Le piccole cose: carne della narrazione

E se raccontassimo grandi cose attraverso i piccoli fatti della vita?

Questa sembra essere la soluzione adottata da chi vuole effettivamente mantenere un ponte privilegiato con il lettore. Perché possiamo anche aver architettato la più grande struttura narrativa, la più impressionante e originale ossatura per la narrazione che vogliamo proporre, ma riuscire nell’indesiderato quanto temuto risultato di deludere le aspettative del lettore. Continuiamo con la riflessione iniziata in un altro post (Scrivere tramite le piccole cose).

copertina 2Quando mi accingevo a sistemare per la definitiva stesura La faida dei Logontras, il secondo volume di Storia di Geshwa Olers, l’editore dell’epoca mi suggerì di rendere più umano e coinvolgente un passo in cui il giovane Geshwa si recava dal Comandante del Battaglione. Il protagonista doveva semplicemente salire le scale, attraversare un lungo corridoio di legno e passare davanti ad alcune guardie. Due o tre paragrafi in tutto che nelle mie intenzioni dovevano essere semplicemente un piccolo passo per quanto sarebbe accaduto dopo, il punto davvero focale della narrazione di quel capitolo. Quando l’editore mi invitò a mettere mano a quelle poche righe, mi domandai che senso avesse inserire qualcosa di “non previsto” in uno stralcio di narrazione che, tutto sommato, appariva insignificante. La risposta non arrivò, ma mi ci provai comunque.

Questo il punto di partenza: Uscì dalla stanza e salì le scale, dirigendosi velocemente al primo piano. Salendo si rese conto di come tutt’attorno a lui regnasse la più assoluta essenzialità. C’erano solo quegli oggetti che servivano alla vita sobria di una postazione militare, e considerò con timore crescente quella scelta che aveva compiuto dentro di sé. Per nessun motivo avrebbe cambiato idea. Quello era ciò che si sentiva di fare e a meno che non lo sbattessero fuori per impedirgli in tutti i modi di entrare nell’Esercito Reale, lui non avrebbe fatto ritorno al mondo esterno. Arrivato al primo piano incontrò due guardie proprio all’imbocco del corridoio oltre il quale, evidentemente, si accedeva agli appartamenti dei superiori.

Quella semplice salita di scale e quella breve passeggiata nel corridoio di legno, nonché il passaggio davanti alle guardie, divenne questo (il brano è tratto dalla versione definitiva del romanzo):

Uscì dalla stanza e salì le scale, dirigendosi in fretta al primo piano. Contò gli scalini e si sorprese a dar voce alla stessa abitudine di sempre, quella che aveva fin da quando era un bambino. Contare gli scalini, farli a due a due, saltarne alcuni quando scendeva raggiungendo il pavimento con un tonfo, erano tutti stralci di quotidianità che si portava direttamente da casa. Quella che era esplosa.

Un pensiero improvviso lampeggiò nella sua mente. Un gelehor, un uomo di argilla colmo di polvere nera che si dirigeva verso la sua dimora. C’erano la madre e la nonna, ognuna intenta nelle sue faccende. Poi, quando Delihen andava ad aprire, il grande boato che si era sentito in tutta Senfe. La casa della sua infanzia cancellata per sempre dalla sua vita, con tutto ciò che v’era dentro. Non solo la sua camera, ma anche quella soffitta in cui aveva riposto ogni singolo regalo ricevuto dai suoi genitori, dalla nonna e da Nargolìan nelle ricorrenze di Eu-Lyron, la festa coincidente con la sua nascita. Il Dono del Futuro, lo Hir Thorà, ricevuto dai nonni al momento della sua nascita, cioè un bastone da pellegrino con il pomolo a forma di testa d’aquila, ai primi vestiti che gli avevano donato parenti e vicini. Dagli animali intagliati nel legno di frassino alla miniatura del castello estivo dei Re, un regalo usato in moltissimi giochi con Nargolìan. E i soldatini di stagno regalatigli dalla nonna? C’erano molte altre cose in quella soffitta, ma tutto era stato disintegrato in un solo colpo da un unico grande fuoco: la sua camera, la cucina, la sala da pranzo, la sala delle storie, il laboratorio di suo padre. Le immagini di casa che ancora gli vibravano nella mente, piene di colori e sensazioni, gli fecero notare per contro la più assoluta essenzialità di quel posto. L’arredamento era strettamente funzionale alla sobria vita di una postazione militare e dentro di sé considerò con timore crescente la scelta che in cuor suo aveva già compiuto. Non c’erano spazi concepiti per molti svaghi e l’occhio non doveva essere accontentato nella sua ricerca di agi. Muri grigi oltre il cui intonaco scrostato si intravedeva del tufo e pavimenti di pietra bianca. Alcune panche austere lungo i muri bagnati da una luce soffocante che giungeva dall’esterno, le urla esterne cui facevano seguito i cozzar di spade.

Per nessun motivo avrebbe cambiato idea, se lo disse ora una volta per tutte.

Finalmente sto per incontrare il Comandante Ershaec, e sono qui a ricordare soldatini.

Quel corridoio della Divisione del GroneGor Meridionale era il posto in cui voleva essere. Entrare nell’Esercito Reale era la sua meta, a meno che non lo sbattessero fuori impedendoglielo.

Due guardie si trovavano proprio all’imbocco del corridoio, al cui angolo era affisso un cartello di legno che diceva: Sezione Ufficiali. Lo scrutarono con gravità, ma non lo bloccarono.

In poche parole, un semplice passaggio diventa l’occasione per dar voce ai ricordi del protagonista, per richiamare la sua origine, per dare colore e sapore a quanto sta facendo in quel momento e, infine, per creare un certo tipo di aspettativa nel lettore: riuscirà Geshwa a mantenere vivo il suo proposito? Una volta riletto il tutto, mi accorsi in modo definitivo che adesso io stesso sentivo vibrare d’attesa e di aspettative quel passaggio del protagonista.

Per fare un parallelismo cinematografico, quanto intendo dire è del tutto simile a quella famosa scena (qui sotto) del film di Gibson, The Passion, nella quale la madre di Cristo, quando lo vede passare per le vie di Gerusalemme e cadere sotto il peso della croce che sta trasportando verso il Calvario, deriso dalla gente, si ricorda di colpo quando il suo bimbo cadde per terra nei suoi giochi e lei, amorevole, lo aveva rialzato. Un lacerto di umanità in una scena che di umano ha ben poco.

CristoIncontraMaria
Clicca sull’immagine per vedere la scena.

Tutta la narrazione va in continuazione nutrita di vissuto. La realtà è che una grande narrazione, fatta di strutture mirabolanti e di invenzioni originali, può reggersi sulle proprie gambe solo grazie alla possibilità offerta al lettore di continuare a rispecchiarvisi nelle quotidiane piccole cose della vita.

Simbolo e racconto: porta dell’anima

copertina 2Il simbolo è una finestra, aperta sull’inatteso. L’inatteso vive spesso (per non dire sempre) dentro di noi. Se l’inatteso emerge in superficie, ci parla come una novità, capace di modificare il nostro rapporto con il mondo, conseguenza del nostro cambiamento interiore.

Il racconto è una struttura sensata di simboli.

Non esiste, a dire il vero, narrazione che non lo sia, anche la più trita e banale. Certo, nel caso di un racconto scontato e banale, quella che viene utilizzata è una “simbolica” talmente conosciuta, da apparire ormai priva di ogni capacità di smuoverci. Come se ascoltassimo una canzone udita mille volte: la anticipiamo nella nostra mente e la priviamo di ogni possibilità di dirci qualcosa di nuovo.

Si possono, tuttavia, utilizzare simboli conosciuti in modo nuovo, creando collegamenti inattesi, pescando direttamente dalle profondità di se stessi. Ciò che è sorprendente, infatti, nasce sempre dalla sincerità di un cuore. Un’anima capace di raccontare la verità di sé, diverrà capace di narrare secondo una “simbolica” che apparirà sempre nuova, pure se utilizzata già mille volte. Addirittura, un autore può utilizzare sempre lo stesso simbolo, raccontandolo però in un modo sempre differente, creando storie del tutto diverse.

Io, per esempio, ho utilizzato lo “scarafaggio”, creatura per me del tutto repellente, con significati differenti, ma in qualche modo collegati tra loro (e come capaci di creare una struttura di senso leggibile in maniera inconscia), in vari racconti e romanzi: in La faida dei Logontras, in Commento d’autore, in La porta sbagliata e in Scarafaggi.

 

Storia di Geshwa Olers e la lettura continua con Amazon

BANNER versione BpiccoloLa bella notizia è che Storia di Geshwa Olers sta lentamente diventando un long… seller (?). Il punto di domanda si riferisce al fatto che non si tratta tanto di essere venduto, quanto, piuttosto, di essere letto tramite kindle unlimited.

A distanza di nove anni da quando pubblicai il primo capitolo gratuitamente sul blog di Splinder, i volumi del mio romanzo fantastico di ambientazione mediterranea continuano a farsi leggere da centinaia di appassionati del genere. Non è per nulla un fatto scontato, anzi, lo prendo come un segnale molto positivo.

Kindle unlimited è il servizio messo a disposizione da Amazon per la lettura gratuita degli ebook in formato .mobi.

Di cosa si tratta? È un abbonamento mensile di circa 10€ che permette di leggere tutti i libri che si vuole rientranti nel servizio, ovvero la maggior parte. Storia di Geshwa Olers è uno di questi. Mese dopo mese sono migliaia le pagine che vengono lette e la cosa non può che rendermi davvero orgoglioso.

Perciò, grazie ancora una volta  a tutti. Se vi piace il romanzo, diffondete la parola. Rimane il mezzo più efficace di pubblicità. Parlatene agli amici, parlatene in famiglia, consigliatelo ai vostri figli in cerca di letture appassionanti, suggeritelo come lettura scolastica. Storia di Geshwa Olers offre più di uno spunto, anche da un punto di vista meramente culturale, non fosse altro per la quantità di leggende tipiche dell’Italia e del Mediterraneo tutto che mette in gioco nella narrazione.

La faida dei Logontras – estratto

copertina 2Buona domenica a tutti. Oggi vorrei proporvi un brano estratto dal secondo volume di Storia di Geshwa Olers. Si tratta di quando Ges arriva alla Divisione di Centa Gnogath, subito dopo essere andato via da Alsi Fårsy. Per quelli di voi che hanno letto con tristezza il suo abbandono del nuovo nido famigliare appena ritrovato, ecco che cosa lo aspetta e le prime considerazioni del futuro guerriero di Passo Keleb.

Buona lettura. Ah, dimenticavo: La faida dei Logontras può essere acquistata a 1€ su Amazon oppure letta gratuitamente con kindle unlimited a questo indirizzo: https://www.amazon.it/faida-dei-Logontras-versione-Storia-ebook/dp/B00HNW4LZ8/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1464499651&sr=8-1&keywords=la+faida+dei+logontras

Un arrivo sfortunato

Divisione di Centa Gnogath, GroneGor Meridionale.

Addì 4° Stob 31 d.I., periodo invernale di Byas.

Ah ah ah, ti dico che non riuscirai mai ad aprirla, Bor.”

Il fante, un uomo tozzo ed esageratamente più grasso di quanto convenisse a un soldato, assestò una pacca sulla spalla del Comandante, con cui aveva molta confidenza.

Impara a stare al tuo posto, Gordo”, gli rispose quello.

Oh, ma sentilo. Si è offeso!” Il fante si volse verso gli altri due uomini di guardia alla porta per condividere quel momento di euforia, ma essi si limitarono a un sorriso neutrale. I due, che indossavano la divisa d’ordinanza, diedero a intendere che per loro un superiore rimaneva sempre un superiore. Gordo, invece, non si era mai fatto di quei problemi, e chissà perché Borallon pareva tollerare di buon grado la cosa.

Il Comandante era seduto a un tavolo di legno massiccio. Su di esso, abbandondati in un vassoio di legno restavano gli avanzi di un pasto più o meno recente: d’ossa di fagiano, dalle quali pendevano ancora alcuni resti croccanti, una scodella di farro cotto e condito con olio, e una pagnotta quasi del tutto integra. Gocce oleose erano schizzate su alcuni fogli di cartapecora, contenenti colonne e righe da riempire con grande noia di scritte nei colori della scrittura grodestiana, nero e rosso. Stringeva in mano una lettera ben chiusa e ripiegata in quattro, come prevedevano le norme per la corrispondenza militare. Un plico sottile che a Borallon pareva sempre più impossibile da aprire. “Ma ci sarà pure un modo di…”

Te lo dico io.” Gordo gli si avvicinò. “È frutto di magia. E se leggi il destinatario della missiva, capirai anche il perché.”

Che cosa c’entra Ershaec con la magia?” Borallon tentò di separare con l’unghia i due lembi di carta, in modo da riuscire a dare per lo meno una sbirciatina, ma il dito scivolò lungo il bordo affilato, provocandoli un taglio superficiale. Una goccia di sangue colò sulla carta. “Che Eus se la prenda! Ci rinuncio!” Gettò il plico sul tavolo.

La goccia di sangue strisciò lentamente oltre il bordo, come sospinta da una forza invisibile, lasciando la carta liscia e pulita.

Le risate di Gordo continuarono fastidiose, accompagnate solo dallo scrosciare della pioggia. Poi il soldato tacque di colpo, mentre il Comandante si asciugava il sangue con uno straccio, che ripose sul tavolo. Quando il Comandante tornò a sollevare lo sguardo, si ritrovò di fronte un giovane.

Alto poco più di un metro e settanta, e vestito con quelli che sembravano abiti da montanaro, il ragazzo aveva i capelli biondi zuppi d’acqua e occhi azzurri così vivaci e sorridenti da stonare totalmente con le condizioni nelle quali si trovava. Ai suoi piedi si stava creando una pozza d’acqua. Uno zaino mezzo vuoto gli ricadeva afflosciato sulle spalle.

E tu da dove salti fuori?” gli chiese Borallon.

Le guardie lo fissavano stupite.

Da Senfe, signore… anzi no, dal Midilonge” spiegò il ragazzo. Il sorriso gli scomparve dal volto e arrossì di vergogna.

Il Comandante prese lo straccio sporco di sangue e glielo gettò addosso. “Asciugati!”

Il ragazzo guardò con orrore le macchie, poi preferì tamponare almeno i capelli, per non buscarsi un accidente. La penombra non gli impedì di notare, a lui che era tutto preso da una famelica curiosità, che il luogo era un cubo perfetto intonacato d’un verde sporco e scrostato, nel quale rifulgeva il baluginio d’un fuoco rossastro nel camino di sinistra. Il calore era insopportabile e osservando il candelabro a sei braccia posto accanto al tavolo, dove alcuni monconi di candele orarie si stavano ormai consumando, comprese quanto tempo fosse passato dalla sua partenza.

Guardati. Fai veramente pena” osservò Borallon.

Sono qui per arruolarmi, signore.”

Il Comandante lo fissò con attenzione. L’espressione con cui aveva accompagnato la sua affermazione sembrava seria e la voce, seppure resa acuta dalla tensione, suonava convinta. Dopo un po’ Borallon scoppiò a ridere, seguito a ruota da Gordo. “Quanti anni hai?”

Sedici, da poco compiuti.”

Te ne avrei dati quattordici… l’età l’avresti. Come ti chiami?”

Geshwa Olers, signore, e vengo dal Masso Verde.”

Hai deciso se dal Midilonge o da Senfe?”

Non cogliendo la serietà della domanda, Gordo si mise a ridere. Borallon lo squadrò severamente, cosa che lo mise a tacere. Quanto alle due guardie, avevano tutta l’aria di sopportare sempre meno il compagno.

Sono originario di Senfe, ma ultimamente ho vissuto lungo il Midilonge, a ovest.”

E te la sei fatta a piedi? Fin da lì?” Geshwa confermò con un cenno del capo. “Se non altro, hai gambe! Buon per te, visto che dovrai fare ancora un bel po’ di strada. Non era qui che dovevi venire.”

No?” Geshwa sentì un certo scoraggiamento farsi strada dentro di lui, mentre restituiva lo straccio.

No. Questa è la Divisione di Centa…”

Lo so. La Centa Gnogath!” Si avvide all’ultimo che aveva interrotto il Comandante. “Scusate se vi ho…” cominciò.

Devi andare alla Divisione di Battaglione. Lì ti presenterai al preposto di piantone. È il Battaglione del GroneGor Meridionale, ai piedi dei Colli delle Aquile. Questa volta non sbagliare.”

I Colli delle Aquile?” ripeté Geshwa, scurendosi in volto. “Ci sono passato questa mattina…”

Allora sei stato sfortunato, ragazzo. Dovevi fermarti lì. Comunque prenditela comoda. L’esercito potrà fare a meno di te ancora per un po’.”

Guardandosi intorno, Geshwa si chiese se fosse quella la vita che voleva fare. L’ambiente in cui si trovava non era esattamente il massimo della vita e non concedeva granché alla comodità. La sedia su cui sedeva Borallon era l’unica di tutta la sala. Non vi erano altri tavoli o indizi di svago alcuno. Alzò gli occhi al grande grit-lah sulla parete dietro il Comandante, sul quale era inciso il simbolo della Divisione Gnogath, consistente nel profilo d’un mastodontico essere dal lungo collo, inserito in un esaedro bordato di un metallo che poteva anche essere oro. Più in alto, una scritta in avorio: Ofer at Inosham, Coraggio nella Pace. Doveva essere il motto della Divisione.

Geshwa decise di ricacciare la domanda da dove era venuta, per non assommare sconforto a delusione. Salutò e ringraziò, prima di girarsi e di uscire nuovamente sotto la pioggia.

Aspetta, Olers” lo richiamò il Comandante. “Avrai bisogno di qualcosa da mangiare.”

Sì, in effetti non mi è rimasto più niente.”

Tieni questo, allora.”

Geshwa vide la mano del Comandante scendere verso il vassoio con gli avanzi e afferrare un tozzo di pane. Glielo lanciò. Lo prese al volo, guardandolo con occhi desiderosi. “Grazie, signore”. Lo ripose nello zaino fradicio e uscì dalla Divisione di Centa.

Vendite continue su Storia di Geshwa Olers

ges2011Oggi tocca a un post promozionale, riguardante la mia Storia di Geshwa Olers. Infatti, il ciclo fantasy mediterraneo che racconta le vicende del Regno di Grodestà e del suo protagonista principale dei primi decenni dopo l’Intesa, cioè il guerriero di Passo Keleb Geshwa Olers, continua a trovare nuovi lettori.

Mese dopo mese, sta crescendo la massa di coloro che decidono di mettere mano ai primi volumi del ciclo. Di solito accade che chi acquista il primo volume, nell’arco di pochi giorni acquisti anche i due successivi, in un colpo solo, segno che quel Viaggio nel Masso Verde che tanto è stato bistrattato da commentatori “ufficiali” riesce ad abbattere le barriere e a convincere.

E voi, avete già iniziato la lettura? Di seguito ecco i link per l’acquisto dei primi sei volumi su Amazon (perciò formato mobi). Entro aprile/maggio dovrebbe uscire la prima parte del settimo volume, Il sole sulle bianche torri.

Il viaggio nel Masso Verde

La faida dei Logontras

Il cammino di un mago

La battaglia di Passo Keleb

I ghiacci di Passo Ceti

La guerra dei Gelehor

Classifica per i tre libri gratuiti

copertina2Una giornata speciale, quella di ieri. Perché nonostante i tre romanzi fossero gratuiti, mi hanno comunque donato ore di letizia per il loro posizionamento nella classifica dei libri più scaricati di Amazon.

La filosofia del baule ha raggiunto la 29a posizione, con 80 download in Italia (e altri negli USA, in Inghilterra e in Giappone).

La faida dei Logontras si è attestato al 53° posto, con 44 download.

Il viaggio nel Masso Verde al 58°, con 42 download.

Stiamo parlando di download gratuiti, ovviamente, ma mi sorprende che ci fossero così tante persone disposte a leggermi nelle vesti di giallista (La filosofia del baule, infatti, è un poliziesco). Perciò grazie a tutti, e ovviamente parlate di ciò che avete letto, lasciate commenti e votate.

Ovviamente ci saranno altre promozioni in futuro, ma per il momento i tre libri tornano acquistabili a pagamento, La filosofia del baule con uno sconto del 34%.

A questo punto, una piccola anticipazione. Ho iniziato la lavorazione del secondo volume dedicato al Commissario Girgenti. Il titolo provvisorio (ma forse no) è Lo scandinavo. Stay tuned!

Due fantasy e un poliziesco gratuiti su Amazon, solo per oggi

copertina2Per 24 ore (ovvero per tutto il 17 gennaio) i primi due volumi di Storia di Geshwa Olers saranno scaricabili gratuitamente da Amazon, a questi indirizzi:

Il viaggio nel Masso Verde, vol. 1

La faida dei Logontras, vol. 2.

Inoltre, potete scaricare gratuitamente anche il romanzo poliziesco La filosofia del baule.

È solo per oggi. Perché non approfittarne?

La trama di La filosofia del baule:

Il 2 aprile 2012 Samuele Bertacchiani, braccio destro del sindaco di Mura, Giosuè Bonetti, viene trovato morto dentro un baule, ai piedi della Scala della Ragione, nella piazza centrale del paese. Bertacchiani, però, non è stato ucciso, ma è deceduto per quella che sembra morte naturale.
A indagare sul fatto è chiamato il commissario Pietro Girgenti, dai suoi soprannominato Commissario Filosofo.
Le elezioni amministrative incombono, il sindaco si trova immerso in una poco chiara vicenda di stampo mafioso e i suoi principali antagonisti approfittano della sinistra atmosfera che sta avvolgendo la classe politica della tranquilla cittadina settentrionale.
E’ chiaro, infatti, che quel baule e quel cadavere costituiscono un messaggio.
Ma chi ne è il vero destinatario? Che cosa nasconde la politica di Mura?

Anno nuovo, vita nuova

Buon 2014 a tutti!

ges2011Giorni di riflessioni, questi primi del nuovo anno, e per seguire l’antico detto: anno nuovo, vita nuova. Ci vogliono strappi per aprire alla novità, per creare la novità, per impostare le cose in modo differente, ed è giunta l’ora che si aprano nuove strade.

Ecco la prima novità: i sei volumi già pubblicati di Storia di Geshwa Olers su Feedbooks da oggi non sono più disponibili, ma sono acquistabili singolarmente in formato .mobi su Amazon. Il cartaceo sarà acquistabile (come accade già per il primo volume, Il viaggio nel Masso Verde, e per la fiaba Il taglialegna e la Grande Quercia) grazie a Edizioni PerSempre. Il settimo volume, invece, che uscirà nell’arco di qualche mese, sarà disponibile inizialmente su Feedbooks con la solita gratuità, per poi passare alla vendita ebook su Amazon, come gli altri.

Ecco il collegamento per il primo volume. Gli altri li vedrete disponibili nell’arco delle prossime ore.

Geshwa Olers a Hobbiton XX

HobbitonXXCome si legge nel titolo, presenterò i primi due volumi cartacei di Storia di Geshwa Olers, nella loro nuova edizione cartacea per i tipi di Edizioni PerSempre, alla Hobbiton XX, il classico e affascinante appuntamento per gli appassionati di Tolkien e del fantasy. Sarò in compagnia di altri autori della casa editrice, e sarà l’occasione per incontrare tutti gli amici con cui non mi vedo da tempo e tutti coloro che, invece, non conosco ancora ma con i quali, approfittando di queste belle giornate, sarebbe il caso di stringere amicizia. Un dialogo spassionato e uno scambio di idee non fanno mai male!

Perciò, vi do appuntamento a Domenica 15 settembre 20013, a Montefiorino (MO) per le ore 11.00.

Arco, Manipoli e Maghi

Un altro estratto da La faida dei Logontras, nuova versione, tratto dal capitolo Frecce e visioni.

Larfen esordì con il solito discorso introduttivo, nel quale spiegò cosa avrebbero fatto in quei nove giorni. Subito dopo, la Centa fu suddivisa in Ventine e venne spiegato loro che quella divisione era molto usata negli Eserciti. C’erano anche gruppi più ristretti, chiamati Manipoli e formati da soldati con differenti specializzazioni a seconda di quanto era necessario, nei quali non mancava mai un arciere. Spesso si trovavano Manipoli di sole cinque persone composti da quattro soldati – uno spadaccino, un arciere, uno stratega, un lottatore – e un Mago.

Ebbene sì. Sebbene magia e combattimento non vadano mai bene nella stessa persona” spiegò Larfen, ripetendo una massima ormai ben nota, “ciò non toglie che un Mago possa unirsi al Manipolo. Manipoli così composti hanno ottenuto successi incalcolabili nelle guerre del passato, perché permettono di assolvere a compiti di infiltrazione che altrimenti diverrebbero impossibili. Ma questa materia la lascio al mio collega che vi terrà il corso di Strategia Militare, se qualcuno di voi dovesse mai seguire quella interessante materia.” Larfen rivolse lo sguardo a Medo e Ges.

Già dal primo impatto, quel corso si rivelò essere molto diverso rispetto a quelli che avevano affrontato fino ad allora. Quel giorno, ognuno si esercitò a tirare con vari archi, misurando quello più adatto al proprio braccio, ai propri occhi e al proprio carattere. “Infatti” aveva spiegato Larfen, “l’arco è un’arma molto particolare. Nulla più dell’arco costituisce un’estensione non solo del vostro braccio, ma di tutto il corpo… anzi, della vostra stessa Presenza. L’arco sente il vostro carattere e la corda segue il vostro umore. Se non siete ben disposti, meglio che per quel giorno ricorriate alla spada piuttosto che all’arco, perché la spada vuole anche brutalità e immediatezza, mentre l’arco è un’arma elegante, che va usata con rispetto.” 

E ora, un video per lasciarci affascinare da quest’arte.