La questione è semplice, ma la soluzione difficile. Partiamo dall’inizio.
Premessa 1 – Wired.it lancia una campagna per capire (sempre che sia possibile) quale sia l’autopubblicato o i primi 10 autopubblicati italiani che meriterebbero di giungere in libreria per i tipi di un grande editore. Lo fa prima su Facebook e poi rilancia con questo articolo su Wired Italia.
Ovviamente, partono le segnalazioni. Una (da parte di Dario Tonani, il miglior scrittore di fantascienza italiano del momento) riguarda anche me, e per questo ringrazio. Dopodiché, il silenzio. Nessun altro.
Premessa 2 – Storia di Geshwa Olers è stata scaricata in vari anni oltre 30.000 volte e di certo letta da moltissime persone, svariate migliaia. Gratuitamente. So bene come i lettori che scaricano da Feedbooks e da altri forum che li hanno resi disponibili gratuitamente (in maniera più o meno abusiva) siano molto gelosi del loro anonimato, ma ogni tanto qualcuno si è fatto sentire, cosa che ho apprezzato davvero molto.
Considerazioni sparse. Che senso ha avuto la fatica di rendere leggibile la saga gratuitamente, se chi l’ha letta non se la sente nemmeno di fare una segnalazione? Le possibilità sono molte, per tentare di dare una spiegazione a questo fenomeno: la saga non è piaciuta, per esempio, ma ho l’impressione che non sia così, dal momento che i download aumentavano in maniera sensata, dal primo al sesto volume, con l’unica eccezione del secondo volume, La faida dei Logontras, che non ho mai capito per quale motivo abbia sempre tirato poco. Oppure, chi l’ha scaricata da internet in realtà non bazzica sui forum o nei social networks in cui Wired ha segnalato l’articolo, il che può starci benissimo, dal momento che si tratta di gruppi specifici dedicati alla narrativa fantastica. Oppure, quelli che potrebbero segnalarti (e che magari sono scrittori essi stessi) sono troppo impegnati nel fare altro.
Insomma, diciamolo chiaramente, a distanza di sette anni da quando ho pubblicato per la prima volta come autonomo, e anche dopo aver pubblicato con svariati editori e aver ottenuto pochi ma positivi riscontri, mi sta tutto sommato passando la voglia di continuare a pubblicare.
Perché chi scrive, lo fa comunque, questo è ovvio. Ma un conto è scrivere in vista della pubblicazione, perché hai delle scadenze alle quali vuoi mantenere fede, da cui ne consegue che devi metterti a scrivere come se fosse un lavoro. Un altro conto, invece, è scrivere senza avere quella prospettiva. Dal momento che i riscontri sono così pochi, mi chiedo sempre di più se valga davvero la pena di farlo.

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