Magia e narrativa, nuovo articolo

corpus1È stato pubblicato su Medeaonline, rivista culturale con la quale collaboro da alcuni mesi. Parla della magia come codice di lettura della realtà, nella narrativa. E si parla anche di Faust.

Tratto dall’elaborazione della nuova tesi per la Laurea Magistrale in Scienze Religiose, l’articolo intitolato Magia e narrativa, uno sguardo critico, è stato pubblicato nella sua prima parte lunedì 15 agosto. Oggi, la seconda parte. Qui e qui.

Ho tentato di avvicinare la magia senza pregiudizi, come sistema di lettura del mondo e della realtà attraverso alcuni strumenti fornitimi dalla filosofia. Quanto si legge nell’articolo è, ovviamente, solo il “risultato” già applicato di quanto viene sviluppato nella tesi (forse di prossima pubblicazione per i tipi di un editore piuttosto significativo…), lunga poco più di un centinaio di pagine.

Attendo un vostro parere sull’articolo. Buona lettura!

L’unico post di settembre

macchinascrivereSettembre, mese di riprese. Con la scuola, innanzitutto, dopo un’estate passata in sordina e piuttosto fiacca e fiaccante. Perciò, a ritrovare nuove energie (chissà dove) per affrontare situazioni e bambini sempre più complessi (ma, spero, non complessati). Mese di nuove scritture e di correzioni. Motivo per cui non ci sono stati nuovi post.

Poche novità, perciò: un racconto in uscita per ottobre, “Scarafaggi!”, che sarà pubblicato da Imperium Edizioni. Quando sarà il momento giusto, lo pubblicizzerò. Al momento vi basti sapere che è ambientato a Verulengo… Un nuovo romanzo, immagino tra ottobre e novembre, Continua a leggere “L’unico post di settembre”

Bambini, gli ultimi del mondo

Si dice normalmente che gli elementi più deboli della società siano bambini, anziani e donne. Sono piuttosto scettico (e forse politicamente scorretto) che le donne siano elementi deboli; piuttosto, talvolta ancora discriminate. Gli anziani sono deboli per via delle forze che vengono meno, non certo per il peso sociale che hanno nella società italiana attuale, forse eccessivo, ma anche questa idea potrà suonare un tantino politicamente scorretta. E va bene comunque. Ciò di cui sono convinto, è che i veri deboli della società siano i bambini.

I bambini sono non soltanto discriminati (sulla base del colore della pelle, della provenienza dei genitori, sulla bellezza fisica, sul censo della famiglia, sulla maggiore o minore furbizia del bambino, sulla sua maggiore o minore intelligenza, ecc, come ho modo di constatare giorno dopo giorno, lavorando nella Scuola dell’Infanzia), anche vessati da ogni forma di imposizione che gli adulti vogliano calare su di loro.

Se non lo sapete, ve lo dico io. È pur vero che ogni persona ha la sua indole e che, questa indole, la si vede fin da quando la persona è un bambino, ma ogni bambino tende ad accontentare l’adulto, in tutto e per tutto. Se gli si chiede di volare, tenterà di volare anche essendo una tartaruga. Guardate, non sto scherzando, ma mi rendo sempre più conto di come la nostra società sia basata su un’istruzione e un’educazione (sia essa scolastica, famigliare o ambientale) che non sono altro che il principio del: piega il legno finché è verde, perché dopo si spezzerà. Detto così appare più brutale di quanto possa sembrare. La verità è che l’educazione di per sé è un’azione “brutale”, anche se di una brutalità socialmente accettata, condivisa, ritenuta minima per il bene del bambino, che così crescerà, imparerà a vivere nel mondo e a confrontarsi con gli altri.

Ci può stare, senza però sottovalutare lo sforzo continuo che viene richiesto ai bambini. Ogni bambino fa davvero del suo meglio per innalzarsi al livello che gli viene richiesto. Provate a pensarci: dal nulla deve imparare cos’è una regola, deve imparare a riconoscere lettere e suoni, associarli per poterli scrivere e farlo nel modo giusto, deve imparare a quantificare e a raggruppare, deve imparare a giocare assieme agli altri, a non litigare, a non fare a botte, ad andare a fare i suoi bisogni davanti a perfetti sconosciuti, a cambiare classe in continuazione, ad abituarsi in continuazione a nuove persone. Non vi sto parlando delle Primarie (le vecchie Elementari), ma della Scuola dell’Infanzia (il vecchio Asilo). Tutto questo dev’essere raggiunto entro fine Infanzia, anche se non nella forma completa ed esaustiva che  già può contemplare un corso di primo anno delle Primarie. Insomma, già l’educazione è una forma di obbligo, costrizione, che chiede di andare talvolta contro le volontà del bambino.

Ma non è di questo che voglio parlarvi. L’argomento importante, per me e per questo post, è il modo in cui la nostra società approfitta dei bambini al di là del concetto di educazione, senza il concetto di educazione, sformando e sfigurando il concetto di educazione.

I bambini sono il target preferito dal mondo del commercio (veicolato nelle vendite da quel codice a barre che una leggenda metropolitana raccontava essere incorniciato dai numeri 666, erroneamente considerati il Numero della Bestia apocalittica). Ogni festa e ogni occasione è buona per vendere ai bambini o per i bambini: Santa Lucia, Natale, Befana, Pasqua, Carnevale, ora si aggiunge Halloween, ogni genere di film è pensato per sfruttare il desiderio dei bambini, escono musichette costruite apposta per sollecitare i neuroni dei bambini (no, non intendo le tagliatelle di nonna Pina, ma il Pulcino Pio, per esempio…). Ci sono mille occasioni per fregarsene altamente del significato delle singole feste e, anzi, storcerne il significato in modo tale che esse esistano per la vendita. Babbo Natale non è altro che questo, Santa Lucia forse sopravvive un poco, ma anche in questo caso, ormai, si vede una degenerazione consumistica, la Befana, poi, non parliamone. Tralascio le altre feste, soffermandomi solo su Halloween, una festa importata dagli USA di recente solo e unicamente con lo scopo di vendere di più, sfruttando la fascinazione nei confronti dei piccoli e dei giovanissimi (perché nessun Italiano adulto – e nemmeno giovane – può essere talmente idiota da divertirsi con Halloween, se non grazie all’aspetto più horror che arriva dai film). I genitori non si preoccupano minimamente delle conseguenze che possono avere le festività veicolate unicamente da un aspetto commerciale, non riflessivo, non educativo, non pensato. Non ne parlano, non sono nemmeno capaci di capirne da soli il significato, anzi, parte del problema sono gli stessi genitori. Se prima di far fare qualcosa ai figli riflettessero sulle conseguenze (non quelle immediate, ma quelle un po’ più lontane), forse qualcosa migliorerebbe, in questo Paese. Al riguardo, ho scritto un racconto, Famiglia fuori norma, pubblicato sullo Speciale Halloween 2012 della rivista online Horror drEaMagazine.

I bambini sono il target preferito dalla violenza. Sono malleabili, si fidano, in molti casi sono furbi, è vero, ma la loro furbizia è sincera ed è fin troppo facile piegarla. Ci vuole solo convinzione. È una cosa tremenda che, quando la loro fiducia sia al punto massimo (una fiducia pulita, bella, colma di speranza), gli adulti siano capaci di approfittarne per ottenere qualcosa che interessa solo al mondo degli adulti. Che stiano zitti, che stiano tranquilli, che facciano la nostra volontà, che non ci diano troppo disturbo, che non ci attirino la vergogna, che credano a ciò in cui crediamo noi, che non esprimano ciò che sono, che esprimano ciò che la società si aspetta da loro, che esprimano ciò che noi ci aspettiamo da loro ma che non è minimamente nelle loro corde… ce ne sarebbero di casi, ma non si finisce più. Credo che le degenerazioni più frequenti verso i deboli siano nei confronti dei bambini.

La verità è che, spesso, gli adulti sono degli orchi.

Mi rendo sempre più conto che tra le tematiche in cui sguazzo di più, c’è proprio quella dell’infanzia violata, abusata, spezzata. Ricorre praticamente in ogni cosa che ho scritto, a parte un paio di testi. Non vi preoccupate, non ho subito alcuno shock, quand’ero piccolo. Anzi, la mia infanzia è stata decisamente felice. Forse, la motivazione che mi spinge a puntare gli occhi così spesso su questi abusi è proprio la forte presenza in me di un mondo dell’infanzia ancora intatto, capace di conservare i connotati magici e unici che la caratterizzano (o dovrebbero caratterizzarla, stando agli studi di psicologia). Non si deve correre il rischio di pensare che chi scrive horror, lo fa perché ha vissuto chissà quali sciagure o traumi nell’infanzia (come talvolta chiedevano a Stephen King, cf. On Writing, cosa che lui ovviamente respingeva, non essendo assolutamente vera).

Già in Storia di Geshwa Olers si nota quest’attenzione. Il protagonista, Geshwa, è un ragazzo di sedici anni, è vero, quindi tra l’infanzia e la giovinezza, ma il suo cuore è ancora quello di un bambino; anzi, è stato tenuto come se fosse un bambino. Un sopruso bello e buono, come – in buona sostanza – tutto ciò cui andrà incontro. Molto significativa, secondo me (ma anche per la mia psicologa :-D), la scena in cui il ragazzino si perde nel bosco, incontra un orco che imita suo padre, fugge e viene soccorso da una donna che non è una vera donna, ma una fada, un essere che vuole ucciderlo. Freud avrebbe indubbiamente qualcosa da dire.

In Commento d’autore c’è la presenza di Laura, la bambina del protagonista Cesare Ombroso, che si rivela essere vittima (e non solo) di una famiglia non proprio ben riuscita. Il finale, a mio modo di vedere (e con il supporto di un bravo esorcista), lascia interdetti.

In Notte senza uscita, il protagonista Gianluca si trova costretto a riesumare Il Terrore dell’infanzia nel corso di un esperimento… particolare.

In Strega si assiste alle tremende conseguenze che pensieri e decisioni prese con eccessiva leggerezza da una madre fragile hanno su una figlia, diciamo così, innocente. Cosa mai potrebbe recriminare, in fin dei conti, la madre alla figlia?

Nella raccolta di racconti L’alieno nella mente vi sono diverse storie che focalizzano sui bambini. La Tana del Nero racconta, in fin dei conti, di bambini lasciati a se stessi. Chiamati a raccolta parla del peso che una ragazzina si ritrova a reggere sulle spalle dopo il disastro dello Tsunami giapponese. Lassù è meglio mostra in che modo un governo terrestre in forte decadenza possa manipolare la mente dei giovani.

Per finire, la storia horror che sto scrivendo in questo periodo è, forse, la cima raggiunta in questo tema, per quel che mi riguarda. La storia più dura, più abietta e difficile da scrivere. Qui i bambini si fanno cattivi, decidono di rispondere per le rime… a loro modo.

L’infanzia distrutta. L’infanzia derubata e sfruttata. L’infanzia mietuta, come a Newtown. Sembra sia sempre più difficile rendersi conto che nascere – in realtà – sia l’unica cosa capace di cambiare radicalmente il mondo, come mi è capitato di scrivere in questo post pubblicato sul blog de Il libro ritrovato.

Considerazioni di fine 2012

Ultimo mese dell’anno, oggi Immacolata Concezione, tempo di consuntivi e considerazioni finali da mettere sotto l’albero, che tradizionalmente si fa in questa giornata e che ci accompagna nell’anno nuovo, in quel gelido primo mese del 2013 che tutti speriamo essere migliore di questo. Vi avverto fin da ora:

post molto lungo

Ci sono molte cose da dire e spero che la mia riflessione possa essere di sprone a qualche aspirante scrittore o a qualche esordiente che ha già capito che per emergere bisogna faticare. Non mollate. Se credete che la scrittura sia la vostra forma d’espressione, tenete duro, perché è sul lungo periodo che si vede lo scrittore. Detto questo, iniziamo.

Il 2012, in generale. Si è trattato di un anno tremendo sotto molti punti di vista. Per tutta l’Italia perché la crisi ha morso come mai in precedenza. Credo che le tasche della gran parte degli Italiani si siano ritrovate vuote in molte occasioni e che spesso ci si sia lasciati andare a uno scoraggiamento molto rischioso. Unico sollievo al dramma è che, con ogni probabilità, buona parte di costoro non avranno nemmeno avuto il tempo di lasciarsi scoraggiare, dal momento che c’era da portare la pagnotta in tavola. C’è chi dice che la crisi sia anche l’occasione per riscoprire l’essenzialità del vivere parcamente; può essere vero, ma ci vuole molta buona volontà, il che non è per nulla scontato. C’è chi dice anche che la crisi sia tempo di nuove energie da mettere in campo, investendole spesso con uno slancio di fiducia nel frutto futuro che deve necessariamente passare attraverso la pazienza della semina e dell’attesa: qui mi ci ritrovo molto di più. Anche per me è stato tempo di semina. A iniziare da una generale riformulazione del mio approccio alla scrittura e delle mie motivazioni, ma di questo parlerò più avanti. Piuttosto, qui vorrei parlare del nuovo progetto che ho messo in piedi con Barbara Bernardi e Micaela Morini, amiche oltre che nuove colleghe. Chiamato Il libro ritrovato, il progetto non poteva che essere basato sui libri, sulla convinzione che essi possano aiutare le persone ad affrontare problemi, ritrovare il piacere delle giornate, riscoprire la bellezza che le circonda. Non dico di più, se volete andare a visitare la pagina Facebook, cliccate su “mi piace” e prendete nota delle nostre iniziative. Ormai siamo partiti e nessuno ci fermerà. Vediamo che piace, che le persone ne rimangono davvero coinvolte e che la strada sembra in salita, sì, ma spianata di fronte a noi. È l’occasione per rileggere i libri, per riscoprirli sotto un’ottica ancora diversa, per rendersi conto che un romanzo è una fonte pressoché inesauribile di nuovi piani di lettura. Partiremo in maniera del tutto ufficiale da gennaio 2013, ma questi sei mesi di organizzazione ci hanno parlato, dicendoci che le risorse personali e culturali ci sono, così come il desiderio delle persone di scoprire la lettura.

Da un punto di vista più personale, il 2012 è da dividere in due parti. Una prima, che arriva fino all’inizio dell’estate, piuttosto devastante. Quando c’è una malattia in famiglia – una di quelle malattie che come il nome di Voldemort non possono mai essere pronunciate – c’è anche l’occasione (spesso obbligata) di confrontarsi con i propri mostri, le proprie paure, e – chissà – di risolvere questioni sospese da molto tempo. Per me è stato così: ora è tutto passato, tutto risolto, ma ho avuto modo di rileggere i miei ultimi venticinque anni di vita come non avevo mai fatto in precedenza, risolvendo e sciogliendo molti nodi fondamentali, rilasciando nuove energie, scoprendo nuove forze, rileggendo molte dinamiche, reinventandomi in continuazione. Più o meno tutto di me ne ha subito l’influsso, ovviamente in bene (anche se in certe occasioni nulla è mai veramente ovvio, lo sa bene uno scrittore di horror), ma ci sono state anche delle conseguenze meno positive. Una su tutte, l’abbandono di cose che avevano sempre garantito un riparo ma che ho scoperto essere solo delle “scuse”. E allora, via le scuse, avanti a camminare sotto la pioggia, che è comunque meglio di starsene al sicuro incapaci di vedere la realtà per quella che è. Lo so, un discorso piuttosto criptico; credo, tuttavia, che non sia necessario dire molto di più, perché a volte anche un discorso fatto a livello generale è più che sufficiente per dare un’indicazione. Insomma, ragazzi, vivete la vita, fino in fondo. Non abbiate paura di uscire allo scoperto e di vivere sotto la pioggia, perché se non altro potrete farne fonte d’ispirazione per la vostra scrittura. Come? Non siete scrittori? Beh, in ogni caso diventerà fonte d’ispirazione del vostro futuro!

La scrittura in generale. Chiusa la fin troppo ampia parentesi personale, qualcuno di voi sarà magari più interessato a ciò che ho da dire riguardo la scrittura. Dicevo prima che il cambiamento vissuto nel corso dell’anno ha portato dei frutti anche in ambito narrativo. Ed è proprio così. La prima cosa di cui voglio rendervi partecipi è che, talvolta (ma forse più spesso di quanto ci si renda conto normalmente), la scrittura diventa un paravento. Se c’è un dato di fondo imprescindibile, questo è che per scrivere non bisogna aver paura di mettersi a nudo. Tutti interi si entra nella narrazione, tutta intera la narrazione di riguarda. Il che non vuol dire che sia autobiografia; solo che la narrazione è sincera se noi siamo sinceri con noi stessi. Ciò di cui mi sono reso conto nel corso di questa mia estate 2012 (nell’arco della quale la mia auto ha dato forfait, costringendomi a rimanere a casa, due mesi forzati di prigionia che, però, ha fruttato qualcosa sotto l’aspetto riflessivo), è che si corre il rischio di non vivere la scrittura come sincerità totale. Come rendersene conto? Molto semplice, in realtà: c’è uno scrittore – o più scrittori – che considerate un mito irraggiungibile ma al quale volete attingere in continuazione, al quale vi ispirate sempre e che rileggete in continuazione? Eccolo il primo grosso rischio, non troppo visibile ma grande a sufficienza per inciamparci. Quello scrittore diventerà il vostro paravento; vi immaginerete nel futuro con il suo stesso successo; vi organizzerete per raggiungere le sue mete; vi ci paragonerete, anche se con una modestia tutta esteriore. Vi metterete così tanto a confronto con lui, che troverete il modo di nascondervi nella sua ombra. Il che non vuol dire che non scriverete cose belle o che piacciono, ma solo che arrivati a un certo punto, il meccanismo si incepperà. Farete fatica a capirne il motivo, suderete le sette camicie per riuscire a farvi accettare da una casa editrice o da un agente letterario, e i professionisti dei piani alti vi diranno che il vostro scritto non li ha convinti fino in fondo. Il motivo sarà che… avrete tentato inconsciamente di trasformarvi in quello scrittore che tanto ammirate. Guardate, il problema è molto diffuso e molto poco ammesso: ci sono frotte di scrittori fantasy che non fanno altro che ripetere, senza accorgersene a sufficienza, le ormai abusate modalità narrative tolkieniane (o bradleyane, o kinghiane – anzi no, kinghiane di meno – o rowlinghiane), senza dire proprio nulla di nuovo e senza riuscire a convincere qualche editore che sia arrivato il momento di pubblicare qualcosa dei suoi numerosi manoscritti nel cassetto. Liberatevi, fate autocritica, cercate di capire se state imitando qualcuno. La cosa più difficile è capire chi si è veramente. Se farete questo sforzo fino in fondo (siate crudi – non crudeli – con voi stessi, siate sinceri, non nascondetevi nella riflessione inutile), scoprirete quali sono i vostri temi. Vedrete che alcuni di quelli che avete già usato vanno bene, sono proprio quelli che vi appartengono, ma che altri sono fittizi, non vi corrispondono. Anche il vostro stile diventerà più deciso, più asciutto, saprete dove puntare con decisione senza perdervi in esperimenti stravaganti. Credetemi: vi dico tutto questo perché l’ho sperimentato sulla mia pelle.

La scrittura nel particolare. Non posso che cominciare dal fantasy. Mai come quest’anno ho capito che il mio approccio al fantasy è del tutto particolare, molto più di quanto pensassi. Affonda nella vita, vuole essere rilettura della vita, nella rappresentazione della sua frammentarietà, della sua ricchezza, dei suoi inganni e delle sue vicissitudini spesso prive di logica. Ne è nato un Manifesto fantasy che qui accanto potete leggere nella sua forma blog (basta cliccare sul pulsante Manifesto Fantasy), ma che nei prossimi giorni sarà disponibile su Feedbooks in forma di pamphlet. Ciò che è più importante per me è che Storia di Geshwa Olers rappresenta ciò che io penso del fantasy, di come debba essere, di come debba funzionare. Storia di Geshwa Olers è il mio orizzonte fantastico, contiene in misura diversa (e, certo, con possibili variazioni) tutto ciò che la narrativa fantastica può contemplare: fiaba, favola, leggenda, mito, fantasy, horror, fantascienza, gotico, avventura, ricerca, riflessione, post-modernità, tutto confluisce in questo mio grande romanzo che considero il primo romanzo della mia carriera di scrittore (che spero ancora lunga…). La cosa più incredibile di tutte è che quando iniziai a scriverlo, nell’ormai lontano novembre del 1998, dentro me c’era già l’inconscia percezione che la sua struttura sarebbe stata particolarmente adatta alla rete. La prima volta che lo proposi al pubblico, lo feci tramite internet – forse primo caso del genere fantasy in Italia – e contribuendo alla diffusione dello sguardo mediterraneo sulla narrativa fantastica (il che, non lo si può negare, non è poco!). Questo romanzo riesce molto bene quando è online. La prima volta che pubblicai il primo volume trovai oltre seimila lettori. La seconda volta ne sto trovando altri tremila medi, con un ottimo successo e un crescente ritorno sia a livello di letture che di gratificazione. La nuova (e forse non definitiva) versione di Feedbooks arriverà entro fine anno a circa 10.000 download, con una prospettiva a fine saga di poter registrare ben 30.000 download. A quel punto, sarà il momento di un nuovo scalino da salire, e forse comprenderà di nuovo il cartaceo. Per questo, però, c’è tempo. Spero saprete pazientare. La prima parte di Storia di Geshwa Olers è conclusa ed è acquistabile anche su Amazon come unico ebook. La seconda parte è molto diversa, e contiene il vero cuore della vicenda, sotto tutti gli aspetti. In modo particolare sarà il terzo volume a dare un senso al tutto, ma anche una nuova chiave di lettura che in realtà lascerà ogni gioco aperto. Scoprirete in che modo. Contavo di riuscire a rendere disponibile il quinto volume, I ghiacci di Passo Ceti, tra una settimana; purtroppo non sarà così, ma dovrò aspettare la seconda metà di gennaio 2013 a causa della mia nuova consapevolezza verso la scrittura e dei molti impegni che mi sono assunto in questi ultimi tempi (uno è Il libro ritrovato, gli altri li scoprirete dopo). Il sesto volume, La guerra dei Gelehor, uscirà verso metà anno, immagino in estate, e l’ultimo, Il sole sulle bianche torri, chissà… È l’unico ancora da completare, ma conto di presentarlo per dicembre 2013. Al massimo arriveremo a inizio 2014.

L’horror è stato l’altro grande genere che ho praticato quest’anno. Nell’arco di questi dodici mesi ho riempito due faldoni di manoscritti di racconti e romanzi. Quest’anno di crisi mi ha portato (paradossalmente) a scrivere molto più che in altri periodi. La serie Le sette case ha iniziato il suo cammino con la Editrice GDS, che dopo i primi due volumi ha deciso di modificare l’uscita del tutto. Questa è una notizia di qualche giorno fa, ma la do come se fosse un’anteprima: i sette volumi usciranno singolarmente in formato digitale presso tutti gli ebook store d’Italia, mentre nel corso del 2013 arriverà il volume cartaceo che li raccoglierà tutti. La copertina è affidata a un illustratore che stimo molto. I racconti (gli ultimi tre dei quali in fase di stesura) non sono etichettabili del tutto come horror, ma si passa dal thriller psicologico alla fantascienza, dal dark-fantasy (a modo mio) all’horror più cruento. Insomma, sarà un’esperienza variegata e, spero, pienamente godibile. Questi i titoli dei sette volumi: La porta sbagliata, Ps: I love you, Verso la soglia, Il lupo nel cielo, Canta che ti passa, Il diavolo di Tourette e Intervista. Il primo volume ha già ricevuto recensioni favorevoli, ma anche porte in faccia da parte di siti horror piuttosto snob (d’altronde, siamo in Italia). In entrambi i casi sentitamente ringrazio. Una recensione in particolare mi rende orgoglioso, perché è stata capace di cogliere tutte le sfumature che ho voluto inserire nel romanzo: questa del sito Horror.it.

Un’altra cosa horror che sto scrivendo adesso è, invece, per un concorso Fazi. È la prima volta che mi ci provo dopo molti anni. Mi ha colpito in modo particolare la tematica da seguire, che è proprio quella che sto sviluppando ultimamente in ambito horror. Il mio scritto è piuttosto duro, crudo e fastidioso. Non posso tuttavia esimermi dal metterlo nero su bianco. Non posso rivelare molto, se non che si muove nell’ambiente scolastico.

C’è anche un altro romanzo, al momento intitolato Tu sarai l’inizio, la cui stesura prosegue ormai da tre anni. È per me molto importante, lo si potrebbe incasellare nel filone apocalittico, non fosse che gli incasellamenti mi stanno molto stretti. Contavo di finirlo quest’anno, ma le mie giornate durano purtroppo solo ventiquattro ore.

In giro per il web, infine, ci sono altri racconti: Notte senza uscita, un racconto drammatico ambientato a Verulengo e pubblicato per i tipi di MilanoNera a inizio anno. Fatica a ritagliarsi un suo percorso tra i lettori, ma lo ritengo uno dei racconti più belli che abbia mai scritto, quindi forse vale la pena leggerlo. Ora lo trovate anche in un pacchetto promozionale della casa editrice, che comprende anche altri nove racconti di scrittori quali Stefano Di Marino, Barbara Baraldi e Paolo Roversi. Dire che la cosa mi rende orgoglioso è dir poco!

Poi c’è Famiglia fuori norma, pubblicato per gioco nello Speciale Halloween 2012 della rivista Horror drEaMagazine, edita da Il foglio letterario. È un omaggio divertito (ma non troppo) a un classico cinematografico del passato. Scopritelo da soli a questo indirizzo.

L’esperimento Amazon. Iniziato quest’anno con L’alieno nella mente, raccolta di racconti variamente fantastici, mediamente apprezzati, l’esperimento di autoproduzione tramite la piattaforma Kindle Direct Publishing è continuato con la pubblicazione di Strega, un racconto sullo strano rapporto tra madre e figlia, con la riproposizione di La ragazza della tempesta, il mio romance pubblicato inizialmente con Edizioni Domino, e con l’ebook consuntivo della prima parte di Storia di Geshwa Olers. Le vendite maggiori sono andate al romance, confermando la tendenza che a leggere di più sono le donne, seguito da L’alieno nella mente. A molta distanza gli altri. In ogni caso si tratta di una quantità davvero bassa, di poco supera le quaranta copie. Confrontando il dato con la percentuale del formato kindle di Storia di Geshwa Olers scaricato da Feedbooks, posso dire che il Kindle è molto poco usato. Siamo attorno al 5%-10% del totale. Insomma, mi viene da pensare che se ci fosse un’altra piattaforma, magari italiana, che permettesse di pubblicare gli ebook gratuitamente come Amazon e di metterli in vendita a prezzi bassi, forse avrei venduto dieci volte tanto. L’altra piattaforma che conosco per pubblicare gli ebook e metterli in vendita è Simplicissimus, ma mi pare di aver capito che si debba pagare, il che mi porta a escluderla fin dall’inizio.

La politica. Che c’entra la politica, direte voi. In effetti non molto, o forse tutto c’entra. La crisi deve spingere a prendere delle posizioni, non si può continuare a lamentarsi senza sporcarsi le mani. Nel mio caso, sporcarmi le mani ha significato smarcarmi da un centrodestra che ho sempre votato e che si è dimostrato quasi del tutto incapace di avere un pensiero costruttivo per l’Italia, spingendomi alla ricerca della novità e di quel passo avanti che sembra tanto ovvio guardando agli altri Paesi, ma che lo appare un po’ di meno guardando alla nostra difficile situazione. Sporcarmi le mani per me è diventato votare il Movimento 5 Stelle nel mio Comune, sebbene nel corso dell’anno sia rimasto non poco sconvolto da certe dichiarazioni razziste e xenofobe di Grillo. È diventato iscrivermi per la prima volta alle Primarie del Centrosinistra e votare Renzi, nella speranza che si affacciasse una sinistra alternativa a quella del passato (che purtroppo, però, è tornata a vincere, confermando la mia idea che l’Italia sia anziana nella mente e spesso fascista nei fatti). In entrambi i casi, ne esco meno convinto di prima, ma staremo a vedere che succederà, soprattutto ora che il joker (come l’ha chiamato il Daily Beast – The joker is back) sembra essere tornato in campo.

Propositi per il nuovo anno. Infine, dichiaro già ora i miei propositi per il nuovo anno. Alla fine scoprirò quanti sarò riuscito a portarne davvero a casa.

– Completare la pubblicazione online di Storia di Geshwa Olers

– Completare la pubblicazione con Editrice GDS di Le sette case

– Completare la stesura di Tu sarai l’inizio

– Trovare un agente letterario o una casa editrice di prima grandezza

– Far girare a mille il motore di Il libro ritrovato

– Andare a vivere finalmente per i fattacci miei

– Trovare l’amore. Ma questa è un’altra storia.

Un racconto per Halloween su Horror Dreamagazine

Arrivato Halloween (anche quest’anno), è il caso di giocare un po’. Seriamente, però, perché Halloween è sì una festa importata per scopi puramente commerciali, ma trova aggancio alla nostra tradizione in quel Ogni Santi che nel mondo anglosassone fa da base cristiana per questa ricorrenza. Ogni anno, le voci di esponenti più o meno noti della Chiesa si espongono ancora di più mandando invettive e giudicando satanica la festa di Halloween. Non voglio entrare nel merito della questione, ma per quanto mi riguarda, non condivido questa interpretazione: mi fermo alla più ovvia considerazione che una festa importata per soli scopi commerciali mi fa una grande tristezza. Soprattutto se, poi, sono i bambini (come sempre) a subirne per primi le conseguenze, qualunque esse siano. Fine del primo step. Ricordatevi questo: “bambini”.

Secondo step. Vi segnalo l’uscita dell’Horror drEaMagazine n. 9, di Edizioni Il foglio, sul quale è stato pubblicato un post che inserii qualche tempo fa nel blog dedicato a Le sette case, la mia serie horror ambientata a Verulengo ed edita da Editrice GDS, intitolato “Un’ispirazione horror”. Per leggerlo, basta che seguiate questo link. Nel prossimo numero, in uscita a gennaio, ci sarà anche la recensione di La porta sbagliata e un’intervista.

Ma cosa ancora più ghiotta (e qui mi riaggancio al primo step: “bambini”) si trova nel numero speciale dedicato ad Halloween, che accompagna la rivista: lì c’è un racconto che ho scritto per l’occasione, intitolato Famiglia fuori norma (da pag. 16 a pag. 26). Ovviamente è ambientato a Verulengo. A voi capire quale delle due famiglie sia quella più fuori norma…

Il blog è morto, viva il blog!

Mi sono fatto un giro al K.lit di Thiene, svoltosi il 7 e l’8 luglio, primo grande evento a livello europeo dedicato totalmente (o quasi) al blog letterario. Molte le proposte, valida offerta per chi voleva riflettere sullo stato delle cose in Italia relativamente al web 2.0 e alle sue connessioni con la letteratura.

Mi ha colpito scoprire che, detto con estrema sintesi, il blog vecchia maniera è una forma d’utilizzo della rete ormai morta, soppiantato com’è dal web 2.0 e… dalle guerre di blog. Confusi? Cerco di spiegarmi meglio.

Dalle tavole rotonde cui ho assistito, è risultato come sia necessaria una destrutturazione della scrittura narrativa per come l’abbiamo conosciuta fino a oggi attraverso i mezzi classici, con lo scopo di renderla un conglomerato di azioni, reazioni e riflessioni maggiormente malleabile alla volontà del lettore. Il lettore è il vero protagonista della nuova rivoluzione informatica. Si deve ancora compiere a livello di internet ciò che è già avvenuto in altri ambiti, quali il teatro, il cinema e la letteratura cartacea. I blog letterari oscillano ancora tra una mera riproposizione in chiave digitale di un mondo letterario già esistente fuori rete e un mero sperimentalismo che svuota le narrazioni di contenuto. Devono ancora trovare la vocazione specifica che tenga conto del mezzo tecnologico con cui si esprimono. Un problema riguardante non solo i blog, ma anche gli “ebook”.

L’impressione generale è che nel web si debbano ancora prendere bene le misure tra blog, recensioni e dibattiti, e che il blog letterario sia a uno sviluppo ancora solo iniziale, suscettibile di un approfondimento notevole. La definizione blog letterario unisce negli intenti ciò che nei fatti è ancora diviso.

Questo si è percepito molto bene anche in varie tavole rotonde. O si è posto l’accento sul medium, sulla nuova tecnologia in grado di stravolgere la modalità narrativa tipica della carta stampata e dell’oggetto libro, nei confronti del quale è stata più volte rivendicata l’alterità, o si è messo in luce soprattutto l’aspetto letterario, trasformando un dibattito attraversato dalla possibilità di una novità in una normale e non indispensabile tavola rotonda come tante altre, perfettamente (o forse meglio) inseribile in una rassegna letteraria che nulla avesse a che fare con il web 2.0. Anche quando si sono chiamati in causa fenomeni tipici del web di nuova generazione, quali la struttura di post + commenti, o il fenomeno ormai molto diffuso grazie ad aNobii, GoodReads etc. della recensione da parte di utenti, i giudizi sono sempre stati tranchant, segnando una difficoltà da parte delle figure editoriali sia di nuovo che di vecchio stampo, blogger, agenti letterari, editor e consulenti editoriali che fossero. Trovare una mediazione che non faccia più riferimento al concetto di autorità tra chi viene comunque percepito come una figura di tipo autorevole (lo scrittore o il blogger di lungo corso) e chi recensisce il libro dello scrittore o commenta i post del blogger è impresa ancora ardua.

Il vero polso della situazione è arrivato dagli interventi di blogger ormai affermati, di direttori o collaboratori di siti letterari che ormai sono istituzione. Emerge un mondo di blog che in Italia ha già perfino conosciuto un declino. Il momento d’oro del blog italiano è passato, ma se ne sta affermando un altro, quello del blog letterario, per l’appunto.

Bisogna mettere sul piatto alcune considerazioni, senza le quali non credo sia possibile alcuna ulteriore riflessione sull’eventuale sviluppo di questo nuovo ambiente web. Il lit blog è cresciuto per importanza soprattutto grazie all’influsso del web 2.0 e dei social networks. Tutti i maggiori blog letterari sono creati grazie all’apporto di molti blogger, che confluiscono in entità tra loro differenziate. Il filosofo Empedocle diceva che il simile conosce il simile. Io aggiungo che, inoltre, il simile cerca il simile. In internet sono sorti veri poli letterari, accentratori di pensieri e teorie, di azioni culturali e talvolta ideologiche, che inevitabilmente hanno finito per contrapporsi, cercando di demolirsi a vicenda e di egemonizzare il mercato culturale del web.

Occorre concettualizzare la storia del blog e osservarne lo sviluppo nel tempo. Soprattutto, scoprirne la missione specifica. Credo la si possa trovare nel rapporto speciale che questi possono istituire con i loro fruitori. Anche in questo caso si tratta di creare un rapporto diretto tra autori e lettori già esistente altrove, e da parecchio tempo. A dire il vero, fin dalla nascita del romanzo moderno.

Quale sarà, quindi, lo sviluppo dei blog letterari nel nostro Paese? Ci si rende davvero conto delle possibilità che la rete e la tecnologia stanno offrendo? La mia impressione è che la risposta sia no. Servono studio, analisi e concettualizzazione. Solo allora si potrà scoprire in quale direzione sia più utile muoversi, se si vorrà incidere sulla cultura di un Paese come il nostro che ne ha sempre più urgente bisogno.

Qualche novità

Giusto per informarvi che non sono scomparso. Sono solo molto preso dalle correzioni del terzo volume di Storia di Geshwa Olers, Il cammino di un mago, dalla riscrittura del romanzo Cronache dalla grotta (titolo provvisorio), dalla sistemazione di una manciata di racconti horror per alcune riviste ed editori, dalla preparazione di un nuovo romanzo a metà strada tra il giallo e lo fantascientifico, ma con una bella punta filosofica, Senza fine (titolo provvisorio). Non meno importante, c’è la stesura delle nuove recensioni dei romanzi di Stephen King per Fantasy Planet. In buona sostanza, ne ho da fare e per questo mese il blog sarà messo un poco in secondo piano, prima delle novità di dicembre. Comunque vi riassumo le notizie che mi riguardano.

Novembre. Il romanzo La porta sbagliata uscirà (forse l’avrete già immaginato…) Continua a leggere “Qualche novità”

L’etica nella rete

Vi segnalo l’ottimo intervento di Emanuele Manco su Fantasy Magazine, relativo a quanto è accaduto alcuni giorni fa sul blog di G.L. D’Andrea (al cui riguardo potete leggere questo mio post).

È ora di affermare il principio etico. È arrivata l’ora di dimostrare che la rete è un ottimo posto per sviluppare il confronto e, soprattutto, il pensiero sulla narrativa, sia essa fantastica o no. In modo particolare, è arrivato il momento – una volta per tutte – di far capire ai troll che in rete non possono avere una vita lunga e che sarebbe meglio tornassero nelle caverne dalle quali sono spuntati.

Recensione su Fantasy Magazine

La faida dei LogontrasD’accordo, la decisione di non leggere più Fantasy Magazine era stata presa, ma se esce una recensione su uno dei miei libri, la segnalo comunque, come ho fatto con tutte le altre recensioni.

Emanuele Manco recensisce La faida dei Logontras. Indeciso se considerarla una stroncatura, una recensione negativa o un commento infelice, vi indico l’indirizzo: http://www.fantasymagazine.it/libri/13509/la-faida-dei-logontras/

Non me ne voglia il buon Emanuele, ma l’impressione generale che ne ricevo è che non si sia posta la dovuta attenzione durante la lettura. Faccio alcuni esempi.

1) Manco dice: “L’addestramento militare come metafora della crescita, della presa di coscienza delle proprie possibilità e responsabilità.” Perché parla di metafora? Quale metafora? Qui non c’è nessuna metafora. E’ Geshwa che ha deciso di entrare nell’Esercito, punto. Non gli interessa crescere, non sa nemmeno perché ci sta andando, nell’Esercito (cfr. I volume, pag. 300). A lui interessa nascondersi (lo capisce perfino Medòren, cfr. II volume, pag. 212). Nel frattempo, facendo allenamenti e applicandosi negli incarichi ricevuti, cresce. Inoltre, Geshwa conosce molto bene le proprie possibilità, altrimenti non avrebbe nemmeno tentato di entrare nell’Esercito, e all’inizio dei suoi allenamenti, è invidiato e sbeffeggiato anche per la sua auto-consapevolezza. Prende coscienza delle proprie responsabilità? Ne siamo sicuri? A me sembra che si ficchi in un sacco di guai, senza rendersi ben conto delle responsabilità e delle conseguenze…

2) Manco scrive, in riferimento alla chimera che viene utilizzata per gli allenamenti dei coscritti, uccisa ogni volta e ogni volta fatta risorgere: “(nessuna Shadrila è stato maltrattato per il romanzo però, vi tranquillizziamo)“. D’accordo, è una battuta di spirito. Peccato che riveli, anche in questo caso, che l’autore della recensione non ha colto una sola virgola del contrasto morale che quel genere di utilizzo di una creatura magica provoca in Geshwa. E dire che vi sono dedicate alcune pagine!

3) Manco scrive, parlando della necessità narrativa interna al romanzo: “Se non fosse che le cose debbano accadere, probabilmente i superiori di Ges lo manderebbero a pulire bagni in seguito alle sue poco discrete domande. Nulla di tutto ciò. Il giovane fante sembra un astro in ascesa.
Ma qui mi fermo. Perché non è il caso di narrare troppo. Sappiate che il narratore l’obiettivo di spiegarci tutto questo se lo pone. Quello che sembra pretestuoso in un dato momento della trama, si spiega più avanti. Qualche perplessità però rimane sul reale scopo del narratore.

Io rispondo che in un ciclo di sette volumi, da sempre dichiarati parti di un unico romanzo, bisogna tener conto di tutto ciò che è stato scritto prima. A partire dal titolo generale “Storia di Geshwa Olers”. Non “Storia di Omiddo Lojon” o “Vita di Carulco Bracario”, che in effetti nessuno sa chi siano. Se sette volumi sono intitolati a un personaggio, vuol dire che quel personaggio è al centro dell’attenzione, che quel personaggio ha vissuto un arco di eventi unico, che quel personaggio è al centro di una apologia. Perciò direi: non sottovalutiamo le premesse del curatore, i titoli differenti e il gioco dei narratori. Un autore che si fa chiamare Anonimo Grodestiano (e non Anonimo Imperiale, per esempio) ha molto più interesse a porre in evidenza le capacità di chi ha reso grande Grodestà dopo la caduta dell’Impero (anche se questo il buon Manco non può saperlo, se non solo in parte), che non a rendere giustizia a chi, magari, poteva avere molto più merito di Geshwa nelle situazioni che lo hanno segnalato all’attenzione dei suoi superiori.

Inoltre, mi sorge una domanda: perché dire che tutto sembra pretestuoso se poi si aggiunge che “si spiega più avanti”? Le perplessità segnalate subito dopo si dovevano risolvere in un maggior approfondimento, a mio avviso.

4) Manco scrive: “vi comunico questo espediente del narratore. L’uso del personaggio che è convinto di governare il proprio destino e che invece scopre di essere in mano a un gioco più grande di lui.” Ahimè, non si tratta di espediente letterario, bensì di realtà.

5) A un certo punto, Manco scrive: “Tutto bene quindi?” Intende, forse, a parte il tono usato in tutta la prima sezione della recensione, al limite dell’ironia?

6) Verso la fine, Manco nota: “Indispensabile è che, parimenti, cresca l’autore sul fronte tecnico-strutturale, anche con l’aiuto di buoni editor.” Purtroppo, qui non è colpa di Manco. E’ l’intero romanzo ad avere una struttura eccentrica e non riconducibile a un percorso già visto, con l’eccezione di pochi casi (e forse nemmeno molto amati). “Storia di Geshwa Olers” è atipica, e lo è profondamente. Cosa accadrà con il terzo volume? Verrà giù l’universo intero, se FM si degnerà di leggerlo, perché in quel volume la struttura tipica del romanzo verrà “ribaltata”, per divenire funzionale a ciò che il nuovo autore (un Oscuro Tearca, che già dal solo nome preannuncia impostazione e punto di vista) avrà voluto dire. Lo dico senza superbia, ma credo che la struttura di S. di G. O. sfugga a una analisi strutturale di stampo classico.

Postilla sugli editor: Solange Mela e Annarita Guarnieri sono tra i migliori editor incontrati finora. Se il problema è ciò che il romanzo racconta e il modo in cui lo fa, tale problema dipende dal suo autore, Fabrizio Valenza, che ha il suo carattere, il suo stile e le sue convinzioni. Il lavoro di un buon editor, lo si sa, è di sviluppare le doti di un autore senza sovrapporsi a lui: soprattutto per questo motivo, oltre che per provate qualità tecniche, Mela e Guarnieri sono state ottime professioniste. Non hanno voluto uniformare il mio stile e le mie decisioni a quelle di altre saghe (e facendolo, chissà! Magari un paio di stelline in più le avrei guadagnate, no?)

7) Infine, Manco dice: “Siano i lettori a decidere se seguire o meno i prossimi, e già annunciati, cinque volumi della saga.” Mhm… brutta frase, detto sinceramente. Mi fa pensare ad altro, a qualcosa di eterogeneo rispetto a una pura recensione. Mi sa di più di consigli per i non-acquisti.

Questo è quanto! Lo so, è una risposta enorme, forse spropositata, rispetto a una recensione di FM. Tuttavia, alla mia creatura ci tengo, così come ci tengo a indicare in cosa si poteva far meglio, secondo me, prima di recensire.

Infine, segnalo che c’è chi tutte queste cose le ha ben capite senza bisogno di spiegargliele. Basti guardare la pagina di aNobii e le altre recensioni al romanzo.

Alla prossima!

Piccole novità avanzano

Le notizie di oggi riguardano due novità editoriali, che mi vedono coinvolto.

Fantasy Planet1) Fantasy Planet da oggi ha una nuova veste, con nuove categorie, nuovo slancio vitale e, soprattutto, nuovi collaboratori. La sua trasformazione nel senso dell’approfondimento culturale procede a gonfie vele e, sempre da oggi, vede l’autrice Francesca Angelinelli come Direttore editoriale della rivista (che presto approderà anche sul cartaceo) e Fabrizio Valenza (sì, il sottoscritto) come Vicedirettore. Da oggi la prima super-novità: un’intervista esclusiva al nuovo traduttore di Stephen King, che domani uscirà nelle librerie italiane con il suo ultimo lavoro, FULL DARK, NO STARS, da noi tradotto con Notte buia, niente stelle: si tratta di Wu Ming 1, perciò un traduttore d’eccellenza. Leggete l’intervista, ne vale davvero la pena. Personalmente, mi ha riempito d’emozione.

Il cielo nel libro2) La seconda novità è che il blog che curo, Il cielo nel libro, dedicato al fantasy italiano e non solo, risulta essere tra i più letti dell’intero portale HotMag, notizie bollenti fresche di giornata, e perciò è stato inserito tra i “blog d’autore”. La cosa non può che farmi piacere, soprattutto perché dimostra che il fantasy in Italia è vivo, e che c’è una nutrita schiera di appassionati lettori che desidera novità che vanno al di là di ciò che si trova nelle librerie. Il mondo della letteratura fantastica è vasto ed è molto più variegato di quanto si possa credere entrando in un negozio. Inoltre, è in corso, sempre nel suddetto blog, la Settimana dell’Editore, sette giorni dedicati ai piccoli editori che si stanno facendo notare per la cura riservata ai loro libri e per la qualità che riescono a portare avanti, caratteristiche fondamentali per riuscire a farsi notare nel mondo fantastico italiano. Questa settimana è riservata a Linee Infinite.