16 – Natale

Oh oh oh, sei stato un bambino cattivo…

 Alzi la mano chi ha la convinzione, o perlomeno l’impressione, che il Natale sia una festa pensata, oggi, soprattutto per i bambini. Eppure, niente di più sbagliato!

La parola “Natale“ merita di entrare nel nostro Dizionario delle parole usurate a motivo dell’incredibile evoluzione (o sarebbe meglio dire:  involuzione?) che la festa indicata da tale termine ha subito nella nostra cultura occidentale. Nato come celebrazione della nascita di quel Messia risorto nella Pasqua, perciò una festa “fotocopia“ di quella davvero importante e fondamentale, cioè quella pasquale, il Natale è diventato ben presto la festa dei bambini e della famiglia. Non a caso, il simbolo per eccellenza di questa festività è la capanna con la sacra famiglia, che noi chiamiamo presepe, divenuto tradizione grazie a San Francesco.

Da un lato si assiste a una retorica natalizia legata ai film, soprattutto di matrice americana, nella quale il bambino e il suo desiderio da soddisfare risalta al centro della scena: una volta è il desiderio espresso a Babbo Natale, un’altra volta ci si rivolge direttamente allo “spirito” del Natale, qualunque cosa esso sia, oppure c’è la magia del Natale che è sempre a disposizione per chi abbia sentimenti veri e desideri insoddisfatti, per lo più da padri incapaci e/o sfortunati.

Non esiste, poi, smelenso film americano che non parli del Natale se non  in questa accezione: se il papà non torna a casa in tempo con i regali per i suoi figli, non è un buon papà.

Spesso, forse fin troppo spesso, il Natale diviene, in questi film, l’occasione per ritrovare il significato proprio della famiglia. Dunque, una domanda: qual è il significato proprio della famiglia? Ovviamente quello dello stare insieme, malgrado tutto. Ed ecco, quindi, le rocambolesche avventure dei protagonisti, che hanno come unico scopo quello di ricomporre la famiglia almeno una volta all’anno, anche quando la famiglia da tavoletta è esattamente ciò che detestano. Il presepe, poi, questo meraviglioso simbolo nato dall’iniziativa del Santo di Assisi, è stato utilizzato fin troppo come bandiera ideologica da parte di tutti quei personaggi politici (in senso molto lato, ovviamente) che hanno il pallino della famiglia tradizionale: convinti che degna di tale etichetta possa essere soltanto quella formata da padre, madre e figli, possibilmente numerosi, pensano che il trittico di Maria, Giuseppe e Gesù componga l’esempio perfetto della perfetta famiglia.

 Ovviamente, tutto sbagliato: non esiste famiglia meno perfetta di quella sacra, perlomeno se la si guarda con gli occhi ideologici di questi politici. E il Natale non è una festa per bambini.

La sacra famiglia, infatti, può essere pensata come perfetta – eventualmente – solo in virtù dell’amore divino, e non di presunti ruoli di maschile, femminile, padre o madre biologici e amenità simili, per i quali ciascuno sarebbe al posto che gli è stato assegnato dalla natura (che poi, quale natura?). Maria ha un figlio fuori dal matrimonio, ebbene sì. Giuseppe ha un figlio che non è suo figlio, ebbene sì. Gesù è un figlio che dice che la sua famiglia non è la famiglia biologica, ebbene sì. Oltretutto, proprio nel periodo in cui nasce Gesù, parte il desiderio di sangue di un re che non è in grado di esercitare una vera regalità, e questo desiderio di sangue è contro i bambini perché è contro un possibile concorrente al trono. Come siamo arrivati da questo Natale, che è l’unico Natale possibile, al natale (vedete, lo scrivo con la “n” minuscola) farsesco delle letterine a Babbo Natale e dei papà che in fin dei conti sono dei bravi papà? E le mamme, che fine fanno?

Tornando al natale minore, quello festeggiato ormai ovunque, questa festa è divenuta principalmente la festa di Babbo Natale. Non esiste anno in cui, quando chiedo ai miei bambini perché il Natale sia importante, loro non rispondano: “Perché viene Babbo Natale“. D’altronde, questa è l’idea che è stata veicolata da un battage commerciale imperioso durato più di un secolo. Che a Natale si festeggi la nascita del Salvatore, in realtà non frega poi tanto nemmeno a molti credenti, poiché se importasse loro qualche cosa del vero significato del Natale, il consumismo sfrenato cui si sottomettono (un esempio del quale è perlomeno cinque o sei regali a figlio) non avrebbe luogo.

Diciamolo a gran voce: il Natale è la festa dell’incarnazione del figlio di Dio ed è destinata innanzitutto a quegli adulti che possono capirne il senso, se vogliono. Tutto il resto è inutile fuffa e sarebbe meglio che la gente si dedicasse a una quanto meno generica festa della luce.


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