
Ho sempre amato i lupi mannari!
Trama. Dal mese di gennaio di un non meglio precisato anno, una cittadina nella provincia degli Stati Uniti nord occidentali viene funestata da una serie di tremendi delitti. Inizialmente, i delitti vengono attribuiti a un orso. A scoprire il vero autore dei delitti, ovvero un lupo mannaro, è un ragazzino paraplegico. Una notte di plenilunio il piccolo protagonista sgattaiola fuori di casa sulla sua sedia a rotelle, per fare esplodere alcuni mortaretti regalatigli dallo zio. Viene aggredito dal lupo mannaro, ma si salva sparandogli un razzo in un occhio e fuggendo. Racconta l’accaduto alla sorella e allo zio, che, dapprincipio, sono increduli. Tuttavia i delitti si susseguono ad ogni plenilunio e infine i due, insospettiti dalla coincidenza, decidono di aiutare il ragazzo. Intanto i cittadini organizzano una battuta di caccia, convinti che si tratti solo di un grosso animale che diventa più rabbioso a ogni luna piena. La battuta si conclude in tragedia, con i partecipanti decimati dal furioso lupo mannaro. Il ragazzo e sua sorella, intanto, iniziano a cercare qualcuno che abbia perso un occhio di recente e scoprono, infine, durante la notte di Halloween, che si tratta del prete cattolico. Il ragazzo inizia a mandargli, durante il mese di novembre, lettere anonime in cui lo invita a suicidarsi. Infine gli rivela, stupidamente, che conosce il suo segreto. Scampa per miracolo a un primo tentativo dell’uomo di ucciderlo, ma sa che alla prima luna piena di dicembre il lupo mannaro andrà a cercarlo. Lo zio si rivolge allora a un armaiolo di sua conoscenza, un maestro nel suo genere, che prepara due pallottole d’argento. La notte di capodanno c’è la luna piena, e il lupo mannaro tenta di aggredire i tre, ma questa volta non li trova impreparati, e viene abbattuto con un proiettile d’argento alla testa.
Inizialmente, Unico indizio la luna piena (titolo originario Cycle of the Werewolf) doveva essere un calendario con immagini, in cui un breve testo di Stephen King l’avrebbe certo fatta da padrone, per ovvi motivi, ma il cui cuore sarebbe consistito soprattutto di illustrazioni. Un’idea originale e sempre affascinante, pensando ai lupi mannari.
Ma Stephen non riusciva a stare dentro il limite di parole indicato. Il prolifico scrittore aveva bisogno di più spazio e così, dopo alcuni tentativi andati a vuoto e facendo i conti con un’ispirazione che andava difficilmente più in là del mese di Giugno, il Re giunse a completare quello che è a tutti gli effetti un breve immediato romanzo.
Si può dire tutto ciò che si vuole di questo breve testo: che si tratti di un esperimento parzialmente abortito, che sia l’ennesima furbata di un piccolo editore che voleva sfruttare un grande nome (prima di essere pubblicato da Signet, Unico indizio la luna piena era stato richiesto da Land of Enchantment, ed edita in numero limitato di copie), che sia il frutto di un insaziabile desiderio dell’autore di sondare terreni ancora mai visti, ma di certo questo breve libretto ha un suo fascino tutto peculiare.
Dodici storie. Si tratta innanzitutto di dodici racconti brevi, tutti incentrati su quelli che all’inizio vengono presi per assassinii efferati ma comuni. Il loro stratificarsi crea nella mente del lettore l’atmosfera di uno degli indimenticabili villaggi cui il Re ci ha abituati. In questo caso si tratta di Tarker’s Mill nel corso di un intero anno, dai freddi geli invernali, attraverso la primavera e l’afosa estate, fino a tornare agli algidi colori nevosi. Ogni assassinio cade in una delle feste nazionali o religiose (e per sua stessa ammissione, King ha forzato la mano al calendario).
Marty Coslaw. Il paraplegico Marty è il protagonista quasi assoluto della storia. Ha dieci anni e si trova per sua sventura a dover fronteggiare il lupo mannaro nella notte dei fuochi per il Giorno dell’Indipendenza. Le celebrazioni sono state cancellate a causa della minaccia che incombe su Tarker’s Mill. Proprio in quella sera, Marty ferisce il lupo mannaro a un occhio mettendolo in fuga, e così rende possibile il riconoscimento della vera identità del mostro. Infatti scopre che si tratta di…
Meglio non svelarlo, no?
Il film. Dal libretto è stato tratto un film, nel 1985, per la regia di Dan Attias, prodotto addirittura da Dino De Laurentiis. Non è certo uno dei migliori sul tema lupi mannari (indimenticabili sono, invece, i precedenti Un lupo mannaro americano a Londra e L’ululato (entrambi del 1981), oltre al successivo In compagnia dei lupi (1984). Tuttavia contiene una scena tra le più belle della cinematografia relativa ai licantropi: in un incubo del sacerdote battista di Tarker’s Mill, Lester Lowe, durante la predica migliore della sua vita ai membri della congregazione riuniti in chiesa, la gente si trasforma davanti ai suoi occhi in licantropo. Lowe parlava della Bestia che cammina tra loro.
Il film fu un gran successo al botteghino, straniero più che statunitense.
Collezione. Infine, un consiglio. Se vi capita di trovare l’edizione italiana del romanzo, non lasciatevela scappare. È un pezzo da collezione praticamente introvabile!


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