53 – Eros

Siamo talmente bersagliati da immagini pornografiche o soft-porno, giornalmente, che ci siamo ormai quasi convinti che “eros” sia per l’appunto un sinonimo di pornografia. Nulla di più sbagliato.

Come spiegavo già in questo video, o anche nell’articolo appositamente dedicato all’amore, l’eros era considerato nell’antica Grecia come quella forza divina che è in grado di ricongiungerci con il Bene, perché è in grado di far partorire nel bello non solo il corpo, ma anche l’anima. In modo particolare, è Platone a parlarne così nel Simposio. Ecco che cosa dice Platone, mettendo in scena, all’interno del convivio tra alcuni personaggi della Atene del tempo di Socrate, suo maestro, un dialogo che lo stesso Socrate ebbe con una sacerdotessa, Diotima:

“Allora – dissi -, che cos’è Eros? È un mortale?”. “No certo”. “Ma, allora, che cos’è?”. “Come si è detto prima – disse Diotima -. È qualcosa di intermedio tra mortale e immortale”. “Allora che cos’è, o Diotima?”. “Un gran demone, o Socrate: infatti, tutto ciò che è demonico è intermedio tra dio e mortale”. “E quale potere ha?”. “Ha il potere di interpretare e di portare agli dei le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli dei: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli dei, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E, stando tra gli uni e gli altri, opera un completamento”.

Eros, perciò, è un demone che opera un completamento tra ciò che è umano e ciò che è divino.

Per avere un chiarimento su cosa si intenda per demone nella Grecia, leggi pure questo articolo, oppure anche questo, in cui spiego più approfonditamente l’argomento. Ma andiamo avanti. Ecco un’altra caratteristica di Eros:

“La sapienza è una delle cose più belle, ed Eros è amore per il bello. Perciò è necessario che Eros sia filosofo, e, in quanto è filosofo, che sia intermedio tra il sapiente e l’ignorante. […] La natura del demone, caro Socrate, è dunque questa. Per quello che tu credevi che fosse Eros, non ti devi stupire. Infatti credevi, come mi sembra dalle cose che tu dici, che Eros fosse l’amato e non l’amante.”

Ma qual è il servizio specifico che Eros rende agli esseri umani? Ce lo spiega ancora una volta Platone, proseguendo nel dialogo tra Socrate e Diotima:

“Che vantaggio porta agli uomini?”. “Questo punto, o Socrate, cercherò di spiegartelo […] Socrate, chi ama le cose buone, ama; ma che cosa ama?”. “Che diventino sue”. “E che vantaggio avrà dal venire in possesso delle cose buone?”. “A questo – dissi io – mi è più facile fornirti una risposta: sarà felice”. “Infatti – disse – è appunto per il possesso delle cose buone che sono felici quelli che sono felici. […] Questa volontà e questo amore credi che siano una cosa comune a tutti gli uomini, e che tutti vogliano possedere? O come dici?”. “Proprio così – dissi -, che sia una cosa comune a tutti”.

Ecco, perciò, il servizio reso da Eros all’essere umano: renderlo felice portandolo ad amare le cose buone.

Siamo già molto distanti dal concetto edonistico che ne abbiamo solitamente. Ma c’è ancora qualcosa da dire: riguarda la scala verso il cielo che Eros ci permette di salire. Vediamone i gradini, sempre in compagni di Platone, di Socrate e di Diotima.

Il primo gradino della scala per la quale Eros ci fa raggiunge l’immortalità – caratteristica della felicità, o viceversa – è l’amore della bellezza dei corpi. “Bisogna che capisca”, dice Diotima a Socrate circa chi vuole raggiungere l’immortalità, “che la bellezza presente in un corpo qualsiasi è sorella della bellezza che è in un altro corpo e che, se si deve tener dietro a ciò che è bello per la forma, sarebbe una grande insensatezza credere che non sia una e identica la bellezza che traluce in tutti i corpi”. Questo è il motivo per cui ci si deve fare amatori “di tutti i corpi belli e moderare l’eccessivo ardore per un solo corpo”.

Il secondo e il terzo gradino della scala erotica sono l’amore della bellezza delle anime, delle attività umane e delle leggi, perché quella bellezza che prima si cercava nei corpi, la si cercherà poi nelle anime. “E perciò, se uno ha un’anima buona, ma ha un piccolo fiore di bellezza fisica, dovrà essere pago di amarlo, prendersi cura di lui, e partorire e ricercare discorsi che siano capaci di rendere i giovani migliori. E in questo modo sarà spinto a considerare il bello che è nelle varie attività umane e nelle leggi”.

Il quarto grado della scala dell’Eros è l’amore delle bellezze della conoscenza: “Dopo le attività umane, bisogna che venga condotto alle scienze, affinché possa vedere anche la bellezza delle conoscenze e, guardando alla bellezza ormai a grande raggio, non più amando come uno schiavo la bellezza che è in una sola cosa, […], non sia più, servendo a quella, un uomo da poco e di animo meschino, e rivolto invece lo sguardo al vasto mare del bello e contemplandolo, partorisca molti discorsi, belli e splendidi, e pensieri in un amore della sapienza e senza limite, fino a che, essendosi in questo modo rafforzato ed essendo cresciuto, saprà vedere una conoscenza unica come questa che riguarda il bello di cui ora ti dirò”.

Il vertice della scala erotica: la visione del Bello-in-sé: “qualcosa che sempre è, e che non nasce né perisce, non cresce né diminuisce, e inoltre non è da un lato bello e dall’altro brutto, né talora bello e talora no, né bello in relazione ad una cosa e brutto in relazione ad un’altra, né bello in una parte e brutto in altra parte, né in quanto bello per alcuni e brutto per altri. E neppure il bello si mostrerà a lui come un volto, o come delle mani, né come alcun’altra delle cose di cui il corpo partecipa; ne si mostrerà come un discorso e come una scienza, né come qualcosa che è in qualcos’altro […], ma si manifesterà in se stesso, per se stesso, con se stesso, come forma unica che sempre è”.

Insomma, ben altro che un languido sguardo o una passione carnale, Eros è quella forza divina che è capace di portarci fino a Dio.


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