Parlando di autopubblicazione su Medeaonline

È una nuova collaborazione, quella con Medeaonline. Fondata e diretta dai bravi Andrea Cattaneo e Paolo Magri, Medeaonline è una rivista culturale ad ampio raggio, capace di proporre punti di vista differenti su argomenti sempre interessanti. Per quel che mi riguarda, inizio con questo articolo in cui parlo di autopubblicazione. Il tono è ironico, cercate di coglierlo e di non lasciarvi infastidire, se potete. Sapete bene che io stesso sono partito autopubblicandomi.

Buona lettura.

I libri più diffusi

Per assecondare il mio lato archivistico, voglio provare a fare un elenco dei miei libri più diffusi, basandomi sui dati in mio possesso, che a dire il vero non sono moltissimi. Li estrapolo dai rendiconti delle case editrici, dai dati dei siti presso i quali li ho resi disponibili in download gratuito e dalle comunità di lettura online. Credo possa essere interessante per capire… le proporzioni.

1. Il viaggio nel Masso Verde, 10.173
2. Il cammino di un mago, 4.082
3. La faida dei Logontras, 1.856
4. La battaglia di Passo Keleb, 1.486
5. Appendici a Storia di Geshwa Olers, vol. 1, 1.273

6. Commento d’autore, 359
7. I ghiacci di Passo Ceti, 231
10. Stirpe angelica, 212
11. La ragazza della tempesta, 149

9. Il pifferaio di Hameln, 75
8. Storie di draghi, demoni e condottieri, 54 (dati incompleti)
13. L’alieno nella mente, 21
15. Strega, 17
12. La porta sbagliata, 11 (dati incompleti)

14. Notte senza uscita, 6 (dati incompleti)
19. Amore poi risorto, 5
20. La filosofia del baule, 5
18. Lassù è meglio, 3 (dati incompleti)
16. PS I love you, 2 (dati incompleti)

Alcune considerazioni a margine di questa mio gesto ossessivo-compulsivo.

1 – Non c’è storia, Storia di Geshwa Olers rimane il romanzo in assoluto più letto, di certo aiutato dall’esorbitante (per me) numero di download. I dati del primo volume, Il viaggio nel Masso Verde, tengono conto degli oltre 6.000 download che vi furono nell’ormai lontano 2007.

2 – L’horror, ultimo arrivato nella mia produzione e riservato soprattutto al mondo degli ebook, è quello meno letto. È pur vero che i dati indicati mancano degli aggiornamenti sulle vendite di alcuni editori (quelli in cui ho indicato dati incompleti), ma il risultato finale sarà comunque superiore di alcune decine di copie, immagino. Non di più. Il perché di questo risultato è facile a dire: la motivazione non è di certo da ricercare nella qualità del prodotto, dal momento che credo che gli horror siano tra le mie migliori produzioni, quanto piuttosto in due fattori. Fattore A, la minor dimensione del mercato horror rispetto a quello fantasy. Fattore B, il formato digitale che deve contare sulla minima percentuale di cui il mercato degli ebook gode in Italia.

3 – Se tolgo i dati dei download gratuiti, i primi posti vengono stravolti quasi del tutto. “Il viaggio nel Masso Verde” resta primo, seguito subito dopo da “Commento d’autore” (che però ha subito una sorta di ricatto tra i recensori, forse per una sorta di incomprensibile ripicca nei confronti di una casa editrice che, per quanto mi riguarda, si sta dando da fare alla grande!), poi da “Stirpe angelica”, da “La faida dei Logontras” e da “La ragazza della tempesta”, segnale che ancora oggi riesce a vendere più libri l’editore che è capace di farsi strada tra librerie, distribuzione e vera carta.

4 – Se ci si vuole far conoscere, la via del download gratuito è indubbiamente un’ottima scelta, ma deve essere accompagnata da umiltà, qualità e forza d’animo, oltre che da bravi collaboratori che possano porgere una mano per diffondere la notizia. Il mondo internet è sopravvalutato, continuerò a dirlo all’infinito. Il vero mondo è là fuori, gente, ancora oggi. Soprattutto in Italia.

5 – Infine, un’ultima considerazione. Se notate, ho diviso i titoli per quantità vendute. Le migliaia, le centinaia, le decine e le unità. A prima occhiata colgo una strana coincidenza: le migliaia ai download gratuiti, le centinaia ai romanzi cartacei e le decine ai racconti.

Addio Edizioni XII, siamo alle solite

La notizia la apprendo adesso da Plutonia Experiment, e mi lascia ancora una volta senza parole. La casa editrice Edizioni XII ha chiuso i battenti, come si legge dal laconico comunicato stampa che ne fissa la data di termine in quel 12.12.12 che i numerologi amano. Vi consiglio di leggerlo; soprattutto, vi consiglio di leggere i loro libri: sono tra i più belli della narrativa fantastica italiana di questi ultimi anni.

Edizioni XII ha sempre fatto un lavoro ottimo per i suoi autori e lettori, innanzitutto selezionando con cura i testi da pubblicare, poi lavorando bene sulle parole e infine creando un prodotto libro tra i più affascinanti della nostra editoria fantastica. Personalmente ho avuto modo di apprezzare Archetipi, uno delle più belle raccolte di racconti fantastici/horror italiani, ma ci sono molti altri titoli, che potrete acquistare fino al 31 dicembre direttamente sul loro store. Fatelo, come regalo di Natale per voi e per i vostri amici, seguite il consiglio! Ho avuto modo di fare una serie di interviste a sei autori della casa editrice quando ancora il mio blog era parte del portale HotMag, e intendo riproporle in questi giorni – a partire da domani – una al giorno.

Del loro comunicato mi tocca particolarmente questa frase:

Ci congediamo convinti di essere riusciti nel nostro intento – fare libri belli -, di aver raggiunto risultati insperati – per vendite, qualità e quantità dei progetti, prestigio delle collaborazioni -, e di aver superato ogni nostra previsione di espressione e sviluppo. Il seme gettato nella fertile terra dell’underground letterario italiano è cresciuto e ci ha portati fin qui, grazie al contributo fondamentale di quanti si sono dedicati, qualsiasi fossero ruolo e occasione, allo sviluppo di un’Idea divenuta splendida realtà editoriale.

Indubbiamente i frutti rimarranno, così come le persone e le forze che hanno permesso questo piccolo miracolo dell’editoria italiana. Continueranno a lavorare, per altre realtà o in proprio; comunque porteranno altro frutto.

Ma non si può più tacere il grande problema del nostro mercato editoriale, in modo particolare nel mondo fantastico. L’indifferenza. Un’indifferenza che nasce da un egoismo e da un desiderio di primeggiare francamente difficile da comprendere. La collaborazione è già difficile, nella nostra realtà, ma qualcosa se ne sta cavando, ben più di qualche anno fa. La vera grana, però, è la volontà di non parlare della concorrenza. Se posso evitare di parlare di un prodotto altrui, per quanto bello e valido possa essere, sicuro che eviterò di farlo! È una cosa che non ha nulla di professionale, soprattutto da parte degli addetti alla comunicazione e da parte di quegli scrittori che non si fanno problemi a recensire e commentare libri di “amici”. Purché siano amici che ti ritornano il favore, ovvio! Questo modo di fare continua ad avvelenare il nostro panorama editoriale, forse non solo fantastico. Inoltre, si vedono realtà ancora più tristi, come gruppi di blog o siti, riuniti in portali, che scelgono accuratamente di chi parlare e di chi non parlare, e non basandosi sulla qualità (e, detto per inciso, un altro grosso problema è avere preparazione sufficiente per riconoscerla, la qualità), ma su altro genere di interesse, che può essere la comunione d’intenti, un’idea da affermare, un’ideologia, una supposta superiorità o altro. Insomma, in questo modo il mercato editoriale italiano per il genere fantastico diventa una gara all’assassinio.

Ed Edizioni XII è la nuova vittima. Chi dobbiamo ringraziare, per tutto questo?

edit delle 9.24: preciso che la chiusura per motivi economici è una mia interpretazione della frase “L’Abisso si è richiuso, intimidito per quanto gli è stato strappato” presente nel comunicato stampa. Loro non lo dicono chiaramente. Rimane il rammarico per una perdita.

Guerra di definizione in casa Olers (la dura vita di uno scrittore a contatto quotidiano con il Mondo Editoriale Italiano)

Ho trovato questo bellissimo pezzo di John Steinbeck sul sito di Satisfiction. Si tratta di un inedito del grande scrittore americano, che spiega al proprio editor come sia travagliata la vita dell’autore di un testo, che crede di dare alla propria casa editrice un libro ben fatto con tutti quelli che ritiene i crismi necessari (secondo il proprio punto di vista, ovviamente) e che, poi, si vede tirar le orecchie da qualunque figura professionale lavori presso l’Editore.

Dal momento che in questi giorni non ho nulla da fare (a parte terminare la correzione del quarto volume di S. di G. Olers e finire di sistemare il nuovo sito di G. Olers, ma si sa, uno che fa queste cose comunque non fa nulla per default), voglio cimentarmi in un divertissement fine a se stesso, in un ghiribizzo della mia mente megalomane.

Sul primo volume di Storia di Geshwa Olers ormai ho letto di tutto e ho ricevuto ogni tipo di commento possibile (d’altronde, un numero di copie scaricate che da quel lontano febbraio 2007 ormai si sta avvicinando alla soglia fatidica di 10.000 provoca anche un gran numero di commenti, distribuiti nel tempo). Non farà, dunque, problema aggiungere un’ulteriore qualifica al suo autore, che è già stato definito integralista cristiano, parruccone, approfittatore, plagiatore e spammatore che fa tenerezza. Vi giuro, è tutto vero. Perciò megalomane diventerebbe forse l’etichetta più gustosa e, probabilmente, vera. Per attenermi al romanzo, invece, voglio imitare quanto ha fatto Steinbeck nel suo pezzo, immaginando un dialogo tra l’autore e le figure professionali di un’ipotetica casa editrice che voglia pubblicare il primo volume (la pubblicazione nella realtà c’è già stata, ma l’editing è praticamente passato su di me come l’ombra proiettata da una nuvoletta di passaggio).

Ogni scrittore si pente di aver consegnato il proprio libro nelle mani di un editor non appena lo ha inviato, di solito – ormai – tramite posta elettronica. Iniziano domande a non finire a se stessi rivolte, nella convinzione che il libro che scriverà domani o la nuova versione che potrebbe farne sarebbe comunque migliore di quanto ha appena inviato.

Comunque, si va avanti… ed ecco quanto accade.

EDITORE Guardi che si dovrebbe modificare una parte del romanzo, perché così com’è, la struttura è poco equilibrata. C’è una prima parte che si svolge da una parte ed è molto narrativa, e c’è una seconda parte che avviene tutta in un solo ambiente, ed è più investigativa.

SCRITTORE Infatti, in quei dieci giorni, a Geshwa succede proprio ciò che ho descritto.

EDITORE Ma non corrisponde ai crismi della struttura moderna.

SCRITTORE Già, corrisponde ai crismi della struttura di Valenza. Complicato, mai lineare, sempre diverso.

EDITORE Servirebbe anche una cartina, così il lettore capisce dove va a parare…

SCRITTORE Ne ho fatta una, ma è per me. E poi, chiedete a un grafico, a un illustratore, no?

EDITORE Ci faccia avere pure la sua…

SCRITTORE D’accordo. E per la copertina, posso suggerirvi mio fratello? È un bravissimo illustratore, che lavora già con molti editori, come potete vedere dal book che vi ho portato…

EDITORE Sì, davvero bravo. Sarebbe una gran cosa lavorare scrittore-illustratore a così stretto contatto… Ci faccia avere il suo indirizzo mail

SCRITTORE D’accordo.

EDITOR Avrei bisogno di alcuni chiarimenti circa il testo. Quella parola che hai usato… vajo… non esiste in Italiano.

SCRITTORE Lo so bene, è dialettale. Vorrei tenerlo, perché la storia è ambientata nell’attuale provincia veronese, quindi…

EDITOR Eh, ma come si fa? Poi il lettore non capisce…

SCRITTORE Proverà a immaginare, no?

EDITOR E il linguaggio, qui, è troppo scialbo. Semplice, al limite del semplicione

SCRITTORE Ehm… è una favola…

EDITOR Il lettore non si aspetta una favola!

SCRITTORE Ho scritto una favola, mi state per pubblicare una favola; perché non dovrebbe aspettarsi una favola?

EDITOR Perché è un fantasy

SCRITTORE Sì, ma fantasy come intendo io

EDITOR Tu intendi fantasy in un modo diverso dal solito?

SCRITTORE Non c’è un modo solito per intendere fantasy…

CORRETTORE DI BOZZE Perché Geshwa Olers ascolta ancora le favole dalla nonna? Perché incontra degli Gnomi per poi non vederli mai più? Perché il padre scompare e non fa ritorno? Perché parli di Makut e di un ponte e poi sul ponte non c’è Makut?

SCRITTORE Il romanzo non si esaurisce in questo volume… va al di là. In altri volumi, con un po’ di pazienza, si troverà ogni risposta.

EDITORE Ma noi ti pubblichiamo, devi spiegare tutto subito.

SCRITTORE Forse allora non è il romanzo adatto.

ADDETTO AL PACKAGING Senta, ha già la copertina pronta?

SCRITTORE No, non la fate voi?

ADDETTO AL PACKAGING Ma non ha detto di avere un fratello che le fa le copertine…

SCRITTORE Sì, ma è il suo lavoro!

ADDETTO AL PACKAGING Ah… senta per caso ha altre illustrazioni che si era fatto fare per il romanzo?

SCRITTORE Beh, ma non sono mie. Contattate l’autore delle immagini, no? Vi do il suo indirizzo.

ADDETTO AL PACKAGING No, non si preoccupi, fa niente.

SCRITTORE Scusi, signor Editore, per caso sa darmi una data d’uscita? A che punto siete con l’editing?

EDITORE Beh, ma il romanzo è già pronto e uscirà nelle librerie tra due settimane. Aspetti che le mando il pdf di copertina e interno.

SCRITTORE Si, dài, grazie…

SCRITTORE Mi scusi, editore, ma perché la mia fiaba (che secondo voi doveva essere un fantasy) si ritrova una foto gialla che fa pensare alla Grande Depressione (e così porta pure sfiga)?

LETTORI Questo autore non sa usare la consecutio temporum, non sa nemmeno usare i congiuntivi. Ma non sa scrivere! Non ha stile… è così piatto! Beh, certo che se voleva fare un altro Harry Potter, per lo meno poteva essere un po’ più originale, perché in Harry Potter non ci sono fade e anguane. Questo scrittore ha uno stile che vuole imitare Tolkien, ma allora dovrebbe imitare un po’ di più (sic!) e non è capace di avere la stessa epicità. E poi, perché Gesuhwa legge una fiaba alla nonna? Ma perché Geisha Olers non c’ha la morosa? Non è che se la fa con il suo amico??? (SICCCCC!!!)

Insomma, talvolta uno scrittore ne esce davvero sfranto! Concedetemi questa parola che sul vocabolario non c’è (forse è dialettale, perugino, boh), ma che rende bene l’idea.

Il mio orticello fantasy

Internet si rivela sempre più un mondo pieno di piranha e di gente sconosciuta. Anche quelli che si crede di conoscere (seppur minimamente) si rivelano altro.

C’è poi un problema di età. Un quarantenne come me ha formato il proprio carattere quando internet non esisteva e i social networks erano ancora nella mente del diavolo. Il che ha fatto sì che quando parlo di conoscenza, amicizia, stima e considerazione, questi termini abbiano dei precisi significati, legati alla realtà di un rapporto vissuto nel concreto, con una persona in carne e ossa. I ventenni, sto scoprendo, che hanno formato il loro carattere soprattutto tramite internet e i social networks, danno invece peso completamente differente a queste parole, perciò chiamano “amico” chi è solo conoscente mai visto di persona,  chiamano “stima e rispetto” quella che è una pura considerazione per un qualche interesse e tornaconto personale, e pensano che la loro vita personale sia qualcosa di totalmente avulso dalla vita in internet. Potenza deformante di un mondo virtuale che sta davvero cambiando – in peggio – le persone. Certo, dirà qualcuno, dipende da come lo usi, questo strumento. Ma questo purtroppo è valido solo per chi ha conoscenza di un’altra possibilità fatta di sincerità e trasparenza. La sincerità e la trasparenza scompaiono, invece, per coloro che hanno imparato a rapportarsi alle persone solo attraverso il computer.

Uno come me ci casca in pieno, e rischia di scontrarsi in continuazione con persone (per lo più ventenni) che non capiscono un’acca di cosa siano “amicizia”, “conoscenza”, “stima” e “considerazione” in quanto valori reali, ma che hanno la pretesa di insegnare come ci si debba comportare. In buona sostanza sono fuori luogo. Appartengo a un’altra generazione. Forse sono già un matusa.

Inoltre, c’è il problema degli interessi dei gruppi pseudo-editoriali nel mondo fantasy italiano, capace di stravolgere ogni cosa e di far perdere la bussola a chiunque. Messaggi poco comprensibili, identità evanescenti, progetti privi di valore reale, battaglie sulla base di conoscenze interpersonali… insomma, anche qui getto la spugna e mi dichiaro totalmente al di fuori di questo mondo.

Sono molto duro, lo so, e in modo particolare verso i giovani, dai quali mi aspetto molte cose belle, ma ai quali mi sento di dire che esiste un mondo reale, oltre il computer.

Per quanto riguarda me, da oggi si torna a curare il piccolo orticello di casa propria. In fin dei conti, avevano ragione tutti quegli scrittori cui mi rivolsi all’inizio dei miei tentativi (sto parlando del periodo tra il 2007 e il 2009) e che mi sbattevano la porta in faccia, fottendosene allegramente del bene del fantasy italiano. Fantasy italiano? Meglio parlare del “mio orticello fantasy”. Tutto il resto è fuffa.

Questa volta lo dico io. Da oggi non parlerò se non dei miei romanzi e racconti.

La gratuità paga

Dopo essere ritornato all’idea originaria di rendere Storia di Geshwa Olers gratuita, mi sono reso conto di come l’idea degli ebook offerti gratuitamente da molti autori si stia diffondendo sempre più. Un’ottima prospettiva, come ho detto altre volte, soprattutto perché aiuta ad abbattere un muro di snobistica ipocrisia, secondo la quale solo i romanzi pubblicati con tutti i crismi sarebbero validi. Affinché, però, i romanzi autopubblicati e proposti come ebook siano degni di considerazione, non è purtroppo sufficiente la mera buona intenzione di proporli secondo questa via, ma c’è bisogno anche di una rete di lettori e – soprattutto – di blog o siti che indichino quelli di qualità. Ovviamente, più la rete di lettori è ampia e più c’è la possibilità di discernere i libri che davvero sono validi.

Guardandomi attorno ho scoperto due luoghi web che, al riguardo, mi sembrano molto seri.

Il primo è Plutonia Experiment, di Alessandro Girola. Si tratta di uno scrittore che vi propongo per i suoi libri, offerti come ebook gratuiti, e che prossimamente io stesso mi accingerò a leggere. In questa pagina trovate l’elenco dei suoi libri. Provate a dare un’occhiata, perché è da subito evidente di come Girola abbia fatto del concetto di gratuità un dato fondamentale della sua attività creativa.

Il secondo, invece, è un blog che si propone recensioni a ebook (tra i quali ci sono anche i primi due volumi di Geshwa Olers, qui e qui, e per questo li ringrazio, nell’attesa del terzo :-)), Infiniti Mondi – Scrittori indipendenti. I suoi autori utilizzano un sistema di votazione dei libri letti che si rifà a quello di rating economico dei Paesi e delle aziende. Lo trovo un metodo molto efficace, che oltretutto strizza l’occhio alla situazione di grave crisi economica nella quale ci troviamo, all’interno della quale autori che propongono gratuitamente i propri libri possono diventare davvero un perno per scardinare le regole di un mercato editoriale ormai fuori norma come quello italiano.

Decrescita

Mi convinco sempre più che decrescere sia sano, e sono sostanzialmente d’accordo con Sandro Veronesi, che scrive questo articolo su La Lettura di oggi.

Credo che il concetto di decrescita possa essere applicato anche alla narrativa e alla produzione dei libri. Però ho un interrogativo al quale – per adesso – non ho trovato risposta. In che modo potrà avvenire l’applicazione? Ha a che fare con lo sviluppo verso gli ebook e la riflessione sul rinnovamento/sconvolgimento del sistema editoriale?

Se qualcuno ha un’ipotesi, si faccia sentire.

Wunderkind 3 e capitale

Il W3 non si pubblica cartaceo perché – pare – i precedenti volumi, in modo particolare il secondo, non hanno venduto come Mondadori si aspettava. Sacrosanto diritto di bloccare al capitolo finale la miglior saga fantasy italiana fino a oggi pubblicata in Italia. Che ne so se ce ne sono altre “italiane” pubblicate all’estero e no, non sto parlando di saghe estere pubblicate in Italia. Parlo della trilogia di Wunderkind, scritta da un italiano e pubblicata in Italia per il pubblico italiano. E poi venduta all’estero. In una decina di Stati, pare.

Dunque, il capitale non sufficientemente gratificato ha stabilito che si dovesse interrompere il patto fiduciario tacito tra i lettori e la casa editrice, perché se l’editore decide di spillarti i soldi per offrirti il primo volume cartaceo di una trilogia, e poi ti spilla i soldi per darti il secondo volume cartaceo di una trilogia, e poi ti chiede i soldi per darti il terzo volume carta…

Cartaceo? Quando mai! Ci dispiace, non tu che hai letto gli altri due volumi e li hai apprezzati, magari anche molto, ma altri che non l’hanno comprato perché magari nemmeno sapevano che esisteva, insomma, una fetta cospicua di persone che l’editore aveva calcolato dovessero comprare il primo e il secondo libro e non l’hanno fatto, sì, proprio loro sono i colpevoli della mancata pubblicazione del terzo volume cartaceo. Già, ma te lo diamo lo stesso, sai… se vuoi leggerlo, basta che ti compri un e-reader. Oggi ce ne sono di così poco costosi… solo a 79 dollari, addirittura. Perciò, poniamo 13 euro del libro elettronico + 60 euro di un lettore Kindle con cambio valutario favorevole, puoi leggere il terzo capitolo di una trilogia a soli 73 euro.

Una magia, no? Abbiamo salvato capre e cavoli!

Sapete cosa mi ricorda questa storia? La storia di un quartiere segreto nella Parigi più cupa che si possa immaginare. Si chiama Dent de Nuit, e personaggi particolari che vi proliferano si chiamano cambiavalute. Le loro mani hanno il potere della permuta e c’è il massimo cattivo, tale Venditore, che vuole ottenere il massimo potere, e perciò le taglia tutte e

si. deve. impossessare. del. Wunderkind! Per farne ciò che vuole.

Affinché la moneta d’argento sia su tutto, affinché la moneta d’argento conti più di tutto.

Lo so, ho manipolato liberamente la storia di GL D’Andrea, ma questo mi è reso possibile dalla forza e potenza delle immagini che ha creato, e si sa che quando si crea qualcosa di fortemente simbolico, c’è la possibilità di vederci dentro la realtà come mai la si è vista. Altrimenti perché leggeremmo letteratura fantastica?

Si dà il fatto, poi, che la storia di GL D’Andrea sembri parlare proprio della realtà economico/finanziaria (per tacer della crisi) che ha bloccato il suo romanzo al secondo volume cartaceo, tirando in ballo giustificazioni più o meno valide. Ma c’è l’ancora di salvezza, gente: è arrivato l’ebook. Però attenzione, perché il Venditore sta già firmando i primi contratti per poter spadroneggiare anche in questo nuovo succulento mercato (del futuro).

Wunderkind 3 in ebook: spiegazioni?

Lo sconcerto per la mancata pubblicazione in cartaceo del W3 di GL D’Andrea (per W3 intendo il terzo volume della sua trilogia, Wunderkind) dilaga, e blog e siti ne parlano. Grazie a Dio! Anzi no, grazie a noi. Comunque, qualcosa si smuove, se non altro a livello di dibattito.

Sul blog di Loredana Lipperini interviene lo stesso Sandrone Dazieri, lo scopritore di GL D’Andrea (lo fu anche di Licia Troisi). In sostanza, spiega che il terzo volume si è deciso di pubblicare in formato ebook di comune accordo con l’autore, tramite il suo agente, per un unico motivo: il secondo volume non ha venduto quanto si sperava e i resi sono stati molto alti. Dal suo intervento traspare come siano stati fatti molti tentativi di proporre il volume all’attenzione dei critici e delle riviste più rinomate, ma l’interesse è stato quasi del tutto assente.

Loredana Lipperini, dal conto suo, fa notare come la critica abbia sempre avuto grande disattenzione verso il fantastico e come la questione resi dalle librerie sia un punto dolente della catena editoriale italiana. Però mette in luce, con un interrogativo ben posto, se anche l’atteggiamento degli editori che pubblicano narrativa fantastica non sia, nei confronti della stessa, viziato da un male “economico” eccessivo. Cioè ci si aspetta che venda uno sfracelo, per default, e viene pensata quasi unicamente in tal senso.

(Scusate l’intrusione della mia esperienza, ma anche a me capitò di sentirmi dire – al tempo dell’accordo per la saga di Geshwa Olers con il primo editore – che sarebbero rientrati dalle spese solo a partire dal terzo volume e che perciò l’investimento sarebbe stato importante, salvo vedere poi esattamente lo stesso tipo di esito, con le medesime problematiche una volta pubblicato, con riviste e critici che non davano la minima importanza al romanzo, identico problema dei resi e stesse spiegazioni da parte dell’editore… Il problema esiste, ma non da oggi e non a causa della crisi.)

In buona sostanza, la riflessione che scorre sotto la questione dell’opportunità se terminare o no la pubblicazione cartacea di una trilogia al secondo volume, passando poi all’ebook, chiama in causa alcuni punti fondamentali del fare editoria ai nostri giorni:

come viene visto l’ebook? Dalla grande rivoluzione che doveva essere nel campo della lettura si sta trasformando nell’ultima spiaggia per chi non ha avuto sufficiente successo? Oppure, ancora, diventa uno strumento che in Italia acquista un senso profondamente diverso da quello che possa avere altrove, dove, pur tra i problemi, viene visto come uno strumento alternativo e differente, e non solo come un surrogato meno costoso?

che politica culturale c’è alla base di una scelta editoriale? Ovvero: è solo il capitale che può muovere la scelta di pubblicare un titolo piuttosto di un altro? Se il Wunderkind è un’ottima opera e ci vuole ostinazione e caparbietà (e anche un dispendio economico) per far sì che gli Italiani la conoscano sempre di più, soprattutto a motivo della sua particolarità stilistica, della sua novità (per lo meno in Italia) e della peculiarità delle sue tematiche di forte critica del neo-liberismo, non si potrebbe per una volta decidere di seguire una politica editoriale di alto livello, recuperando le perdite con altri libri commerciali che facciano soldi a palate? È davvero tanto impossibile ottenere una simile attenzione? Inoltre, la politica culturale alla base di una simile scelta si rifletterebbe anche sui lettori, con un innalzamento generale del livello di maturazione. Finché daremo ai destinatari solo orecchie a punta (come direbbe GL), cosa ci si potrà aspettare in futuro?

Poi interviene Wu Ming 4. E sposta, giustamente, il discorso su considerazioni più “generali”. Se le decisioni editoriali vengono comandate unicamente dall’economia dell’editore, quale speranza ci sarà di smarcarsi dalla massificazione degli argomenti e dall’adesione totale ai gusti dei lettori, con l’unico scopo di vendere, vendere e vendere?

Ma questo, lo sento già, sarà l’argomento di domani.

Mondadori non lo dovevi fare!

Ieri mattina GL D’Andrea ha comunicato che Mondadori farà uscire il terzo volume della sua storia dark-fantasy Wunderkind, intitolato Il regno che verrà, solo in formato ebook. A sinistra vedete la copertina.

Alcune considerazioni, che iniziano con alcune domande:

I signori della Mondadori hanno riflettuto sulla loro scelta? Se sì, in che modo? Hanno pensato solo alle loro tasche? Hanno incluso qualche considerazione indicibile che esula dalla qualità del libro? Soprattutto, si rendono conto che la serie di Wunderkind è la migliore saga fantasy mai pubblicata in Italia?

Qui c’è qualità, signori. Qui c’è una strada tracciata per gli altri autori. Qui c’è una serie che è all’altezza e supera buona parte del fantasy straniero. E voi cosa fate? La affossate facendo uscire il capitolo conclusivo unicamente in formato digitale? Ma sapete qual è Continua a leggere “Mondadori non lo dovevi fare!”