Uno sguardo sul passato di Grodestà

Un assaggio della nuova edizione di La faida dei Logontras, prossimamente per i tipi di Edizioni PerSempre.

I templi di quelle tre divinità si erano diffusi già da qualche decennio. I molti detrattori avanzavano l’ipotesi che fossero stati creati a tavolino dal sedicente gran sacerdote della religione, Abargo l’Altissimo. Molta gente aveva rivolto la sua fede a loro da quando Eus si era macchiato del tremendo silenzio nel corso delle Grandi Guerre, le peggiori che Stedon avesse mai vissuto, quando l’Impero aveva attaccato il Regno di Grodestà cercando di sopraffarlo, con il deciso tentativo di eliminare dalla faccia di Stedon le razze differenti da quelle Umane. Centinaia di migliaia di Gnomi sterminati per disposizione dell’Imperatore di Lobrad, Rabal VIII il Carnefice, e gli Elfi erano stati costretti a ritirarsi definitivamente dai boschi ghiacciati del Settentrione. Le popolazioni libere degli Scimmioni di Tog erano state asservite al potere minaccioso dell’Impero e l’altra metà sterminata senza alcuna pietà. Perfino gli Orsi dell’Est, da millenni organizzati in una civiltà pseudo-umanizzata in equilibrio con gli Elfi Sar-Athonil, erano stati respinti sempre più in territori sconosciuti sotto l’ondata purificatrice instillata nelle popolazioni da una precisa politica di condizionamento mentale, messa in atto dai cattivi maestri di Lobrad. Quindici anni di indescrivibili efferatezze che avevano messo in crisi il pacifico e prima indubitabile rapporto tra le persone ed Eus. La sua colpa più grave era di non aver ascoltato le preghiere delle sue creature. I tre nuovi dèi veicolati dai sacerdoti avevano preso piede e il loro culto si era diffuso dall’Impero verso Settentrione e Oriente, con le sue nuove promesse e speranze, e con fiumi di denaro che i sacerdoti sapevano gestire. Geshwa non aveva mai avuto la tentazione di macchiarsi di quello che avrebbe considerato un voltafaccia alle sane tradizioni, cioè convertirsi al nuovo culto, e quei tre erano per lui solo buffoni. Tuttavia venne a sapere una cosa che lo incuriosì.


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