hitchcock-truffautIl grande Hitchcock ha qualcosa da insegnare anche a noi scrittori, circa la verosimiglianza, dea soprastimata nel mondo della scrittura, spauracchio e feticcio spesso invocato nel mondo del fantasy e della narrativa fantastica in genere. Proviamo a leggere cosa ci dice il grande regista a tal riguardo nel corso della famosa intervista che gli fece François Truffaut (Il cinema secondo Hitchcock, F. Truffaut, Il Saggiatore 2009).

Hitchcock – Ecco cosa c’è di stupendo, la rapidità dei passaggi. Bisogna lavorare molto per realizzarla, ma ne vale la pena. Bisogna utilizzare un’idea dietro l’altra, sacrificando tutto il resto alla rapidità.

Truffaut – Questo genere di cinema tende a eliminare le scene che sono unicamente funzionali allo svolgimento della narrazione, per servirsi solo di quelle che sono divertenti mentre si girano e altrettanto divertenti quando si vedono. È un cinema che piace molto al pubblico e che spesso irrita i critici. Questi, mentre stanno guardando il film, oppure dopo averlo visto, analizzano la sceneggiatura e la sceneggiatura chiaramente non regge ad una analisi logica. Così giudicano spesso come elementi di debolezza degli aspetti che costituiscono l’essenza stessa di questo genere di cinema, a partire da una estrema disinvoltura nei confronti della verosimiglianza.

Hitchcock – La verosimiglianza non mi interessa. Non c’è cosa più facile da ottenere. Negli Uccelli c’è una lunga scena in un caffé in cui la gente parla degli uccelli. Tra la gente c’è una donna con un berretto sulla testa che è proprio una specialista degli uccelli, un’ornitologa. Si trova lì per pura coincidenza. Naturalmente avrei potuto girare tre scene in modo da non rendere così deliberatamente casuale la sua presenza; sarebbe stata un’aggiunta senza alcun interesse.

Truffaut – E avrebbe costituito per il pubblico una perdita di tempo.

Hitchcock – Non solo una perdita di tempo, sarebbero stati come dei buchi nel film, dei buchi o delle macchie. Siamo logici: se si vuole analizzare tutto e costruire tutto in termini di plausibilità e verosimiglianza, nessuna sceneggiatura che si basi sulla finzione resisterebbe a una simile analisi; a questo punto non resterebbe che una cosa da fare: dei documentari.

Ho voluto riportare questo brano pur se riferito al cinema perché credo che sia perfettamente utile anche per la scrittura. Il concetto alla base è il medesimo.

Il punto principale della narrazione non è la verosimiglianza degli accadimenti, quanto il godimento del narrato. Attenzione: un nostro radicato pregiudizio ci impedisce spesso di unire godimento e profondità, come se lasciare troppo spazio al godimento della lettura potesse toglierne alla profondità del contenuto. I fatti dimostrano l’esatto contrario: più un libro è godibile e più è capace di incidere nel lettore attraverso quel contenuto profondo che (ovviamente) dovrà contenere. Per fare un esempio lampante, è capace di maggiore incisività un Carrie di S. King piuttosto che un Pendolo di Foucault di U. Eco. Nel primo c’è un sapiente dosaggio di profondità argomentativa veicolato in maniera perfetta da una narrazione che è perfetta struttura avvincente; nel secondo il contenuto pur profondo delle argomentazioni è sepolto sotto una congerie di sapienza nozionistica e di particolari verosimili da far crepare il lettore prima che possa coglierlo nella sua interezza.

Il discorso corretto da fare sulla verosimiglianza di una storia non riguarda l’esattezza dei suoi dati o l’inserimento di tutti i passaggi narrativi realmente necessari per arrivare a far sì che un dato non venga colto come deus ex machina (la cui totale eliminazione è altro principio feticcio di certa letteratura); ha a che spartire, piuttosto, con la coerenza e l’equilibrio interno al senso della narrazione. Lo scrittore vuole trasmettere qualcosa al lettore: il lettore dovrebbe coglierlo alla prima lettura. La seconda lettura, quella del critico che analizza le parti per svelarne l’erroneità o la inverosimiglianza, non serve a nulla. Ma quante di queste letture sono state fatte dei romanzi fantasy italiani in questi ultimi anni? Abbiamo avuto perfino interi blog che hanno proliferato pascendosi di questo sbagliato meccanismo di analisi!

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