40 – Complessità

La complessità è il feticcio del pensiero contemporaneo e lo spauracchio dell’umana emotività odierna.

Non c’è termine più adeguato per esprimere la consistenza della società in cui viviamo: non siamo più soltanto persone che vivono all’interno di una città in uno Stato ben definito, e che devono giostrare la propria vita tra un lavoro più o meno sicuro e un modo di pensare più o meno condiviso. La nostra società, lo sappiamo bene, è definitivamente insicura, non tanto sotto il piano del rischio di reati perpetrati e subiti, quanto sotto l’aspetto della sicurezza interiore.

Sicurezza interiore, prima di tutto: se tra il XV e il XVI secolo venivano messi in discussione i riferimenti geografico-cosmologici della società europea e, di conseguenza, la dimensione ontologica dell’essere umano, tra il XX e il XXI secolo è stato messo in discussione lo statuto stesso di ciò che è “persona”. Dall’ambito lavorativo, sempre più generalmente precario, all’ambito territoriale, sempre più appiattito su dimensioni ampie e generalistiche, dall’ambito educativo, sempre più evanescente, all’ambito emotivo, sempre più incontrollato, ciò che chiamavamo “persona” si mostra con tratti di giorno in giorno più incerti, e ogni sua caratteristica pare essere messa in discussione.

Sicurezza esteriore, poi: se pensavamo di aver superato più o meno definitivamente il rischio di guerre nucleari o mondiali, gli accadimenti dal 2001 in poi ci hanno invece mostrato come la sicurezza interiore sia ancora strettamente collegata alla sicurezza esteriore. Non si tratta di un legame di dipendenza, ma della dimostrazione che non esiste reale divisione tra interiorità ed esteriorità: il crollo delle Torri Gemelle non è un fatto epocale tanto nelle conseguenze storiche, che sono frutto di singole decisioni di singoli uomini di potere (e il potere, si sa, agisce sempre approfittando delle situazioni che si presentano), quanto nella percezione di un mondo che, soprattutto nei quarantenni di oggi, pensava di essere solido, al riparo da ogni rischio. è seguita la crisi economica, nella quale il giovane è divenuto una categoria di pensiero sulla quale accumulare pensieri vittimistici, con tutti i suoi correlati di concetti quali colpevole/carnefice e vittima innocente (che troppo presto si trasforma in “choosy” o in “sfigati”, per non dire “bamboccioni”); si è arrivati, come ben sappiamo, alla pandemia.

In ciascuno di questi passaggi, all’insicurezza di una situazione esteriore si accompagna un’ulteriore trasformazione della percezione interiore, a causa della quale diviene sempre più difficile far fronte al mondo complesso nel quale viviamo.

C’è da chiedersi, tuttavia, se la complessità attuale sia effettiva oppure nominale, cioè se alla teoria della complessità del mondo corrisponda un mondo realmente complesso. Meglio: un mondo più complesso che in passato.

Ho un’ipotesi: il mondo è lo stesso, sempre, e le difficoltà di oggi sono difficoltà anche di ieri, e di ieri l’altro, e così via, di un passato più lontano e arcaico. Ciò che cambia è, però, il complesso delle teorie interpretative e la stessa capacità interpretativa.

Il mondo non è oggi più complesso di ieri perché siamo in tanti e ci sono più cose che accadono. Siano otto miliardi gli abitanti del pianeta Terra o siano un miliardo (o, se volete, cento milioni), ciò che fa la vera differenza nella complessità delle problematiche è la percezione delle stesse. Oggi esistono teorie interpretative che non fanno altro che spezzettare l’unità del mondo (complesso, certo, ma è pur sempre quest’unico mondo nel quale vive un’unica specie umana, l’homo sapiens sapiens) in una miriade di realtà che non riescono più a parlarsi.

La miriade di realtà che non riescono più a parlarsi tra loro, poi, non riescono a farlo perché da un lato viene meno la capacità critica (ma non mi si può certo dire che la massa dei contadini medievali o del proletariato ottocentesco avesse più capacità critica della massa di cittadini più o meno borghesi di oggi), sempre meno favorita nell’insegnamento e nell’informazione generalista, e d’altro canto, viene meno la varietà di mezzi interpretativi a motivo di un’approccio conoscitivo veicolato da internet e in special modo dai social network, che – come ben sappiamo – appiattiscono il senso comune, rinchiudendo gli utenti dentro bolle del tutto personali e prive di apporti davvero differenti.

Ma come, mi direte: prima ci dici che la complessità è soprattutto una percezione dovuta allo spezzettamento in tante modalità interpretative differenti, e poi neghi ciò che hai appena detto, sostenendo che la gente è vittima di un appiattimento interpretativo perpetrato dai social? Non cadi in contraddizione? Ebbene no, e vi spiego perché.

Ciò che viene a mancare nel mondo di oggi è soprattutto un riferimento unificante, che permetta di trovare uno sfondo argomentativo a tutte le differenti posizioni. Chi appoggia un’interpretazione delle cose a fronte di altre interpretazioni, lo fa credendo di avere fondamentalmente e integralmente ragione, e senza prestarsi – o essere capace – di rinvenire elementi comuni nelle interpretazioni altrui. Chi sostiene una teoria, pensa sia una teoria sufficiente a spiegare tutto (o, per lo meno, quel tutto cui fa riferimento: vedi la pandemia e le teorie del complotto). Ciò che gli sfugge, però, è che il Tutto non è raffigurabile in quella teoria che si sostiene e che, perché una teoria abbia un senso realistico, deve poter contemplare altre teorie differenti.

Una sorta di principio di falsificabilità applicato all’interpretazione che diamo del mondo. Fino a quando le teorie altrui troveranno spazio o addirittura cittadinanza in me, allora le mie personali teorie interpretative possono concorrere per essere adeguate teorie della realtà in cui vivo. Sono teorie di questo tipo, quelle che permettono di affrontare la complessità senza fondamentali angosce.

Il problema della complessità, perciò, non sta tanto nella complessità stessa, sempre esistita, ma nella capacità di continuare a essere aperti a essa e alle sue possibilità ermeneutiche, interpretative. E ciò è possibile solo sottintendendo il riferimento a un orizzonte più ampio delle mie, delle tue e delle sue teorie interpretative.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...