10 modi di essere scrittori (come i compositori)

BeethovenQualcuno di voi forse saprà quanto io sia appassionato di musica, in modo particolare di musica classica, in riferimento alla quale mi sono spesso trovato a scrivere, lasciandomi ispirare da vari brani o perfino dalle vite dei compositori. Mi è venuta l’idea, allora, di provare a cercare dei parallelismi (semiseri) tra i modi in cui uno scrittore può avere a che fare con la scrittura e il modo in cui noti compositori impazzivano o gioivano con il tempo a loro disposizione per comporre. Vediamo che ne è venuto fuori.

1 – Il modo Beethoven. Il grande genio della musica occidentale è stato spesso considerato misantropo, ostile a chi gli desse fastidio durante la creazione, alieno da ogni gentilezza, capace di prendere a uova la domestica e di grandi dimostrazioni d’orgoglio personale. Lo scrittore à la Beethoven sarà in lotta continua con il mondo, convinto che solo la sua arte sia in grado di interpretarlo e, perciò stesso, l’unica degna di essere letta (mi viene in mente un certo signor Busi… fatte le dovute proporzioni).

2 – Il modo Pergolesi. Che a dire il vero non auguro a nessuno, perché Pergolesi, il grande compositore di Jesi, fece sulla terra solo una fugace apparizione. Iniziò a comporre a 21 anni e morì a 26, lasciando però un capolavoro della musica di tutti i tempi, lo Stabat Mater (poi riutilizzato perfino da Bach). Lo scrittore à la Pergolesi decide tardi e non sa sfruttare bene il proprio tempo. Rischia però di lasciare ai posteri qualcosa di significativo.

3 – Il modo Bach. Altro grande genio della musica occidentale, Bach scrisse innumerevoli brani musicali. Diventa a pieno il titolo il prototipo dello scrittore che scrive in ogni minuto utile. Lo scrittore à la Bach ha sempre un foglio bianco accanto al computer o alla macchina da scrivere e un quaderno a portata di mano. Non appena ha terminato un romanzo, se gli rimane mezz’ora libera decide il titolo o scrive l’incipit di qualcosa di nuovo.

4 – Il modo Rossini. Il geniaccio italiano aveva una capacità musicale che tutto il mondo gli invidia (ritenendola, non a torto, frutto evidente dell’estro italiano) e poteva permettersi di inserire tre stupendi e famosissimi temi musicali nell’ouverture del Guglielmo Tell per poi non riprenderli più nel corso di tutta l’opera, o anche di smettere di comporre musica per dedicarsi… alla cucina (anche se è in buona parte una leggenda, ma utile per il nostro scopo). Prima di morire avrebbe dato un ultimo tocco alla musica mondiale con la sua Piccola messa solenne, anticipatrice del Novecento, giusto per far capire una volta ancora chi fosse. Lo scrittore à la Rossini decide di concedere la propria arte ai lettori solo per uno-due o tre decenni, salvo poi ritirarsi (in stile Roth).

5 – Il modo Verdi. Si sa, Verdi è il maggior rappresentante del genere operistico al mondo, e sappiamo anche come le sue opere divennero simbolo della nuova Italia nascente nel Risorgimento, che fu incrociato in modo esplicito in alcune delle sue composizioni. La sua musica ha un’eleganza che manca, per esempio, alla musica operistica di Wagner, e che è divenuta simbolo del Belpaese. Lo scrittore à la Verdi scrive a partire dall’attualità, i suoi romanzi non parlano mai di cose situate in un altro mondo, ma devono sempre far pensare a quel che il suo contesto lo obbliga a vedere.

6 – Il modo Schubert. Il romantico Schubert morì giovane, purtroppo, a soli 31 anni, ma non mi voglio soffermare su questo, o comunque non solo su questo. La brevità della sua vita diviene significativa qualora la si incroci con il suo metodo compositivo: scrisse molta musica, del più delicato romanticismo ottocentesco, vero ponte tra la musica di Beethoven e i successivi Brahms e Mahler. Autore anche di 10 sinfonie, rimase tuttavia convinto fino alla famosa ottava sinfonia, la Incompiuta, di dover scrivere soprattutto per imparare e studiare, ritenendo inadatto all’esecuzione pubblica tutto ciò che gli usciva dalla penna. Solo a partire dall’Incompiuta (per di più andata perduta e riscoperta diverso tempo dopo la sua morte) si ritenne all’altezza dell’uditorio. Lo scrittore à la Schubert è in continua elaborazione stilistica, mai convinto di poter proporre i suoi manoscritti a un editore, sempre convinto che ci sia da imparare, con il rischio di non dare alla luce le proprie opere fino alla morte (fatto che andrebbe evitato, se possibile – non la morte, ma i cassetti stracolmi di manoscritti).

7 – Il modo Brahms. Autore di musica meravigliosa, caratterizzata da temi moderni e nostalgici, Brahms divenne famoso per la sua… durezza nei confronti di altri compositori. Collaborando con il Conservatorio, si trovò a giudicare molti musicisti, il più famoso dei quali è Mahler, che criticò in modo sempre piuttosto forte e del quale non aiutò mai la carriera. Lo scrittore à la Brahms è quello che, genuinamente e ingenuamente incapace di rendersi conto dell’altrui grandezza, finisce per criticare chi invece coglie l’aria del tempo che cambia, e che prima o poi lo surclasserà.

8 – Il modo Mahler. Gustav Mahler, la maggior espressione sinfonica degli ultimi 150 anni, viveva un enorme cruccio (oltre ai numerosi lutti che lo segnarono fin da piccolo): riusciva a comporre solo in estate, quando poteva ritagliarsi del tempo dal lavoro che gli dava da vivere, cioè la direzione d’orchestra. In quei pochi mesi estivi si chiudeva in un bugigattolo, dal quale sarebbero uscite composizioni strabilianti, previsioni musicali delle bellezze e degli orrori del XX secolo. Lo scrittore à la Mahler è, forse, quello più diffuso: prima deve occuparsi di che mangiare e perciò deve guadagnare, poi scrive, quando ha tempo per farlo. Spesso, però, quando ci riesce si danna per farlo, ottenendo risultati che possono andare dal… grottesco al memorabile.

9 – Il modo Wagner. Wagner è tutto un mondo. La sua musica è sempre stata improntata a costruire (o ricostruire) un’esistenza musicale parallela, desiderosa di cogliere il cuore della vita umana e del suo mistero su questa terra, in connessione con il tessuto divino nel quale è immersa. Lo scrittore à la Wagner è forse maggiormente rappresentato dagli scrittori fantasy, convinti da sempre di poter offrire una visione unica e mai “scoperta” del mondo attraverso le loro straordinarie “trilogie” o “eptalogie”. Ogni parola di critica è una rozza incapacità di capire.

10 – Il modo Volo. Sì, sto parlando proprio di Fabio Volo. Come dite, Fabio Volo non è un compositore? Beh, se per questo nemmeno uno scrittore. E con ciò, chiudo.


16 risposte a "10 modi di essere scrittori (come i compositori)"

  1. Non mi ci vedo in un unico dei tipi, ma di ognuno ho qualcosa. Di Beethoven l’ostilità mentre sto scrivendo per essere interrotto ogni due secondi per banalità. Di Bach avere sempre a portata di mano qualcosa per scrivere idee e non perderle. Di Verdi parlare d’attualità anche se la si veste con vesti di un altro mondo. Di Schubert che ci sia sempre qualcosa da imparare e che il lavoro si debba sempre migliorare. Di Mahler, lo scrivere quando si ha tempo per farlo.

  2. Il genere è il fantastico: a mio avviso è quello che concede più libertà, permettendo di attingere ad altri generi quali l’horror, il fantasy, ma anche la storia, l’attualità. Se queste ultime vengono tolte dalla precisa locazione spazio-temporale della realtà, ma mantegono il loro valore assoluto di significato, si può creare qualcosa di forte, capace se ben fatto di lasciare il segno e far riflettere, cosa che deve fare una lettura, oltre che intrattenere.

  3. Concede una maggior libertà, senza scadere nel banale come purtroppo ha fatto un certo tipo d’editoria con il fantasy. Subito mi viene in mente Murakami con la sua produzione, ma anche King, che per quanto molti definiscono il suo genere horror, io lo ritengo rientrante appunto nel fantastico.

    1. Di certo rientra in ambito fantastico, King, anche se non si limita a quello. Uno scrittore non scrive con l’idea di rientrare in un genere. Casomai, dopo riconosce di aver scritto qualcosa di un certo tipo piuttosto che di un altro. Quanto alla libertà che concede… non lo so, forse l’argomento andrebbe sviscerato con calma. Sulla base di cosa il genere fantastico concederebbe maggior libertà? E in che modo?
      Ho impressione che il punto fondamentale stia nella penna di chi scrive e nella mente di chi la impugna.

  4. Perché se ci si pensa il fantastico è il genere che ingloba al suo interno altri generi come fantasy, horror, fantascienza e lo scrittore (dipende tutto da lui, naturalmente) può spaziare come vuole e prendere ciò che preferisce. Questo naturalmente se vuole essere libero e non si fa imbrigliare da etichette o contratti.

    1. Sì, fuor di dubbio che sia il genere che permette più movimenti narrativi. Tuttavia, io porrei la questione su un altro piano, partirei da un interrogativo un poco strano: rimanendo alla musica, cosa succederebbe se noi provassimo a forzare il senso delle musiche sinfoniche dei grandi compositori e associassimo loro dei generi? Credo che rimarremmo sorpresi. Forse scopriremmo che il genere ‘fantastico’, con tutte le sue ricche accezioni, andrebbe per la maggiore. Ma in ogni caso, la questione è un’altra: l’argomento genere è sempre frutto di una riflessione di tipo ‘filosofico’, passami il termine, e perciò stesso successiva alla redazione del romanzo o del racconto. Chi scrive stabilendo in anticipo il genere nel quale dovrebbe rientrare ciò che scriverà, effettua una grande forzatura.
      E questa forzatura, mi pare, va per la maggiore!

  5. Bello questo parallelismo tra musicisti e scrittori. Complimenti per le descrizioni, si vede che ami davvero la musica.
    Personalmente mi sento un po’ Schubert… romantica e sempre insicura di quello che scrivo.

  6. Si forzano le cose per rientrare negli schemi. Schemi che possono dare sicurezze perché permettono classificazione e questo permette di arrivare a pubblicazione, perché è questo a cui spesso si getta l’occhio: arrivare a pubblicazione. Dimenticando che è più importante invece la storia che si sente di voler raccontare e non quella che gli altri vorrebbero sentirsi raccontare.

  7. Certo Mirco, arrivare a pubblicare. Proprio questo il punto. Lungi da me il demonizzare questo obiettivo, assolutamente legittimo, ma non posso esimermi dal notare che troppo spesso pubblicare e scrivere vengono vissuti in un connubio lontano dal pensiero di una elaborazione qualitativa che possa permettersi di prescindere dalla pubblicazione.

  8. Arrivare alla pubblicazione non va demonizzato, può essere uno degli obiettivi, ma non quello più importante, dato che deve venire dopo ad aver scritto una storia sentita, ben fatta, di cui si è soddisfatti per primi e soprattutto che piace, che è quella che si voleva scrivere.

    1. Molti altri compositori potrebbero prendere posto in un ulteriore decalogo, ma qui ne potevo scegliere solo 10 😀
      Lo scrittore à la Mozart, comunque, sarebbe capace di scrivere qualunque cosa e in qualsiasi situazione, in grado, soprattutto, di usare parole sempre perfette per rendere qualunque tipo di situazione.

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