La ragazza della tempesta – Il prologo

cop5versamazE così accade qualcosa. Un download fortunato (più di 300 copie in due giorni) e il mio romance La ragazza della tempesta pare tornare in auge. È già da qualche giorno che continua a vendere, trascinando tra l’altro anche le vendite degli altri romanzi, fantasy e horror. Potere del romance!

Perciò, in attesa del secondo volume della Trilogia dell’isola, intitolato Veniva dal mare, eccovi il Prologo della Ragazza. Ricordo che il link d’acquisto del volume (che può essere letto pure con kindle unlimited) è questo: http://www.amazon.it/ragazza-della-tempesta-Trilogia-dellisola-ebook/dp/B008BH9RUI/ref=pd_rhf_gw_p_img_1?ie=UTF8&refRID=1HBWA7YPFAQ112KP1MCR

Buona lettura!

L’ombra della sera

Entrò nel corridoio come un’ombra della sera.

La porta d’ingresso sempre aperta lasciava vedere, nel buio del crepuscolo, la schiuma perlacea di onde nascoste nel silenzio. La casa era di fronte al mare. Un paio di barche le aveva lasciate sulla rena, ben legate.

Si mosse lentamente, affaticato dal lavoro frenetico di cui si era saturato negli ultimi tempi. Dopo qualche metro si appoggiò al muro e mentre il frigorifero dalla cucina attaccava un ronzio che volò nello spazio, si tolse le scarpe mettendole appaiate lungo il battiscopa. Sfilò i calzini e li infilò nelle scarpe, poi si sistemò i pantaloni, scrollandoli e tirandoli su. Stava ancora dimagrendo.

Lasciò le luci spente, ascoltando lo sciabordio dell’acqua rilassante, la sua vera ninna nanna prima di crollare sopraffatto dalla stanchezza. Andò dritto nella camera da letto, si sedette sulla sedia di fronte alla specchiera e posò portafoglio e cellulare sul comò di legno restaurato. Quindi Riccardo accese il lume sull’angolo.

La luce dorata mise in evidenza il suo aspetto trasandato. La barba era lunga di parecchi mesi ormai, sebbene il pettinarla ogni giorno gli restituisse un minimo di civiltà. Il lume accarezzò con riflessi dorati le onde dei peli che gli incorniciavano le labbra disidratate e che scendevano flessuosi e fluenti ben oltre il mento. Si stropicciò gli occhi e si passò una mano sulla fronte arrossata. I capelli biondi erano piuttosto folti e anche i suoi compagni, pescatori di lungo corso, che di certo non si preoccupavano di mostrarsi a modo, avevano avuto di che ridire sul suo aspetto.

Perché ti fai questo?

Quando sbottonò la camicia a quadri rossi e l’ebbe gettata in un angolo, sfilò la maglietta chiazzata di sudore. Rimanendo a torso nudo si bloccò, con la maglia che gli pendeva dal braccio destro. Adocchiò subito la ferita.

Era ancora lì, segno bianco sul petto muscoloso, rosso per il sole e per buona parte coperto di peluria bionda, in qualche filo già bianca. Portò la mano sinistra sulla cicatrice, sentendola emergere dalla pelle. Alzò gli occhi, si osservò il volto segnato da zigomi potenti, al di sopra dei quali due occhi verdi si fissarono in quelli di chi lo stava osservando dall’altra parte dello specchio. Si avvicinò, si scrutò, cercò di leggere il viso di quell’uomo che sentiva tanto distante, quasi un’altra persona…

Prese la maglia, la appallottolò e la gettò sullo specchio, poi afferrò il cellulare e lo lanciò sul comò di legno che rintronò. Riccardo urlò, di rabbia ancora non sopita, di ricordi che riemergevano come quella cicatrice.

E con essi ci fu il rumore delle onde, di un mare in tempesta e di una voce di donna che si perdeva nel fragore del temporale.

Poggiò i gomiti sul legno e chiuse il viso nelle grandi mani. Al riparo da qualunque occhio, la scomparsa improvvisa dell’ira lasciò il posto al pianto di un uomo che, dentro se stesso, cadeva nel vuoto ormai da molto tempo.

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