La faida dei Logontras – commento di Sangivio di Grodestà

Eccoci al secondo commento di Sangivio di Grodestà, lettore appassionato del romanzo, che ancora una volta mi ha dato l’occasione (lui come molti altri) di porre attenzione ad alcuni aspetti di La faida dei Logontras per come lo può vedere un lettore. Alcune delle sue annotazioni sono ovviamente frutto del gusto personale e come tali vanno prese, ma altre sono indicazioni che mi sono risultate utili per la versione definitiva cartacea (sulla quale sto lavorando in questi giorni, in contemporanea alla versione ebook del sesto volume). Infine, ecco il testo.

copertina 2Anche in questo caso mi viene da dividere il libro in due parti. La prima è quella che si svolge per lo più nel campo d’addestramento. Il capitolo 11 fa un po’ da svolta, perché porta a pieno sviluppo alcune tensioni e crisi tra i personaggi principali. Soprattutto è il momento in cui Geshwa racconta la propria storia a Medoren.

Qui le cose interessanti sono due: siamo ad una sorta di resoconto delle indagini già svolte; Geshwa esplicita il fatto di sentirsi al centro di una “congiura”. I capitoli seguenti invece sviluppano l’azione vera e propria, portandoci direttamente nel bel mezzo della faida. Il capitolo 11 mi sembra importante perché rimette ancora una volta in questione l’interpretazione dei fatti data da Geshwa. La domanda che Geshwa si pone (sollecitato da Medoren) è in realtà una sorta di avviso al lettore: Possibile che si tratti solo di una mia congettura? Che mi stia inventando tutto?

Certo, alla luce degli sviluppi del 4° volume è una domanda interessante.

La prima parte mi è piaciuta più della seconda. Mi ha entusiasmato seguire gli inizi di Geshwa. Ho faticato con lui nei primi giorni d’addestramento; ho gioito dei suoi primi successi; ho tremato quando doveva affrontare i vari comandanti e mi sono preoccupato quando doveva affrontare i contrasti coi compagni. Rimane una delle parti di tutta la Storia di Geshwa Olers che mi ha affascinato di più.

Una trovata eccezionale è il ritrovamento di Milar Curatis: si vede lì la tua vena horror! L’episodio dà a tutto il libro, un tocco di mistero unico; ti trascina fino all’ultima pagina in modo implacabile.

La seconda parte è interessante per ciò che riguarda la prima “missione” di Geshwa, a Perša. Per il fatto che il lettore condivide questa prima uscita ufficiale, con la stessa emozione di Geshwa. Invece, mi è piaciuta meno l’avventura al maniero dei Logontras. A parte la battaglia dei Benandanti (tolto, però, lo scorcio su Melerian e Sorulian: un po’ una scena e un “montaggio” da B-Movie [questa annotazione mi inorgoglisce particolarmente!]) e la rivelazione sulla madre di Geshwa, dentro la casa dei grit-lah, tutto il resto non mi ha preso molto. Soprattutto, ho trovato la faida troppo complicata, difficile da seguire; la conclusione dello scontro con Dišan troppo scontata. Ancora una volta un soluzione da deus ex machina (in proposito, vale ciò che ho detto per il primo volume).

Alcuni particolari:

  • il Buio dell’Intelligenza. Come ogni rivelazione su Eu-Ahalan stuzzica sempre il lettore. Un luogo interessante, decisamente interessante, anche per gli strani versi e il buio che vi soggiornano.

  • (col rischio di rendermi antipatico): nel complesso mi sembrava a volte di leggere Harry Potter e la Pietra Filosofale. L’addestramento ricorda la scuola di Hogwarts; per esempio, i vari corsi e insegnanti hanno un che di simile; le trasgressioni e punizioni di Harry, così come le indagini e lo scontro finale… sono solo somiglianze che mi sono venute in mente mentre leggevo. Te le volevo dire per completezza. [in merito a questa nota, ho risposto che si tratta effettivamente di un omaggio a un romanzo che ho apprezzato davvero molto, n.d.a.]

  • Un enigma: io non ho capito bene, alla fine del libro, gli interventi segnati dal colore rosso, durante tutta la vicenda: il bambino e il soldato che avvertono Geshwa.

 Un giudizio finale: è un’avventura che appassiona e si lascia leggere con molto piacere. Ormai ci hai abituati a incantevoli descrizioni, che anche qui non mancano. Una buona dose di mistero che invoglia a proseguire la lettura. Qualche assaggio in più di magia rispetto al primo libro: anche questo non mi è dispiaciuto (anche se a me non piace molto la tecnologhìa, mi sembra poco “fantastica”. Ma, ancora una volta, si tratta di gusti personali). Non capisco come mai sia il meno scaricato tra i volumi disponibili finora. A livello globale, rimane comunque una storia di passaggio, che ti lancia verso il prosieguo della vicenda di Geshwa, che sta diventando sempre più adulto. Personalmente, finito il libro, ero tentato di saltare il 3° volume, tanta la voglia che avevo di vedere il continuo delle vicende di Geshwa nell’esercito!


2 risposte a "La faida dei Logontras – commento di Sangivio di Grodestà"

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