Il giallo colpisce ancora

copertina2In questi ultimi giorni c’è stata una nuova fiammata di acquisti e letture sul mio giallo La filosofia del baule. Volete forse convincermi a scrivere il secondo libro della serie? Potrei anche farlo.

Chi volesse acquistarlo, può farlo sul sito di Amazon, a questo indirizzo, o anche leggerlo gratuitamente con kindle unlimited.

Intanto, eccovi un estratto dal romanzo. Si tratta del momento in cui il Commissario Girgenti raggiunge i suoi colleghi sul luogo del ritrovamento del cadavere. Capitolo 1.

In Piazza del Podestà non c’era ancora nessuno, escludendo Nascimbeni, gli agenti Giacomi e Balla, un tizio di cinquantacinque anni portati malissimo che stava ripiegato sopra un baule aperto ai piedi della Scalinata della Ragione, un vigile urbano e due uomini vestiti con la divisa arancione e catarifrangenti che li identificava per operatori ecologici.

“Giulio, che fa, abbiamo spettatori?” gli chiese Girgenti indicando i due netturbini.

“Lo hanno trovato loro, Pietro”.

I due uomini, però, avevano nello sguardo l’espressione di chi ha commesso il crimine. E di crimine particolare e urticante doveva trattarsi, a giudicare dal baule nel quale il cadavere doveva essere stato infilato e dalle parole del suo Vice.

“E il Vigile, che ci fa qui?”

“Si stava dirigendo verso la zona industriale e ci ha incrociati, mettendosi a disposizione per tenere lontana la gente”.

Oltre a loro, al momento non c’era anima viva. Fece del suo meglio per non perdere già la pazienza. Si avvicinò al baule aperto e rimase a guardare chi c’era dentro, mentre il medico legale, l’uomo che portava malissimo i suoi cinquantacinque anni, si raddrizzava a guardarlo in faccia. “È tutto suo, Commissario”.

“Lo conosco” fece Pietro. “È Bertacchiani”.

“Lo conosciamo tutti, dottore” fece Giacomi.

Tra i suoi agenti, Giacomi era quello più serio e svelto, ma a Girgenti venne voglia di mollargli un ceffone.

“Intendevo dire…”

“Sì, che in vista delle elezioni non è un bel numero”.

“Quando parli così, mi inquieti” soffiò Nascimbeni. “Un bel numero?”

Girgenti non rispose. Anzi, rimase a osservare il cadavere con sguardo pietrificato, senza muoversi o fare parola. I suoi uomini avevano già capito ch’era partito per la tangente, con una delle sue letture filosofiche della faccenda.

Girgenti considerò che Samuele Bertacchiani era un uomo significativo per il Sindaco di Mura, Giosuè Bonetti, e questa sarebbe stata la prima rogna cui far fronte. Inoltre era conosciuto per le sue velleità politiche, in vista delle elezioni del prossimo anno, e questa era la seconda rogna. Terza rogna, il cadavere, per quel che si poteva rilevare a una prima occhiata, non aveva versato sangue e non era stato ucciso in maniera cruenta. Quarta rogna, non era certo arrivato lì da solo e da solo non si era infilato nel baule prima di venire ucciso, e il fatto che l’assassino – sempre ammesso che la sua morte fosse dovuta alla volontà di qualcuno – lo avesse deposto proprio in Piazza del Podestà, ai piedi della Scalinata della Ragione, cioè di fronte alla sede del Comune, apriva scenari che già gli facevano venire mal di testa.

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