L’emozione? È… mozione.

Mi sono già dedicato in altri articoli al tema importante dell’emozione. Per esempio in questo, dove dicevo come l’emozione sia uno snodo importante per la narrazione personale, e perciò per l’esistenza. Oggi vorrei spiegare perché il significato più corretto per pensare l’emozione è quello legato al… movimento.

Le emozioni sono quanto di più sfuggente, ma, al contempo, quanto di più ingombrante possa esserci all’interno dell’essere umano. 

Da un punto di vista grammaticale, l’emozione è ciò che ‘muove da’ una situazione verso un’altra. Le emozioni sono sempre ‘mozioni’, movimento da uno stato interiore a un altro. A differenza dei sentimenti, di cui parleremo nel prossimo paragrafo, le emozioni sono eventi limitati nel tempo, ma di intensità particolarmente forte. L’aspetto fondamentale, però, è che esse ci spingono a fare qualcosa, mettendo in movimento il nostro corpo. Se questo accade, è perché l’emozione è una sorta di energia che nasce dal nostro corpo e influisce ovviamente sul corpo stesso. La mente – o anima, se preferite, che è sempre una parte del corpo – dà la veste di pensiero a tale energia, il che ci fornisce uno strumento formidabile per capire cosa sta accadendo.

Anima e corpo, mente e cuore, interiore ed esteriore, sono sempre collegati. 

Detto in un altro modo, l’emozione è un pensiero che si fa corpo, ma anche corpo che si fa pensiero, in un connubio inscindibile. Provate a pensare a ciò che accade quando ci sentiamo arrabbiati: alziamo il tono della voce, stringiamo i denti, chiudiamo i pugni e ci sentiamo avvampare di calore. I nostri pensieri e la nostra mente risultano fuori controllo, come se fossero in questo evento trascinati da una forza esterna. Il corpo diviene preda e finiamo per dire qualunque brutta cosa ci passi per la testa. Sul momento saranno cose in cui crediamo, che pensiamo veramente; quando, invece, la tempesta sarà passata, facilmente ci pentiremo di ciò che ci è uscito di bocca e faremo di tutto per affermare che non credevamo davvero in quanto detto. Ma dentro di noi, sappiamo che non è così: è una sorta di circolo vizioso, nel quale l’emozione spinge il corpo ad avere determinate reazioni, e il corpo spinge la mente a funzionare in un certo modo. Eppure, non si può dire cosa nasca prima, se l’emozione o la sua traduzione fisica, perché in realtà entrambe nascono assieme, essendo la stessa cosa, sotto due aspetti diversi.

Ma lasciamo stare le complicazioni e concentriamoci solo sull’aspetto importante: di tanto in tanto può pure capitare di arrabbiarsi. Se qualcuno si comporta male nei nostri confronti e commette un’ingiustizia contro di noi, l’arrabbiatura sarà a portata di mano, ed esprimerla – magari in maniera civile – sarà la corretta valvola di sfogo che ci permette di segnalare quell’ingiustizia subita. Ma se a ogni pie’ sospinto finiamo per arrabbiarci e ogni giorno finiamo preda di questo moto emotivo, vuol dire che tendiamo a soffocare quell’emozione o le cause che la provocano. 

Ricadere spesso in un’emozione è indizio di un lavoro da fare dentro di noi.

(tratto da Il cavatappi della personalità)

Se volete approfondire ulteriormente l’argomento, in modo particolare legandolo alla situazione emergenziale che stiamo vivendo, potete leggere:

Il Covid parla filosofese

Conosci te stesso e libera il mondo

La DaD, le emozioni e il mondo post-Covid


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