L’incubo dietro la porta è la storia di una casa stregata. Potremmo dirlo così, oppure, se preferite, una storia di fantasmi che, però, non ha molto di classico. Certo, quando la narrazione horror entra in una casa, si ritrovano alcuni tropi (alcune convenzioni narrative) diffusi e ricorrenti.
La cantina, per esempio. Quante volte, guardando un film abbiamo quasi insultato il protagonista o la protagonista che ha fatto la scelta sventurata di scendere quelle scale? Anche in L’incubo dietro la porta c’è una cantina e avrà un ruolo fondamentale. Tuttavia, l’esito di quanto accade laggiù è la vera discriminante tra un horror già sentito e uno che invece è originale. Beh, L’incubo dietro la porta offre una soluzione differente dal solito. Leggere per credere.
Un altro tropo classico delle case infestate è la soffitta. Potete star certi che qui di soffitta non ci sia nemmeno l’ombra, però c’è un giardino. Uno strambo giardino fatto di canneti rialzati rispetto al piano della casa. E poi ci sono frutteti bitorzoluti come nella fiaba della Bella Addormentata, e poi c’è un intero paese, Verulengo, che ha dinamiche piuttosto strane e poi…
E poi, insomma, leggetelo. Il mio obiettivo, con questa breve introduzione, era solo quella di invitarvi non solo a leggere il romanzo, ma anche presentarvi la prima testimonianza di casa infestata. Risale a oltre duemila anni fa e ci è stata raccontata un centinaio di anni dopo, da Plinio il Giovane. Ve la narro in questo video che potete cliccare qui sotto. Buon ascolto e… buon divertimento, se potete.


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