Il senso della Resurrezione, questa volta, sempre.

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La figlia di Giairo, 1815, di Johann Friedrich Overbeck

Per concludere le riflessioni del Triduo pasquale 2019 (per il quale ho riproposto quelle del 2017, qui qui qui e qui), aggiungo una considerazione sul senso della Resurrezione alla luce del triste evento che la mia famiglia si è trovato a vivere di recente.

Si può avere certezza della Resurrezione? La teologia ci dice che possiamo “sperare” nella Resurrezione e che, tra l’altro, dobbiamo rendere ragione della speranza che è in noi. La nostra fede non dev’essere una fede cieca, immotivata, priva di razionalità, ma deve fondare su una sensatezza che abbia a che fare con la concretezza della vita e della quotidianità.

Eppure, ci si potrebbe chiedere, che concretezza potrà mai avere la Resurrezione, evento fuori dal tempo, per noi che viviamo nella nostra storia, sia essa personale o sociale? Ecco alcune considerazioni.

– Tutti noi siamo creature che vivono immerse nella quotidianità, si diceva, e questa quotidianità è sempre indirizzata verso un senso che determiniamo noi con le nostre scelte;

– le nostre scelte sono sempre fondate su un progetto che reputiamo adatto alla nostra esistenza, motivo per cui esse sono sempre espressione della nostra visione della vita e del mondo. Si potrebbe perciò incorrere nel rischio di affermare che ‘per me la Resurrezione è un dato reale perché ci credo sulla base delle mie convinzioni personali, che guidano la mia vita’. Posto in questi termini, ogni genere di fede viene fondato sulle proprie convinzioni personali, ma ciò che intendo per fondatezza della Resurrezione nella quotidianità è cosa ben diversa.

– C’è un dato, in noi, che dice come la vita sia cosa ben maggiore della somma delle sue manifestazioni corporee e fisiche: sul letto di ospedale, pur nel mutismo e nell’immobilità, mia madre è riuscita a fare un piccolo miracolo nella sua famiglia, riunendoci e rimettendoci in collegamento tra fratelli come non accadeva da anni (siamo sei fratelli), e ci ha sospinti a tirar fuori le emozioni per affrontarle, insegnandoci anche a esprimerle reciprocamente. Nel silenzio di quel letto ci ha portati a metterci in gioco personalmente, ciascuno per conto proprio, affrontando aspetti che forse mai erano stati affrontati in precedenza. La vita è, perciò, molto più che movimento e parola.

– Inoltre, dopo la sua morte, lei è diventata immediatamente presente in altro modo: tramite sogni, tramite una forza interiore prima sconosciuta, tramite la sensazione che lei continui a essere presente pur se in altra forma. Insomma, una volta di più, la vita è molto più di un corpo che muore.

– Infine, ho avuto il privilegio di essere lì nel momento in cui se ne andava, tenendole la mano. Ora, c’è un dato che continua a essere il puntello di una certezza interiore, sebbene sia difficile spiegarlo: il momento del passaggio, tra quando respirava e quando non respirava più, è un qualcosa di talmente evanescente da non poter costituire la differenza tra la vita e la morte. Quel passaggio è stato subito, immediatamente (almeno per me) la comprensione di un passaggio reale tra una condizione e un’altra, che non è quella della morte, ma della sua presenza in altro modo. A dispetto della drammaticità del momento, quell’istante continua a darmi grande serenità. Ancora una volta, la vita è molto più di quel passaggio, per il semplice fatto che essa non è riducibile all’assenza della respirazione o del battito del cuore.

Mia madre continua a vivere, seppur in forma differente, e il fatto che il suo trigesimo (la memoria dopo 30 giorni dal decesso) sia caduto nella notte della Resurrezione e che perciò sia stata ricordata proprio nella Notte Santa, mi ha confermato ancora una volta questa speranza nella sua Risurrezione, proprio come poco meno di 2000 anni fa vi fu la Risurrezione di un Altro, primo tra tutti i risorti.

Ecco, quella Resurrezione di Cristo, accaduta allora, si è ripetuta per mia madre adesso. Ma è ciò che accade, ne sono sicuro, sempre.


2 risposte a "Il senso della Resurrezione, questa volta, sempre."

  1. Come ti capisco è come ti sono vicina. Ho perso mia madre sette mesi fa, dopo averla curata x 14 anni poiché era affetta da Alzheimer. Lei ha resistito sette anni immobile nel letto ed io accanto a lei, dimenticandomi la vita intorno a me. Da quel letto mi ha mostrato la sua grande dignità ,lasciandomi una eredità incredibile con il suo comportamento. Mi manca tanto e se ne è andata con un soffio ,come io ho lungamente pregato e facendo il miracolo di far tornare il figlio a casa! Adesso che lei non c è più è ancora più presente e da lassù mi guida e mi accompagna ogni giorno. Quando al mattino presto apro la mia finestra ,c’è una grande stella in cielo ,la guardò e so che lei è lì che mi guarda e mi protegge. Prima nel suo letto ero io ad assistere lei . Ora è lei che si cura di me ! So che ci sarà x sempre. Ti sono vicina ma facciamoci forza . Questo vorrebbero da noi.

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