QV su L’ombra della congiura, di Alessio Paolucci

Ed ecco l’ultima QV, al Vincitore del Premio Cittadella 2011, Alessio Paolucci con L’Ombra della congiura. Complimenti!

La trama. Mille destini sfilano intorno a Vradia, urbe della giustizia e della forza militare. C’è l’ambizione di un viscido consigliere, c’è il tormento di un vecchio generale, c’è la vita di due giovani ladri. Nell’epoca in cui una menzogna sopprime l’altra, si accende la stella di Arton, Alas e Siles; un astro che brilla attraverso terre, culture e genti, che brucia tra battaglie e sacrifici, che piange ma riesce anche a ridere. Questa è una storia a cui non si deve credere, una storia costruita su mille inganni e falsità. Un gioco in cui vince il miglior mistificatore, colui che riesce a prendere in giro se stesso ancor prima degli altri.

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QV a Il tesoro dei Druidi, di Vincenzo Cortese

Seconda QV ai finalisti del Premio Cittadella 2011.

La trama. Il Tesoro dei Druidi, raccoglie alcuni episodi dell’infanzia di Anuir trascorsa con suo padre adottivo, Antir. Nel prequel si delinea la figura del cacciatore che, nel “Segreto di Halamon”, è soltanto accennato. La mitologia celtica dei Druidi si fonde con i culti tipici degli Auguri etruschi in un composito affresco in cui non esistono maghi ma la magia profonde da ogni singolo elemento della natura.

La QV. 1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

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QV su L’ultimo eroe del Klaidmark, di Alberto De Stefano

La prima delle QV ai finalisti del Premio Cittadella 2011.

La trama. Tre amici d’infanzia: il mago di corte Parish, la principessa Caisha e il soldato Rindall sono legati da un vincolo di amicizia fraterna e vivono nelle terre del Klaidmark la loro vita semplice e spensierata. Ma un giorno un incontro cambierà le loro vite e i loro destini. Un Entar, una delle creature leggendarie più antiche e sagge del Klaidmark si materializza innanzi a loro annunciandogli che Ulgholoth, l’oscuro signore del male, già sconfitto in passato dai valorosi eroi del Paese, è pronto a tornare per soggiogare la loro amata terra… Unica via di salvezza è ritrovare la pietra magica capace di riportare in vita l’oscuro signore e distruggerla prima della sua rinascita. Saranno proprio gli eroici Parish e Rindall insieme a re Bantir ad affrontare la lotta contro il male, un’impresa in cui la loro amicizia e il loro coraggio saranno messi a dura prova.

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QV su Il burattinaio, di Francesco Barbi

Riprendiamo con le QV, Questioni di Valenza, rivolte agli autori più interessanti nel campo della narrativa fantastica italiana. Oggi tocca a Francesco Barbi, che ha da poco presentato il suo secondo romanzo, Il burattinaio.

La trama. L’Oracolo, sopravvissuto sette volte al Tocco della Luce, ha predetto la caduta del Regno di Olm. L’Arconte Ossor, uno dei pochi che ancora credono nel potere del chiaroveggente, torna a consultarlo e si convince che l’imminente catastrofe sia in qualche modo legata alla scomparsa del mostro di Giloc, precipitato quattro anni prima, in circostanze alquanto misteriose, sul fondo di un crepaccio nelle lontane Terre di Confine. Un manipolo di Guardiani dell’Equilibrio, inquisitori incaricati di reprimere ogni forma di eresia e stregoneria, parte da Olm per far luce sulla vicenda. Continua a leggere “QV su Il burattinaio, di Francesco Barbi”

QV su 436, di Anna Giraldo

4361 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

436 è l’avventura di un’adolescente italo-scozzere, Redlie McFarlane, che, invitata a Londra dalla zia, tra sanguinose visioni e duelli di Claymore, scopre l’amore per sé stessa e per gli altri.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Il personaggio che amo di più di 436 è Redlie McFarlane, la protagonista. Diciassettenne bistrattata della madre, con la quale è cresciuta in Italia senza mai conoscere il padre, Redlie è una monella a tutti gli effetti: esibisce due tatuaggi, è un martirio per i professori e tratta i propri coetanei con estrema superficialità; ma nutre anche un profondo amore per la lettura e, nonostante la sua turbolenza, è sempre la prima della classe.
La sua crescita, in 436, è iperbolica quanto dolorosa, il suo percorso è arduo e pieno di ostacoli. Ma Redlie è un essere speciale e serba in sé la forza e la saggezza necessarie per imparare a sconfiggere le avversità pur conservando ed esaltando la sua femminilità e la sua dolcezza.
Tuttavia 436 è una grande carovana di personaggi stravaganti e allo stesso tempo profondamente umani. In ognuno di loro c’è qualcosa di me e della mia esperienza con gli altri. Non potendo dare a tutti lo spazio che meritavano per ovvi motivi di efficacia della narrazione, ho sviluppato i loro caratteri e le loro storie in racconti paralleli a 436 e nel suo sequel, Thunder + Lightning.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Questa è una domanda difficilissima, Fabrizio. Anche perché 436 è ambientato quasi completamente a Londra e, pur essendo collocato, a livello temporale, nel 2008, fa spesso riferimento a eventi dell’epoca elisabettiana.
Credo che racconti un’esperienza, pur in chiave fantastica, che per certi aspetti potrebbe essere vissuta da un ragazzino italiano. In 436 ci sono infatti il viaggio nella metropoli cosmopolita, la scoperta delle sue meraviglie, lo spogliarsi di un certo provincialismo quasi congenito, l’immergersi in una cultura e in un lingua che non sono le proprie.
Anche dal punto di vista linguistico e narrativo, credo e spero di aver costruito qualcosa di attuale. La nostra lingua è in continua evoluzione, sempre più spesso ci troviamo a comunicare con persone che non utilizzano il nostro linguaggio, ci serviamo costantemente di termini stranieri, tecnici, slang e mescoliamo tutto quanto. Anche gli stimoli culturali, ormai, sono i più disparati. Ho scritto 436 in nome della mescolanza di generi letterari, di riferimenti artistici, di espressioni linguistiche, perché credo fermamente che esista una forma di originalità in tutto ciò e vorrei, in qualche modo, tentare di perseguirla. Mi perdonerà il paziente Jorge Luis Borges, di averlo citato assieme ai Red Hot Chili Peppers…

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

– La luce molto spesso risplende dove non immagini nemmeno. Affidati. Lasciati conquistare – dice, alla protagonista, il suo migliore amico Honey.
Mi piacerebbe che il lettore assumesse questo tipo di atteggiamento e accettasse di farsi trasportare in quella che mi è capitato di definire una lunga fiaba moderna, che a volte vira su rotte inaspettate e persegue il fine di trasmettere emozioni a colui che legge.
Ma è compito stesso del romanzo portare con sé il lettore anche scettico e travolgerlo permettendogli di varcare la soglia del mondo parallelo in cui si svolgono gli eventi. Spero vivamente che 436 ci riesca almeno un po’.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

436 è una storia inventata eppure ci sono moltissimi riferimenti al mio vissuto reale, pur travisati nella narrazione. Alan Bennet dice che uno scrittore è colui che è in grado di trasformare una formica in un elefante, nel senso che ogni particella della sua esperienza di vita viene ingrandita fino a diventare un argomento rilevante per le sue storie. Ebbene, 436 potrebbe essere definito un branco di elefanti.
Una cosa, in particolare, mi appartiene in 436: si tratta del mio amore per capitale britannica, nella quale sono stata molte volte e in cui ho vissuto alcuni degli episodi che racconto nel romanzo (solo quelli realistici!!).
Per quanto invece abbia riflettuto sulla seconda parte della domanda, mi è difficile trovare un punto in 436 in cui non mi riconosco. Trattandosi del primo romanzo, credo di aver trasmesso nelle sue vicende e nei suoi personaggi, molto di me, dei miei gusti, della mia immaginazione e delle mie emozioni. Francamente non c’è nulla in 436 che non sia mio.QV su 436, di Anna GiraldoXX

QV su MUORI MILANO MUORI!, di Gianni Miraglia

1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

Un uomo perde tutto nell’età del non ritorno. Milano lo divora e lo confessa: capisce di avere finto ambizioni per sentirsi accettato da quelli sopra di lui. Niente migliorerà, ma solo così si avvicina alla vita

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Il protagonista che si chiama Andrea, un sopravvissuto agli anni scanditi dai fatti della sua quotidianità accogliente, con una moglie e uno spiraglio lavorativo connotato dal catalogo delle miniambizioni proposte da ciò che resta del terziario avanzato. Ma tutto cambia all’improvviso e diventa irreversibile, Andrea si lascia andare, o meglio non vuole più difendersi, è il suo modo di trovare il coraggio che non ha mai avuto. Stabilisce nuove relazioni sociali, quelle necessarie a imparare e ad adattarsi alle nuove esigenze di un conto corrente in stallo da mesi. Un eroe defilato, un re in esilio che ogni giorno perde la sua verginità, che riesce a sedersi per terra, a non avere più orari e contatti telefonici, a sentire l’odore della fango nei parchi.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

L’attualità italiana è un mare di gomma senza presente e futuro. Il romanzo è ambientato a Milano nel 2015 a un mese dall’Expo, tra manifestazioni e disordini, con la pesante nostalgia per il premier defunto ormai da anni e spinte a un nuovo condizionato dal vecchio. L’ecologia incombe, diventa fulcro posticcio e impositivo di una nuova realtà forzatamente buonista, si riaprono i canali, si impiantano nuove aiuole, parchi collegati fra loro e ciclabili, un’odiosa sceneggiatura in cui i dominanti di ieri si appropriano del nuovo business, mentre gli altri resistono o vengono travolti e dimenticati.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Il lettore è il messaggero della sua vita, delle sue impressioni a prescindere dal mio libro: lettori siamo tutti noi che usciamo di casa, vediamo i segnali, ci defiliamo, tiriamo avanti e speriamo in botte di vita che sembrino il futuro. Insomma, buona lettura.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Considero il libro un’opera corale, ci sono le mie parti, le mie paure, l’apocalisse che travolge qualcuno che non conosco ma che vive e spera come me. Il libro è un universo proiettato, scenario perfetto e stravolto, il peggio e il meglio che si incrociano, ma credo nella vita, come in un certo senso il mio protagonista: intorno a noi c’è sempre qualcuno che nasce e qualcosa che fiorisce. Siamo tutti alla ricerca di un immenso dietro l’angolo.

QV su Meterra, di Andrea Cisi.

Meterra1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

Genova, una bambina, i vicoli della ‘Vecchia’, Borgo degli Scontri, le biglie, il clan degli Spagnoli, un segugio implacabile, Meterra, zerf, diafani, bleurl, meticci, città disumane, streghe, portali, un criceto, un’amicizia.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Senza dubbio la protagonista, Mimì, una bambina che fino a tredici anni crede di essere genovese e scopre di provenire invece da un posto ‘altro’. Fu condotta ancora in grembo nell’ ‘esterno’ da sua madre, una fata diafana che voleva farla nascere lontano dal caos che le dava la caccia su Meterra, luogo verso il quale la piccola sente un fortissimo richiamo. Coccolata e protetta, cresciuta viziatella ma sempre in compagnia dei peggiori elementi tra i suoi coetanei che fanno la vita dei vicoli. Campionessa di biglie del suo rione, campionessa in carica dell’intero Borgo degli Scontri. Altruista, incosciente, audace, preda di fortissime pulsioni di possesso. Ritornerà a Meterra, inseguendo un sogno e il suo istinto, compiendo un viaggio pieno di difficoltà in un luogo sconosciuto tra razze meravigliose, inseguita da un misterioso cacciatore.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Uno fondamentale: il problema grosso che smuove tutta la vicenda del romanzo è l’incomunicabilità. Tra i personaggi stessi e tra le razze maggiori. Non c’è più l’uso di una vera lingua comune, che appiani i dissapori e riavvicini l’equilibrio. Mimì ha in sé il dono di sua madre, che fu l’ultima a possederlo: comprendere, rielaborare, parlare ogni linguaggio. Lei è un nucleo, e quindi fa paura. Anche oggi in Italia bisognerebbe ricominciare ad ascoltare, comprendere, rielaborare e parlare la stessa lingua, forse saremmo meno critici (e spaventati) nei confronti di chi arriva nel nostro paese in cerca di soccorso, e magari non assisteremmo nemmeno alle patetiche scene di scontro come quella che si è svolta ieri a Montecitorio tra soggetti che guadagnano 100 volte quello che guadagno io in fabbrica. E che dovrebbero avere una rispettabilità.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Non avere timore di farsi trascinare nella vicenda, non aspettarsi di tifare per forza solo per i buoni, non aver fretta di capire tutto subito. E non pensare di poter andare a cercare Borgo degli Scontri per giocare a biglie nella realtà, sarebbe un rischio.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Mi riconosco nella voglia di abbandonarsi al sogno che Mimì ha dal primo all’ultimo capitolo, e nella potenza dell’amicizia che brucia ogni dissapore. Non mi riconoscerò mai nel desiderio di prevaricazione che gli zerf mettono sul piatto della bilancia, ci sarà sempre un eroe in fuga dal male, pronto a ritornare per cercare di sistemare tutto. Ma non amo neppure le storie ovvie, questo libro potrebbe regalare colpi imprevisti nel finale.

QV su Robredo, di Dario Tonani

robredo1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

In un mondo dove si sono sviluppate solo la meccanica e la carpenteria, i commerci sono affidati a giganteschi bastimenti a ruote governati da decine di uomini. La “Robredo” è uno di questi, il più sinistro di tutti… Le due righe sono finite, vero?

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Se dovessi fare un riferimento teatrale direi che l’intero spettacolo ruota essenzialmente attorno alle perfomance di un solo attore, la “Robredo” appunto. Come recita il booktrailer che ne è stato ricavato, il vascello è al contempo “macchina, creatura senziente e stomaco vorace”. Mi piace riferirmi alla Robredo come a una “lei”, anche se tecnicamente sarebbe più corretto dire che si tratta di un essere ermafrodita. Immaginate un Hal 9000 ante litteram, ruote dentate e pulegge al posto del moderno hardware, ruggine al posto del silicio. Stomaco al posto di un cervello sopraffino. Fame al posto delle idee…

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Sarebbe un po’ pretenzioso e fuorviante trovarle un legame a tutti i costi. Perché, al contrario, la storia è una fuga. Fuga con ritorno. Nel senso che ho immaginato che cosa potesse essere la paura – quella che ti fa davvero accapponare la pelle – in un contesto ambientale dove non esistono né l’elettricità né la classica torcia a batterie che si scarica proprio sul più bello, mentre stai attraversando una galleria buia. Ma anche senza tutti quei gingilli tecnologici che accompagnano le nostre giornate. Insomma, la paura prodotta dal suono dei tuoi passi, dai rumori di un ingranaggio che gira, dal ticchettio della pioggia, dallosplash del guano degli uccelli che si abbatte sul pavimento. E il ritorno? Beh, sta nel fatto che di fronte a ciò che ci spaventa si tende a ricadere nel solito refrain: abbiamo paura di quello che non conosciamo. Per noi, persone abituate a vivere con lo smartphone in tasca, il terrore è tutto nel non poter fare una chiamata per chiedere aiuto…

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Fare un respiro profondo e buttarsi a corpo morto. Entrare a piedi scalzi nella Robredo e aspettare che – a seconda della luce che filtra dall’alto – gli occhi si abituino all’oscurità o riescano a sopportare i riflessi accecanti del guano che ne ricopre il pavimento come neve.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

La paura di cui trattano “Cardanica” e “Robredo” è un sentimento nel quale credo che ognuno possa riconoscersi senza distinzioni. E’ il panico al calor bianco, che arriva al culmine di una lunga escalation, uno stillicidio di disagio, inquietudine, ansia, tormento… In cosa, invece, non mi riconosco? Ho messo di fronte alla “Robredo” personaggi molto diversi tra loro: uomini rudi abituati a sfidare i pericoli, un padre che nonostante la malattia non si dà per vinto e farebbe di tutto per difendere il figlio, un bambino squassato da eventi molto più grandi di lui e incapace di venire a capo del senso di vuoto che lo sta soffocando. Mi riconosco in tutti e non ne disconosco nessuno…

QV su Root World, di Alessio Gallerani

Root World1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

L’odissea di un gruppo di ragazzi in un mondo parallelo abitato da funghi intelligenti e altre strane forme di vita, nel tentativo di salvare le proprie vite e il mondo stesso.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

C’è una parte di me stesso in ciascuno dei personaggi principali. Parte delle esperienze personali riversate nella trama, nei caratteri dei personaggi, penso sia una cosa comune a molti narratori di storie. Devo dire che preferisco creare, e anche leggere, storie in cui la vicenda, l’intreccio, gli avvenimenti, siano più importanti dei personaggi stessi. I miei personaggi quindi non hanno un grosso approfondimento psicologico se non è necessario alla trama. Reagiscono agli avvenimenti come penso debbano reagire le persone comuni (quando si tratta di personaggi umani, perlomeno).

Il mio preferito è la protagonista, Alida, una ragazzina di prima media con alcuni handicap fisici nel nostro mondo e invece assolutamente normale, anzi con qualcosa in più, dentro RootWorld. Ma quel qualcosa in più non è un attributo da supereroe, è semplicemente un carattere più forte, più deciso, più intraprendente di quello dei suoi piccoli compagni di sventura. Un mondo alieno a cui lei si è adattata meglio, e si capirà perché alla fine di questo primo romanzo. Un carattere che vorrei avere in molte circostanze, che vorrebbero avere molti di noi in certe situazioni, ma che non riescono a tirare fuori, anche solo per il fatto di dover vivere in società.

Ma, parlando di personaggi preferiti, non mi dispiace nemmeno la figura del cattivo “in seconda”, Piru, il luogotenente di KOMOTH. Mentre KOMOTH (scritto in maiuscolo per sottolineare il carattere sempre urlato del personaggi) è il cattivo per eccellenza, ispirato vagamente ai dittatori del secolo scorso, sia quelli “reali” sia quelli cinematografici, Piru invece è un servitore. È vigliacco quanto basta per ricordare che, a volte, tutti noi lo siamo stati. È subdolo, perfido, doppiogiochista e aspira, nemmeno tanto segretamente al potere supremo del suo sommo capo KOMOTH. Inoltre è anche un cattivo da macchietta: assieme ai suoi due aiutanti si trova spesso in situazioni grottesche, da humor nero.

Il romanzo è concepito per un pubblico giovane, comunque non meno di una decina d’anni d’età, ma anche per chiunque si senta giovane senza avere il conforto dell’età anagrafica.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

C’è un legame? Non lo so. Non so nemmeno se c’è un “messaggio”.

Il romanzo per me è solo intrattenimento.

Quello che posso dire è che la storia è concepita con un’idea negativa della guerra e degli estremismi. Questo se vuoi trovarci per forza un messaggio.

I protagonisti della vicenda matureranno e capiranno che non c’è un confine netto fra il bene e il male, perché in ognuno di noi c’è un po’ di cosiddetto “bene” e un po’ di cosiddetto “male”. Non sono antieroi, semplicemente i “buoni” si sforzano di esserlo, di percorrere quelle che sembrano essere le via della giustizia. Durante la narrazione, in questo libro e anche di più nei successivi, verranno fuori i lati cattivi dei buoni e quelli buoni (pochi) dei cattivi.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Quello che ho detto nella risposta precedente. Il lettore deve pigliare il romanzo in mano con l’intenzione di essere intrattenuto. Può leggere mentre ascolta la musica del genere che preferisce, volendo magari puntare su quella più vivace nelle scene d’azione, per esempio.

Posso solo dire che mi piace molto il cinema e la letteratura “action”, che va dal thriller, alla fantascienza, al fantasy, all’avventura. Ho cercato di infondere questo nel testo, tenendo un registro non troppo alto e sempre votato alla battuta di spirito.

Ci sono spesso situazioni surreali o irreali, al di fuori degli schemi e dei canoni, ma del resto non ho mai detto di voler scrivere un libro di fantasy classico.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Ci sono parti di me sparse in tutto il romanzo: nell’esperienza scolastica della protagonista, le piccole beghe con i compagni, il bagaglio di esperienze scolastiche in generale. Poi ci sono i miei interessi personali, che si rispecchiano nel piccolo Gigino, la sua conoscenza scientifica in cui ho riversato la mia. Poi, forse, ci sono tutti i romanzi di fantascienza, di fantasy e di avventura che ho letto da quando facevo le elementari, che poi ho dimenticato, e che ora tornano fuori, mescolati, fino ad assumere altre forme.

C’è l’immaginario collettivo dei film, delle immagini tratte dalle riviste scientifiche dentro le quali fantasticavo quando ero più giovane e che parlavano di mondi lontani, irraggiungibili, oppure vicinissimi, ma ugualmente separati perché si trovavano in un altro universo.

Queste sono le parti dove mi riconosco meglio.

QV su Sitael, di Alessia Fiorentino

Sitael1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

Molto in breve, è la storia di un ragazzo che scopre di avere un potere più unico che raro, del lungo viaggio che affronterà insieme a un gruppo di compagni e di una guerra tra il buio e la luce in cui tutti loro si ritroveranno coinvolti.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Penso che il personaggio più importante sia Etenn, il protagonista. Non si direbbe affatto un eroe: è sempre molto insicuro, specialmente all’inizio del libro, quando ha una scarsissima stima di sé. Più avanti riesce a dimostrare quanto vale e acquista fiducia in se stesso, ma resta comunque un po’ ingenuo.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Ehm…nessuna? Dato che quando ho cominciato il libro avevo appena finito le medie, direi che l’attualità non stava esattamente in cima ai miei pensieri. Il mio obbiettivo era scrivere una storia di fantasia, perciò mi sono ispirata poco e niente alla realtà…

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Non ce n’è uno in particolare. Penso sia un libro adatto a tutti coloro che hanno voglia di fare un viaggio con la fantasia…

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Beh, quasi tutto in Sitael fa parte di me. Forse è scontato dirlo, ma mi rivedo particolarmente in Etenn: senza accorgermene ho creato un personaggio impacciato quanto me, che condivide molte mie insicurezze. Per il resto, non saprei dire esattamente in cosa mi riconosco e in cosa no. Ho inserito in questa storia tutto quello che mi veniva in mente, tutto quello che mi andava di metterci: la storia doveva piacere a me, se volevo che piacesse agli altri. Per questo la stesura è stata così divertente: mi sembrava di leggere il libro, non di scriverlo.