Demoni: simbolismo o realtà? /4

EgregoraChe differenza c’è tra demonio e spirito impuro? La domanda non è inutile, perché nel Nuovo Testamento si parla prevalentemente di spiriti impuri, anziché di demonii.

Nel Vangelo di Marco se ne parla 14 volte, in quello di Matteo 2 sole volte e con Luca 6 volte. Perciò è soprattutto rifacendoci a Marco che possiamo capire cosa intenda l’evangelista. Che sia un’attenzione specifica del Nuovo Testamento è esplicitato anche da un dato di fatto: nell’Antico Testamento gli spiriti impuri vengono citati una sola volta, nel libro del profeta Zaccaria, laddove ( Zc 13,2) dice che “in quel giorno” (di solito con quest’espressione si intende il giorno del compimento della giustizia divina) “io estirperò dal paese i nomi degli idoli né più saranno ricordati: anche i profeti e lo spirito immondo farò sparire dal paese”.

I profeti rimettono in comunicazione con Dio; lo spirito immondo, invece, rema contro la comunicazione con Dio. Ma nel giorno del giudizio non ci sarà più bisogno di un intermediario e ogni oppositore sparirà. Quel giorno è già adesso, con la Risurrezione di Cristo.

Accogliere lo Spirito di Dio, cioè lo Spirito Santo, mette in comunicazione con Lui; lo spirito impuro (che è la stessa cosa di immondo) invece separa da lui.

Per capire fino in fondo cosa si intenda, bisogna comprendere bene cosa si indica con spirito: tutti noi, infatti, pensiamo – infarciti come siamo di filosofia greca pur senza rendercene conto – di essere costituiti da corpo e anima, come se esistesse qualcosa (l’anima) che è contenuta da un guscio (il corpo), che con la morte torna a essere vuoto, mentre l’anima se ne va chissà dove. Bene, per il cristianesimo non è così. O meglio, per il cristianesimo l’anima non è altro che la facoltà psichica dell’uomo, la sua mente, la forza che controlla il corpo ma che fa parte del corpo stesso. Identificata di volta in volta con l’intelligenza, teorica o pratica non importa, tanto meno se vegetativa sensitiva o razionale, l’anima fa parte del nostro corpo come il nostro carattere.

Ciò che per il cristianesimo può entrare o uscire (alla nascita o alla morte) è lo Spirito. Generalmente, si tratta dello Spirito di Dio (lo Spirito Santo).

Talvolta è uno spirito immondo. Ma in che modo sia da intendere lo Spirito o lo spirito, è tutt’altra questione: di certo non lo si può intendere in senso materiale. Perciò, quando diciamo che entra ed esce, in che senso lo fa? Non ci è dato saperlo, solo provare a immaginarlo. Quando perciò sentiamo parlare di anime del Purgatorio, di anime dannate o beate, o cose del genere, dovremmo chiederci: in che modo le sto pensando? Come persone? Come parti di persone (e perciò come persone incomplete)? Come la vera parte della persona (e perciò come ciò che dona completezza alla persona)? Come parti in attesa di essere riunificate a un corpo che verrà (ci dice Cristo) resuscitato? La risposta non è facile: in duemila anni non si è ancora trovata quella giusta, ma tanto dovrebbe bastare per comprendere come parlare di anima che si separa dal corpo abbia senso solo per i neoplatonici.

E il demonio? Non dobbiamo pensare che lo scopo di un demonio sia quello di far cadere in tentazione l’uomo. Anche questa è un’altra credenza nata chissà dove e chissà quando, ma che non corrisponde a ciò che sostiene il Nuovo Testamento. Nei Vangeli, infatti, il demonio, così come il diavolo, il satana o lo spirito impuro, mira a ostacolare il messaggio di Gesù Cristo, non certo a far cadere in tentazione le persone. A conferma di ciò (per mostrarvi che non sto inventando nulla, vi indico il link di un articolo di Monsignor Ravasi sullo spirito impuro, che fa tra l’altro riferimento anche al demonio Azazel).

Il concetto di tentazione per come ci è stato trasmesso è più che altro moralismo di cui possiamo fare a meno. L’unica vera tentazione è quella di non credere nel messaggio d’amore e di accoglienza infinita di Cristo.

E questo per un semplice motivo: che Cristo ha già vinto il demonio, così come ha già vinto tutto ciò che è di ostacolo al suo messaggio (tranne la volontà nostra, che continua ad appartenerci, con la possibilità di accogliere o respingere il suo messaggio): “Abbiate coraggio”, dice Gesù nel Vangelo di Giovanni (16,33): “io ho vinto il mondo!” Con questo intende dire che ha vinto tutto ciò che può separarci da Lui. Meglio di così!

Qualcosa, però, continua a perseguitarci, preoccupando milioni di persone nelle epoche e nei Paesi. Basta parlare di indemoniati e di esorcismi per far rizzare a molti i peli della schiena. Ne parleremo nel prossimo, penultimo, capitolo di questo approfondimento.

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