Post di fine anno per chi vuole svendere la sua scrittura

Ieri mi è capitato di leggere un trafiletto su Facebook che riassumeva tutti i costi e le spese ai quali va incontro un fotografo professionista per poter esercitare il suo lavoro. Il tono del post era: “e venite pure a chiedermi di fare foto gratis?” Condividevo, e perciò mi è venuta l’idea di fare la stessa riflessione su quanto mi è costato (e su quanto probabilmente costa  a ogni persona che voglia) diventare scrittore professionista. Il risultato mi ha lasciato sbalordito, soprattutto considerando che c’è ancora troppa gente convinta di poter chiedere racconti gratuiti (ben vengano, se l’iniziativa parte dall’autore) o molti scrittori convinti che sia giusto pagare per farsi pubblicare. Per carità, ammetto che ci possano essere casi in cui uno si faccia due conti e dica: ok, mi conviene farmi pubblicare questo romanzo per questo e quest’altro motivo; ma ragazzi, che il motivo non sia mai l’orgoglio personale! Non fa altro che il bene economico degli approfittatori e il male alla dignità della categoria in generale. Insomma, ecco le mie riflessioni. Costituiscono il mio post di fine anno. Ci si risente nel 2013. Auguri!

Si può pensare di saper scrivere in modo minimamente corretto e pubblicabile quando si giunge alla soglia di un milione (1.000.000) di parole scritte. Questa è l’affermazione di uno scrittore X. Non ne ricordo il nome, è uno conosciuto, ma ho fatto i miei calcoli e mi sono reso conto che è un concetto che condivido. Vediamo quali costi si devono assorbire per arrivare a tale soglia.

1.000.000 di parole sono 3000 cartelle circa, ammettendo che le si riesca a scrivere perfette fin dal primo colpo e con una progressione continua verso la bella forma e il buon contenuto. Più verosimilmente, quelle 3000 cartelle bisognerà moltiplicarle per le almeno 4 stesure necessarie per raggiungere una correzione accettabile della forma e del testo.

Perciò:

3000 x 4 = 12.000 cartelle

che non significano altro che 24 risme di carta A4.

24 risme carta A4 80 gr. = 24 x 3,50€ ca. = 84€

Bisogna poi considerare che, normalmente, un aspirante scrittore farà svariati tentativi di farsi pubblicare, la stragrande maggioranza dei quali a vuoto, considerando che molti editori richiedono ancora copie cartacee del manoscritto. Poniamo, dunque, che uno abbia scritto 6 romanzi da 150.000 parole, e che abbia tentato per ciascuno di essi la pubblicazione (senza rendersi conto che tentare di pubblicare il primo romanzo mai scritto è praticamente tempo perso): è probabile che sia incorso in cinque o sei editori che, ogni volta, lo hanno voluto cartaceo. Perciò:

150.000 parole = 400 cartelle = 3€ di carta

3€ di carta x 6 editori = 18€

18€ x 6 romanzi = 108€

E siamo a 84€ + 108€ di tentativi (quasi sempre a vuoto). Dunque, 192€!

Aggiungiamo le spese postali per 36 plichi, con il costo delle poste italiane:

9€ circa per 36 plichi = 324€, che vanno ad aggiungersi ai precedenti 192€ = 516€

Ma tutto questo, ovviamente, è il minimo. Questo è il costo normale della materialità di un cammino fatto di pazienza e progressione, oltre che di studio personale e lettura.

Per riuscire a scrivere decentemente, bisogna aver letto molto. È la regola fondamentale della buona scrittura. Non esistono misure possibili di cosa significhi leggere molto, ma possiamo dire che leggere 10/20 libri all’anno è, per uno scrittore, leggere molto poco. Il tanto inizia a palesarsi verso soglia 80/90 libri all’anno. Allora diciamo, 100 libri all’anno. Personalmente ne leggo tra i 120 e i 140 all’anno, e sento di essere mancante, sotto tale aspetto. Inoltre, consideriamo che arrivare oggi a scrivere bene vuol dire aver già letto tutti questi libri negli anni passati, come formazione personale e personali studio e ricerca, quando – non dimentichiamolo – non esistevano ancora gli ebook e i lettori digitali. Ovvero, uno ha speso tutti i dindi spendibili per poter leggere.

Dunque, 100 libri annui x 15 anni minimi = 1500 libri.

Il costo medio di un libro è di circa 10/15€ = tra i 15.000€ e i 22.500€! Avete letto bene.

Mettiamoci altro materiale di cancelleria. Personalmente ho scritto per molto tempo con la macchina da scrivere e non con il computer. Comunque, mettiamoci un po’ tutto, con sale in zucca.

50 quaderni moleskine da 13cm x 21 cm = 50 x 13€ = 650€

10 raccoglitori per manoscritti = 10 x 2€ = 20€

Stampante laser = 100€ in media

toner per stampante laser a 3000 copie per cartuccia = 24 cartucce x 25€ circa = 600€

altra cancelleria = 300€

Facciamo le somme:

324 + 192 + 22.500 + 650 + 20 + 100 + 600 + 300 = 24.686€ di spese.

A questa cifra, ovviamente, bisognerebbe aggiungere tutto il tempo che si è dedicato a questa personale crescita, allo sviluppo del proprio stile (anche attraverso corsi specifici, ai quali preferisco ovviare tramite manuali mirati), alla difficoltà vissuta per differenziarsi e resistere a quella che, talvolta, è sembrata una montagna altissima da dover sormontare.

Siete davvero sicuri, perciò, di voler svendere ciò che scrivete?


6 risposte a "Post di fine anno per chi vuole svendere la sua scrittura"

  1. Fidati 😀 Ovviamente questi sono calcoli basati su ciò che ho speso io fino a oggi, e tralascia molte c…ate che ho fatto e che mi sarei potuto risparmiare. Sì, ci siamo capiti, per ciò che riguarda gli EAP.
    Un abbraccio!

  2. Sono perfettamente daccordo con questa riflessione, tuttavia penso che i costi analizzati siano leggermente al ribasso…

  3. Stampare i manoscritti, con i costi di carta e cartucce, invii agli editori, fanno arrivare a una cifra che non si può ignorare: anche se prima s’invia solo lettera di presentazione e sinossi e non tutti gli editori rispondono richiedendo la lettura dell’opera, il costo rimane.
    Senza contare questo, rimane il principio che non si deve pagare per lavorare, altrimenti si è al livello della criminalità organizzata e della corruzione, dove per esercitare un lavoro occorre pagare un pizzo.
    Buon 2013!

  4. @Yenvel: sì, anch’io credo che i costi siano al ribasso. Ognuno ha anche le sue “varie ed eventuali” 😀 Ma tu pensa che, invece, c’è chi ha commentato altrove, dicendo in sostanza che è tutto molto esagerato, sotto vari aspetti. Vabbe’, mi dico, c’è gente davvero convinta che si possa scrivere con facilità e che pubblicare subito al primo libro equivalga a saper scrivere bene. Gli lascio questa convinzione. Io stesso mi sono reso conto di aver imparato a scrivere in maniera accettabile per un qualsiasi editore solo negli ultimi due anni, dopo aver superato per bene il milione di parole scritte. Ora, è vero che c’è chi è più o meno dotato, ma la gavetta non la si può togliere a nessuno!

    @MT: sono d’accordo con la tua affermazione, anche se per me va mitigata dall’obiettivo che uno scrittore vuole raggiungere. Se per motivazioni solo sue (tra le quali, però, non riesco a far rientrare l’orgoglio personale, che non dovrebbe valere una cicca) decide di pagare per farsi stampare un titolo, può anche starci. Considerando tutti i pro e i contro. Ma non si deve mai e poi mai sottostimare la fatica, i costi e il cammino che si è fatto per arrivare a scrivere decentemente. Chi lo fa – e purtroppo sono molti – rende più difficile la strada agli scrittori seri.

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