QV su Meterra, di Andrea Cisi.

Meterra1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

Genova, una bambina, i vicoli della ‘Vecchia’, Borgo degli Scontri, le biglie, il clan degli Spagnoli, un segugio implacabile, Meterra, zerf, diafani, bleurl, meticci, città disumane, streghe, portali, un criceto, un’amicizia.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Senza dubbio la protagonista, Mimì, una bambina che fino a tredici anni crede di essere genovese e scopre di provenire invece da un posto ‘altro’. Fu condotta ancora in grembo nell’ ‘esterno’ da sua madre, una fata diafana che voleva farla nascere lontano dal caos che le dava la caccia su Meterra, luogo verso il quale la piccola sente un fortissimo richiamo. Coccolata e protetta, cresciuta viziatella ma sempre in compagnia dei peggiori elementi tra i suoi coetanei che fanno la vita dei vicoli. Campionessa di biglie del suo rione, campionessa in carica dell’intero Borgo degli Scontri. Altruista, incosciente, audace, preda di fortissime pulsioni di possesso. Ritornerà a Meterra, inseguendo un sogno e il suo istinto, compiendo un viaggio pieno di difficoltà in un luogo sconosciuto tra razze meravigliose, inseguita da un misterioso cacciatore.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

Uno fondamentale: il problema grosso che smuove tutta la vicenda del romanzo è l’incomunicabilità. Tra i personaggi stessi e tra le razze maggiori. Non c’è più l’uso di una vera lingua comune, che appiani i dissapori e riavvicini l’equilibrio. Mimì ha in sé il dono di sua madre, che fu l’ultima a possederlo: comprendere, rielaborare, parlare ogni linguaggio. Lei è un nucleo, e quindi fa paura. Anche oggi in Italia bisognerebbe ricominciare ad ascoltare, comprendere, rielaborare e parlare la stessa lingua, forse saremmo meno critici (e spaventati) nei confronti di chi arriva nel nostro paese in cerca di soccorso, e magari non assisteremmo nemmeno alle patetiche scene di scontro come quella che si è svolta ieri a Montecitorio tra soggetti che guadagnano 100 volte quello che guadagno io in fabbrica. E che dovrebbero avere una rispettabilità.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Non avere timore di farsi trascinare nella vicenda, non aspettarsi di tifare per forza solo per i buoni, non aver fretta di capire tutto subito. E non pensare di poter andare a cercare Borgo degli Scontri per giocare a biglie nella realtà, sarebbe un rischio.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Mi riconosco nella voglia di abbandonarsi al sogno che Mimì ha dal primo all’ultimo capitolo, e nella potenza dell’amicizia che brucia ogni dissapore. Non mi riconoscerò mai nel desiderio di prevaricazione che gli zerf mettono sul piatto della bilancia, ci sarà sempre un eroe in fuga dal male, pronto a ritornare per cercare di sistemare tutto. Ma non amo neppure le storie ovvie, questo libro potrebbe regalare colpi imprevisti nel finale.


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