52 – Uno

Partiamo da una precisazione: con Uno non intendo ciò che Platone considerava enti intermedi tra le idee e i sensibili. Quando dico “Uno”, non voglio parlare del “numero” 1, bensì di ciò che lo rende possibile, rendendo possibile ogni altro numero e, se per questo, ogni esistenza.

Ricorriamo alla metafisica, sì, a quella disciplina ormai negletta e considerata quasi una fantasia, sempre che non venga applicata alla pura logica, che allora forse va bene. A livello metafisico, è più adeguato considerare l’Uno quale un insieme vuoto che rende possibili gli altri insiemi numerici. È certamente un numero, l’Uno, ma nel senso che è il numero di ciò che rende possibile la numerabilità! L’Uno, perciò, non è “una unità”, bensì la “possibilità di ogni unità”.

Sotto questo aspetto, l’Uno corrisponde al Principio di ogni cosa.

Forse l’Uno originario, questo Uno metafisico, è pensabile alla stregua di ciò che il mythos era per la Grecia prima dell’apertura ad altre civiltà, ovvero ciò che è chiuso in sé e di cui non è possibile parlare… a meno che non se ne parli! E allora diventa altro: il mythos diviene logos tramite il tentativo di comprensione. Così, l’Uno metafisico diviene Molteplicità tramite il tentativo di comprensione. Ma come ogni logos sul mythos è exitus dal mythos e del mythos da se stesso, perché è uscita e termine di un significato chiuso verso l’apertura di un significato altro (e questo diventa senso di morte e di sorte), allo stesso modo ogni logos sull’Uno metafisico diviene morte intrinseca del Principio, che si fa Molteplicità.

Il Tutto nasce da qui. Un exitus dall’Uno, ovvero la sua esplicazione logica, è perciò stesso evoluzione, sviluppo tramite la differenza.

Se ci mettiamo dal punto di vista di ciò che è uscito dall’Uno verso il Molteplice, però, l’Uno in quanto Principio è punto al quale non si può mai tornare tramite il logos, perché – esattamente come il mythos – l’Uno è avvolto da un’oscurità dalla quale il logos è espunto. Il ritorno a quell’Uno è solo recupero di un senso originario, il che avviene sempre attraverso le acquisizioni tipiche della Coscienza. Possiamo parlare dell’Uno metafisico sempre e solo dal punto di vista del logos, e perciò a exitus compiuto, a trasformazione concretizzatasi. Il nostro discorso può essere solo il discorso di una Coscienza che si è già separata dall’Uno originario, e che mai potrà usare parole adeguate a quell’Uno.

Cosa ci rimane, di questo Uno inattingibile, ma dal quale nasce la Molteplicità? In che modo ci riguarda, se ci riguarda? Rimane soprattutto un dato di fatto: quell’Uno inattingibile è ciò che permette – di fronte al quale è possibile – definire ogni possibile significato dell’esistente e dell’esistenza. Il percorso da o verso l’Uno attribuisce ogni sorta di significato (sempre limitato, sempre modificabile, tranne che per il senso di Unità che porta in sé intrinsecamente) a ciò che si è reso, così, Molteplice. E ciò avviene perché una sola cosa è possibile, forse, dire di quell’Uno come Principio, e cioè che Esso è Relazione.

Il Principio Uno è Relazione.

La relazionalità che l’essere umano vive con se stesso (ma potremmo dire: che l’universo intero vive intimamente, fino a livello sub-atomico –> si veda, per esempio, l’interpretazione relazionale della meccanica quantistica secondo Carlo Rovelli) è Relazione con le altre soggettività. Tale rapporto, permette all’essere umano di comprendere e di essere simile al Tutto. Eppure, è proprio la relazionalità ciò che ci permette di percepire la possibile Unità degli esseri. Sebbene tale Unità appaia sempre chimerica, un obiettivo raggiungibile in maniera asintotica, una possibilità fuori portata, ma capace di dare il profondo significato all’esistenza, concepiamo ciò nonostante la fiducia in una Relazione totale, una sorta di nostalgia all’Uno metafisico che ci è sottratto.

Scopriamo così come l’unico modo pienamente sensato di parlare logicamente dell’Uno originario sia tramite la Relazione, laddove il verbo “essere” (la copula “sia”) acquista tutto il suo significato di atto d’amore ri-generativo. Questo è il motivo per cui l’essere dipende dalla relazione non meno che la relazione dall’essere, e questo è il motivo per cui la Relazione È. Di conseguenza, anche l’Uno originario è.


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