copertina 2Buona domenica a tutti. Oggi vorrei proporvi un brano estratto dal secondo volume di Storia di Geshwa Olers. Si tratta di quando Ges arriva alla Divisione di Centa Gnogath, subito dopo essere andato via da Alsi Fårsy. Per quelli di voi che hanno letto con tristezza il suo abbandono del nuovo nido famigliare appena ritrovato, ecco che cosa lo aspetta e le prime considerazioni del futuro guerriero di Passo Keleb.

Buona lettura. Ah, dimenticavo: La faida dei Logontras può essere acquistata a 1€ su Amazon oppure letta gratuitamente con kindle unlimited a questo indirizzo: https://www.amazon.it/faida-dei-Logontras-versione-Storia-ebook/dp/B00HNW4LZ8/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1464499651&sr=8-1&keywords=la+faida+dei+logontras

Un arrivo sfortunato

Divisione di Centa Gnogath, GroneGor Meridionale.

Addì 4° Stob 31 d.I., periodo invernale di Byas.

Ah ah ah, ti dico che non riuscirai mai ad aprirla, Bor.”

Il fante, un uomo tozzo ed esageratamente più grasso di quanto convenisse a un soldato, assestò una pacca sulla spalla del Comandante, con cui aveva molta confidenza.

Impara a stare al tuo posto, Gordo”, gli rispose quello.

Oh, ma sentilo. Si è offeso!” Il fante si volse verso gli altri due uomini di guardia alla porta per condividere quel momento di euforia, ma essi si limitarono a un sorriso neutrale. I due, che indossavano la divisa d’ordinanza, diedero a intendere che per loro un superiore rimaneva sempre un superiore. Gordo, invece, non si era mai fatto di quei problemi, e chissà perché Borallon pareva tollerare di buon grado la cosa.

Il Comandante era seduto a un tavolo di legno massiccio. Su di esso, abbandondati in un vassoio di legno restavano gli avanzi di un pasto più o meno recente: d’ossa di fagiano, dalle quali pendevano ancora alcuni resti croccanti, una scodella di farro cotto e condito con olio, e una pagnotta quasi del tutto integra. Gocce oleose erano schizzate su alcuni fogli di cartapecora, contenenti colonne e righe da riempire con grande noia di scritte nei colori della scrittura grodestiana, nero e rosso. Stringeva in mano una lettera ben chiusa e ripiegata in quattro, come prevedevano le norme per la corrispondenza militare. Un plico sottile che a Borallon pareva sempre più impossibile da aprire. “Ma ci sarà pure un modo di…”

Te lo dico io.” Gordo gli si avvicinò. “È frutto di magia. E se leggi il destinatario della missiva, capirai anche il perché.”

Che cosa c’entra Ershaec con la magia?” Borallon tentò di separare con l’unghia i due lembi di carta, in modo da riuscire a dare per lo meno una sbirciatina, ma il dito scivolò lungo il bordo affilato, provocandoli un taglio superficiale. Una goccia di sangue colò sulla carta. “Che Eus se la prenda! Ci rinuncio!” Gettò il plico sul tavolo.

La goccia di sangue strisciò lentamente oltre il bordo, come sospinta da una forza invisibile, lasciando la carta liscia e pulita.

Le risate di Gordo continuarono fastidiose, accompagnate solo dallo scrosciare della pioggia. Poi il soldato tacque di colpo, mentre il Comandante si asciugava il sangue con uno straccio, che ripose sul tavolo. Quando il Comandante tornò a sollevare lo sguardo, si ritrovò di fronte un giovane.

Alto poco più di un metro e settanta, e vestito con quelli che sembravano abiti da montanaro, il ragazzo aveva i capelli biondi zuppi d’acqua e occhi azzurri così vivaci e sorridenti da stonare totalmente con le condizioni nelle quali si trovava. Ai suoi piedi si stava creando una pozza d’acqua. Uno zaino mezzo vuoto gli ricadeva afflosciato sulle spalle.

E tu da dove salti fuori?” gli chiese Borallon.

Le guardie lo fissavano stupite.

Da Senfe, signore… anzi no, dal Midilonge” spiegò il ragazzo. Il sorriso gli scomparve dal volto e arrossì di vergogna.

Il Comandante prese lo straccio sporco di sangue e glielo gettò addosso. “Asciugati!”

Il ragazzo guardò con orrore le macchie, poi preferì tamponare almeno i capelli, per non buscarsi un accidente. La penombra non gli impedì di notare, a lui che era tutto preso da una famelica curiosità, che il luogo era un cubo perfetto intonacato d’un verde sporco e scrostato, nel quale rifulgeva il baluginio d’un fuoco rossastro nel camino di sinistra. Il calore era insopportabile e osservando il candelabro a sei braccia posto accanto al tavolo, dove alcuni monconi di candele orarie si stavano ormai consumando, comprese quanto tempo fosse passato dalla sua partenza.

Guardati. Fai veramente pena” osservò Borallon.

Sono qui per arruolarmi, signore.”

Il Comandante lo fissò con attenzione. L’espressione con cui aveva accompagnato la sua affermazione sembrava seria e la voce, seppure resa acuta dalla tensione, suonava convinta. Dopo un po’ Borallon scoppiò a ridere, seguito a ruota da Gordo. “Quanti anni hai?”

Sedici, da poco compiuti.”

Te ne avrei dati quattordici… l’età l’avresti. Come ti chiami?”

Geshwa Olers, signore, e vengo dal Masso Verde.”

Hai deciso se dal Midilonge o da Senfe?”

Non cogliendo la serietà della domanda, Gordo si mise a ridere. Borallon lo squadrò severamente, cosa che lo mise a tacere. Quanto alle due guardie, avevano tutta l’aria di sopportare sempre meno il compagno.

Sono originario di Senfe, ma ultimamente ho vissuto lungo il Midilonge, a ovest.”

E te la sei fatta a piedi? Fin da lì?” Geshwa confermò con un cenno del capo. “Se non altro, hai gambe! Buon per te, visto che dovrai fare ancora un bel po’ di strada. Non era qui che dovevi venire.”

No?” Geshwa sentì un certo scoraggiamento farsi strada dentro di lui, mentre restituiva lo straccio.

No. Questa è la Divisione di Centa…”

Lo so. La Centa Gnogath!” Si avvide all’ultimo che aveva interrotto il Comandante. “Scusate se vi ho…” cominciò.

Devi andare alla Divisione di Battaglione. Lì ti presenterai al preposto di piantone. È il Battaglione del GroneGor Meridionale, ai piedi dei Colli delle Aquile. Questa volta non sbagliare.”

I Colli delle Aquile?” ripeté Geshwa, scurendosi in volto. “Ci sono passato questa mattina…”

Allora sei stato sfortunato, ragazzo. Dovevi fermarti lì. Comunque prenditela comoda. L’esercito potrà fare a meno di te ancora per un po’.”

Guardandosi intorno, Geshwa si chiese se fosse quella la vita che voleva fare. L’ambiente in cui si trovava non era esattamente il massimo della vita e non concedeva granché alla comodità. La sedia su cui sedeva Borallon era l’unica di tutta la sala. Non vi erano altri tavoli o indizi di svago alcuno. Alzò gli occhi al grande grit-lah sulla parete dietro il Comandante, sul quale era inciso il simbolo della Divisione Gnogath, consistente nel profilo d’un mastodontico essere dal lungo collo, inserito in un esaedro bordato di un metallo che poteva anche essere oro. Più in alto, una scritta in avorio: Ofer at Inosham, Coraggio nella Pace. Doveva essere il motto della Divisione.

Geshwa decise di ricacciare la domanda da dove era venuta, per non assommare sconforto a delusione. Salutò e ringraziò, prima di girarsi e di uscire nuovamente sotto la pioggia.

Aspetta, Olers” lo richiamò il Comandante. “Avrai bisogno di qualcosa da mangiare.”

Sì, in effetti non mi è rimasto più niente.”

Tieni questo, allora.”

Geshwa vide la mano del Comandante scendere verso il vassoio con gli avanzi e afferrare un tozzo di pane. Glielo lanciò. Lo prese al volo, guardandolo con occhi desiderosi. “Grazie, signore”. Lo ripose nello zaino fradicio e uscì dalla Divisione di Centa.

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