3 – Solidarietà

Per comprendere cosa sia solidarietà, è necessario ricorrere al dizionario, perché è un termine forse tra i più usurati e più facilmente fraintesi.

Parto dal significato con il quale lo si capisce, o si tende a capirlo: la solidarietà umana, cioè “rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità” (tratto da Treccani online). Saltano subito all’occhio alcuni aspetti:

  • il rapporto di reciprocità: la direzione non è mai in un solo senso, ma è come negli amori o nelle amicizie;
  • i componenti di una collettività: può essere un paese, una città, un intero Stato o un continente o, perché no, il mondo intero;
  • una società medesima: caratterizzata da aspetti comuni, per esempio, essere tutti membri di una stessa famiglia umana, con lo stesso provare dolori e piaceri;
  • comuni interessi e finalità: aspetto che fa riferimento a un progetto comune. Noi, lo abbiamo?

Ciascuno di questi singoli aspetti, tuttavia, dà per scontato qualcosa che scontato non è affatto, e che risalta maggiormente dagli altri significati della parola “solidarietà”. Vediamoli brevemente:

  • da un lato c’è il significato che nasce in seno al diritto, che è l’obbligatorietà tipica di un rapporto tra più debitori o più creditori, quando sono obbligati a rispondere in solido gli uni degli altri;
  • dall’altro c’è il significato legato al condividere le idee e le responsabilità di qualcun altro.

Ecco che, allora, diviene più evidente il senso di obbligatorietà o di costrizione cui sottopone l’essere solidali, il voler vivere solidarietà nei confronti di qualcuno. La solidarietà è una responsabilità che si decide di assumere nei confronti di qualcuno che, solo a partire da questa scelta di responsabilità, entra a far parte della mia vita.

Si scopre, perciò, che la solidarietà nei confronti dello straniero, del migrante – giusto per fare un esempio legato alla nostra attualità – è una scelta precisa di rendere partecipe lo straniero della vita della nostra società, è una scelta deliberata di essere e sentirci responsabili per lui/lei/loro e di creare un rapporto di reciprocità (che perciò deve essere da parte nostra nei suoi confronti ma anche da parte sua nei nostri confronti), di renderlo componente della medesima collettività umana cui apparteniamo tutti noi, e che sempre ci precede (perciò: a che pro e con quale pretesto rifiutare la solidarietà nei suoi confronti?) e di avere comuni interessi e comuni finalità.

La solidarietà non può mai essere qualcosa che viene calato dall’alto, ma nemmeno qualcosa che viene negato, perché negare la solidarietà significa, per contro, sgravarci di una responsabilità che abbiamo in quanto esseri di una comune appartenenza umana. La solidarietà è uno scavalcare barriere di vario tipo, siano esse nazione, patria o confini, per immettersi in un cammino di condivisione che, certo, non può essere mai lasciato al caso, come abbiamo visto – colpevolmente – accadere in questi ultimi decenni in Europa.


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