
Non la si prenda per una domanda oziosa, tanto meno capziosa. Moltissimi, tra l’altro, credono che l’allegoria sia un simbolismo.
I più colgono nel fantasy la narrazione della nostra realtà sotto mentite spoglie: faccio un esempio con Il Signore degli Anelli, che ha conosciuto più di una interpretazione allegorica, del tipo Sauron = Hitler, orchi = nazisti, Terra di Mezzo = Europa e via dicendo. Ve ne sono state anche altre: Hobbit = cittadino inglese medio, Elfi = intellighenzia culturale, Istari = Arcangeli, ecc. ecc.
Un testo ricco e stratificato come l’opera di Tolkien si presta di certo a una simile lettura, e vi sono esempi di altri romanzi fantasy, quali Le cronache di Narnia di C. S. Lewis che certamente contengono ampi stralci, se non addirittura volumi, esplicitamente pensati in senso allegorico, ma allegoria e simbolismo non sono la stessa cosa e raramente un romanzo fantasy vuole essere allegorico.
L’allegoria consiste nell’esprimere un concetto o nell’indicare una realtà utilizzando immagini e concetti differenti, ma in qualche modo legati al concetto o alla realtà che si vuole esprimere davvero.
Il simbolismo è lo squarcio sul di più della realtà esperita. Il simbolismo è un’espressione vocale o grafica che permette alla mente di accedere a una dimensione altrimenti nascosta e difficile da cogliere in altro modo.
L’allegoria parla il linguaggio consueto, chiedendoci di fare un’operazione mentale di sostituzione; il simbolismo parla un linguaggio altro, chiedendoci di comprendere un senso ulteriore, verso il quale il simbolo fa da ponte.
La narrativa fantasy dovrebbe indicarci una realtà ulteriore, differente da quella che percepiamo tutti i giorni tramite la logica, perché la sua apertura verso un mondo differente dal nostro non è un semplice stilema del genere – categoria per me del tutto inesistente, se non in virtù di classificazioni merceologiche – quanto, piuttosto, il tentativo, riuscito o meno a seconda del romanzo, di portare l’esperienza del lettore in un ambito che sempre vive a livello di esperienza intima, ma che non è mai così esplicito da risaltare a livello del tutto conscio.
Il fantasy ha l’arduo compito di ampliare lo spettro di esperienza del lettore, di modificare la sua condizione di vita grazie a uno “spintone” oltre la soglia che percepiamo tra la realtà consueta e la realtà più ampia, ma che spesso non abbiamo il coraggio di oltrepassare. L’allegoria, invece, indica qualcos’altro che noi già conosciamo e, di solito, non apporta nulla di particolarmente nuovo.
Nel prossimo post vedremo come funziona l’allegoria e continuerò a cimentarmi in questo confronto con il simbolismo.


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