QV su L’ombra della congiura, di Alessio Paolucci

Ed ecco l’ultima QV, al Vincitore del Premio Cittadella 2011, Alessio Paolucci con L’Ombra della congiura. Complimenti!

La trama. Mille destini sfilano intorno a Vradia, urbe della giustizia e della forza militare. C’è l’ambizione di un viscido consigliere, c’è il tormento di un vecchio generale, c’è la vita di due giovani ladri. Nell’epoca in cui una menzogna sopprime l’altra, si accende la stella di Arton, Alas e Siles; un astro che brilla attraverso terre, culture e genti, che brucia tra battaglie e sacrifici, che piange ma riesce anche a ridere. Questa è una storia a cui non si deve credere, una storia costruita su mille inganni e falsità. Un gioco in cui vince il miglior mistificatore, colui che riesce a prendere in giro se stesso ancor prima degli altri.

La QV. 1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo. Uno uccide uno per una cosa ma poi quella cosa lo tradisce allora addestra certi per una missione che alla fine diventa una cosa che…ho sempre avuto problemi con la trama, perciò piuttosto che raccontarla invito a leggere il libro.

 2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante. Il personaggio più importante della storia è certamente Alas, il testardo. Questo perché egli rappresenta una sorta di anti-personaggio. Lungo tutto il racconto non ho fatto altro che cercare d’infrangere dei codici, delle formule fisse del genere fantasy. Ad esempio, l’onnipresente battaglia finale è qui parodiata in una sorta di teatrino. I miei protagonisti avevano un copione con le battute già scritte da libri e libri letti in passato, con tanto di manuale per imparare “come comportarsi in una storia fantasy. Coraggio, onore e romanticismo”. Quel che la mia penna desiderava era evadere, fuggire dal genere e il desiderio di libertà si è avverato pienamente nel personaggio di Alas. Alas è il desublimatore per eccellenza, è l’antipatico che, non sai perché, ma alla fin fine ti risulta simpatico, è il ragazzino montato a cui tireresti sberle per tutta la giornata, ma soprattutto Alas non è nessuno. Odio quei personaggi che hanno un destino già tracciato, quelli che sin dalle prime pagine sono prescelti per essere grandi, perché magari figli di un dio o forse soggetti a una maledizione millenaria oppure ancora scelti dal Fato. Nell’ombra della congiura, invece, il Fato ha fatto sì che Alas fosse un pezzente, e da pezzente ha attraversato le avventure e i pericoli, andando contro tutti gli oracoli e le varie sibille. Sono questi i personaggi che amo: i deboli che fanno uno sgambetto al destino, e Alas ne rappresenta l’essenza.

 3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana? Anzitutto, mi è sempre stata riconosciuta una piuma di verità che emerge dalla fantasia della storia. Nelle pagine in cui parlo di razzismo, quando il guaritore si trova a curare una tubercolosi oppure all’affrontare dell’argomento “la legge perfetta”. Ma volendo lasciar dietro i miei personaggi, i quali come ho già scritto tentano una sorta di evasione dal fantastico, quasi volessero spiegare l’irreale, ripeto, volendo lasciarli dietro, abbiamo la solita storia epica, con tanto di eroismo e perfidia, con buoni e cattivi. Ma vi siete mai fermati a pensare quanto questo sia reale? Basti guardare il panorama italiano, pieno di falsi generali cechi a qualsiasi errore da loro commesso, attaccati all’idea di sciovinismo e secessione, genietti malefici a cui Alfred Nobel non avrebbe regalato neanche una lampada da strofinare, e re e despoti, inutili quanto infantili, avvinghiati ai loro troni anche mentre il palazzo attorno precipita. Chi è la metafora di chi? Forse se imparassimo a leggere meglio queste storie di fantasia, impareremmo anche a leggere la realtà? O forse sbaglio, non c’è nulla da imparare da cavalieri e maghi, bisogna solo chiudere il libro e trattenere il fiato finché non lo si riapre alla sera.

 4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura? Non so. Mi è stato fatto notare ( e approvo pienamente) che i primi capitoli sono i più lenti e potrebbero scoraggiare la lettura. Quindi magari un bagaglio di pazienza sarà necessario, almeno all’inizio. A parte gli scherzi, vorrei che i lettori assumessero un atteggiamento d’inesorabile critica…sapete, ci tengo molto a diventare bravo ma bravo bravo, perciò prima mi fate notare dove sbaglio, prima riesco a correggermi e migliorare. Sono una persona con ambizioni piuttosto modeste, non voglio essere Dio, mi basta essere il miglior scrittore sulla piazza.

 5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci? Il problema di scrivere un romanza nell’adolescenza e in seguito, come è ovvio, crescere artisticamente sta nel disinteresse che si sviluppa tra me e le parole che un tempo mi sono appartenute. Dovessi rileggere ora l’ombra della congiura, direi “chi è che ha scritto questo?”. Non mi sento più il padrone dell’opera,; forse avete ritardato a darmi quel premio, dovevate consegnarlo al ragazzino che segretamente scriveva un libro sul computer tra una versione e l’altra,a lui spettava non a me. Ma eccomi a raccogliere i frutti di ciò che ho seminato. Sono un anacronismo fatto persona. Forse l’unica parte in cui mi riconosco ancora è la forte umanità dei personaggi, il loro essere vivi. A proposito, tanto vale che mi diate subito un Nobel, giusto per non ricreare lo stesso anacronismo del premio cittadella.

Formato: Brossura
Editore: Kaba
Anno di pubblicazione: 2010
Lingua: Italiano
Pagine: 352
Codice EAN: 9788896411124


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