QV su Root World, di Alessio Gallerani

Root World1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

L’odissea di un gruppo di ragazzi in un mondo parallelo abitato da funghi intelligenti e altre strane forme di vita, nel tentativo di salvare le proprie vite e il mondo stesso.

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

C’è una parte di me stesso in ciascuno dei personaggi principali. Parte delle esperienze personali riversate nella trama, nei caratteri dei personaggi, penso sia una cosa comune a molti narratori di storie. Devo dire che preferisco creare, e anche leggere, storie in cui la vicenda, l’intreccio, gli avvenimenti, siano più importanti dei personaggi stessi. I miei personaggi quindi non hanno un grosso approfondimento psicologico se non è necessario alla trama. Reagiscono agli avvenimenti come penso debbano reagire le persone comuni (quando si tratta di personaggi umani, perlomeno).

Il mio preferito è la protagonista, Alida, una ragazzina di prima media con alcuni handicap fisici nel nostro mondo e invece assolutamente normale, anzi con qualcosa in più, dentro RootWorld. Ma quel qualcosa in più non è un attributo da supereroe, è semplicemente un carattere più forte, più deciso, più intraprendente di quello dei suoi piccoli compagni di sventura. Un mondo alieno a cui lei si è adattata meglio, e si capirà perché alla fine di questo primo romanzo. Un carattere che vorrei avere in molte circostanze, che vorrebbero avere molti di noi in certe situazioni, ma che non riescono a tirare fuori, anche solo per il fatto di dover vivere in società.

Ma, parlando di personaggi preferiti, non mi dispiace nemmeno la figura del cattivo “in seconda”, Piru, il luogotenente di KOMOTH. Mentre KOMOTH (scritto in maiuscolo per sottolineare il carattere sempre urlato del personaggi) è il cattivo per eccellenza, ispirato vagamente ai dittatori del secolo scorso, sia quelli “reali” sia quelli cinematografici, Piru invece è un servitore. È vigliacco quanto basta per ricordare che, a volte, tutti noi lo siamo stati. È subdolo, perfido, doppiogiochista e aspira, nemmeno tanto segretamente al potere supremo del suo sommo capo KOMOTH. Inoltre è anche un cattivo da macchietta: assieme ai suoi due aiutanti si trova spesso in situazioni grottesche, da humor nero.

Il romanzo è concepito per un pubblico giovane, comunque non meno di una decina d’anni d’età, ma anche per chiunque si senta giovane senza avere il conforto dell’età anagrafica.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

C’è un legame? Non lo so. Non so nemmeno se c’è un “messaggio”.

Il romanzo per me è solo intrattenimento.

Quello che posso dire è che la storia è concepita con un’idea negativa della guerra e degli estremismi. Questo se vuoi trovarci per forza un messaggio.

I protagonisti della vicenda matureranno e capiranno che non c’è un confine netto fra il bene e il male, perché in ognuno di noi c’è un po’ di cosiddetto “bene” e un po’ di cosiddetto “male”. Non sono antieroi, semplicemente i “buoni” si sforzano di esserlo, di percorrere quelle che sembrano essere le via della giustizia. Durante la narrazione, in questo libro e anche di più nei successivi, verranno fuori i lati cattivi dei buoni e quelli buoni (pochi) dei cattivi.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Quello che ho detto nella risposta precedente. Il lettore deve pigliare il romanzo in mano con l’intenzione di essere intrattenuto. Può leggere mentre ascolta la musica del genere che preferisce, volendo magari puntare su quella più vivace nelle scene d’azione, per esempio.

Posso solo dire che mi piace molto il cinema e la letteratura “action”, che va dal thriller, alla fantascienza, al fantasy, all’avventura. Ho cercato di infondere questo nel testo, tenendo un registro non troppo alto e sempre votato alla battuta di spirito.

Ci sono spesso situazioni surreali o irreali, al di fuori degli schemi e dei canoni, ma del resto non ho mai detto di voler scrivere un libro di fantasy classico.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Ci sono parti di me sparse in tutto il romanzo: nell’esperienza scolastica della protagonista, le piccole beghe con i compagni, il bagaglio di esperienze scolastiche in generale. Poi ci sono i miei interessi personali, che si rispecchiano nel piccolo Gigino, la sua conoscenza scientifica in cui ho riversato la mia. Poi, forse, ci sono tutti i romanzi di fantascienza, di fantasy e di avventura che ho letto da quando facevo le elementari, che poi ho dimenticato, e che ora tornano fuori, mescolati, fino ad assumere altre forme.

C’è l’immaginario collettivo dei film, delle immagini tratte dalle riviste scientifiche dentro le quali fantasticavo quando ero più giovane e che parlavano di mondi lontani, irraggiungibili, oppure vicinissimi, ma ugualmente separati perché si trovavano in un altro universo.

Queste sono le parti dove mi riconosco meglio.


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