Le 3 L della scrittura

arton66319Esistono regole per una buona narrazione? Forse sì, ma credo che le uniche fondamentali per una buona scrittura siano quelle grammaticali.

Eppure, è possibile comunque individuare alcuni suggerimenti utili a rendere un testo maggiormente fruibile. Li ho raggruppati con la loro iniziale, la lettera “L”. Parliamo di lucidità, leggerezza e leggibilità. Vediamoli uno per uno.

Lucidità: ovvero, diciamo no alla vaghezza. L’autore deve possedere, ben prima della sua prosa, la dote della lucidità. Se uno scrittore non sa esattamente cosa vuol scrivere in una determinata frase, in un periodo o in un capitolo, farebbe bene a non provarcisi nemmeno. Il pensiero arriva al lettore in modo chiaro solamente quando lo scrittore ha chiaro il punto cui vuole giungere. Poi, le modalità per arrivarci possono essere le più disparate, vero campo di manifestazione della creatività. Ma il punto d’arrivo di ogni singola frase dev’essere il più lucido possibile fin dall’inizio.

Leggerezza: ovvero, diciamo no agli arzigogoli. Il lettore è disposto a leggere ciò che si trova su una pagina stampata a patto che fin dalle prime righe risulti leggero. Avete mai trovato un lettore che cerchi una pagina pesante? La dote della leggerezza, della quale già Calvino parlava in una delle sue Lezioni Americane, è frutto di lucidità e di chiarezza. Se avete dubbi, fate un esperimento: provate a prendere una qualunque frase del vostro scritto e inseritela in un traduttore, magari per l’inglese. Il risultato ottenuto soddisfa per lo meno il senso generale presente nelle vostre intenzioni? Spesso non succede: non è un errore del traduttore, ma un errore nella logica costruttiva della vostra frase.

Leggibilità: ovvero, diciamo no alle parole lunghe. Uno scritto è tanto più scorrevole quanto più brevi sono le parole utilizzate. La media dei miei scritti è, per esempio, 6.1 lettere per parola. Anche questo post ha una media di 6.15470. Quella dei Promessi Sposi, per fare un altro esempio, si aggira attorno ai 6.4 caratteri a parola, perciò è leggermente più difficile. Il risultato è ovviamente da ascrivere al periodo più antico cui risale l’opera di Manzoni, un’epoca in cui la narrativa si avvaleva di un lessico ben più forbito del nostro e anche più pesante. La media del Manzoni è, perciò, ottima rispetto alla media di altri autori, come Verga, la cui opera I Malavoglia si aggirano attorno al 6.5. E che dire del Cantico di Natale, di Charles Dickens, che ha una media di 5.7? Una simile leggibilità è in parte motivo del suo grande successo? Fate un esperimento anche voi: prendete il totale di caratteri del vostro scritto e dividetelo per il numero di parole: il numero che verrà fuori è indicativo della semplicità (o meno) di lettura. Quindi della sua leggibilità. Diciamo che se si avvicina al 7, inizia a essere pesantuccio.

L’importante è esercitarsi, senza mai fermarsi. Se vi accorgete che la vostra scrittura risulta confusa, pesante e difficilmente leggibile, forse è il caso di provare ad applicare i miei consigli.

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