La prima stesura /1

the-mist-bannerEsistono due modalità per scrivere un romanzo: una che parte dalle azioni, da una scaletta precisa degli eventi che devono accadere, e l’altra che parte invece dal carattere dei protagonisti e segue la loro evoluzione personale. Io preferisco la seconda. In ogni caso, la prima stesura è quanto di più importante possa accadere alla vita di un romanzo.

La prima stesura è la parte più importante del lavoro di uno scrittore, per alcuni semplici motivi: provate a pensare a uno scrittore che, prima di mettersi all’opera, pensi tra sé e sé: “adesso scrivo qualcosa, qualunque cosa venga fuori, tanto la sistemerò in un secondo momento, anche fino a farla diventare un’altra cosa”. Dove va a finire la sua sincerità nella narrazione, la verità delle emozioni che lo scrittore deve comunicare al lettore?

L’atmosfera del romanzo.

Il principale motivo per cui la prima stesura è fondamentale ha a che fare proprio con l’atmosfera del romanzo. L’atmosfera è quella condizione narrativa che permette al lettore di essere trascinato a forza da una pagina all’altra. Dev’essere talmente coinvolgente, da fornire a chi sta leggendo un indizio – tacito – di primaria importanza: che il primo “credente” in ciò che si sta narrando è lo scrittore stesso. Per poter ottenere un simile risultato, bisogna calarsi fin dall’inizio nel sentimento che si vuole far emergere dalla narrazione. Per questo motivo, trovo ottimale lavorare a partire dai protagonisti: sono loro, con le loro simpatie e antipatie, con le loro imperfezioni o i loro perfezionismi, con i loro errori mentali e le loro scelte emotivo/sentimentali, a stabilire il mood del romanzo. L’evento può essere più o meno importante, ma il lettore si ricorderà sempre se un protagonista gli è piaciuto o meno.

L’atmosfera del romanzo va creata innanzitutto nel proprio animo. Quando l’idea di una storia inizia a provocare la sua traccia dentro di me, non le permetto di accedere subito alla carta. Se è una buona idea, troverà sicuramente il modo di arrivarvi, altrimenti cadrà nel dimenticatoio e nessuno ne sentirà la mancanza, a partire dal sottoscritto. Lasciandola agire segretamente nei meandri della mente e negli anfratti del cuore, dello stomaco e dell’intestino, la storia si crea da sola, soprattutto nella sua parte principale: l’atmosfera di cui vado parlando. Avere un’atmosfera precisa dentro di sé permette di iniziare un romanzo – o un racconto – con un climax emotivo che si riuscirà a mantenere fino alla fine, attraverso tutte le modulazioni che subirà e le vicissitudini dei protagonisti che sembreranno portarlo a un punto di non ritorno.

Io seguo alcuni comportamenti, ormai talmente stereotipati che chi mi vede dall’esterno, molto probabilmente mi ritiene affetto da qualche mania, sotto l’effetto di una vera e propria ossessione-compulsione. Spesso mi aiuto con la musica: se ho deciso che il carattere di un brano musicale esprime perfettamente ciò che anch’io voglio esprimere su carta, lo ascolto a ripetizione. Prima di mettermi alla scrittura, posso arrivare a un centinaio di volte, come nel caso del poema sinfonico di Rachmaninov che ha dato titolo e trama al mio ultimo romanzo, L’isola dei morti. Significa lasciarsi influenzare, certamente, ma non solo questo: vuol dire anche lasciarsi trasformare da un apporto esterno, il che è possibile solo dopo che ho dato il mio assenso mentale ed emotivo. Non per tutti è facile lasciarsi influenzare da qualcosa di esterno a noi, eppure mi chiedo se in realtà non debba essere sempre così. Non è forse proprio da uno scrittore che ci aspettiamo uno sguardo più profondo sulla realtà che ci circonda? E questo non è possibile solo una volta che lo scrittore ha colto qualcosa, della realtà che ci circonda, che gli altri non hanno fino a quel momento notato? E per avere uno sguardo così profondo sulle cose, di solito non bisogna accogliere il “di più” che solo gli altri sono in grado di donarci?

Scrivere è un lavoro che ha a che fare innanzitutto con l’apertura al mondo.

Solo in questo modo, poi, uno scrittore potrà dire qualcosa di “vero”, di “autentico”, anche nella finzione più spinta. Il primo passo per una simile “verità” è proprio costituito dall’atmosfera che bisogna essere in grado di mettere in campo quando ci si accinge alla scrittura. Lo scotto del non farlo è fin troppo alto e perfino “colpevole”: diffondere l’ideologia di un autore. Ricordatevelo: l’ideologia non è mai sincera. Se un romanzo è ideologico, vuol dire che l’autore ha tradito innanzitutto se stesso.

Nel prossimo post vedremo l’altro aspetto importante della prima stesura: la naturalezza controllata.

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