QV su MUORI MILANO MUORI!, di Gianni Miraglia

1 – Riassumi in due righe (al massimo) il contenuto del tuo romanzo.

Un uomo perde tutto nell’età del non ritorno. Milano lo divora e lo confessa: capisce di avere finto ambizioni per sentirsi accettato da quelli sopra di lui. Niente migliorerà, ma solo così si avvicina alla vita

2 – Descrivi il personaggio di questo romanzo per te più importante.

Il protagonista che si chiama Andrea, un sopravvissuto agli anni scanditi dai fatti della sua quotidianità accogliente, con una moglie e uno spiraglio lavorativo connotato dal catalogo delle miniambizioni proposte da ciò che resta del terziario avanzato. Ma tutto cambia all’improvviso e diventa irreversibile, Andrea si lascia andare, o meglio non vuole più difendersi, è il suo modo di trovare il coraggio che non ha mai avuto. Stabilisce nuove relazioni sociali, quelle necessarie a imparare e ad adattarsi alle nuove esigenze di un conto corrente in stallo da mesi. Un eroe defilato, un re in esilio che ogni giorno perde la sua verginità, che riesce a sedersi per terra, a non avere più orari e contatti telefonici, a sentire l’odore della fango nei parchi.

3 – Quale legame c’è tra questa storia e l’attualità italiana?

L’attualità italiana è un mare di gomma senza presente e futuro. Il romanzo è ambientato a Milano nel 2015 a un mese dall’Expo, tra manifestazioni e disordini, con la pesante nostalgia per il premier defunto ormai da anni e spinte a un nuovo condizionato dal vecchio. L’ecologia incombe, diventa fulcro posticcio e impositivo di una nuova realtà forzatamente buonista, si riaprono i canali, si impiantano nuove aiuole, parchi collegati fra loro e ciclabili, un’odiosa sceneggiatura in cui i dominanti di ieri si appropriano del nuovo business, mentre gli altri resistono o vengono travolti e dimenticati.

4 – Qual è l’atteggiamento migliore che il lettore può assumere prima di cominciarne la lettura?

Il lettore è il messaggero della sua vita, delle sue impressioni a prescindere dal mio libro: lettori siamo tutti noi che usciamo di casa, vediamo i segnali, ci defiliamo, tiriamo avanti e speriamo in botte di vita che sembrino il futuro. Insomma, buona lettura.

5 – In riferimento al romanzo nella sua complessità, in cosa ti riconosci e in cosa, invece, non ti riconosci?

Considero il libro un’opera corale, ci sono le mie parti, le mie paure, l’apocalisse che travolge qualcuno che non conosco ma che vive e spera come me. Il libro è un universo proiettato, scenario perfetto e stravolto, il peggio e il meglio che si incrociano, ma credo nella vita, come in un certo senso il mio protagonista: intorno a noi c’è sempre qualcuno che nasce e qualcosa che fiorisce. Siamo tutti alla ricerca di un immenso dietro l’angolo.


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