I più venduti su IBS

Mi colpisce la classifica dei miei ebook più venduti da IBS. Per alcuni motivi. In ordine sparso: il più venduto è un autopubblicato, l’ultimo uscito è al terzo posto (su 12), un altro autopubblicato è al quinto posto. Qualcosa vorrà pur dire, no?

Veniamo alla classifica, con relativo link d’acquisto per chi frequenta i lidi dell’Internet BookShop:

1° – L’alieno nella mente

2° – Canta che ti passa

3° – Codice infranto

4° – Il diavolo di Tourette

5° – La filosofia del baule

6° – Intervista

7° – Il lupo nel cielo

8° – Notte senza uscita

9° – La porta sbagliata ePub

10° – La porta sbagliata Pdf

11° – PS I love you

12° – Verso la soglia

Se volete, sostenetemi. Ricordatevi sempre che in quanto piccolo autore (come tutti i piccoli autori) ho bisogno del sostegno di chi ha apprezzato quel che scrivo. Infine, un detto che in questi giorni mi sta molto a cuore: chi è aquila non può volare dove volano i passerotti.

Canta, che ti passa – ultima casa

canta-che-ti-passaInfine ci siamo arrivati. È uscita in questi giorni la settima casa di Verulengo, pubblicata da Editrice GDS. Si intitola Canta, che ti passa. Potete acquistare il libro in formato .mobi e in formato ePub.

Ecco in breve la trama: Giovanna vibra per la rabbia che fluisce in lei. Lo giura a se stessa, non lascerà più spazio a uomini come Francesco, incapaci di mantenersi fedeli, di essere davvero ‘uomini’ rispettando una donna. La sera di quel giorno in cui lo lascia, invoca la Luna, e nella sconfinata malinconica bellezza dell’astro serale esprime il suo desiderio fatale.
Attenzione, mai lasciarsi andare senza pensare alle conseguenze, soprattutto per una donna come lei, che al bon ton ci ha sempre tenuto. Potrebbero sorgere voci dal nulla, potrebbero nascere incubi dal sole, potrebbero risvegliarsi doti nascoste della mente e dell’anima. Ma qualcosa di molto peggio potrebbe essere in agguato.
La settima e ultima casa del ciclo horror di Fabrizio Valenza giunge a chiudere il cerchio iniziato con La porta sbagliata, in questo breve e appassionante canto notturno.

Con questo volume si conclude un ciclo che mi ha dato molte soddisfazioni ma che, credo, altrettante potrebbe darmene in futuro. Pubblicato in formato ebook a partire da gennaio 2012, conclude la sua pubblicazione esattamente due anni dopo, con la possibilità che nell’arco di quest’anno venga pubblicata l’intera raccolta in formato cartaceo. Innanzitutto è importante che chi lo ha letto e l’ha apprezzato lo segnali, fatto che deve accadere per tutti quei romanzi ritenuti buoni e che sono pubblicati da piccoli editori, spesso non in grado di fare un battage pubblicitario nemmeno minimo. Il passaparola è sempre l’arma più efficace, soprattutto in questi casi.

Cosa più importante, però, è che i siti e i blog che si occupano di horror ne facciano recensioni. Ora, la questione può essere controversa, perché molti siti o blog fanno recensioni solo se ricevono la copia gratuita. Ormai ci sono pochi che si spendono per fare un lavoro di critica mettendoci di tasca propria il prezzo del libro. Nel caso dell’ebook la cosa appare piuttosto risibile, visti i costi medi dell’operazione: un’ebook costa quasi sempre tra gli 80 centesimi e l’euro e mezzo. Se un ebook non viene recensito, spesso non ha nemmeno la possibilità di farsi conoscere oltre una ristretta cerchia di lettori, il che impedisce una serie di “corollari” più o meno utili.

Per esempio, il secondo concorso del Premio Polidori per la letteratura horror. Purtroppo sono state cambiate le regole del concorso, e se l’anno scorso – quando Commento d’autore si è segnalato tra gli altri – bastava che anche solo l’autore mandasse le copie del romanzo da far partecipare, quest’anno il meccanismo diviene più complesso: saranno i siti e i blogger a segnalare il romanzo che ritengono debba partecipare. Ovviamente in questo modo si innescherà un meccanismo sfavorevole a chi ha scarsa capacità di segnalarsi perché sostenuto da piccolo editore privo di capacità di marketing. Quindi, i meritevoli ma pubblicati da detti piccoli saranno svantaggiati, mentre verranno favoriti ovviamente i medio-grandi editori, con maggior capacità di farsi notare. Una storia vecchia come Adamo ed Eva.

Comunque, al di là di questo, ci tengo a segnalarvi tutti i volumi che compongono questo dipinto del paese di Verulengo, pubblicati dalla coraggiosa Editrice GDS, le cui trame potete leggere nella pagina dedicata a Verulengo del mio sito:

– La porta sbagliata

– PS I love you

– Verso la soglia

– Il lupo nel cielo

– Il diavolo di Tourette

– Intervista

– Canta, che ti passa.

Aggiornamento di metà agosto

microfono sangueVenerdì 16 agosto uscirà sul blog dedicato la terza parte del primo capitolo di Cronache dell’Uomo Mente. Ringrazio per i lettori in leggero aumento. Ma… non volete diffondere la parola? Avanti, su, che assieme ce la si può fare! Confido in un dato maggiore nel futuro.

Inoltre, sto lavorando al sesto volume delle Sette Case. Il titolo – forse – sarà L’intervista (a tal riguardo, l’immagine a sx). La stesura procede bene, l’atmosfera e il pathos della narrazione mi stanno prendendo molto, il che non è scontato né un cattivo segno. Entro la fine del mese news circa la sua pubblicazione.

Hitchcock insegna / 1 – La suspense

hitchcockUno dei motivi per i quali adoro Hitchcock è la granitica certezza dei suoi insegnamenti cinematografici. Il suo cinema è stato fondamentale per la cinematografia a lui successiva, basti pensare a quanto può aver influenzato un altro regista che adoro, Spielberg, così come il nostro immaginario, tanto che oggi non ci è possibile pensare l’azione e la perfetta macchina del film senza che pensiamo, anche senza saperlo, alle strategie che Hitchcock ha messo in campo nelle sue pellicole.

Inoltre, le sue riflessioni o le sue tecniche relative alla pellicola sono diventate insegnamenti che considero ugualmente validi per ogni narrazione, sia essa cinematografica o tradizionale (su carta). Per questo motivo ho pensato di scrivere una serie di post partendo dal libretto di Fabio Carlini, Alfred Hitchcock, relativi però alla scrittura su carta e, in secondo luogo, a ciò che il sottoscritto ha già pubblicato. Partiamo dalla suspense.

Ecco un brano del libretto.

La suspense è il modo più persuasivo per investire lo spettatore, per vincere le sue certezze, per dominarlo. “L’arte di creare suspense è nello stesso tempo quella di Continua a leggere “Hitchcock insegna / 1 – La suspense”

La vita distante dal blog

Ultimamente sono poco presente su questo blog. La motivazione non è perché mi sono stancato di internet, anzi. Piuttosto, la spiegazione è semplice e bella: oltre a vivere, sto scrivendo. Tanto. E correggendo, tanto.

Ci sono alcuni libri in uscita, prossimamente.

A partire dalla quarta delle Sette case, Il lupo nel cielo, anche se la terza, Verso la soglia, è uscita da poco, disponibile presso tutti i rivenditori online.

Poi c’è il sesto volume di Storia di Geshwa Olers gratuita, La guerra dei Gelehor, del quale sto per iniziare la correzione. Immagino che sarà disponibile grosso modo verso fine giugno.

Infine c’è la riedizione di Il viaggio nel Masso Verde, ormai vicina (questione di un paio di settimane), primo volume del romanzo fantasy. Con l’occasione ricominceranno anche poche e sporadiche presentazioni in giro per l’Italia, ma non mancherò di segnalarvele.

Questi sono i (bei) motivi per i quali ultimamente la mia vita è distante dal blog.

Verso la soglia, 3° volume de Le sette case

Nuova uscita per i tipi di Editrice GDS. Si tratta di Verso la soglia, terzo volume della serie horror Le sette case, sette romanzi brevi leggibili anche in maniera slegata. Ecco la trama: torniamo nel passato.

“Anno 1905. Ernesto Maffei, letterato appartenente a una antica famiglia nobile, manda una richiesta di soccorso al suo amico Tommaso Zorzi. L’amico arriva tardi e trova il cadavere di Ernesto steso a terra, nel proprio ufficio. Sopra il tavolo, una cartellina con un titolo inscritto in un cartiglio: Verso la soglia. Tommaso ricorda di avergliene sentito parlare. Era una strana e misteriosa ricerca condotta talvolta a discapito della loro amicizia. La afferra e la nasconde prima di chiamare la Polizia. Quando ne studia il contenuto, al quieto calore di un caminetto nel suo Palazzo, Tommaso scopre che il defunto amico era sull’orlo della follia, ma anche a un passo da una scoperta eccezionale. Da quel momento la sua vita cambia per sempre. Esiste una soglia, ed è consigliabile non oltrepassarla.”

Già in vendita su Bookrepublic.

La scelta di un Papa

Quanto è accaduto ieri, 11 febbraio 2013, rimarrà nella storia. La scelta di Benedetto XVI di rimettere il suo mandato a partire dal 28 febbraio ore 20.00 è un fatto di una portata eccezionale, che probabilmente sfugge ai più. È certamente difficile per un cristiano comprenderne il senso di innovazione; quando più lo sarà per chi nella Chiesa non crede e non ne condivide prospettive, principi e orizzonti, oltre che pratiche e significati?

La sua decisione ha provocato un profluvio di reazioni da parte della gente comune, che in particolare attraverso i social network si è prodigata in insulti e lancio del letame, come membri di una qualche tribù di uomini primitivi. D’altronde, non tutti gli esseri umani – a quanto sembra – si sono innalzati dalla condizione di primati. Vorrei però soffermarmi sul senso di novità e stranezza che la sua decisione ha provocato.

Devo essere sincero: quando ho visto la notizia, praticamente uno o due minuti dopo che era stata diffusa dall’ANSA, sono rimasto molto colpito. Ho percepito immediatamente essere un qualcosa di enorme, anche se non ne ho compreso subito le conseguenze. Quelle sono venute dopo, con la ragione. Il primo pensiero che ha attraversato la mia mente è stato: ora ci sarà quel cambiamento che la stessa Chiesa attende da decenni. Non so come mai, ma ho fatto due più due secondo una direttiva ancora nascosta alla mia mente, e ne ho tratto delle conclusioni che, poi, ho visto essere le stesse di buona parte dei commentatori. In questo pensiero certamente rientrano le convinzioni che mi sono andato facendo negli anni di pontificato di Benedetto XVI, ovvero di come egli sia certamente un uomo coraggioso, che non ha avuto paura di combattere la Curia Romana e le sue fazioni e non ha temuto di tentare un riavvicinamento con i fratelli cristiani separati. E questo dovrebbe essere già di per sé un motivo per elogiare questo Papa, non per criticarlo come invece hanno fatto moltissimi, spesso senza nemmeno sapere cosa stesse facendo e il significato delle sue decisioni. Ma ciò che è stato per me più determinante arriva dalle sue nette posizioni nei confronti di tematiche la cui discussione anche in seno alla Chiesa non può più essere rimandata: bioetica, morale sessuale, approccio sociale, apertura alla cultura del mondo.

La mia reazione iniziale, quel pensiero “ora ci sarà il cambiamento” deriva proprio dall’aver associato a Ratzinger i passi indietro che nell’opinione comune (e talvolta anche nella mia) la Chiesa ha fatto su questi temi, influenzando soprattutto la società italiana, la gente comune.

A ben vedere, però, il gesto di Papa Benedetto XVI non può essere ridotto a ciò che molti commentatori (stavolta meno accorti) si sono sbrigati a dire: il Papa lascia perché è stanco, perché è vecchio, perché nasconde qualcosa o perché si è accorto del fallimento. No, lettura troppo semplice e, secondo me, sbagliata.

Lasciando il soglio pontificio, lui ancora in vita, il Papa sceglie di lanciare alla Chiesa e non solo il messaggio più forte che si potesse immaginare. In buona sostanza il suo messaggio è stato: lascio perché in questi ultimi mesi mi sono venute meno le forze necessarie ad affrontare il rinnovamento di cui la Chiesa ha bisogno in conseguenza del rapido mutamento della società. Un concetto più forte di questo era difficile immaginarlo, soprattutto se pensato in rapporto all’immagine che ci eravamo abituati ad attribuire a Ratzinger. Di lui è stato detto di tutto, e forse si è trovato a concentrare su di sé gli odi spesso immotivati di molta gente. In questo modo, invece, è stato capace di dimostrare il grande amore che prova per la Chiesa. Ricordiamocelo ancora una volta: la Chiesa non sono le istituzioni; la Chiesa sono i battezzati. Questo suo gesto d’amore va a favore di tutti i cristiani.

Non solo. Questo gesto, se verrà seguito da un reale cambiamento che – stavolta sì – spetterà ai vertici affrontare, riportandosi al livello della società che ormai è corsa in avanti (come amerebbe dire King), sarà capace di influire come nessun altro su tutto l’Occidente. Forse perfino sull’umanità.

Posso sostenere questo concetto sulla base di alcuni semplici dati. Innanzitutto la considerazione nella quale sono ancora tenuti la Chiesa di Roma e il suo Vescovo. La notizia riportata dall’ANSA (e al riguardo ci sarebbe molto da dire, soprattutto in relazione alla giornalista Giovanna Chirri, una delle poche persone presenti al Concistoro in cui il Papa ha dato l’annuncio – erano in cinque – ed esempio di quali opportunità possa dare l’impegno personale nel proprio lavoro, con una formazione classica ormai considerata superata che invece le ha dato la possibilità di capire il latino dell’annuncio, e con una ostinazione a considerare il proprio lavoro come lavoro sul campo, non dietro un computer) ha fatto il giro del mondo, divenendo la prima notizia di tutti i giornali e telegiornali mondiali, nell’arco di circa 100 secondi. Viene già considerata la notizia del secolo. Inoltre, ogni volta che il Papa se ne veniva fuori con una delle sue “definizioni” considerate retrograde, il mondo intero gli si accaniva contro.

Io ho sempre saputo che quando una persona dà contro a una mia affermazione, è perché mi ritiene voce per lei significativa. Il Papa e ciò che egli esprime in quanto pastore della cristianità non ha mai smesso di essere punto di riferimento per tutti. Non solo per i cattolici. Non solo per i cristiani. Non solo per gli occidentali. Anche per il resto del mondo. Devo ricordare ciò che è accaduto ai funerali di Giovanni Paolo II? Non abbiamo visto immagini che sembravano  fantascienza? La verità è che tutti, ciascuno per il suo motivo, guarda alla Chiesa di Roma, prendendo posizione in un modo o nell’altro. C’è da chiedersi, dunque, quale potrà essere l’influsso sulla società civile di tutto il mondo di un cambiamento di posizioni o di aperture da parte della Chiesa su quelli che vengono ritenuti temi scottanti.

Solo verso sera mi sono reso conto, però, di ciò che ha provocato dentro di me questa decisione del Papa, al di là di ogni considerazione logica. Smarrimento. Disorientamento. Che cosa accadrà, adesso? Questo è ciò che mi sono domandato. Ho avuto come l’impressione che i lupi nascosti nell’oscurità sono sempre pronti ad attaccare, proprio quando la Chiesa mostra anche le sue fragilità. Certo, la debolezza è per il cristiano il momento in cui Cristo sorregge, e perciò non è possibile venir sopraffatti, ma sarei insincero se dicessi che ora sono tranquillo.

No, non lo sono. Ancora una volta il padre che presiede nella carità le chiese sorelle (cioè il Papa) è venuto meno, come già otto anni fa, e la speranza del cambiamento è grande. Questa particolare sensazione interiore si è riflettuta perfino in ciò che scrivo: alle prese con il quinto volume delle Sette case, un romanzo breve intitolato Il diavolo di Tourette, la trama, che segue le giornate di questo scorcio di calendario con Big Snow e tutto il resto, ha subito un cambiamento improvviso. Il protagonista ha colto questa sterzata improvvisa nel mondo della politica internazionale e della spiritualità con una decisione che non avevo minimamente pensato. Vita e romanzi vanno sempre di pari passo, sia per l’autore che per i suoi protagonisti.

Eccomi

Non sono scomparso, ma in riflessione e lavoro.

La scomparsa di Gianpiero Possieri, così come un grave incidente e il coma di una carissima amica, mi hanno messo di fronte agli occhi una volta di più come sia importante mettere al primo posto le relazioni. Prima la vita, poi tutto il resto. In questo periodo ho cercato di farlo, sentendomi in colpa per diverse cose (ma… c’est la vie) e scoprendo le nuove persone che Dio m’ha messo accanto. Persone belle, con le quali c’è occasione di divertirsi e di lavorare. Perché si dà il caso che siano presenti con tutte loro entrambi gli aspetti.

Giusto per aggiornarvi, un piccolo anticipo delle notizie sulle quali mi soffermerò maggiormente in futuro:

Storia di Geshwa Olers ha trovato un altro editore cartaceo, per dare la possibilità a tutti coloro che hanno apprezzato il romanzo in versione ebook di leggerne l’ultima definitiva versione stringendo tra le mani un libro di carta;

– ho terminato di scrivere il quarto volume de Le sette case e mi accingo a mettere mano al quinto. Il quarto volume, intitolato Il lupo nel cielo, è secondo me uno dei migliori che mi siano usciti dalle dita. Come sapete, verso metà anno uscirà per Editrice GDS il libro cartaceo che raccoglie tutti i sette volumi, mentre i singoli volumi stanno uscendo in edizione ebook (a breve il terzo, Verso la soglia);

– il quinto volume di Storia di Geshwa Olers, I ghiacci di Passo Ceti, è posticipato ulteriormente a metà febbraio. Chiedo scusa a tutti coloro che lo stanno attendendo, ma per fare le cose bene ci vuole tempo;

– gli ebook già pubblicati di Editrice GDS e MilanoNera sono ai primi posti nelle classifiche degli editori. Non posso che andarne orgoglioso.

A presto, con altre news.

Considerazioni di fine 2012

Ultimo mese dell’anno, oggi Immacolata Concezione, tempo di consuntivi e considerazioni finali da mettere sotto l’albero, che tradizionalmente si fa in questa giornata e che ci accompagna nell’anno nuovo, in quel gelido primo mese del 2013 che tutti speriamo essere migliore di questo. Vi avverto fin da ora:

post molto lungo

Ci sono molte cose da dire e spero che la mia riflessione possa essere di sprone a qualche aspirante scrittore o a qualche esordiente che ha già capito che per emergere bisogna faticare. Non mollate. Se credete che la scrittura sia la vostra forma d’espressione, tenete duro, perché è sul lungo periodo che si vede lo scrittore. Detto questo, iniziamo.

Il 2012, in generale. Si è trattato di un anno tremendo sotto molti punti di vista. Per tutta l’Italia perché la crisi ha morso come mai in precedenza. Credo che le tasche della gran parte degli Italiani si siano ritrovate vuote in molte occasioni e che spesso ci si sia lasciati andare a uno scoraggiamento molto rischioso. Unico sollievo al dramma è che, con ogni probabilità, buona parte di costoro non avranno nemmeno avuto il tempo di lasciarsi scoraggiare, dal momento che c’era da portare la pagnotta in tavola. C’è chi dice che la crisi sia anche l’occasione per riscoprire l’essenzialità del vivere parcamente; può essere vero, ma ci vuole molta buona volontà, il che non è per nulla scontato. C’è chi dice anche che la crisi sia tempo di nuove energie da mettere in campo, investendole spesso con uno slancio di fiducia nel frutto futuro che deve necessariamente passare attraverso la pazienza della semina e dell’attesa: qui mi ci ritrovo molto di più. Anche per me è stato tempo di semina. A iniziare da una generale riformulazione del mio approccio alla scrittura e delle mie motivazioni, ma di questo parlerò più avanti. Piuttosto, qui vorrei parlare del nuovo progetto che ho messo in piedi con Barbara Bernardi e Micaela Morini, amiche oltre che nuove colleghe. Chiamato Il libro ritrovato, il progetto non poteva che essere basato sui libri, sulla convinzione che essi possano aiutare le persone ad affrontare problemi, ritrovare il piacere delle giornate, riscoprire la bellezza che le circonda. Non dico di più, se volete andare a visitare la pagina Facebook, cliccate su “mi piace” e prendete nota delle nostre iniziative. Ormai siamo partiti e nessuno ci fermerà. Vediamo che piace, che le persone ne rimangono davvero coinvolte e che la strada sembra in salita, sì, ma spianata di fronte a noi. È l’occasione per rileggere i libri, per riscoprirli sotto un’ottica ancora diversa, per rendersi conto che un romanzo è una fonte pressoché inesauribile di nuovi piani di lettura. Partiremo in maniera del tutto ufficiale da gennaio 2013, ma questi sei mesi di organizzazione ci hanno parlato, dicendoci che le risorse personali e culturali ci sono, così come il desiderio delle persone di scoprire la lettura.

Da un punto di vista più personale, il 2012 è da dividere in due parti. Una prima, che arriva fino all’inizio dell’estate, piuttosto devastante. Quando c’è una malattia in famiglia – una di quelle malattie che come il nome di Voldemort non possono mai essere pronunciate – c’è anche l’occasione (spesso obbligata) di confrontarsi con i propri mostri, le proprie paure, e – chissà – di risolvere questioni sospese da molto tempo. Per me è stato così: ora è tutto passato, tutto risolto, ma ho avuto modo di rileggere i miei ultimi venticinque anni di vita come non avevo mai fatto in precedenza, risolvendo e sciogliendo molti nodi fondamentali, rilasciando nuove energie, scoprendo nuove forze, rileggendo molte dinamiche, reinventandomi in continuazione. Più o meno tutto di me ne ha subito l’influsso, ovviamente in bene (anche se in certe occasioni nulla è mai veramente ovvio, lo sa bene uno scrittore di horror), ma ci sono state anche delle conseguenze meno positive. Una su tutte, l’abbandono di cose che avevano sempre garantito un riparo ma che ho scoperto essere solo delle “scuse”. E allora, via le scuse, avanti a camminare sotto la pioggia, che è comunque meglio di starsene al sicuro incapaci di vedere la realtà per quella che è. Lo so, un discorso piuttosto criptico; credo, tuttavia, che non sia necessario dire molto di più, perché a volte anche un discorso fatto a livello generale è più che sufficiente per dare un’indicazione. Insomma, ragazzi, vivete la vita, fino in fondo. Non abbiate paura di uscire allo scoperto e di vivere sotto la pioggia, perché se non altro potrete farne fonte d’ispirazione per la vostra scrittura. Come? Non siete scrittori? Beh, in ogni caso diventerà fonte d’ispirazione del vostro futuro!

La scrittura in generale. Chiusa la fin troppo ampia parentesi personale, qualcuno di voi sarà magari più interessato a ciò che ho da dire riguardo la scrittura. Dicevo prima che il cambiamento vissuto nel corso dell’anno ha portato dei frutti anche in ambito narrativo. Ed è proprio così. La prima cosa di cui voglio rendervi partecipi è che, talvolta (ma forse più spesso di quanto ci si renda conto normalmente), la scrittura diventa un paravento. Se c’è un dato di fondo imprescindibile, questo è che per scrivere non bisogna aver paura di mettersi a nudo. Tutti interi si entra nella narrazione, tutta intera la narrazione di riguarda. Il che non vuol dire che sia autobiografia; solo che la narrazione è sincera se noi siamo sinceri con noi stessi. Ciò di cui mi sono reso conto nel corso di questa mia estate 2012 (nell’arco della quale la mia auto ha dato forfait, costringendomi a rimanere a casa, due mesi forzati di prigionia che, però, ha fruttato qualcosa sotto l’aspetto riflessivo), è che si corre il rischio di non vivere la scrittura come sincerità totale. Come rendersene conto? Molto semplice, in realtà: c’è uno scrittore – o più scrittori – che considerate un mito irraggiungibile ma al quale volete attingere in continuazione, al quale vi ispirate sempre e che rileggete in continuazione? Eccolo il primo grosso rischio, non troppo visibile ma grande a sufficienza per inciamparci. Quello scrittore diventerà il vostro paravento; vi immaginerete nel futuro con il suo stesso successo; vi organizzerete per raggiungere le sue mete; vi ci paragonerete, anche se con una modestia tutta esteriore. Vi metterete così tanto a confronto con lui, che troverete il modo di nascondervi nella sua ombra. Il che non vuol dire che non scriverete cose belle o che piacciono, ma solo che arrivati a un certo punto, il meccanismo si incepperà. Farete fatica a capirne il motivo, suderete le sette camicie per riuscire a farvi accettare da una casa editrice o da un agente letterario, e i professionisti dei piani alti vi diranno che il vostro scritto non li ha convinti fino in fondo. Il motivo sarà che… avrete tentato inconsciamente di trasformarvi in quello scrittore che tanto ammirate. Guardate, il problema è molto diffuso e molto poco ammesso: ci sono frotte di scrittori fantasy che non fanno altro che ripetere, senza accorgersene a sufficienza, le ormai abusate modalità narrative tolkieniane (o bradleyane, o kinghiane – anzi no, kinghiane di meno – o rowlinghiane), senza dire proprio nulla di nuovo e senza riuscire a convincere qualche editore che sia arrivato il momento di pubblicare qualcosa dei suoi numerosi manoscritti nel cassetto. Liberatevi, fate autocritica, cercate di capire se state imitando qualcuno. La cosa più difficile è capire chi si è veramente. Se farete questo sforzo fino in fondo (siate crudi – non crudeli – con voi stessi, siate sinceri, non nascondetevi nella riflessione inutile), scoprirete quali sono i vostri temi. Vedrete che alcuni di quelli che avete già usato vanno bene, sono proprio quelli che vi appartengono, ma che altri sono fittizi, non vi corrispondono. Anche il vostro stile diventerà più deciso, più asciutto, saprete dove puntare con decisione senza perdervi in esperimenti stravaganti. Credetemi: vi dico tutto questo perché l’ho sperimentato sulla mia pelle.

La scrittura nel particolare. Non posso che cominciare dal fantasy. Mai come quest’anno ho capito che il mio approccio al fantasy è del tutto particolare, molto più di quanto pensassi. Affonda nella vita, vuole essere rilettura della vita, nella rappresentazione della sua frammentarietà, della sua ricchezza, dei suoi inganni e delle sue vicissitudini spesso prive di logica. Ne è nato un Manifesto fantasy che qui accanto potete leggere nella sua forma blog (basta cliccare sul pulsante Manifesto Fantasy), ma che nei prossimi giorni sarà disponibile su Feedbooks in forma di pamphlet. Ciò che è più importante per me è che Storia di Geshwa Olers rappresenta ciò che io penso del fantasy, di come debba essere, di come debba funzionare. Storia di Geshwa Olers è il mio orizzonte fantastico, contiene in misura diversa (e, certo, con possibili variazioni) tutto ciò che la narrativa fantastica può contemplare: fiaba, favola, leggenda, mito, fantasy, horror, fantascienza, gotico, avventura, ricerca, riflessione, post-modernità, tutto confluisce in questo mio grande romanzo che considero il primo romanzo della mia carriera di scrittore (che spero ancora lunga…). La cosa più incredibile di tutte è che quando iniziai a scriverlo, nell’ormai lontano novembre del 1998, dentro me c’era già l’inconscia percezione che la sua struttura sarebbe stata particolarmente adatta alla rete. La prima volta che lo proposi al pubblico, lo feci tramite internet – forse primo caso del genere fantasy in Italia – e contribuendo alla diffusione dello sguardo mediterraneo sulla narrativa fantastica (il che, non lo si può negare, non è poco!). Questo romanzo riesce molto bene quando è online. La prima volta che pubblicai il primo volume trovai oltre seimila lettori. La seconda volta ne sto trovando altri tremila medi, con un ottimo successo e un crescente ritorno sia a livello di letture che di gratificazione. La nuova (e forse non definitiva) versione di Feedbooks arriverà entro fine anno a circa 10.000 download, con una prospettiva a fine saga di poter registrare ben 30.000 download. A quel punto, sarà il momento di un nuovo scalino da salire, e forse comprenderà di nuovo il cartaceo. Per questo, però, c’è tempo. Spero saprete pazientare. La prima parte di Storia di Geshwa Olers è conclusa ed è acquistabile anche su Amazon come unico ebook. La seconda parte è molto diversa, e contiene il vero cuore della vicenda, sotto tutti gli aspetti. In modo particolare sarà il terzo volume a dare un senso al tutto, ma anche una nuova chiave di lettura che in realtà lascerà ogni gioco aperto. Scoprirete in che modo. Contavo di riuscire a rendere disponibile il quinto volume, I ghiacci di Passo Ceti, tra una settimana; purtroppo non sarà così, ma dovrò aspettare la seconda metà di gennaio 2013 a causa della mia nuova consapevolezza verso la scrittura e dei molti impegni che mi sono assunto in questi ultimi tempi (uno è Il libro ritrovato, gli altri li scoprirete dopo). Il sesto volume, La guerra dei Gelehor, uscirà verso metà anno, immagino in estate, e l’ultimo, Il sole sulle bianche torri, chissà… È l’unico ancora da completare, ma conto di presentarlo per dicembre 2013. Al massimo arriveremo a inizio 2014.

L’horror è stato l’altro grande genere che ho praticato quest’anno. Nell’arco di questi dodici mesi ho riempito due faldoni di manoscritti di racconti e romanzi. Quest’anno di crisi mi ha portato (paradossalmente) a scrivere molto più che in altri periodi. La serie Le sette case ha iniziato il suo cammino con la Editrice GDS, che dopo i primi due volumi ha deciso di modificare l’uscita del tutto. Questa è una notizia di qualche giorno fa, ma la do come se fosse un’anteprima: i sette volumi usciranno singolarmente in formato digitale presso tutti gli ebook store d’Italia, mentre nel corso del 2013 arriverà il volume cartaceo che li raccoglierà tutti. La copertina è affidata a un illustratore che stimo molto. I racconti (gli ultimi tre dei quali in fase di stesura) non sono etichettabili del tutto come horror, ma si passa dal thriller psicologico alla fantascienza, dal dark-fantasy (a modo mio) all’horror più cruento. Insomma, sarà un’esperienza variegata e, spero, pienamente godibile. Questi i titoli dei sette volumi: La porta sbagliata, Ps: I love you, Verso la soglia, Il lupo nel cielo, Canta che ti passa, Il diavolo di Tourette e Intervista. Il primo volume ha già ricevuto recensioni favorevoli, ma anche porte in faccia da parte di siti horror piuttosto snob (d’altronde, siamo in Italia). In entrambi i casi sentitamente ringrazio. Una recensione in particolare mi rende orgoglioso, perché è stata capace di cogliere tutte le sfumature che ho voluto inserire nel romanzo: questa del sito Horror.it.

Un’altra cosa horror che sto scrivendo adesso è, invece, per un concorso Fazi. È la prima volta che mi ci provo dopo molti anni. Mi ha colpito in modo particolare la tematica da seguire, che è proprio quella che sto sviluppando ultimamente in ambito horror. Il mio scritto è piuttosto duro, crudo e fastidioso. Non posso tuttavia esimermi dal metterlo nero su bianco. Non posso rivelare molto, se non che si muove nell’ambiente scolastico.

C’è anche un altro romanzo, al momento intitolato Tu sarai l’inizio, la cui stesura prosegue ormai da tre anni. È per me molto importante, lo si potrebbe incasellare nel filone apocalittico, non fosse che gli incasellamenti mi stanno molto stretti. Contavo di finirlo quest’anno, ma le mie giornate durano purtroppo solo ventiquattro ore.

In giro per il web, infine, ci sono altri racconti: Notte senza uscita, un racconto drammatico ambientato a Verulengo e pubblicato per i tipi di MilanoNera a inizio anno. Fatica a ritagliarsi un suo percorso tra i lettori, ma lo ritengo uno dei racconti più belli che abbia mai scritto, quindi forse vale la pena leggerlo. Ora lo trovate anche in un pacchetto promozionale della casa editrice, che comprende anche altri nove racconti di scrittori quali Stefano Di Marino, Barbara Baraldi e Paolo Roversi. Dire che la cosa mi rende orgoglioso è dir poco!

Poi c’è Famiglia fuori norma, pubblicato per gioco nello Speciale Halloween 2012 della rivista Horror drEaMagazine, edita da Il foglio letterario. È un omaggio divertito (ma non troppo) a un classico cinematografico del passato. Scopritelo da soli a questo indirizzo.

L’esperimento Amazon. Iniziato quest’anno con L’alieno nella mente, raccolta di racconti variamente fantastici, mediamente apprezzati, l’esperimento di autoproduzione tramite la piattaforma Kindle Direct Publishing è continuato con la pubblicazione di Strega, un racconto sullo strano rapporto tra madre e figlia, con la riproposizione di La ragazza della tempesta, il mio romance pubblicato inizialmente con Edizioni Domino, e con l’ebook consuntivo della prima parte di Storia di Geshwa Olers. Le vendite maggiori sono andate al romance, confermando la tendenza che a leggere di più sono le donne, seguito da L’alieno nella mente. A molta distanza gli altri. In ogni caso si tratta di una quantità davvero bassa, di poco supera le quaranta copie. Confrontando il dato con la percentuale del formato kindle di Storia di Geshwa Olers scaricato da Feedbooks, posso dire che il Kindle è molto poco usato. Siamo attorno al 5%-10% del totale. Insomma, mi viene da pensare che se ci fosse un’altra piattaforma, magari italiana, che permettesse di pubblicare gli ebook gratuitamente come Amazon e di metterli in vendita a prezzi bassi, forse avrei venduto dieci volte tanto. L’altra piattaforma che conosco per pubblicare gli ebook e metterli in vendita è Simplicissimus, ma mi pare di aver capito che si debba pagare, il che mi porta a escluderla fin dall’inizio.

La politica. Che c’entra la politica, direte voi. In effetti non molto, o forse tutto c’entra. La crisi deve spingere a prendere delle posizioni, non si può continuare a lamentarsi senza sporcarsi le mani. Nel mio caso, sporcarmi le mani ha significato smarcarmi da un centrodestra che ho sempre votato e che si è dimostrato quasi del tutto incapace di avere un pensiero costruttivo per l’Italia, spingendomi alla ricerca della novità e di quel passo avanti che sembra tanto ovvio guardando agli altri Paesi, ma che lo appare un po’ di meno guardando alla nostra difficile situazione. Sporcarmi le mani per me è diventato votare il Movimento 5 Stelle nel mio Comune, sebbene nel corso dell’anno sia rimasto non poco sconvolto da certe dichiarazioni razziste e xenofobe di Grillo. È diventato iscrivermi per la prima volta alle Primarie del Centrosinistra e votare Renzi, nella speranza che si affacciasse una sinistra alternativa a quella del passato (che purtroppo, però, è tornata a vincere, confermando la mia idea che l’Italia sia anziana nella mente e spesso fascista nei fatti). In entrambi i casi, ne esco meno convinto di prima, ma staremo a vedere che succederà, soprattutto ora che il joker (come l’ha chiamato il Daily Beast – The joker is back) sembra essere tornato in campo.

Propositi per il nuovo anno. Infine, dichiaro già ora i miei propositi per il nuovo anno. Alla fine scoprirò quanti sarò riuscito a portarne davvero a casa.

– Completare la pubblicazione online di Storia di Geshwa Olers

– Completare la pubblicazione con Editrice GDS di Le sette case

– Completare la stesura di Tu sarai l’inizio

– Trovare un agente letterario o una casa editrice di prima grandezza

– Far girare a mille il motore di Il libro ritrovato

– Andare a vivere finalmente per i fattacci miei

– Trovare l’amore. Ma questa è un’altra storia.

Intervista di Terra di Mezzo

Dalla… Terra di Mezzo arriva una nuova intervista, forse una delle più belle cui abbia risposto, incentrata su Storia di Geshwa Olers e Le sette case. Ne riporto solo un breve brano dalla prima domanda.

L’intero romanzo è intessuto delle leggende italiche e mediterranee ad ampio raggio, e così vi si trovano testi che fanno riferimento alla terra montuosa a nord di Verona, dove abito, cioè la Lessinia e altri che si riferiscono alle leggende di Friuli, Emilia o Piemonte; alcuni che chiamano in campo la mitologia greco-romana e altri che fin dall’inizio fanno entrare in gioco le leggende ebraiche; interi brani che puntano alla mitologia egiziana o al racconto leggendario longobardo e altri che strizzano l’occhio all’elaborato sistema magico di stampo alchemico del Rinascimento italiano. Ma non solo. Anche i nomi sono spesso riferimenti a persone esistenti in carne e ossa. Ne svelo solo uno: Nildon Lonstat, l’autore del primo volume, altro non è se non la traduzione in Grodestiano Antico di Fabrizio Valenza.

Per leggere la versione intera, potete cliccare su questo collegamento.