Trasmissione inversa /2

51GOJ4R0NKLTrasmissione inversa è in vendita, e sta già salendo nella classifica. Ha perfino già ricevuto il primo voto, su Goodreads ed è – fortuna mia – positivo.

Qui potete acquistarlo e leggere di cosa si tratta.

Nel frattempo, un breve estratto, tutto per voi, tratto dal terzo capitolo. Il protagonista della scena è Giovanni, un buon padre di famiglia. Ha cenato e si è addormentato davanti alla TV, come succede a tanti.

Quando si risveglia, c’è una trasmissione. Un uomo e una donna sono seduti dietro un bancone. L’uomo ha capelli corti e così spettinati che danno l’effetto di un brutto parrucchino mal posizionato. La donna esprime volgarità al solo vederla, le na­ rici aperte come se faticasse a respirare, i pugni chiusi e il capo proteso in avanti.

L’uomo sta urlando qualcosa. «A soli diciotto centesimi, non uno di più, sarà vostro! Diana ha mandato un messaggio a tutti voi.»

L’immagine di un ovale con la fotografia di una donna in posizione di tre quarti, che osserva con sguardo profondo e an­ che un po’ funereo lo spettatore, appare al posto dei due bandi­ tori.

La voce in sottofondo continua. «Oggi la sfera di Diana dice che il novanta esce su Napoli e Palermo, è il miracolo di oggi!» Quel ritratto femminile che sa di cimiteriale svanisce per tor­ nare a far brillare la rozzezza dei due tizi. Adesso è la donna a

parlare. Una voce che esprime appieno l’aggressività della posa. «La sfera di Diana in questa diretta è il miracolo di no­ vembre: il numero novanta dalla sfera di Diana. Non potete dire che non vi abbiamo avvertito.» La voce diventa perfino roca e la donna alza la mano destra a puntare con l’indice lo spettatore. «Non puoi dire che non ti abbiamo avvertito. Con diciotto centesimi ti porti via tutto.»

Torna l’uomo. «Uno, due, tre! Chi chiamerà troverà tutte le giocate vincenti!»

Adesso scompare l’immagine di quei due trogloditi e al suo posto si sostituisce la dolce armonia di una musica che sembra Vangelis suonato da Richard Clayderman. Sullo schermo un cartiglio con due numeri vincenti e la scritta: Centenario ber­ saglio preso!!! La sfera di Diana.

Giovanni non è così rincoglionito da non rendersi conto del­ la bruttura commerciale cui sta assistendo e prende il teleco­ mando. In effetti non sa nemmeno spiegarsi come sia finito su quel canale, a meno che non soffra di sonnambulismo, dato che dormiva.

Vaffanculo, pensa. Manda indietro con il pulsante per risalire i canali fino a quelli più conosciuti. Dovrebbe andarsene a let­ to, in effetti: sono le due e un quarto e Paola e Ruggero saranno sprofondati nel sonno da tempo. Lui invece ha ancora gli abiti del lavoro. Ha perfino cenato con quei vestiti e adesso gli dan­ no la sensazione di non aver mai staccato dall’ufficio.

Vorrebbe tanto prendersi una pausa vacanziera. Subito dopo averlo pensato, però, gli torna in mente che ha già prenotato il tutto. Parigi. Un sollievo si espande dentro di lui.

«Diana ha mandato un messaggio a tutti voi!»

In TV ci sono ancora quei due tizi, con il loro carico di ag­ gressività e volgarità. La donna batte le mani sul bancone e strilla: «È il miracolo di oggi, il miracolo di novembre. A soli diciotto centesimi!»

Ma non aveva cambiato canale? Torna indietro con il pul­ sante, ma si rende conto che su ogni frequenza c’è la stessa tra­ smissione. Giovanni aggrotta la fronte: si vendono i programmi tra di loro? Forse di notte tutti i canali commerciali condivido­ no le trasmissioni. Poi si rende conto di aver pensato a una cosa assurda.

L’uomo sta per riprendere a gridare che «a soli diciotto cen­ tesimi, non uno di più, sarà vostro!», quando la trasmissione si interrompe. Solo rumore bianco, adesso, poi nemmeno più quello.

Effetto neve.

Un continuo sfarfallio su un televisore al plasma. Giovanni non ha mai sentito dire che su una TV di ultima generazione possa accadere e il solo pensiero lo irrita. Si alza e assesta una botta sul bordo dell’apparecchio, come se si trattasse di un pro­ blema di cavo o qualcosa del genere. Poi rimane colpito da qualcosa.

«Ma che…» dice appena.

Quindi si allontana piano piano dalla TV, lo sguardo attratto da qualcosa che solo lui vede, nonostante il continuo effetto neve che non accenna ad andarsene. Giovanni retrocede fino a sedersi sul divano, proteso in avanti per osservare al meglio.

Ruota perfino la testa come se tentasse di capire ciò che i suoi occhi vedono e non vedono. Il telecomando gli cade, la sua mano non riesce più a trattenere nulla. Si alza, stacca gli

occhi dalla TV e si dirige verso il corridoio. Arrivare da lì alla cucina è poca cosa. I passi non sono quelli sicuri di un uomo sveglio, assomigliano piuttosto a quelli di un sonnambulo. Rie­ sce a evitare i mobili – lo spigolo della credenza, il tavolo e le sedie – e fa il giro della cucina per avviarsi ai cassetti. Apre il primo e afferra un coltello a lama larga, di quelli molto affilati che servono a tagliare le costate di manzo o a incidere in pro­ fondità un tacchino bello gonfio. Si specchia sulla lama, ma non vede nulla nel buio della cucina. Perciò si dirige fuori, ver­ so il soggiorno e alla luce del lume osserva il suo riflesso nel coltello. Poi lo lascia cadere a terra. Quello rimbalza sul tappe­ to e non fa rumore, motivo per cui né Paola né Ruggero si sve­ gliano.

Forse in quel momento Giovanni sta pensando, e magari sta pensando di essere sul punto di commettere un atroce sbaglio. Cosa gli è preso? Però continua a camminare e si orienta senza vedere nulla. Esce dal soggiorno, apre la porta di casa e si diri­ ge verso il capanno degli attrezzi, quello sempre aperto dove, di tanto in tanto, ripara qualcosa in compagnia di Ruggero. Si siede sul ceppo dove taglia la legna per l’inverno e lì si prende la faccia tra le mani.

Infine lascia cadere le mani sulle gambe e vede che alla sua sinistra c’è – ancora poggiata al bancone da lavoro dall’ultima volta che l’ha usata, cioè più di otto mesi prima – l’accetta, quella più piccola.

Sarà sufficiente.

La afferra e si dirige in casa. Va innanzitutto dalla moglie.

Spero sia sufficiente a farvi venire… l’acquolina in bocca, scusate la frase fatta. A domani, con un’ultima anticipazione e un ulteriore approfondimento.

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