Sulle recensioni / 2

recensori2Proseguo con la mia riflessione sulle recensioni, stavolta entrando più sul personale.

Quando ho fatto il Direttore Editoriale di Fantasy Planet, avevo scelto una certa politica riguardante le recensioni. Innanzitutto furono l’ultima cosa alla quale pensai. Per fare recensioni, come dicevo nel post precedente, ci vuole preparazione. Io stesso feci i miei errori, al tempo, ma su una cosa credo di averci visto giusto: mai affidare le recensioni di romanzi a degli scrittori professionisti, tanto meno a degli emergenti o a degli esordienti. Ci sono diverse controindicazioni, al riguardo, la prima delle quali è che ci si inimica la generalità di coloro verso i quali si esprime un giudizio negativo.

Non c’è animale più permaloso dello scrittore. Farlo saltare sulla sedia, come punto nel sedere da un ago, è cosa molto facile, spesso involontariamente.

Ma prima di questa controindicazione, alla sua base, si trova l’altra, più generale: uno scrittore non potrà mai essere obiettivo, per il semplice fatto che è… uno scrittore. Lo scrittore assume un punto di vista, sempre. Ha un suo modo di vedere e leggere il mondo. Il suo giudizio su un romanzo può essere (anzi, spesso lo è senza mezzi termini) tranchant, il che non vuol dire che lo ritenga l’unico giudizio possibile (anche se molte volte capita proprio così). Se uno scrittore esprime il suo punto di vista, lo fa in quanto scrive i propri romanzi in un certo modo piuttosto che in un altro. Non credete alla favola dello scrittore oggettivo. Ogni scrittore è un uomo o una donna di parte, che non vede l’ora di convincervi a vederla come lui/lei. Altrimenti fallisce nella sua missione, che è quella di raccontarvi la sua visione del mondo.

Può sembrare un tantino estremo, questo mio modo di vedere le cose. Però, pensateci: secondo voi è possibile scrivere un romanzo rimanendo estranei alle cose che si raccontano? E ogni romanzo non possiede forse una specifica visione del mondo? C’è qualcuno tra voi che crede che uno scrittore possa entrare e uscire da differenti visioni del mondo come se nulla fosse? Non confondiamo la visione del mondo dello scrittore con il punto di vista dei suoi protagonisti; sono due cose differenti!

Che uno scrittore si renda conto di questo, è per lui motivo di crescita personale. La consapevolezza è sempre un grande avvenimento: aiuta a starsene al proprio posto, ma anche a non sentirsi defraudato di qualcosa nel momento in cui dovesse leggere una critica eccessivamente negativa.

Ritorno, allora, al mio leit motiv: parlate di commenti personali, anche voi scrittori che mi leggete. Il commento è un bel modo di esprimere la propria idea. Il commento accetta un confronto ma si mostra anche con molta umiltà, con delicatezza. Non è un giudizio: è solo un parere. Rispecchia il proprio modo di vedere le cose ma senza il bisogno di farsi “maestro”, perché è al corrente della propria fallibilità, della propria parzialità, della propria particolarità.

Lasciamo che a recensire siano i critici. Tutti gli altri partecipino, ma per offrire il proprio sobrio punto di vista, please.


4 risposte a "Sulle recensioni / 2"

  1. Sono d’accordo con quello che scrivi qui e nell’altro post. Penso che quello delle recensioni sia un argomento delicato e un po’ spinoso, sia per chi è oggetto di una recensione che per chi ne fa una. Io mi sono trovata da entrambe le parti. Penso che in molti casi oggi ci sia molta leggerezza e qualche volta supponenza da parte di chi giudica un testo. D’altra parte anche tentare di recensire non è facile, personalmente ho deciso di non pubblicare più nel mio blog delle recensioni (tranne che in casi eccezionali), perché so che il mio giudizio sarebbe filtrato da certi miei modi di pensare che non mi sento totalmente libera di esprimere. Giusto quello che dici: lasciamo che a recensire siano i critici. Ma bisogna comunque fare i conti con Internet e il suo potere…

    1. Ciao e grazie per il commento. Vero, bisogna comunque fare i conti con internet, però sai che ti dico? Che dopo la prima pubblicazione mi resi conto di come i miei romanzi si sarebbero difesi da soli. In certi casi, le autodifese rischiano perfino di essere dannose 🙂

      Inviato da iPad

  2. ciao fabri, no io non concordo, non sul fatto che tutti si sia di parte, quello è ovvio, ma sul fatto che uno scrittore non debba fare il critico. Ritengo invece molto importante che tra scrittori ci si critichi, se del caso pure aspramente, ma assolutamente non al buonismo e al volemose bene. Uno dei miei migliori amici ha massacrato il mio libro, non gli ho voluto meno bene. Anzi.

  3. Gianrico, ma vedi qual è il fatto, che se è un amico a farti una critica, si è comunque capaci di farvi fronte in un modo diverso. Il mio discorso è più astratto, da un lato, nel senso che mi riferisco alla totalità dei commenti/recensioni della rete, ma anche pratico, nel senso che mi riferisco alle migliaia di commenti/recensioni letti tra forum, blog e siti vari. Lo so, la mia posizione è magari molto rigida, al riguardo, nel senso che non “concedo” nemmeno il beneficio del dubbio, ma il mondo editoriale nostrano è fatto ahimè in tal modo.
    Quanto al volemose bene… che vuol dire? 😀

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