Non c’è il motivo che potrebbe sembrare più evidente, in questi ultimi giorni. O per lo meno, non c’è solo il fatto di Cambridge Analytica. Le motivazioni per cui ho deciso di lasciare definitivamente Facebook (ma non solo, anche Twitter e le app controllate da Facebook) sono ben più strutturate, e adesso ve le racconto, partendo comunque da quella più evidente.
Ebbene sì, Cambridge Analytica è l’ultima goccia, quella che fa traboccare il vaso. Non è ovviamente il primo caso e non sarà nemmeno l’ultimo, ma questo datagate palesa il meccanismo cui ci sottoponiamo tutti – chi più consapevole, chi di meno – a una
mercificazione progressiva e continua delle nostre vite:
prima si trattava solo di “cose” da usare, poi è stato il nostro lavoro (com’è ovvio che sia), adesso sono le nostre idee (da modificare, da convincere, da pilotare): un giorno non molto lontano saranno le nostre identità, e a tal riguardo già più cose vedo in cantiere. Ma che tutto fosse in vendita, su internet, lo si sapeva già da tempo e che tutto concorresse all’economia più o meno digitale, era ugualmente noto. Ciò che non era mai venuto fuori in questo modo palese era il tentativo (e la capacità concreta) di pilotare intere volontà di popolo verso discutibili mete (nella fattispecie a favore dell’elezione di uno sciroccato come Trump). Inoltre, alla base di questo datagate c’è Bannon, ex consigliere di Trump e formatosi – tra gli altri – alla scuola di Satana (sua ammissione). Insomma, che Facebook non eserciti il controllo adeguato sui dati che gli abbiamo affidato o, peggio ancora, che non lo abbia esercitato volontariamente, credo sia aspetto che non si può sottovalutare o su cui non si può sorvolare. Di certo non sono tra quelli che credono che Facebook & Co. sia l’unico gruppo a vendere i miei dati: tutto ciò che passa su internet rientra ormai in questa fattispecie. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare, no? E io inizio da qui, da ciò che si è palesato.
Questa scelta (Facebook e Twitter, con Messenger e Whatsapp sì, gli altri no) mi fornisce lo spunto per parlare del secondo aspetto: le reazioni delle persone (poche, perché pochi sono quelli che mi seguono). Più che superficiali e stupide, mi sono parse “pateticamente” rivelatrici di un meccanismo già ampiamente entrato nelle nostre menti. Ora ve lo spiego: i social forniscono un immenso giochino per le popolazioni mondiali sempre più frustrate da un andamento economico tutto sommato sfavorevole, perché non più progrediente verso una condizione di benessere generalizzata. Se ci fate caso, questi social si sono diffusi soprattutto nel periodo della grande crisi economica. Panem et circenses, si sarebbe detto un tempo. Oggi è internet et social. Chi più e chi meno, ci siamo praticamente tutti affidati a questo giochino digitale che ci fa sentire un po’ più importanti e un po’ meno soli, ma che nella realtà ci rende tutti un po’ più illusi e un po’ più infantili, adolescenziali. Le reazioni emotive sono la modalità prevalente dei social. Nel momento in cui qualcuno dice di volersene sottrarre, ecco che scatta un meccanismo di attacco e denigrazione, che non fa altro che rivelare una coda di paglia traducibile in questo modo: “vorrei sottrarmici anche io, ma non ci riesco. Perciò ti dico che sei un illuso se pensi di potertene liberare a tua volta”.
Passo adesso al terzo aspetto, che in fin dei conti è quello per me più importante:
sottrarmi poco alla volta a social di questo tipo fa parte di un cammino personale, un percorso (come si dice oggi) interiore, che mi sta portando a focalizzarmi sempre di più su ciò che sono e su ciò che voglio pienamente fare di me e della mia vita. Nel post precedente a questo, risalente ormai a svariati mesi fa, dicevo che a volte i tragitti personali sono molto difficili e tortuosi, semplicemente perché rivelano tutta la particolarità che li contraddistingue dagli altri. Ecco, il mio caso è questo, ma fortunatamente in questi mesi si sta delineando sempre più. Un percorso che dalla scrittura semplice di romanzi e racconti e poesie mi sta portando verso lidi che avevo già lambito anni fa, quando mi ero laureato in Filosofia, e che con la filosofia hanno proprio a che fare: una nuova visione della vita, un nuovo modo di affrontare la conoscenza dell’essere umano, nuovi approfondimenti per un cammino interiore che – ne sono convinto – è possibile proporre anche a tutte le persone che sentono il bisogno di fare un passo non in avanti (e nemmeno indietro, spiritosoni), bensì verso l’alto. Nasce tutto da un approfondimento delle mie competenze filosofiche e dalla mia esperienza di vita, che un bel giorno si sono unite anche nella consapevolezza mentale, trasformandosi – per l’appunto – in un nuovo modo di vedere al mondo e alla vita, e al divino. Ve ne parlerò prossimamente, ma al momento posso anticiparvi che si tratta di un percorso che sto sottoponendo a vari professori (importanti filosofi e professori universitari), oltre che a persone di varie appartenenze professionali, e ricevendone impressioni davvero molto positive. Ecco, all’interno di questo percorso c’è sempre meno spazio per la svendita personale cui social media come Facebook & Co. portano irrimediabilmente. Perciò, lo ripeto, no al commercio delle anime, delle identità. No a Facebook e controllate. Alla prossima!


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