10 – Halloween

Potrà sembrare che in fondo non c’entri molto con il Dizionario delle parole usurate, ma ormai più nessuno sa (o forse “mai” nessuno ha saputo) cosa sia Halloween.

Allora è il caso di giocare un po’. Seriamente, però, perché Halloween è sì una festa importata per scopi puramente commerciali, ma trova aggancio alla nostra tradizione in quel Ogni Santi che nel mondo anglosassone fa da base cristiana per questa ricorrenza. Ogni anno, le voci di esponenti più o meno noti della Chiesa si espongono ancora di più mandando invettive e giudicando satanica la festa di Halloween. Non voglio entrare nel merito della questione, ma per quanto mi riguarda, non condivido questa interpretazione: mi fermo alla più ovvia considerazione che una festa importata per soli scopi commerciali mi fa una grande tristezza. Soprattutto se, poi, sono i bambini (come sempre) a subirne per primi le conseguenze, qualunque esse siano.

I bambini sono il target preferito dal mondo del commercio (veicolato nelle vendite da quel codice a barre che una leggenda metropolitana raccontava essere incorniciato dai numeri 666, erroneamente considerati il Numero della Bestia apocalittica).

Ogni festa e ogni occasione è buona per vendere ai bambini o per i bambini: Santa Lucia, Natale, Befana, Pasqua, Carnevale, ora si aggiunge Halloween, ogni genere di film è pensato per sfruttare il desiderio dei bambini, escono musichette costruite apposta per sollecitare i neuroni dei bambini (no, non intendo le tagliatelle di nonna Pina, ma il Pulcino Pio, per esempio…). Ci sono mille occasioni per fregarsene altamente del significato delle singole feste e, anzi, storcerne il significato in modo tale che esse esistano per la vendita. Babbo Natale non è altro che questo, Santa Lucia forse sopravvive un poco, ma anche in questo caso, ormai, si vede una degenerazione consumistica, la Befana, poi, non parliamone.

Tralascio le altre feste, soffermandomi solo su Halloween, una festa importata dagli USA di recente solo e unicamente con lo scopo di vendere di più, sfruttando la fascinazione nei confronti dei piccoli e dei giovanissimi (perché nessun Italiano adulto – e nemmeno giovane – può essere talmente idiota da divertirsi con Halloween, se non grazie all’aspetto più horror che arriva dai film). I genitori non si preoccupano minimamente delle conseguenze che possono avere le festività veicolate unicamente da un aspetto commerciale, non riflessivo, non educativo, non pensato. Non ne parlano, non sono nemmeno capaci di capirne da soli il significato, anzi, parte del problema sono gli stessi genitori.

Se prima di far fare qualcosa ai figli riflettessero sulle conseguenze (non quelle immediate, ma quelle un po’ più lontane), forse qualcosa migliorerebbe, in questo Paese.

 


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