Riflessioni sparse di scrittura

Dai miei diari degli anni passati pesco alcune riflessioni (necessarie) sulla scrittura. Alcune riguardano il romanzo cui lavoravo all’epoca, Storia di Geshwa Olers. Altre sono più generali. Ve le propongo, perché chi mette mano alla penna (o al computer) deve sapere a cosa va incontro.

La nascita di una storia – I racconti bisogna lasciarli riposare e depositare. Quando giunge un’idea, prima di gettarla su carta, soprattutto se si tratta di un’idea articolata, deve non solo nascere dentro la propria testa, ma anche svilupparsi negli accadimenti principali in modo che questi costituiscano una rete di fatti di riferimento per la storia generale. Poi nascono i personaggi, esseri viventi e pensanti, e poi nasce il colore del tutto. Solo allora, quando si sa cosa si vuole tramite questi mezzi, si può scrivere. E nasce la storia.

Lo sviluppo di una storia – 1) Pensare l’opera come totalità organizzata, prima di mettersi a scriverla, per quanto difficile possa risultare il farlo. 2) Scrivere per l’altro, non per se stessi o per esprimersi. 3) Non chiedere al lettore più di quanto non chiederesti a te stesso. 4) Non scrivere come terapia, ma scrivere dopo la terapia, dopo la risoluzione dei problemi, perché altrimenti si rischia di trasformare il problema nella risoluzione senza averlo davvero affrontato: questo è sempre da evitare. 5) Immaginare cosa avviene nella testa del lettore. 6) Ogni tentativo di raccontare una storia è un tentativo di inventare il mondo.

La difesa di una storia – Non credo sia una buona mossa quella di uscire allo scoperto per difendere il proprio romanzo. Nel senso che lo abbiamo dato alle stampe e in pasto ai lettori, e bisogna anche essere capaci di non accogliere tutto ciò che ci ritorna come feedback. Questo non vuol dire che non si possa (o non si debba) criticare a nostra volta chi fa critiche assurde e infondate, ma è sempre meglio semplicemente fregarsene. Non mutano in nulla tutto il valore (o il disvalore) che si trova in ciò che abbiamo pubblicato. Un romanzo che abbia un minimo di dignità, in realtà si difende da solo e a volte, intervenendo, rischiamo solo di fare più danni.

La morte di una storia – Da quanto è uscito il romanzo in libreria, qualcosa sta cambiando. Anni di lavoro, di sforzi, di attese e di motivazioni si sono concentrati in un giorno. È uno di quegli eventi che capitano raramente nella vita di una persona, e ora che quel giorno è passato, qualcosa di diverso, qualcosa di ancora distante, a cui si legano cose per lo più sconosciute, si prepara. – (Sei mesi dopo) Le poche vendite, 50 copie appena, hanno scatenato in me una tremenda delusione. Mi aspettavo successo immediato e sicuro. Mi è crollato il mondo. Qui, però, si agisce ancora pienamente la mia possibilità di risposta, in piena libertà, indipendente da tutto. Rinascere dalle ceneri è sempre possibile. Speriamo.


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