La battaglia di Passo Keleb – il commento di Sangivio di Grodestà

copertina 4ridottaMi è arrivata la lettera con il quarto commento di Sangivio di Grodestà, riguardante La battaglia di Passo Keleb, quarto volume di Storia di Geshwa Olers. Come al solito, ve la propongo, nella sua quasi totale interezza, con i suoi contenuti positivi e quelli negativi. Buona lettura!

“Finalmente una battaglia!” mi son detto, iniziando questo libro. Mi immaginavo una battaglia campale, invece mi sono ritrovato nel bel mezzo di un assedio. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto le fonti. Per la prima volta sono abbastanza riconoscibili le diverse fonti del nostro caro Elior Odentorth (o meglio dell’Anonimo Grodestiano, in questo caso). Il procedimento è di sicuro interessante. E’ intrigante sentire la voce di diversi autori, i loro punti di vista peculiari, il loro stile. Personalmente, non sono riuscito a indovinare quale sia la testimonianza diretta di Geshwa. Ho ipotizzato che fosse l’episodio relativo ai due eremiti del monte Shångil. Ma non sono sicuro.

La storia inizia un po’ a rilento. Abbiamo praticamente tre prologhi. Siamo introdotti negli intrighi di corte e nelle sottigliezze del modo di parlare dei potenti. Possiamo rivivere i tormenti di Asshar e del profeta, diversi e legati allo stesso tempo. Finalmente vediamo gli Elfi. Scopriamo anche che l’assegnamento del Sindonasa a Nargolian è qualcosa di cui Asshar non vuol parlare.

C’è sotto qualcosa di più di quel che sembra. Poi, si chiudono le porte dell’inferno e ci si prepara allo scontro decisivo. Ma…tutt’a un tratto ci imbattiamo in quella strana “Lettera a mio padre”. Solo dopo averla superata, riusciamo a vedere Geshwa, l’arrivo a Passo Keleb e tutto il resto. Bello vedere Ges adulto e nei panni di Comandane. Sembra che la storia inizi, finalmente, però subito si viene ricatapultati altrove con la storia dei due becchini.

Insomma, è tutto un via vai di storie e personaggi che si intrecciano e che rendono questo volume decisamente più complesso dei precedenti. Difficile da riassumere. Mi limiterò a segnalare alcuni aspetti che più mi hanno entusiasmato.

La decifrazione del Papiro del Keleb. Un’ottima trovata. Bella la sfumatura filologica. Ad esso è legato l’episodio degli eremiti del monte Shångil. Una presenza di cielo sulla terra. Di certo è bello da parte tua l’aver individuato l’elemento dell’accoglienza nell’orazione dei due uomini, che poi si riverbera nell’ospitalità verso i pellegrini, come Geshwa. Una casa accogliente nel bel mezzo del nulla innevato. Qui Geshwa si perde e si ritrova. Che tutto ciò abbia un significato simbolico? Il legame di Geshwa con Eus a che punto sta? L’episodio del palazzo di Eus è molto misterioso al riguardo. Ma ancora non si capisce molto. Anche qui c’è qualcosa sotto.

Poi c’è l’assalto. Tutto a un certo punto precipita, gli intrighi lasciano il posto all’azione pura. Pagina dopo pagina il lettore scopre, insieme a Geshwa, quel che sta accadendo. Prima i Salbanelli, poi l’attacco alla torre, e alle mura, la prigionia, la scoperta del tradimento, Selbenco e la risoluzione dell’enigma del papiro, l’attacco con sorpresa, Pujdar in azione. Sangue, sudore, eroismo e sacrificio bagnano la seconda metà del libro. Una vera battaglia, dopotutto, anche se non come me l’aspettavo. La parte migliore, secondo me, rimane il primo scontro nel corridoio sbarrato dai portelloni. Mi è piaciuto molto il senso d’attesa, l’organizzazione dei soldati e la lotta coi salbanelli che ogni tanto ipnotizzavano qualcuno.

L’entrata in scena dei tre maghi è formidabile. La loro potenza è devastante, la situazione disperata. Geshwa si ritrova ancora una volta legato a un destino scomodo. Ma… sarà proprio vero? Non sarà che non c’è altro che casualità in tutta questa storia della profezia?

Gli ultimi capitoli del libro mi hanno spiazzato completamente. Tutto quello che ritenevo di aver capito è stato ribaltato. Folletti decaduti, profeti dubbiosi, vittorie apparenti e cattivi le cui macchinazioni appaiono imperscrutabili: tutto apre prospettive nuove e una voglia matta di divorare i prossimi tre volumi di Storia di Geshwa Olers.

Tra le cose che meno mi son piaciute:

1. Il Taddo: troppo stile Harry Potter (v. Quidditch). Anche se apprezzo lo sforzo di aver inventato un gioco. Non dev’essere stato facile idearlo e descriverlo, ma sono pagine che ho sorvolato.

2. Lininia: un personaggio odioso, a mio parere. Anche la fiaba simil-Cappuccetto Rosso non è stata granché entusiasmante. Anche qui, apprezzo più l’idea che il risultato.

3. “Lettera a mio padre”: v. i punti 1 e 2. Un gran fastidio per la lettura dover interrompere il corso degli eventi per leggere il tormento di Selbenco. Però, capisco che era importante saperne il contenuto per comprendere i sentimenti di Geshwa nei confronti di tale scritto.

4. I termini tecnici della scherma: troppo tecnici, sa di manuale.


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