Recensione su Fantasy Magazine

La faida dei LogontrasD’accordo, la decisione di non leggere più Fantasy Magazine era stata presa, ma se esce una recensione su uno dei miei libri, la segnalo comunque, come ho fatto con tutte le altre recensioni.

Emanuele Manco recensisce La faida dei Logontras. Indeciso se considerarla una stroncatura, una recensione negativa o un commento infelice, vi indico l’indirizzo: http://www.fantasymagazine.it/libri/13509/la-faida-dei-logontras/

Non me ne voglia il buon Emanuele, ma l’impressione generale che ne ricevo è che non si sia posta la dovuta attenzione durante la lettura. Faccio alcuni esempi.

1) Manco dice: “L’addestramento militare come metafora della crescita, della presa di coscienza delle proprie possibilità e responsabilità.” Perché parla di metafora? Quale metafora? Qui non c’è nessuna metafora. E’ Geshwa che ha deciso di entrare nell’Esercito, punto. Non gli interessa crescere, non sa nemmeno perché ci sta andando, nell’Esercito (cfr. I volume, pag. 300). A lui interessa nascondersi (lo capisce perfino Medòren, cfr. II volume, pag. 212). Nel frattempo, facendo allenamenti e applicandosi negli incarichi ricevuti, cresce. Inoltre, Geshwa conosce molto bene le proprie possibilità, altrimenti non avrebbe nemmeno tentato di entrare nell’Esercito, e all’inizio dei suoi allenamenti, è invidiato e sbeffeggiato anche per la sua auto-consapevolezza. Prende coscienza delle proprie responsabilità? Ne siamo sicuri? A me sembra che si ficchi in un sacco di guai, senza rendersi ben conto delle responsabilità e delle conseguenze…

2) Manco scrive, in riferimento alla chimera che viene utilizzata per gli allenamenti dei coscritti, uccisa ogni volta e ogni volta fatta risorgere: “(nessuna Shadrila è stato maltrattato per il romanzo però, vi tranquillizziamo)“. D’accordo, è una battuta di spirito. Peccato che riveli, anche in questo caso, che l’autore della recensione non ha colto una sola virgola del contrasto morale che quel genere di utilizzo di una creatura magica provoca in Geshwa. E dire che vi sono dedicate alcune pagine!

3) Manco scrive, parlando della necessità narrativa interna al romanzo: “Se non fosse che le cose debbano accadere, probabilmente i superiori di Ges lo manderebbero a pulire bagni in seguito alle sue poco discrete domande. Nulla di tutto ciò. Il giovane fante sembra un astro in ascesa.
Ma qui mi fermo. Perché non è il caso di narrare troppo. Sappiate che il narratore l’obiettivo di spiegarci tutto questo se lo pone. Quello che sembra pretestuoso in un dato momento della trama, si spiega più avanti. Qualche perplessità però rimane sul reale scopo del narratore.

Io rispondo che in un ciclo di sette volumi, da sempre dichiarati parti di un unico romanzo, bisogna tener conto di tutto ciò che è stato scritto prima. A partire dal titolo generale “Storia di Geshwa Olers”. Non “Storia di Omiddo Lojon” o “Vita di Carulco Bracario”, che in effetti nessuno sa chi siano. Se sette volumi sono intitolati a un personaggio, vuol dire che quel personaggio è al centro dell’attenzione, che quel personaggio ha vissuto un arco di eventi unico, che quel personaggio è al centro di una apologia. Perciò direi: non sottovalutiamo le premesse del curatore, i titoli differenti e il gioco dei narratori. Un autore che si fa chiamare Anonimo Grodestiano (e non Anonimo Imperiale, per esempio) ha molto più interesse a porre in evidenza le capacità di chi ha reso grande Grodestà dopo la caduta dell’Impero (anche se questo il buon Manco non può saperlo, se non solo in parte), che non a rendere giustizia a chi, magari, poteva avere molto più merito di Geshwa nelle situazioni che lo hanno segnalato all’attenzione dei suoi superiori.

Inoltre, mi sorge una domanda: perché dire che tutto sembra pretestuoso se poi si aggiunge che “si spiega più avanti”? Le perplessità segnalate subito dopo si dovevano risolvere in un maggior approfondimento, a mio avviso.

4) Manco scrive: “vi comunico questo espediente del narratore. L’uso del personaggio che è convinto di governare il proprio destino e che invece scopre di essere in mano a un gioco più grande di lui.” Ahimè, non si tratta di espediente letterario, bensì di realtà.

5) A un certo punto, Manco scrive: “Tutto bene quindi?” Intende, forse, a parte il tono usato in tutta la prima sezione della recensione, al limite dell’ironia?

6) Verso la fine, Manco nota: “Indispensabile è che, parimenti, cresca l’autore sul fronte tecnico-strutturale, anche con l’aiuto di buoni editor.” Purtroppo, qui non è colpa di Manco. E’ l’intero romanzo ad avere una struttura eccentrica e non riconducibile a un percorso già visto, con l’eccezione di pochi casi (e forse nemmeno molto amati). “Storia di Geshwa Olers” è atipica, e lo è profondamente. Cosa accadrà con il terzo volume? Verrà giù l’universo intero, se FM si degnerà di leggerlo, perché in quel volume la struttura tipica del romanzo verrà “ribaltata”, per divenire funzionale a ciò che il nuovo autore (un Oscuro Tearca, che già dal solo nome preannuncia impostazione e punto di vista) avrà voluto dire. Lo dico senza superbia, ma credo che la struttura di S. di G. O. sfugga a una analisi strutturale di stampo classico.

Postilla sugli editor: Solange Mela e Annarita Guarnieri sono tra i migliori editor incontrati finora. Se il problema è ciò che il romanzo racconta e il modo in cui lo fa, tale problema dipende dal suo autore, Fabrizio Valenza, che ha il suo carattere, il suo stile e le sue convinzioni. Il lavoro di un buon editor, lo si sa, è di sviluppare le doti di un autore senza sovrapporsi a lui: soprattutto per questo motivo, oltre che per provate qualità tecniche, Mela e Guarnieri sono state ottime professioniste. Non hanno voluto uniformare il mio stile e le mie decisioni a quelle di altre saghe (e facendolo, chissà! Magari un paio di stelline in più le avrei guadagnate, no?)

7) Infine, Manco dice: “Siano i lettori a decidere se seguire o meno i prossimi, e già annunciati, cinque volumi della saga.” Mhm… brutta frase, detto sinceramente. Mi fa pensare ad altro, a qualcosa di eterogeneo rispetto a una pura recensione. Mi sa di più di consigli per i non-acquisti.

Questo è quanto! Lo so, è una risposta enorme, forse spropositata, rispetto a una recensione di FM. Tuttavia, alla mia creatura ci tengo, così come ci tengo a indicare in cosa si poteva far meglio, secondo me, prima di recensire.

Infine, segnalo che c’è chi tutte queste cose le ha ben capite senza bisogno di spiegargliele. Basti guardare la pagina di aNobii e le altre recensioni al romanzo.

Alla prossima!


18 risposte a "Recensione su Fantasy Magazine"

  1. avendoti già sentito per telefono, aggiungo solo i miei sinceri ringraziamenti per l’elogio al lavoro di editor fatto al tuo romanzo. Grazie per aver apprezzato il nostro sforzo, anche se non era necessario scriverlo mi ( ma tant’è… a volte si rivela necessario!)
    E aggiungo anche che pure io tengo alla tua creatura. La differenza tra la Domino e il resto della maggior parte dei piccoli editori sta proprio nel fatto che l’editing dei testi è il nostro primario obiettivo. Questo non ci rende creature perfette e divine, ma se non altro la passione e la concentrazione, il tempo e la cura che mettiamo in questo lavoro ci rende unici.
    E posso assicurare i lettori che fare un editing in un testo come la Faida, senza trasformarlo nel mio romanzo o in quello di Annarita, è stato faticoso. Sarebbe stato più semplice per noi riscrivere la storia a modo nostro, togliendo tutto quello che è lo stile “Fabrizio”, spogliando l’anima di Geshwa da quella pelle che gli ha creato il suo inventore.
    Non abbiamo voluto farlo, e non lo faremo mai per nessuna delle opere che pubblichiamo. Se questo è un difetto, perdonateci
    Anche il Mosè di Michelangelo ha un difetto: non parla.
    ( e forse non ha tutti i torti…:-) )

    1. Ti ringrazio, Solange. Vorrei anche aggiungere che avere un editore capace di capire I progetti di un suo autore senza troppi discorsi, ed essere in grado di svilupparli secondo gli obiettivi dell’ autore stesso, non é cosa da tutte le case editrici! Ho anche questa fortuna.

  2. Non credo ci sia molto da aggiungere a quanto già esposto da Fabrizio e da Solange.
    Di mio, posso solo dire che fare l’editing di un romanzo altrui, e non di una mia traduzione, è un impegno molto diverso. La tentazione di metterci mano in modo “personale” c’è sempre, e forte, perché ognuno di noi ha le sue idee, il suo stile, e la vera sfida è proprio quella di saper rispettare le idee e lo stile dell’autore.
    Resta poi ancora da specificare cosa sia questa “chimera” (non mi riferisco a quella di Geshwa), e cioè un buon editor, dato che questa figura è pressoché inesistente in Italia, per lo meno nelle case editrici medio piccole, dove è già tanto se si correggono i refusi.
    Penso che quanto meno a noi vada il merito di aver provato a fare qualcosa di più e di meglio.

  3. Condivido in pieno la replica di Fabrizio…quando ci vuole ci vuole!!!
    Tranquillo Fabrizio non è una recensione di F.M. che mi fa cambiare idea se continuare o meno a leggere la saga!!! 🙂

  4. Vi ringrazio, ragazzi. Credetemi, la cosa che mi dispiace é proprio la palese assenza di attenzione al romanzo. Per il resto sto ancora sorridendo, soprattutto perché so che sono lettori come voi a rendere giustizia all’ impegno profuso.

  5. Andrò a leggermi l’intera recensione con calma.
    Tu hai fatto benissimo a ribattere e a mettere i puntini sulle I. Mi pare che ultimamente il FM faccia spesso di queste recensioni e che altri autori si siano un po’ allontanati da loro…
    Quoto anche io Fabio! Su con la vita ;))
    E siccome sono biricchina ti faccio una domanda:
    dopo la tua presa di posizione “decisa” con il FM, ti aspettavi davvero una bella recensione?
    W l’Anonimo Grodestiano!^^

  6. Posso fare solo due commenti.
    Uno come autrice di Domino: provo un profondo dispiacere leggendo la critica agli editor che si sono occupati del testo, perchè so quanti impegno mettano in questo delicato lavoro Annarita e Solange. Non si tratta di togliere il al posto di in o di correggere le virgole doppie, ma di un’analisi critica del testo che viene rivisto sotto ogni angolazione e, nel caso, ristrutturato insieme all’autore. Anche a costo di fargli scrivere (e non di SCRIVERGLI) parti nuove o riprendere daccapo brani già scritti.
    Due: sono fra gli autori che si sono allontanati da FM. Prima ancora che uscissero queste recensioni. Nel forum ho preferito non entrare più quando mi sono resa conto che non si trattava di un luogo dove parlare tranquillamente di libri o altre cose, ma la sede di un esame spietato. Non è questo che cercavo e ho abbandonato il terreno.

    Quello che non capisco è perchè in Italia non si comprenda la differrenza che c’è fra un grande editore come Mondadori o Feltrinelli e una piccola editrice. I numeri sono ben diversi: dalle 20000 copie si scende a 100, da programmazione in base al mercato si passa a scelta di pubblicare per passione.
    L’ironia sarebbe meglio tenerla per i grandi autori già affermati che le masse già hanno avuto modo di giudicare, non per chi sta incontrando lentamente il pubblico e si sta facendo conoscere. E’ un’arma che sugli emergenti risulta mortale.

  7. Solo una precisazione. Forse la recensione non ha chiarito che in realtà il romanzo è salvato proprio dall’editing. Avrei dovuto mettere un inciso del tipo, “magari supportato da buoni editor, come quelli che hanno salvato questo romanzo.” E lo farò. Per il resto a ognuno il suo mestiere. Ho criticato altri scrittori e nessuno mi ha tolto il saluto. Si fa il proprio mestiere con serenità. Buona continuazione!
    Ah. L’intervista sarà pubblicata mercoledì prossimo come da programmazione.
    Ciao
    Emanuele

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