Tanto è fantasy!!!

Quante volte si è sentito quest’obbrobbr… quest’robbrb… questa frase. Ecco qui la mia riflessione, altamente filosofica. Non so se resisterete…

9 pensieri riguardo “Tanto è fantasy!!!

  1. Frase che subito è seguita dal pensiero che i lettori di fantasy sono mentecatti. Pensiero che sembrerebbe trovare conferma da quanto è stato prodotto commercialmente in questi ultimi anni. Ma il vero fantasy è altra cosa.

    1. Già. Che tristezza, però, vedere che gli editori nostrani continuano a seguire solo i flussi stranieri. Non c’è il minimo scavo autonomo, consapevole di ciò che possiamo produrre noi. Ci vorrebbe un made in Italy per la narrativa di genere, che solo per certi ambiti si sta affermando…

  2. Occorrerebbe in primis che negli addetti ai lavori ci fosse conoscenza del genere, perché spesso non lo si conosce assolutamente: si è pubblicato tanto perché si è seguita la moda, facendo andare quello che andava per la maggiore, che non era certo quanto di meglio potesse esserci (vedasi Paolini e Meyer). Il resto era solo una brutta copia; e se era già brutto l’originale…
    Basta vedere come autori come Guy Gavriel Kay, che ha una gran prosa e sa realizzare ottime storie, in Italia ha trovato pochissimo sbocco (ed è un autore che ha venduto milioni di copie nel mondo): questo la dice lunga sul tipo di prodotto che si pensa funzioni: cose semplici e non impegnative.

    1. Questa è la cosa più triste. Ti dirò, in generale mi sembra che siano pochi gli editori capaci di coraggio. Anche quelli piccoli che apparentemente sembrano molto coraggiosi, talvolta riservano trattamenti che fanno capire all’autore con un poco di esperienza come si muovano con i piedi di piombo ed escludano tutto ciò che va al di là della certezza.

  3. Non è solo un’impressione quella che hai: purtroppo è una realtà. Gli editori (e non solo loro) sono finiti in una palude e ristagnano, riproponendo i soliti copioni: non vogliono rischiare per paura di rimetterci e continuano a puntare sul noto perché così pensano di avere un certo guadagno assicurato. Solo che non prendono in considerazione che la vena che fino a un certo momento ha dato, può esaurirsi. Ed è quello che accaduto (o se si preferisce un’altra immagine, è il mercato che è bruciato)

    1. E il problema non è solo a livello di contenuti, ma anche di stile. Più di una volta mi sono ritrovato aggiustamenti di stile narrativo a manoscritti di per sè perfetti motivati dalla “difficoltà del lettore” della quale si deve tener conto. Piuttosto frustrante!

  4. Frustrante e allarmante, perché spiega il livello culturale in cui versa l’italiano medio. Un libro deve sì parlare al lettore, ma non adattarsi a lui, quanto piuttosto dare degli input per spingerlo ad andare oltre quello che era prima della lettura, farlo “evolvere”. Ma si è talmente abituati a dare mediocrità e stare nella mediocrità che ogni impulso a migliorare è visto come qualcosa da evitare.

    1. Già. Pensa che su 6 editori che finora hanno pubblicato i miei romanzi (tutti di media o piccola dimensione), due di questi hanno segnalato questo problema con uno stile che sarebbe stato problematico per il lettore, altri due non erano minimamente capaci di suggerirmi miglioramenti in quanto il sottoscritto era più “esperto” di loro, solo uno mi ha aiutato effettivamente a crescere ma mi è bastato un romanzo per imparare quel che avevo da imparare e superare gli editor che vi lavoravano e un altro, infine, non mi ha mai contattato per farmi crescere professionalmente e ha effettuato l’editing in solitaria, presentandomi il testo già sistemato.
      Giusto per dire quale sia la realtà editoriale italiana o, meglio, per sottolinearlo ancora una volta.
      E tralascio di parlare degli editori con i quali ho pubblicato racconti. Tutto molto deprimente…

  5. Hai dato esempio di quanto si stava parlando: mancanza di preparazione. Il fatto è che ci sono pochi editor preparati che sanno fare il loro lavoro: alcuni s’improvvisano tali, i più si adeguano (abbassano) al livello dei lettori, sminuendo così anche le loro capacità. Il fatto è che non si tratta di casi isolati: pure a me sono stati fatti discorsi del genere. Oltre a quelli che i lavori che realizzo sono troppo lunghi (non penso 400-500 pagine siano tante, ma questo ì l’andamento attuale) e che non potevano essere presi in considerazione perché i protagonisti erano adulti e non ragazzi, e quindi inadatti al genere, che è rivolto per loro appunto a un pubblico di tale età.
    Si cerca di addolcire la pillola, ma la realtà editoriale del nostro paese è parecchio plumbea. E sono stati toccati solo alcuni punti.

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