un buon successo (ivi compreso, pare, il mio volume, che si può leggere indipendentemente dagli altri), prima era stato pubblicato Codice infranto, da molti giudicato il mio miglior romanzo, sebbene a tematiche forti.

Ecco, dunque, di cosa parla. Qui il link per l’acquisto.

Rocco Costanzo, Angelo Tiraboschi e Gustavo Nicolis sono insegnanti e colleghi presso una scuola di Verona. Nascondono un segreto tremendo: tutti e tre pedofili, nel giro di dodici anni hanno violentato e ucciso otto bambini, proteggendosi con un codice di comportamento creato appositamente. Ma quando una domenica pomeriggio Angelo Tiraboschi infrange le regole per soddisfare i propri istinti, uccidendo un ragazzo che si prostituiva, il trio piomba nell’orrore. 
Angelo Tiraboschi è il primo a morire in modo violento e impressionante. La maledizione che l’ultimo giovane assassinato gli ha lanciato prima di spegnersi inizia a mostrare il suo alone di minaccia. E Rocco Costanzo, il leader del gruppo, comincia ad avere degli incubi, nei quali i bambini che i tre hanno seviziato e ucciso tornano a visitarlo…

Ed ecco cosa ne pensano alcuni (tra i quali Danilo Arona, scusate se è poco!):

“La tematica trattata è molto delicata e spesso il libro è “disturbante” poiché vengono presentate immagini forti, a volte eccessive, mai morbose e inutili, però, sempre intonate con il racconto, il tutto ha un fine ed è un fine importante.” ( LETTERATURA HORROR)

“Un romanzo breve ma concentrato, che non lascia niente al caso” ( La Bancarella del Libro)

“Quando le più inconcepibili perversioni dell’uomo riusciranno a materializzare l’oscurità attorno a te, non nutrire più alcun dubbio. Ogni codice è stato infranto. Milioni di stelle si sono già spente. E un abominio di carne e di sangue si fa largo nella nostra realtà ed esige vendetta. Codice infranto di Fabrizio Valenza, perfetto mix di mystery e supernatural, è un libro che ti s’inchioda alle mani.” ( DANILO ARONA)

 

Trasmissione inversa /5

Ovvero, giocare con il fuoco.

51GOJ4R0NKLI due protagonisti di Trasmissione inversa (acquistabile a questo indirizzo o leggibile gratuitamente con kindle unlimited) sono amici dai tempi dell’adolescenza. Età nella quale si sperimenta la vita per la prima volta, l’adolescenza ha da sempre portato, soprattutto i ragazzi, al limite di ciò che è lecito, mandando su tutte le furie i genitori. Nel caso di Bruno Videnti e di Paolo Tortuga, tuttavia, la loro passione è sempre rimasta segreta.

Cosa avrebbero potuto mai mostrare, infatti, ai propri genitori della loro passione per l’occulto? Sai, mamma, oggi sono andato a comprare quella copia del Necronomicon di cui ho letto nel romanzo di Lovecraft. Come? Ma no, non è pericolosa, è solo un gioco per evocare e controllare le anime dei morti… Oppure: papà, oggi non vado a messa, ma a una messa nera.

Sciocchezze, tipiche degli adolescenti. Più o meno. Quando però si spinsero troppo in là, sia Bruno che Paolo decisero di tirarsene fuori, non abbastanza presto, però, da non rimanerne segnati. E quando più nessuno avrebbe potuto immaginare che quegli interessi sinistri della loro adolescenza potessero ancora gettare una qualche ombra sulla vita, ecco che a Verona scoppia l’ondata rossa di follia.

Trasmissione inversa, che si sta ritagliando la sua piccola scia di lettori, parla proprio di questo. Di come, a volte, il passato (che preceda i singoli o che preceda l’umanità intera non fa differenza…) coincida con il futuro, e getti nella disperazione chi si rende conto di questo eterno ritorno del… blasfemo.

Trasmissione inversa /4

51GOJ4R0NKLA quanto pare, Trasmissione inversa piace. Vincere la scommessa “Lovecraft” non è facile, sempre che non sia troppo presto per dirlo.

Se c’è un autore imprescindibile per l’horror contemporaneo, questi è – oltre a King – H. P. Lovecraft. Le sue atmosfere cupe, la sua disperata paura, le sue creature quasi sempre nascoste dietro la linea d’ombra e di follia continuano a ispirare centinaia di romanzi ogni anno. Cthulhu Apocalypse, perciò, era tutto fuorché una scommessa scontata. Nugoli di critici o pseudotali, pronti a distruggerti non appena metti le mani sugli immondi dèi dello scrittore di Providence, non vedono l’ora di pasteggiare.

Ecco che, perciò, scrivere di Cthulhu, per di più ambientando i suoi movimenti in Italia e, direi, a Verona – come al mio solito, ma questo ormai lo sapete… – poteva sembrare un azzardo. A giudicare dai risultati, pare si sia trattato di una scelta oculata. Non mi rimane che ringraziare tutti coloro che lo stanno acquistando e leggendo, anche con kindle unlimited.

A proposito, conoscete kindle unlimited, vero? Se avete quell’abbonamento, oltre a tutti gli altri miei romanzi, potete leggere gratuitamente anche Trasmissione inversa. Questa è la pagina.