Dalle emozioni ai sentimenti /1

Conoscere le nostre emozioni è il presupposto fondamentale per riuscire a gestirle. Non gestirle, come dicevamo, ha molti effetti spiacevoli: doverci scusare con le persone che più ci stanno a cuore, fare una figura barbina quando proprio non sarebbe il caso, bloccarci quando invece dovremmo agire, addirittura fare il contrario di ciò che avremmo realmente voluto fare. Ma c’è una conseguenza che temo più delle altre: quella psicosomatica.

Quando, infatti, ci lasciamo dominare dalle emozioni fino al punto di non saperle più riconoscere, saranno proprio loro, le emozioni, a pretendere un riconoscimento, trovando il modo di risaltare davanti ai nostri occhi. Faccio un esempio, classico.

Nell’ambito del mio lavoro, il mio capo mi ha dato un incarico che ritengo importante. Anzi, non importante, ma molto importante. Così importante, che mi pare perfino impossibile che il capo abbia voluto affidarlo a me. Io faccio del mio meglio per essere all’altezza della situazione, ma dopo alcuni giorni, inizio ad avere un torcicollo che non mi fa dormire la notte. Pomatina e via, il torcicollo retrocede e posso continuare a svolgere il compito che mi è stato affidato. Una bella mattina di una settimana dopo, però, mi sveglio con il mal di schiena, tanto che a fatica riesco ad alzarmi dal letto: così sono costretto a telefonare in ufficio e dire che quel giorno sono in malattia. Inizio a prendere sul serio la cosa, anche se non capisco ancora cosa ci sia dietro. Perciò antidolorifici giorno dopo giorno, e il dolore retrocede. Quando torno al lavoro sono bello che rilassato, ma proprio il giorno dopo, inizio ad avere un male al piede, che mi permette di camminare con fatica. Ma questo non è un problema, perché posso fortunatamente svolgere il mio incarico importante stando seduto alla scrivania: non c’è bisogno di camminare. Utilizzo perciò la pomata che ho usato per il torcicollo sul piede quando arrivo a casa, e mi butto di nuovo nel lavoro: c’è così tanto arretrato. Fino a quando arrivo al termine dell’incarico. Il capo mi fa i complimenti, anche se non può fare a meno di farmi notare che sono riuscito a stare in malattia proprio sul più bello. Io faccio buon viso a cattivo gioco e ringrazio, intascandomi anche la gratifica per l’incarico extra. Non c’è nemmeno bisogno di dire che il giorno dopo giungerà sul luogo di lavoro la mia telefonata che dichiara la mia débacle: sono finito al Pronto Soccorso perché mi sento tutte le ossa rotte, come se una schiacciasassi mi fosse passata sopra.

Alzi la mano a chi non è mai successa una cosa del genere, anche se in forma più lieve. Il protagonista di questo raccontino è particolarmente ottuso, ma voi avete capito quale fosse il problema, vero? Quello che non si sentiva all’altezza della situazione e lungi dal gratificarlo veramente, era come se il suo capo gli avesse caricato sulle spalle un macigno che poco alla volta lo ha schiacciato. Ogni dolore avuto era il segnale che il suo corpo, ma potremmo dire trattarsi in realtà della sua mente, gli stava mandando. Tradotto in parole povere, spalle, schiena e piede gli hanno detto: “guarda che sei convinto di non potercela fare e che l’incarico che ti è stato affidato, beh, è francamente un macigno!”

Potremmo usare anche altre parole: spalle, schiena e piede gli hanno detto con chiarezza quale fosse il problema. Le spalle (il torcicollo), che non si sentiva nemmeno all’altezza di guardare in quella direzione; la schiena, che non era in grado di reggerne il peso e di star dritto; il piede, che non era in grado di proseguire nell’incarico. Ma il protagonista del racconto è andato dritto per la sua strada, cioè: è passato sopra il proprio corpo e i suoi segnali, esattamente come uno schiacciasassi, motivo per cui è finito al Pronto Soccorso.

Guardate, situazioni simili capitano molto spesso. Per quale motivo ti è venuto quel male al polso, se non perché stai facendo qualcosa che ritieni sarebbe meglio non fare? Perché quel mal di testa, se non perché non puoi più pensare a una certa cosa? E quel mal di stomaco, cos’è che non riesci a digerire? La stitichezza, poi, è il segnale preciso che non si riesce a lasciar andare qualcosa di importante o che non si riesce a lasciarsi andare, e così via, malessere dopo malessere, fino alle malattie importanti, ne sono convinto. Io sono un campione di conseguenze psicosomatiche. Le medicine vi aiuteranno, certamente, ma tendenzialmente allevieranno i sintomi, più difficilmente le cause.

Perché le cause sono quasi sempre legate al pensiero che tu nutri su te stesso.

Sebbene provare emozioni brutte o violente non sia per nulla piacevole, soffermarci su di esse (ma anche su quelle che consideriamo belle e positive: non voglio costringervi a pensare solo a ciò che è più spiacevole) è fondamentale per poterle gestire al meglio. 

Gestire le emozioni non vuol dire altro che prenderne le distanze, senza reprimerle o senza sopprimerle. Riusciremo così a riconoscere anche i nostri sentimenti, che emergeranno in maniera sempre più chiara. Potremo chiamarli per nome, e finalmente capire che essi hanno ben poco a che fare con le emozioni.

(Tratto da Il cavatappi della personalità)


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