Arnold Böcklin e l’isola dei morti

Si tratta di uno dei soggetti più famosi della pittura moderna: l’isola dei morti, che Arnold Böcklin, pittore svizzero (ma morto in Italia, a Fiesole, nel 1901), dipinse in cinque varianti, datate dal 1880 al 1886, ha ispirato l’immaginazione di milioni di persone, nonché stuzzicato la follia di un uomo come Hitler.

Leggi il romanzo che trae ispirazione dai dipinti di Böcklin e dal poema sinfonico di Rachmaninov.

Arnold Böcklin contemplava tra i suoi antenati nientemeno che Hans Holbein il Giovane (suo il famoso ritratto di Erasmo da Rotterdam), e studiò l’arte del paesaggio eroico alla scuola di Johann Schirmer, laddove paesaggio eroico significa grandi alberi, maestosi scenari, atmosfere intense.

Tuttavia, questa generica atmosfera non era sufficiente per il giovane pittore, che decise di nutrirsi per questo motivo all’arte dei maestri fiamminghi veduti ad Anversa e a Bruxelles, e alla diretta esperienza dei paesaggi alpini e di quelli urbani, come una Parigi in cui soggiornò che colse nella sua vastità solitaria, legata tra l’altro anche ai moti rivoluzionari del Quarantotto. Amareggiato, tornò a Basilea, dov’era nato. Lì, però, conobbe il grande storico del rinascimento italiano Jacob Burckhardt, che gli suggerì di recarsi in Italia. Detto fatto, ecco Böcklin a soggiornare in quel di Roma, e a fare amicizia con il pittore Franz Dreber, celebre paesaggista dell’epoca che lo reintrodusse alla paesaggistica, nella fattispecie, della provincia laziale. Böcklin ci ha lasciato stupendi ritratti di questo protagonista assoluto della pittura dell’epoca. Qui sotto, alcuni esempi.

Böcklin però litigò con Dreber: i due, pur condividendo passione e obiettivi, erano troppo differenti nelle profondità dell’anima. Se Böcklin cercava di migliorare la sua arte facendone quasi un’ossessione nella resa cromatica e nelle situazioni ambientali ricreate, Dreber preferiva sperperare soldi e tempo in altro modo, tra bettole di vario tipo. Si consumò il distacco, Böcklin rimase ancora a Roma, ma il suo stile maturò e si personalizzò a tal punto, da ricevere sempre meno commissioni (che puntavano a richieste eccessivamente abitudinarie) e da vedersi contestati perfino i pagamenti per le opere che sempre meno corrispondevano alle aspettative di chi gliele commissionava.

Il pittore si trasferì a Weimar, dove gli fu offerto di inserirsi nel mondo accademico, ma questo gli stava stretto e agognava a tornare in Italia, dove solamente stava bene e si sentiva a proprio agio. Perciò vi tornò e qui si ebbe il grande passo in avanti della sua pittura, che lo condusse ad alcuni capolavori. Il suo stile andò mutando, trovando la via per coniugare l’ispirazione rinascimentale con le caratteristiche nord-europee, e creando dipinti famosissimi. Qui sotto, eccone alcuni di ispirazione mitologica.

Soprattutto, però, ci furono loro, i suoi dipinti forse più famosi: le cinque versioni dell’Isola dei morti.

Di questa serie di dipinti parleremo in un altro breve articolo. Non dimentichiamoci, però, che insieme a questa rappresentazione, Böcklin dipinse anche un’Isola della vita.

L’isola della vita (1888)

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